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Un comunicato stampa del 30 gennaio del Consiglio dell’Unione informa di una raccomandazione del Consiglio che mira a combattere la povertà e l’esclusione sociale e a perseguire livelli elevati di occupazione promuovendo un adeguato sostegno al reddito mediante un reddito minimo, un accesso effettivo ai servizi abilitanti ed essenziali per le persone che non dispongono di risorse sufficienti e favorendo l’integrazione nel mercato del lavoro di chi può lavorare.

Una raccomandazione, prosegue il comunicato, volta a rafforzare le reti di sicurezza sociale Sebbene tutti gli Stati membri dispongano di reti di sicurezza sociale, i progressi compiuti per renderle accessibili e adeguate sono stati disomogenei.

Il Consiglio raccomanda pertanto agli Stati membri di fornire e, ove necessario, rafforzare solide reti di sicurezza sociale combinando un adeguato sostegno al reddito mediante prestazioni di reddito minimo e altre prestazioni monetarie e in natura di accompagnamento e dando accesso ai servizi abilitanti ed essenziali.

Si raccomanda agli Stati membri di fissare il livello del reddito minimo mediante una metodologia trasparente e solida, conformemente al diritto nazionale e coinvolgendo i pertinenti portatori di interessi, tenendo conto delle fonti di reddito complessive, delle esigenze specifiche e delle situazioni di svantaggio delle famiglie, del reddito di un lavoratore a basso salario o di un lavoratore che percepisce il salario minimo, del tenore di vita e del potere d’acquisto nonché dei livelli dei prezzi e del relativo andamento.

Al fine di promuovere la parità di genere, la sicurezza del reddito e l’indipendenza economica delle donne, dei giovani adulti e delle persone con disabilità, il Consiglio raccomanda altresì di prevedere la possibilità di richiedere che il reddito minimo sia fornito a singoli componenti della famiglia.

Si raccomanda inoltre agli Stati membri di raggiungere gradualmente l’adeguato livello di sostegno al reddito entro il 2030, salvaguardando nel contempo la sostenibilità delle finanze pubbliche. Gli Stati membri dovrebbero anche riesaminare periodicamente e, se del caso, adeguare il livello del reddito minimo per continuare a garantirne l’adeguatezza. In tempi caratterizzati da recessioni economiche, la flessibilità nella configurazione del reddito minimo può contribuire in maniera rilevante ad attenuare le conseguenze sociali negative e svolgere un ruolo stabilizzante nell’economia.

Il reddito minimo, prosegue il Consiglio, è un elemento fondamentale delle strategie per uscire dalla povertà e dall’esclusione. Contribuisce inoltre a favorire una ripresa sostenibile e inclusiva in momenti di crisi economica. La presenza di reti di sicurezza sociale solide non solo migliora gli esiti sociali e sanitari per le persone più lontane dal mercato del lavoro, ma assicura anche benefici sociali ed economici duraturi per l’Unione europea, creando società più eque, coese e resilienti.

Nonostante i progressi compiuti nell’ultimo decennio, nel 2021 oltre 95,4 milioni di persone continuavano a essere a rischio di povertà o di esclusione sociale e le donne erano maggiormente esposte al rischio. La pandemia di COVID-19 ha messo in luce i vantaggi sociali ed economici apportati da reti di sicurezza sociale adeguate e mirate, con misure di confinamento che hanno avuto effetti sproporzionati sulle donne e sui gruppi svantaggiati, specialmente per quanto riguarda l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione.

La guerra intrapresa dalla Russia nei confronti dell’Ucraina ha causato un forte aumento dei prezzi dell’energia e, di conseguenza, dell’inflazione, con ulteriori ripercussioni sulle famiglie a reddito basso e medio-basso.

La raccomandazione si basa sulla raccomandazione 92/441/CEE del Consiglio in cui si definiscono i criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale, che sostituirà. Integra inoltre la raccomandazione 2008/867/CE della Commissione relativa all’inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro. Nelle sue conclusioni del 9 ottobre 2020 il Consiglio ha invitato a rafforzare la protezione del reddito minimo per combattere la povertà e l’esclusione sociale nell’ambito della pandemia di COVID-19 e oltre.

La Commissione ha presentato la proposta di raccomandazione al gruppo “Questioni sociali” il 7 ottobre 2022. Dopo l’esame da parte del gruppo è stato raggiunto un accordo sul testo di compromesso durante la presidenza ceca. Poiché il tempo necessario per la messa a punto giuridico-linguistica non ha consentito l’adozione formale a dicembre, il Coreper e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sul testo in sede di Coreper il 30 novembre 2022 e nella sessione del Consiglio EPSCO dell’8 dicembre 2022. La raccomandazione è stata formalmente adottata tra i punti “A” del Consiglio il 30 gennaio 2023.

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Ogni anno, il 18 dicembre, le Nazioni Unite celebrano la Giornata Internazionale dei Migranti.
Lo scopo di questa giornata speciale è riconoscere gli sforzi, i contributi e i diritti dei migranti in tutto il mondo.
Per celebrare questa occasione, Eurostat, l’ufficio statistiche dell’Unione europea, presenta una selezione di indicatori di integrazione dei migranti disponibili nella sua banca dati.

Gli indicatori di integrazione dei migranti selezionati consentono anche di monitorare le azioni della Commissione definite nel piano d’azione sull’integrazione e l’inclusione 2021-2027 in relazione a istruzione e formazione, opportunità di lavoro e riconoscimento delle competenze, nonché accesso ai servizi sanitari e alloggi adeguati e a prezzi accessibili.

Nel 2021, tra le persone di età compresa tra 20 e 64 anni che vivevano nell’UE, il 59,1% dei cittadini non UE era occupato, una percentuale notevolmente inferiore a quella dei cittadini di altri Stati membri dell’UE (74,4%) e dei cittadini (74,0%). Per quanto riguarda la disoccupazione, il tasso era del 6,3% per i cittadini nazionali, dell’8,7% per i cittadini di altri Stati membri dell’UE e circa il doppio, 15,5%, per i cittadini non comunitari.

Per quanto riguarda il livello di istruzione, i cittadini extracomunitari di età compresa tra 25 e 74 anni avevano maggiori probabilità di avere un livello di istruzione basso (45,9%) rispetto ai cittadini nazionali (22,1%) e ai cittadini dell’UE che vivono in un altro Stato membro (28,9%). I cittadini nazionali hanno registrato la quota più alta tra coloro che avevano un livello di istruzione medio (46,5%), mentre i cittadini dell’UE residenti in un altro Stato membro rappresentavano la quota più alta tra quelli con istruzione terziaria (32,0%).

In termini di inclusione sociale, il 48,4% dei cittadini extracomunitari (di età pari o superiore a 18 anni) era a rischio di povertà o esclusione sociale contro il 19,5% dei cittadini nazionali e il 27,5% dei cittadini comunitari residenti in un altro Stato membro. Per quanto riguarda l’alloggio, nel 2021 solo il 24,2% dei cittadini extracomunitari possedeva un’abitazione nell’UE, contro il 35,0% dei cittadini comunitari residenti in un altro Stato membro e il 74,3% dei cittadini nazionali.

Nel 2021, la percentuale di stranieri di età pari o superiore a 16 anni (73,7% per i cittadini dell’UE residenti in un altro Stato membro e 73,8% per i cittadini di paesi terzi) in uno stato di salute percepito molto buono o buono era superiore a per i nazionali (68,7 %). I nazionali avevano le quote più alte tra coloro che percepivano il proprio stato di salute come discreto (22,5%) e cattivo o pessimo (8,9%).

Per quanto riguarda la cittadinanza, il tasso di naturalizzazione (dati 2020) per i cittadini extracomunitari è pari al 2,7%, mentre per i cittadini comunitari residenti in altro Stato membro è pari solo allo 0,7%.

Sezione tematica Eurostat sull’integrazione dei migranti

Banca dati Eurostat sull’integrazione dei migranti.

Piano d’azione per l’integrazione e l’inclusione 2021-2027

Nazioni Unite, Giornata Internazionale dei Migranti


Articoli Eurostat sull’integrazione dei migranti:

indicatori del mercato del lavoro
condizioni di lavoro
istruzione
rischio di povertà ed esclusione sociale
alloggio
salute
cittadinanza attiva
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Dopo la Settimana europea per l’uguaglianza di genere organizzata dal Parlamento europeo (24-30 ottobre), il Comitato economico e sociale europeo (CESE) rende noto sul proprio sito che sta pianificando una serie di dibattiti tematici organizzati dal varie sezioni.

Questi eventi sono programmati per ottobre, novembre e dicembre 2022 presso il CESE e toccano la parità di genere nell’economia sociale e nell’UE, le donne in condizioni di povertà energetica, il potenziale delle donne nell’imprenditorialità e nell’accesso ai finanziamenti, la situazione delle donne in aree geografiche come l’America Latina e l’Iran.

Al giorno d’oggi, scrive il CESE, parità di retribuzione a parità di lavoro, parità di accesso all’istruzione, pari responsabilità familiari, equilibrata rappresentanza di genere nei consigli di amministrazione delle aziende e nella vita politica “possono sembrare logici ma non vengono messi in pratica”.

Se si vuole davvero migliorare la situazione, continua il Comitato, soprattutto laddove sussistono ancora discriminazione, povertà, violenza contro le donne, disparità di retribuzione nelle posizioni dirigenziali, il coinvolgimento della società civile è fondamentale.

La parità di genere, sottolinea il CESE, non è una “questione femminile”. È un prerequisito per costruire società giuste, resilienti e prospere. Ecco perché è così importante che donne e uomini percorrano questo percorso insieme, mano nella mano, con rispetto e sostegno reciproci.

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Il sito del Parlamento europeo (PE) ha pubblicato un articolo su cosa sta facendo l’UE per contrastare la discriminazione nei confronti dei rom.

Con sei milioni di persone che vivono sul suolo europeo, scrive il PE, la popolazione Rom costituisce la più grande minoranza etnica d’Europa. L’indagine del 2019 su Rom e nomadi, prodotta dall’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali(FRA), indica che quasi la metà di questi (45%) che abitano in uno dei sei Stati membri partecipanti, si è sentita discriminata in almeno un ambito della vita.

Tra le maggiori difficoltà affrontate compaiono l’accesso limitato all’istruzione di qualità, gli ostacoli all’integrazione nel mercato del lavoro, che amplifica povertà ed esclusione sociale, la mancanza di un’assistenza sanitaria adeguata e condizioni di vita precarie.

Per buona parte della popolazione Rom, l’esclusione e la discriminazione cominciano già dalla giovane età. Secondo il rapporto del 2019 sulle strategie di integrazione dei rom, il 68% di loro abbandona presto gli studi. Inoltre, risulta che solo il 18% dei bambini Rom, è passato a livelli di istruzione superiori e il 63% dei Rom tra i 16 ei 24 anni non lavora, non studia o non riceve una formazione. Solo il 43% dei Rom adulti e il 22% delle donne Rom hanno una qualsivoglia forma di lavoro retribuito.

Molti dei Rom vivono in condizioni socioeconomiche molto povere e marginali e sono vittime di discriminazione, esclusione sociale e segregazione. Secondo l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), l’80% vive ancora al di sotto della soglia di povertà.

Quasi la metà (44%) degli intervistati al rapporto della FRA ha subito molestie motivate dall’odio nei 12 mesi precedenti l’indagine. Più recentemente, i Rom sono stati accusati di aver diffuso il coronavirus nei paesi dell’Europa orientale.

I dati mostrano anche che quasi un quarto dei Rom non dispone dell’assicurazione sanitaria nazionale. Un terzo delle case rom non ha acqua potabile, mentre poco più della metà dispone di servizi igienici o doccie con scaldabagno. Il 78% dei Rom vive in famiglie sovraffollate e il 43% subisce discriminazioni quando cerca di acquistare o affittare una casa.

Nella risoluzione adottata durante la prima sessione plenaria di ottobre 2022, il Parlamento. europeo ha invocato pari opportunità di accesso all’istruzione, al lavoro, all’assistenza sanitaria e all’alloggio per i Rom che vivono negli nell’Unione. I deputati europei hanno anche auspicato l’inclusione dei bambini Rom nei piani nazionali degli Stati membri per porre fine all’esclusione sociale e alla povertà. I paesi dell’UE devono mettere in atto misure per porre fine alla segregazione scolastica e campagne per combattere la discriminazione nelle scuole. Il rapporto incoraggia la strategia di tenere conto della diversità della comunità e di fornire ai Rom un’eguale partecipazione alle politiche pubbliche.

Il Parlamento di Strasburgo ha sottolineato che i Rom devono avere accesso a un alloggio dignitoso. Inoltre, ha esortato la Commissione europea a istituire un meccanismo di allerta precoce per identificare l’uso improprio dei fondi dell’UE destinati a risolvere i problemi attuali. Ha inoltre invitato il Consiglio a concludere i negoziati sulla direttiva antidiscriminazione, bloccata dal 2008.

Il PE ha anche messo in guardia sul fatto che tra i circa 400.000 Rom che vivono in Ucraina, quasi il 10-20% sono apolidi o a rischio di apolidia e hanno chiesto che siano protetti dalle espulsioni illegali e dalla discriminazione nell’accesso ai servizi essenziali.

Che cosa ha fatto l’UE negli ultimi anni per contrastare l’esclusione dei rom?

Nel 2011 è stato istituito un quadro europeo delle strategie nazionali di inclusione dei Rom per promuovere la parità di trattamento dei Rom e la loro integrazione sociale ed economica nelle società europee. Una raccomandazione del Consiglio nel 2013 ha rafforzato questo quadro e si è concentrata sulla lotta alla discriminazione e sulla riduzione della povertà. Nel 2016 ha introdotto un obbligo di rendicontazione annuale per gli Stati membri. Inoltre, nel 2017, il Parlamento ha approvato una risoluzione in difesa della parità di diritti per i Rom. Tuttavia, poiché il quadro delle strategie nazionali giunge al termine nel 2020, una relazione della Commissione sulla sua valutazione afferma che, sebbene il settore dell’istruzione abbia registrato i maggiori progressi nell’ultimo decennio (con l’abbandono scolastico ridotto del 19%), i progressi complessivi era limitato principalmente perché la strategia non era vincolante. Nell’ottobre 2020 la Commissione ha proposto il nuovo quadro strategico dal 2020 al 2030 per promuovere l’integrazione dei Rom in situazioni di esclusione. Questo quadro è stato rafforzato dalla raccomandazione sull’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione dei Rom adottata dal Consiglio nel marzo 2021. Il Fondo sociale europeo Plus (ESF+ acronimo in inglese) finanzia l’integrazione sociale ed economica delle comunità emarginate, mentre il programma di uguaglianza di diritti e valori ​dei cittadini combatte ogni forma di discriminazione. Durante un dibattito in plenaria nell’aprile 2022, i deputati europei hanno sottolineato le condizioni di vita ancora precarie e la mancanza di opportunità per le comunità rom nell’UE e hanno chiesto maggiori azioni.
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La Commissione europea ha invitato il 28 settembre gli Stati membri a modernizzare i loro regimi di reddito minimo nell’ambito dell’impegno in corso per ridurre la povertà e l’esclusione sociale in Europa.

La proposta di raccomandazione del Consiglio su un reddito minimo adeguato per garantire l’inclusione attiva illustra come gli Stati membri possono modernizzare i propri regimi di reddito minimo per renderli più efficaci, sollevando le persone dalla povertà e promuovendo al contempo l’integrazione nel mercato del lavoro di coloro che possono lavorare.

Il reddito minimo aiuta le famiglie che ne hanno bisogno a colmare il divario fino a un certo livello di reddito per pagare le bollette e vivere una vita dignitosa, scrive Bruxelles. “Il reddito minimo è particolarmente importante in tempi di recessione economica, contribuendo ad attutire i cali del reddito familiare per le persone più bisognose, contribuendo così a una crescita sostenibile e inclusiva. Sono generalmente integrati con benefici in natura che danno accesso ai servizi e incentivi mirati per accedere al mercato del lavoro. In questo modo, i regimi di reddito minimo non sono uno strumento passivo, ma fungono da trampolino di lancio per migliorare l’inclusione e le prospettive occupazionali. Regimi di reddito minimo ben progettati trovano un equilibrio tra l’alleviamento della povertà, l’incentivazione del lavoro e il mantenimento di costi di bilancio sostenibili”.

Il reddito minimo e gli ammortizzatori sociali, continua la Commissione, devono incorporare incentivi e sostegno sufficienti per i beneficiari che possono lavorare per reinserirsi nel mercato del lavoro. La loro progettazione dovrebbe quindi anche aiutare a realizzare appieno il potenziale delle transizioni verde e digitale, sostenendo le transizioni del mercato del lavoro e la partecipazione attiva delle persone svantaggiate.

I vantaggi sociali ed economici di ammortizzatori sociali adeguati e mirati sono diventati ancora più importanti durante i lockdown legati alla pandemia di COVID-19. Un reddito minimo adeguato è estremamente rilevante nell’attuale contesto di aumento dei prezzi dell’energia e inflazione in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, poiché le misure di reddito possono essere mirate a favorire specificamente i gruppi vulnerabili.

La proposta, secondo Bruxelles, “aiuterà a raggiungere gli obiettivi sociali dell’UE per il 2030 volti a ridurre il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione di almeno 15 milioni di persone, come stabilito nel piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali. Aiuterà inoltre gli Stati membri a raggiungere l’obiettivo che almeno il 78% della popolazione tra i 20 ei 64 anni debba avere un’occupazione”.

Sebbene in tutti gli Stati membri esista un reddito minimo, la loro adeguatezza, portata ed efficacia nel sostenere le persone variano in modo significativo, precisa la Commissione.

La proposta di raccomandazione del Consiglio offre una guida chiara agli Stati membri su come garantire che i loro regimi di reddito minimo siano efficaci nella lotta alla povertà e nella promozione dell’inclusione attiva nella società e nei mercati del lavoro.

Si raccomanda agli Stati membri di:

Migliorare l’adeguatezza del sostegno al reddito :

Stabilire il livello di sostegno al reddito attraverso una metodologia trasparente e solida. Pur salvaguardando gli incentivi al lavoro, garantire che il sostegno al reddito rispecchi gradualmente una serie di criteri di adeguatezza. Gli Stati membri dovrebbero raggiungere un livello adeguato di sostegno al reddito al più tardi entro la fine del 2030, salvaguardando nel contempo la sostenibilità delle finanze pubbliche.

Riesaminare annualmente e adeguare, ove necessario, il livello di sostegno al reddito.

Migliorare la copertura e la fruizione del reddito minimo: I criteri di ammissibilità dovrebbero essere trasparenti e non discriminatori. Ad esempio, per promuovere la parità di genere e l’indipendenza economica, in particolare per le donne e i giovani adulti, gli Stati membri dovrebbero facilitare la ricezione del sostegno al reddito per persona, anziché per nucleo familiare, senza necessariamente aumentare il livello complessivo delle prestazioni per nucleo familiare. Inoltre, sono necessarie ulteriori misure per garantire l’assunzione del reddito minimo da parte delle famiglie monoparentali, prevalentemente con capofamiglia donne.

Le procedure di candidatura dovrebbero essere accessibili, semplificate e accompagnate da informazioni di facile utilizzo .

La decisione sulla domanda di reddito minimo dovrebbe essere emessa entro 30 giorni dalla sua presentazione, con la possibilità di rivedere tale decisione.

I regimi di reddito minimo dovrebbero rispondere alle crisi socioeconomiche, ad esempio introducendo ulteriore flessibilità per quanto riguarda l’ammissibilità.

Migliorare l’accesso a mercati del lavoro inclusivi:

Le misure di attivazione dovrebbero fornire incentivi sufficienti per (re)entrare nel mercato del lavoro, con particolare attenzione all’aiuto ai giovani adulti.

I regimi di reddito minimo dovrebbero aiutare le persone a trovare un lavoro e mantenerlo, ad esempio attraverso l’istruzione e la formazione inclusiva, nonché il supporto (post)collocamento e tutoraggio.

Dovrebbe essere possibile combinare il sostegno al reddito con i guadagni da lavoro per periodi più brevi, ad esempio durante la libertà vigilata o i tirocini.

Migliorare l’accesso ai servizi abilitanti ed essenziali:

I beneficiari dovrebbero avere un accesso effettivo a servizi abilitanti di qualità, come l’assistenza (sanitaria), la formazione e l’istruzione. I servizi di inclusione sociale come la consulenza e il coaching dovrebbero essere disponibili per chi ne ha bisogno.

Inoltre, i beneficiari dovrebbero avere un accesso continuo ed efficace ai servizi essenziali, come l’energia.

Promuovere il supporto personalizzato:

Gli Stati membri dovrebbero effettuare una valutazione delle esigenze individuale e multidimensionale per identificare gli ostacoli che i beneficiari devono affrontare per l’inclusione sociale e/o l’occupazione e il sostegno necessario per affrontarli.

Su questa base, entro tre mesi dall’accesso al reddito minimo, i beneficiari dovrebbero ricevere un piano di inclusione che definisca obiettivi comuni, una tempistica e un pacchetto di sostegno su misura per raggiungere questo obiettivo.

Aumentare l’efficacia della governance degli ammortizzatori sociali a livello dell’UE, nazionale, regionale e locale, nonché i meccanismi di monitoraggio e rendicontazione . Sono disponibili finanziamenti dell’UE per sostenere gli Stati membri nel miglioramento dei loro regimi di reddito minimo e delle infrastrutture sociali attraverso riforme e investimenti.

Migliori valutazioni d’impatto per politiche eque

La Commissione europea ha presentato anche una comunicazione su una migliore valutazione dell’impatto distributivo delle riforme degli Stati membri. Offre una guida su come indirizzare meglio le politiche in modo trasparente, assicurandosi che contribuiscano ad affrontare le disuguaglianze esistenti e tenendo conto dell’impatto su diverse aree geografiche e gruppi di popolazione, come donne, bambini e famiglie a basso reddito. La comunicazione copre orientamenti sui settori politici, strumenti, indicatori, tempi, dati e diffusione della valutazione. Le linee guida presentate oggi sono rilevanti anche per gli Stati membri quando progettano i loro regimi di reddito minimo.

La proposta della Commissione di raccomandazione del Consiglio su un reddito minimo adeguato per garantire l’inclusione attiva sarà discussa dagli Stati membri in vista dell’adozione da parte del Consiglio.

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Nel 2021, 95,4 milioni di persone nell’UE, che rappresentano il 21,7% della popolazione, erano a rischio di povertà o esclusione sociale, ossia vivevano in famiglie che presentavano almeno uno dei tre rischi di povertà ed esclusione sociale (rischio di povertà, grave deprivazione sociale e/o residenza in una famiglia con intensità di lavoro molto bassa). Si tratta di un lieve aumento rispetto al 2020 (94,8 milioni; 21,6% della popolazione).

Queste informazioni provengono dai dati pubblicati il 15 settembre da Eurostat, l’ufficio statistiche dell’Unione europea.

Tra i 95,4 milioni di persone nell’UE che hanno affrontato il rischio di povertà o esclusione sociale, circa 5,9 milioni (1,3% della popolazione totale) vivevano in famiglie che vivevano contemporaneamente tutti e tre i rischi di povertà ed esclusione sociale.

Nel 2021, 73,7 milioni di persone nell’UE erano a rischio di povertà, mentre 27,0 milioni erano gravemente svantaggiate dal punto di vista materiale e sociale e 29,3 milioni vivevano in una famiglia a bassa intensità di lavoro.Il rischio di povertà o esclusione sociale variava tra gli Stati membri dell’UE. Le percentuali più elevate di persone a rischio di povertà o esclusione sociale sono state registrate in Romania (34%), Bulgaria (32%), Grecia e Spagna (entrambe 28%).

Al contrario, le percentuali più basse di persone a rischio di povertà o esclusione sociale sono state registrate in Cechia (11%), Slovenia (13%) e Finlandia (14%).

Maggiori informazioni:

Articolo Eurostat sulle condizioni di vita in Europa: povertà ed esclusione sociale

Statistiche dell’UE sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC) Metodologia – Persone a rischio di povertà o esclusione sociale

Sezione Eurostat dedicata al reddito, all’inclusione sociale e alle condizioni di vita

Database Eurostat su reddito e condizioni di vita
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La Commissione europea, attraverso un suo comunicato stampa, informa che il 23 maggio Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, ha pubblicato il ‘Sustainable development in the European Union — 2022 monitoring report on progress to the SDGs in an EU context’, che fornisce una panoramica statistica dei progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) nell’UE.

I dati inclusi nella relazione mostrano che l’UE ha compiuto progressi verso la maggior parte degli obiettivi negli ultimi cinque anni, in linea con le priorità della Commissione in settori politici chiave come il Green Deal europeo, la strategia digitale e il piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali. Mentre i progressi verso il raggiungimento di alcuni obiettivi sono stati più rapidi rispetto ad altri, l’allontanamento dagli obiettivi di sviluppo sostenibile è avvenuto solo in poche aree specifiche, informa Bruxelles.

Lo strumento senza precedenti di NextGenerationEU adottato dalla Commissione in risposta alla pandemia, e le riforme e gli investimenti previsti dagli Stati membri nei loro piani di ripresa e resilienza, “daranno un importante contributo al raggiungimento degli SDG nell’UE in futuro. La relazione mostra che, negli ultimi cinque anni, l’UE ha compiuto progressi significativi verso cinque SDG e progressi moderati verso la maggior parte degli altri”. In particolare:

Come negli anni precedenti, continua la Commissione, l’UE ha continuato a compiere i maggiori progressi verso la promozione della pace e della sicurezza personale all’interno del suo territorio, migliorando l’accesso alla giustizia e la fiducia nelle istituzioni (OSS 16). La quota della popolazione dell’UE che denuncia reati, violenze e atti vandalici nei propri quartieri è scesa dal 13,2% nel 2015 al 10,9% nel 2020. Inoltre, la quota della popolazione dell’UE che considera sufficientemente indipendente il sistema giudiziario nel proprio paese è aumentata di 4 punti percentuali tra il 2016 e il 2021 (dal 50% al 54%).

Sono stati compiuti progressi significativi anche verso gli obiettivi di riduzione della povertà e dell’esclusione sociale (SDG 1), dell’economia e del mercato del lavoro (SDG 8), dell’energia pulita e a prezzi accessibili (SDG 7), nonché dell’innovazione e delle infrastrutture (SDG 9). Nell’area della povertà (SDG 1), i dati disponibili si riferiscono in parte al periodo pre-pandemia e pertanto non coglie ancora completamente l’impatto della pandemia.

La valutazione favorevole dell’SDG 7 è stata fortemente influenzata da una notevole riduzione dei consumi energetici nel 2020 (meno 8% rispetto al 2019) a seguito delle restrizioni alla vita pubblica legate al COVID-19 e alla minore attività economica. Pertanto, “l’UE è riuscita a raggiungere il suo obiettivo di efficienza energetica per il 2020 e, sulla base dei progressi compiuti finora, sembra essere sulla buona strada verso il suo obiettivo per il 2030”. Inoltre, informa la Commissione, l’uso delle energie rinnovabili è cresciuto costantemente, con il raddoppio della sua quota dal 2005. Entro il 2020, le energie rinnovabili rappresentavano il 22,1% del consumo finale lordo di energia. Tuttavia, informa Bruxelles, le importazioni di combustibili fossili coprono ancora più della metà della domanda energetica dell’UE ed è probabile che il minor consumo di energia registrato nel 2020 sia temporaneo.

Allo stesso modo, i progressi verso l’SDG 8 sull’economia e il mercato del lavoro, per i quali gli ultimi dati disponibili sono il 2021, sono stati positivamente influenzati dalla forte crescita economica e dall’andamento del mercato del lavoro dello scorso anno. Ad esempio, il tasso di occupazione è salito al 73,1% nel 2021, superando addirittura il livello pre-pandemia.

Progressi verso gli obiettivi nei settori della salute e del benessere (SDG 3), vita sott’acqua (SDG 14), uguaglianza di genere (SDG 5), città e comunità sostenibili (SDG 11), riduzione delle disuguaglianze (SDG 10), responsabilità consumo e produzione (SDG 12), istruzione di qualità (SDG 4), azione per il clima (SDG 13) e fame zero (SDG 2) sono stati moderati.

La valutazione complessiva dei progressi dell’UE per i partenariati (SDG 17) e l’acqua pulita e servizi igienico-sanitari (SDG 6) è stata neutra, il che significa che sono stati caratterizzati da un numero quasi uguale di sviluppi sostenibili e non sostenibili.

Infine, negli ultimi cinque anni è stato riscontrato un leggero allontanamento dai rispettivi obiettivi di sviluppo sostenibile per la vita sulla terraferma (SDG 15), indicando che gli ecosistemi e la biodiversità sono rimasti sotto pressione a causa delle attività umane. Sebbene sia la superficie forestale dell’UE che le aree protette terrestri siano leggermente aumentate, “la pressione sulla biodiversità ha continuato ad intensificarsi”, sottolinea la Commissione. Ad esempio, la presenza di uccelli comuni è un indicatore di biodiversità perché molti di loro richiedono habitat specifici per riprodursi e trovare cibo, che spesso ospitano anche molte specie animali e vegetali minacciate. Dal 2000, si stima che il numero di uccelli comuni sia diminuito del 10%. Tuttavia, dopo molti anni di declino, sembra che il numero di uccelli comuni abbia iniziato a stabilizzarsi.

Il set di indicatori dell’UE SDG viene riesaminato ogni anno. L’indicatore fissato per il rapporto 2022 è stato rivisto per allinearlo all’8° Programma d’azione per l’ambiente e ai nuovi obiettivi del piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali. C’è anche un’analisi migliorata degli effetti di spillover che riguardano le emissioni di CO2, l’impronta del suolo, l’impronta dei materiali e il valore aggiunto lordo generato al di fuori dell’UE dal consumo all’interno dell’UE. Infine, il rapporto include un’analisi specifica dell’impatto del COVID-19 sugli SDG.

APPROFONDIMENTI

Sviluppo sostenibile nell’Unione europea: rapporto di monitoraggio 2022 sui progressi verso gli SDG nel contesto dell’UE

Lo sviluppo sostenibile nell’Unione Europea. Panoramica dei progressi verso gli SDG nel contesto dell’UE

Pubblicazione digitale “SDGs & me”

Strumento di visualizzazione “Punteggi Paese SDG”

Statistiche Articoli spiegati sullo sviluppo sostenibile nell’UE

Sezione dedicata agli indicatori di sviluppo sostenibile dell’UE

Database sugli indicatori di sviluppo sostenibile dell’UE

Comunicazione della Commissione: “Prossime tappe per un futuro europeo sostenibile – Azione europea per la sostenibilità”

Documento di lavoro dei servizi della Commissione ” Realing on the Sustainable Development Goals – Un approccio globale
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L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione che riguarda le persone, il pianeta, la prosperità, il partenariato e la pace sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – O.S.S. – (Sustainable Development Goals, o ‘SDGs’) – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o “traguardi”.
Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile guideranno quindi il mondo sulla strada da percorrere per i prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030, tenendo conto delle diverse realtà nazionali, delle capacità e dei livelli di sviluppo e nel rispetto delle politiche e delle priorità di ogni Stato.
Gli Obiettivi di sviluppo Sostenibile non possono essere raggiunti senza il contributo degli enti locali che ne sono gli attori chiave.
L’Italia sta già adottando una strategia nazionale relativa all’Agenda 2030 per la quale gli enti locali sono chiamati a contribuire.
In questo scenario sia nazionale che internazionale, l’AICCRE sta collaborando alla raccolta delle buone pratiche sul nostro territorio, lavoro importante in quanto viene realizzato per la prima volta in Italia. L’Agenda 2030 tocca tutte le tematiche di cui gli enti locali già si occupano: dall’ambiente, all’immigrazione, all’inclusione sociale, il clima, fino ad arrivare a tutti e 17 gli obiettivi. Non sempre gli amministratori sono a conoscenza che il lavoro che già stanno implementando rientra in alcuni di essi. L’AICCRE quindi chiede la collaborazione dei Sindaci italiani nel descrive la buona pratica realizzata nell’ottica di Obiettivo Sostenibile utilizzando la scheda che può scaricare qui.
L’AICCRE produrrà una pubblicazione dei casi raccolti per promuovere a livello internazionale gli enti locali italiani che si stanno impegnando nel raggiungimento degli obiettivi.
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