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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha recentementee tenuto un dibattito sulla parità di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze nel contesto della sicurezza alimentare e della nutrizione. Alla luce della crisi climatica e nel contesto della recente COP27, il CESE ha individuato nell’intersezione tra genere e cambiamento climatico una priorità assoluta per l’UE. Il dibattito rappresenta un importante contributo all’iniziativa in corso del CESE sulla parità di genere.

A causa del COVID-19 e della crisi climatica, il numero di persone con insicurezza alimentare è in aumento, così come le disuguaglianze tra uomini e donne. Le donne delle comunità locali e indigene sono le più colpite dal cambiamento climatico, sia per quanto riguarda il loro sostentamento sia a causa dell’aumento della violenza nelle comunità colpite.

Il dibattito faceva parte di una serie di eventi organizzati dal CESE in seguito all’iniziativa della Settimana dell’uguaglianza di genere del Parlamento europeo.

Ordine del giorno ddl dibattito.
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La Commissione europea ha adottato il 7 dicembre due proposte per rafforzare gli organismi per la parità, in particolare in termini di indipendenza, risorse e poteri, affinché possano combattere più efficacemente la discriminazione in Europa. Lo rende noto il sito della Rappresentanza italiana della Commissione europea.

Gli organismi per la parità sono essenziali per fornire assistenza alle vittime di discriminazioni e garantire che il diritto dell’UE in materia di non discriminazione sia attuato sul campo. La nuova legislazione garantirà che gli organismi per la parità possano sfruttare appieno tutto il loro potenziale, proteggerà meglio le vittime di discriminazioni e contribuirà alla prevenzione della discriminazione.

Le norme vigenti dell’UE in materia di organismi per la parità lasciano un ampio margine di discrezionalità agli Stati membri per quanto riguarda l’istituzione e il funzionamento di questi organismi. Ciò si è tradotto in differenze significative tra gli Stati membri, in particolare per quanto riguarda i poteri, l’indipendenza, le risorse, l’accessibilità e l’efficacia di tali organismi. La Commissione propone ora una serie di norme vincolanti per rafforzare il ruolo e l’indipendenza degli organismi per la parità.

Proposta di direttiva del Consiglio sulle norme riguardanti gli organismi per la parità

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle norme riguardanti gli organismi per la parità nel settore della parità di trattamento e delle pari opportunità tra donne e uomini in materia di occupazione e impiego

Pagina web degli organismi per la parità

Campagna RightHereRightNow — non discriminazione
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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza nei confronti delle donne, la Portavoce del Congresso dei poteri locali e regionali del Consigliod’Europa per la parità di genere, Eirini Dourou ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Le società inclusive cominciano con l’inclusività a livello dei processi decisionali. Le donne sono tuttavia ancora sottorappresentate in politica. Troppo spesso, gli atteggiamenti sessisti e la violenza nei loro confronti le scoraggiano dall’esprimere la propria opinione e dal partecipare alla vita politica. Il Congresso è convinto che sia essenziale porre fine alla violenza contro le donne per realizzare i loro diritti e promuovere la loro partecipazione alla vita pubblica locale e regionale.

Il Congresso ha elaborato gli strumenti necessari per aiutare le autorità locali e regionali, che sono il livello di governo più vicino ai cittadini, a combattere la violenza sessista e facilitare la partecipazione delle donne alla vita pubblica. Siamo inoltre stati il primo organo del Consiglio d’Europa a istituire un sistema di quote per garantire una rappresentanza equilibrata tra i nostri membri.

Dobbiamo ora vigilare affinché le autorità territoriali agiscano, ad esempio istituendo delle procedure di denuncia in seno alle loro amministrazioni, sviluppando meccanismi di consulenze confidenziali e introducendo codici di condotta che vietino i discorsi sessisti o le molestie nei consigli comunali e regionali.

Il livello locale rappresenta il primo passo per l’ingresso di numerose donne in politica ed è inaccettabile che molte di loro decidano di abbandonare a causa del sessismo o della violenza. Costantemente, ogni giorno, dobbiamo adoperarci per l’eliminazione sistematica della violenza nei confronti delle donne nel governo locale. La Giornata internazionale è soltanto un richiamo al cammino che resta da percorrere e all’urgenza di agire.

In qualità di portavoce del Congresso per la parità di genere, voglio ricordare a tutti i sindaci, consiglieri comunali e rappresentanti regionali che non si può parlare di società giusta senza solidi diritti delle donne, poiché i diritti delle donne sono diritti umani.

Quindi, facciamo da specchio a tutte le autorità territoriali e chiediamoci: “Che cosa posso fare di più per rendere la mia città o la mia regione un luogo dove le donne possano candidarsi alle elezioni sentendosi al sicuro?”.
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La Gazzetta ufficiale C443 del 22 novembre pubblica il Parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) sul tema «Parità di genere»

Il Comitato economico e sociale europeo sottolinea che la chiave di successo per rafforzare la parità di genere in maniera duratura consiste nel promuovere una cultura permanente della parità di genere che accompagni l’intero ciclo di vita e offra misure adattate in funzione delle caratteristiche ed esigenze specifiche di ogni fase della vita. Essendo una questione di cultura, non può essere realizzata solo mediante singole politiche e misure, ma richiede riconoscimento, titolarità e impegno costante da parte di tutti gli attori della società.

Una cultura permanente della parità di genere, sottolinea il CESE, deve essere coltivata a partire dalla prima infanzia, offrendo un esempio ai bambini in seno alla famiglia, per poi proseguire in modo analogo alla scuola materna e attraverso tutte le fasi della scuola. Il CESE invita gli Stati membri, mediante le loro politiche dell’istruzione, a favorire un insegnamento neutrale rispetto al genere in termini di conoscenze e competenze sociali, nonché contesti di apprendimento liberi da stereotipi di genere.

Per sostenere ulteriormente tale cultura, la parità di genere deve essere promossa in tutte le attività economiche e sociali, compresi i contesti aziendali, i servizi pubblici e la vita politica. Il CESE ritiene che mantenere in modo sistematico la dimensione della parità di genere nei diversi contesti costituisca un mezzo necessario per poter compiere dei progressi.

Il CESE raccomanda agli Stati membri, con il sostegno della Commissione europea e del Comitato stesso, e in collaborazione con le parti sociali e le organizzazioni pertinenti della società civile, di lanciare una campagna di informazione e sensibilizzazione ad ampio raggio volta a promuovere la cultura permanente della parità di genere. Particolare attenzione andrebbe rivolta al ruolo centrale svolto dai media tradizionali e a quelli sociali, in quanto piattaforme capaci di plasmare i comportamenti.

Tale campagna, precisa il CESE, dovrebbe rivolgere l’attenzione dei decisori politici alla situazione e ai progressi di tale parità nello Stato membro in questione e dovrebbe incoraggiare gli Stati membri a cercare ispirazione gli uni dagli altri e a condividere le buone pratiche. Gli attori politici, i decisori e gli organi pubblici dovrebbero altresì fungere da esempio rafforzando la parità di genere nelle loro attività.

IL PARERE COMPLETO IN ITALIANO (PDF)
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Le donne nell’Unione europea continuano a guadagnare meno degli uomini a parità di lavoro, con il divario retributivo medio di genere nell’UE che si attesta al 13%. Ciò significa che per ogni € 1 che guadagna un uomo, una donna guadagnerà € 0,87. Il progresso è costante, ma ancora troppo lento, con una riduzione del divario di 2,8 punti percentuali in 10 anni. Quest’anno, la Giornata europea della parità retributiva cade il 15 novembre.

Lo ricorda la Commissione europea in un comunicato stampa.

Nove europei su dieci – donne e uomini – ritengono inaccettabile che le donne siano pagate meno degli uomini per lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. La maggioranza dei lavoratori europei è favorevole alla pubblicazione dei salari medi per tipo di lavoro e genere nella propria azienda.

Il divario retributivo di genere è un sintomo di squilibri più strutturali tra uomini e donne nelle rappresentanze economiche, nell’accesso all’istruzione e nelle responsabilità domestiche. Le donne sono ancora sottorappresentate e sottovalutate nelle posizioni decisionali economiche. La grande maggioranza di scienziati, ingegneri e lavoratori tecnici qualificati sono uomini. Le donne sostengono in modo sproporzionato i doveri della casa e dell’assistenza all’infanzia con il 90% della forza lavoro dell’assistenza formale composta da donne e 7,7 milioni di donne senza lavoro a causa delle responsabilità di assistenza.

Nel marzo 2020 la Commissione ha pubblicato la sua strategia per la parità di genere 2020-2025, che definisce le azioni per colmare il divario retributivo di genere. Nel novembre 2020 la Commissione ha adottato il suo piano d’azione 2021-2025 sulla parità di genere e l’emancipazione femminile nell’azione esterna.

La proposta della Commissione sulla trasparenza salariale, adottata il 4 marzo 2021, introduce misure per garantire che donne e uomini nell’UE ricevano pari retribuzione a parità di lavoro.

Nel giugno 2022, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato la proposta della Commissione per migliorare l’ equilibrio di genere nei consigli di amministrazione delle società . Diventerà presto legge dell’UE.

La proposta della Commissione su salari minimi adeguati per i lavoratori, adottata il 28 ottobre 2020, sostiene la parità di genere contribuendo a colmare il divario retributivo di genere e a far uscire le donne dalla povertà, poiché in Europa sono più le donne che gli uomini a percepire salari minimi.

La Commissione affronta anche la sottorappresentazione delle donne nel mercato del lavoro migliorando l’equilibrio tra lavoro e vita privata dei genitori e dei prestatori di assistenza che lavorano. La nuova direttiva sulla conciliazione vita-lavoro è entrata in vigore il 2 agosto 2022.

Nel settembre 2022 la Commissione ha presentato la strategia europea per l’assistenza per garantire servizi di assistenza di qualità, convenienti e accessibili in tutta l’Unione europea. La strategia è accompagnata da due raccomandazioni per gli Stati membri sulla revisione degli obiettivi di Barcellona in materia di educazione e cura della prima infanzia e sull‘accesso a un’assistenza a lungo termine di alta qualità a prezzi accessibili.

Per maggiori informazioni

Scheda informativa sulla Giornata europea della parità retributiva

Dati Eurostat per paese sul divario retributivo di genere

Studio Eurostat sui divari retributivi di genere nell’Unione europea<

Pagina web sul divario retributivo di genere
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Notizie
Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) ha recentemente tenuto un dibattito sugli investimenti di genere nei piani nazionali per la ripresa e la resilienza (RRP) degli Stati membri.

Dopo la Settimana europea per l’uguaglianza di genere, l’evento ha riunito responsabili politici, esperti della società civile organizzata e del mondo accademico per discutere, tra l’altro, di come i paesi dell’UE possono migliorare l’impatto delle misure proposte nei loro PRR sull’uguaglianza di genere durante l’attuazione e monitoraggio. Le conclusioni costituiscono un importante contributo al dibattito in corso sottolineato dal parere del CESE “Investimenti di genere nei piani nazionali per la ripresa e la resilienza”, che dovrebbe essere adottato a dicembre.

Migliorare le metodologie di monitoraggio, consultare sistematicamente gli attori rilevanti per la parità di genere durante l’attuazione dei PRR nazionali, istituzionalizzare l’integrazione di genere a tutti i livelli e i processi relativi ai piani nazionali, applicare una prospettiva di genere nella valutazione dell’efficacia delle politiche fiscali e previdenziali e utilizzare strumenti analitici per garantire che la politica di bilancio sia più efficace nel raggiungere gli obiettivi di parità di genere. Questi sono stati alcuni dei principali takeaway della giornata.

La crisi della Covid-19 ha avuto un impatto particolare sulla situazione sociale ed economica delle donne, aggravando gli svantaggi preesistenti del mercato del lavoro.

Per beneficiare del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), i paesi devono presentare RRP nazionali, in cui spiegano come verranno utilizzati i fondi. L’UE ha fatto dell’uguaglianza di genere un prerequisito per questi piani e gli Stati membri sono legalmente tenuti a spiegare come integreranno gli investimenti di genere. Tuttavia, come ha sottolineato il CESE: se gli Stati membri non sono pronti e disposti a raccogliere ora i dati sull’impatto delle loro misure sulla parità di genere, non ci sarà alcuna possibilità di raccoglierli in seguito. L’assenza di questi dati priverebbe di ogni possibilità di conoscere ex ante l’impatto dei PRR sulla parità di genere.

Nel corso del dibattito del CESE, è stato spiegato che la mancanza di una metodologia di monitoraggio sufficiente nella RRF e il fatto che la maggior parte degli Stati membri non abbia utilizzato strumenti di bilancio di genere impediranno una valutazione e un monitoraggio sistematici del budget stanziato alla parità di genere nei PRR. Gli attori pertinenti per la parità di genere dovrebbero essere consultati sistematicamente e l’integrazione della dimensione di genere dovrebbe essere istituzionalizzata a tutti i livelli e i processi relativi ai PRR .

Questo dibattito è stato il primo di una serie organizzata dal CESE, a sostegno dell’iniziativa della Settimana per l’uguaglianza di genere del Parlamento europeo in ottobre. Trovate l’agenda qui .
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Il Parlamento europeo sul proprio sito ha pubblicato un approfondito articolo su cosa fa per i diritti delle donne e per raggiungere la parità sul luogo di lavoro, in politica e in altre aree della società.

L’Europa ha adottato leggi, pubblicato raccomandazioni, favorito lo scambio di buone pratiche e offerto fondi per sostenere l’azione degli stati membri. I concetti alla base della politica dell’uguaglianza di genere sono stati anche plasmati dalle sentenze della Corte europea di giustizia. Il Parlamento europeo adotta regolarmente relazioni di iniziativa sulle questioni di genere, chiedendo più sforzi per raggiungere l’uguaglianza.

Il Parlamento europeo è sempre stato molto attivo nel raggiungere l’uguaglianza fra donne e uomini e ha una commissione permanente sui diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. Ogni anno il Parlamento europeo ricorda la Giornata internazionale della donna organizzando eventi per mantenere alta la consapevolezza sui temi dell’uguaglianza.

Nel gennaio 2022, gli eurodeputati hanno rinnovato la loro richiesta per la creazione di una nuova formazione del Consiglio che favorisca gli incontri fra i ministri e i segretari di stato incaricati di occuparsi dell’uguaglianza di genere. L’obiettivo di tale nuova configurazione è quello di facilitare l’avanzamento di importanti iniziative per l’uguaglianza di genere, come la ratifica della convenzione di Istanbul sulla lotta alla violenza contro le donne.

A febbraio del 2021, il Parlamento ha adottato una risoluzione per valutare i progressi compiuti dopo oltre 25 anni dalla dichiarazione di Pechino e le sfide future che ancora attendono l’UE in relazione ai diritti delle donne. Gli eurodeputati hanno espresso preoccupazione per i passi indietro fatti in alcuni paesi dell’UE e il conseguente rischio che l’uguaglianza di genere possa essere ulteriormente rimandata nella tabella di marcia degli Stati membri. Il Parlamento europeo ha anche chiesto alla Commissione di garantire che i diritti delle donne siano presi in considerazione in tutte le sue proposte, di sviluppare piani concreti per arginare il tasso di povertà delle donne e, infine, di impegnarsi per diminuire il divario retributivo di genere.

PE: Cronologia delle tappe fondamentali nella lotta per i diritti delle donne a livello europeo

Parità di genere al Parlamento
Per sottolineare l’importanza rivestita dal tema della parità di genere, nel 2020 il Parlamento europeo ha istitito la Settimana europea sulla parità di genere. Tale iniziativa, fornisce alle commissioni parlamentari l’opportunità di considerare le questioni affrontate da una prospettiva di genere.

I diritti riproduttivi e sessuali delle donne
Nel giugno 2021, il Parlamento europeo ha adottato una relazione in cui esorta i paesi dell’UE a proteggere e a migliorare la salute sessuale e riproduttiva delle donne. Gli europarlamentari vogliono l’accesso universale all’aborto legale e sicuro, sistemi contraccettivi di alta qualità e l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole primarie e secondarie. Inoltre, hanno chiesto l’esenzione dell’IVA sui prodotti mestruali.

Nel marzo 2022, il Parlamento europeo ha adottato il Piano d’azione dell’UE per l’uguaglianza di genere III, volto a promuovere la salute sessuale e riproduttiva e i diritti delle donne al di fuori dell’UE e a garantire l’accesso universale nei paesi dell’UE.

Maternità, paternità e congedo parentale
Nel 2019 l’UE ha approvato nuove regole sui congedi di cura familiare e per condizioni di lavoro più adattabili. L’obiettivo è quello di incentivare i padri a prendere periodi di congedo per occuparsi della famiglia e promuovere così la parità e l’occupazione femminile.

Divario salariale di genere
Il Parlamento ha anche chiesto misure concrete per ridurre il divario retributivo di genere – la differenza di reddito tra uomini e donne – che nell’UE era in media del 13% nel 2020 e il divario pensionistico – la differenza di reddito pensionistico ottenuto da uomini e donne – che si attestava al 29% nel 2019. Il Parlamento ha chiesto inoltre misure per ridurre la povertà femminile, poiché le donne hanno maggiori probabilità di vivere in povertà rispetto agli uomini.

Nell’aprile 2022 il Parlamento ha appoggiato la proposta della Commissione per una direttiva sulla trasparenza salariale, che punta a garantire che le aziende con 50 o più dipendenti semplifichino il confronto degli stipendi e adottino misure attive per ridurre le differenze.

Ulteriori informazioni sulle azioni dell’UE per colmare il divario retributivo di genere

Più donne nelle discipline tecnologiche e scientifiche
In Europa le donne sono fortemente sottorappresentate nel settore digitale: è meno probabile che intraprendano studi o facciano domanda per un lavoro in questo campo. In una risoluzione adottata nel 2018, il Parlamento europeo ha chiesto ai paesi membri di mettere in pratica misure concrete per integrare meglio le donne nei settori delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni e di sostenere l’istruzione in questi settori e nelle discipline scientifiche, tecnologiche e matematiche.

Donne nei consigli di amministrazione
In una risoluzione adottata a febbraio 2021, il Parlamento europeo ha chiesto di portare avanti le norme suggerite grazie alle quali si garantirebbe che almeno il 40% dei membri non esecutivi dei consigli di amministrazione delle aziende siano donne. Sulla base di una proposta della Commissione, gli europarlamentari e i stati membri dovrebbero iniziare presto i negoziati per accrescere l’equilibrio di genere all’interno dei consigli di amministrazione.

Nel giugno 2022, i negoziatori del Parlamento europeo e degli Stati membri dell’UE hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla parità di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa nell’UE. Con la direttiva “Women on Boards” si punta a garantire che almeno il 40% dei posti di direzione senza incarichi esecutivi o il 33% dei restanti posti di direzione, siano occupati dal sesso sottorappresentato. A seguito dell’adozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, gli Stati membri avranno due anni per attuare la direttiva.

Prevenire la violenza contro le donne
L’UE combatte la violenza contro le donne in molti modi.
Il Parlamento ha anche insistito per attirare l’attenzione su specifiche forme di violenza quali le molestie sessuali, il traffico e la prostituzione forzata, la mutilazione genitale femminile, lo stalking e la violenza in rete. Nel febbraio 2021 gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di proporre una direttiva del Parlamento europeo che impedisca e combatta ogni forma di violenza di genere. La Commissione dovrebbe presentare una proposta al Parlamento nel marzo 2022.

Nell’UE, si stima che il 22% delle donne abbia subito violenza fisica e/o sessuale e il 43% abbia subito violenza psicologica.

Come viene affrontata la violenza di genere nell’UE.

Dall’immigrazione al commercio estero
Il Parlamento ha ripetutamente chiesto alla Commissione europea di mantenere la coerenza nei confronti dell’uguaglianza di genere in tutte le politiche per il commercio, lo sviluppo, l’agricoltura, l’impiego, il lavoro e l’immigrazione.

In una risoluzione adottata nel 2016 il Parlamento europeo ha chiesto una serie di linee guida di genere come parte di una più ampia riforma sull’immigrazione e l’asilo politico.

Nella relazione adottata nel 2018, gli eurodeputati hanno chiesto un approccio più consapevole verso le questioni di genere nelle politiche sul cambiamento climatico per sostenere le donne, spesso in situazioni più vulnerabili.

Tutti gli accordi commerciali devono includere clausole vincolanti per assicurare il rispetto dei diritti umani, fra cui l’uguaglianza di genere, secondo la risoluzione adottata nel 2018.

Donne in politica
Il Parlamento europeo ha chiesto ripetutamente un maggiore sforzo per la partecipazione delle donne in politica, in modo da promuovere un processo decisionale più giusto e inclusivo a tutti i livelli.

In una relazione adottata a gennaio 2019 il Parlamento ha chiesto a tutti i partiti politici europei di assicurare che uomini e donne vengano proposti in maniera eguale per ricoprire le cariche più importanti nel Parlamento europeo nella nona legislatura.

Il Parlamento europeo, il cui mandato è ufficialmente iniziato nel luglio 2019, è il più paritario di sempre: il 41% dei membri sono donne, una cifra in aumento rispetto al 36,5% della legislatura precedente.

Infografica dedicata alle donne nel Parlamento europeo

Parità di genere e la pandemia da COVID-19

Il Parlamento europeo teme che la crisi dovuta alla pandemia COVID-19 possa acuire il divario di genere. La pandemia rischia di avere conseguenze a lungo termine perché potrebbe portare altri 47 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo sotto la soglia di povertà. Inoltre le donne sono in prima linea nella lotta contro COVID-19: il 76% dei 49 milioni di persone impiegate nel settore sanitario in Europa sono donne. La pandemia ha inoltre avuto effetti negativi su settori dell’economia tradizionalmente femminili, come il turismo, la cura dell’infanzia e i lavori domestici.

Infografica PE sull’impatto della pandemia COVID-19 sulle donne

I numeri dimostrano che l’aumento del lavoro di assistenza non retribuito e del telelavoro durante la pandemia ha colpito l’equilibrio vita-lavoro e la salute mentale delle donne più duramente degli uomini.

Infografica PE su telelavoro, assistenza non retribuita, salute mentale delle donne e degli uomini durante il Covid-19

La relazione del 2022 sulla parità di genere nell’Unione europea (EN)
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