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Nessun Paese si salva da solo: noi enti locali lo diciamo da sempre e lo abbiamo visto con le migrazioni, con il cambiamento climatico ed in questi ultimi mesi con la pandemia da covid-19″. Cosi Carla Rey, segretario generale dell’AICCRE a margine del webinar “Localization of SDGs and decentralized cooperation with Covid19”, organizzato il 3 giugno dall’Associazione.

“L’unica soluzione è la cooperazione allo sviluppo. La legislazione italiana non riconosce le autorità locali come soggetti alla cooperazione internazionale e lo stesso la Commissione europea, pur permettendo che gli enti locali siano soggetti attuatori della cooperazione”.

E’ cruciale invece, ha sottolineato Carla Rey “che le città del mondo possano intraprendere direttamente attività di scambio e di apprendimento reciproco. La fragilità del nostro sistema, le diseguaglianze nel mondo, le vulnerabilità sociali richiedono necessariamente l’ interdipendenza tra i governi ed i Paesi del mondo”.

Con i sindaci intervenuti al webinar dell’AICCRE, ha ha continuato la dirigente AICCRE, “abbiamo parlato delle visioni delle politiche urbane nei mesi a venire mantenendo come faro l’Agenda 2030 dell’ONU e i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Chiediamo inoltre che, “nella prossima programmazione dei fondi europei, i poteri locali possano usufruire di fondi diretti per la cooperazione, con le associazioni nazionali che rappresentano gli enti locali pronte a seguirli in questo processo di accompagnamento. Occorre convogliare in questo senso le energie affinché i poteri territoriali possano far sentire la loro voce univoca in questa fase di programmazione dei fondi europei”, ha concluso la Rey.



“No country saves itself: we local authorities have always said so and we have seen it with migration, climate change and in recent months with the covid-19″ pandemic. So Carla Rey, Secretary General of AICCRE at the webinar “Localization of SDGs and decentralized cooperation with Covid19”, organized on June 3 by the Association.

“The only solution is development cooperation. The Italian legislation does not recognise local authorities as subjects of international cooperation and the European Commission itself”.

It is crucial, Carla Rey stressed, “that cities of the world can directly undertake exchange and mutual learning activities. The fragility of our system, inequalities in the world, social vulnerabilities necessarily require interdependence between governments and countries of the world”.

With the mayors who attended the AICCRE webinar, continued the AICCRE leader, “we talked about the visions of urban policies in the coming months while maintaining as a flagship the UN Agenda 2030 and its 17 sustainable development objectives”.

We also ask that, “in the next programming of European funds, local authorities can benefit from direct funds for cooperation, with national associations representing local authorities ready to follow them in this accompanying process. Energy must be channelled in this direction so that local authorities can make their voice heard at this stage of the programming of European funds”, concluded Ms Rey.
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Il Presidente del CCRE/CEMR e dell’AICCRE Stefano Bonaccini ha aperto i lavori del webinar organizzato dal CCRE/CEMR l’11 giugno, “European Municipalities and Regions facing the COVID-19 crisis and its consequences”. Ai lavori ha partecipato anche Carla Rey, Segretaario generale dell’AICCRE. Di seguito l’intervento del Presidente Bonaccini.


La pandemia COVID-19 è una situazione senza precedenti, finora sono stati individuati quasi due milioni di europei con il virus e oltre 160.000 sono morti per questa malattia in Europa. Queste cifre drammatiche continueranno ad aumentare nelle prossime settimane, oltre a tutte le misure drastiche che sono state adottate, e dobbiamo essere molto vigili per monitorare l’evoluzione fino a quando non si potrà procedere alla vaccinazione generale. Tutte le nostre vite sono state colpite in un modo o nell’altro.

Nella mia regione, l’Emilia Romagna, la situazione è stata molto difficile perché è una delle regioni più colpite in Italia. Come leader dei governi locali e regionali, siamo stati in prima linea nella crisi e grazie ai servizi pubblici locali, il nostro continente è stato in grado di affrontare la situazione sanitaria.

I dipendenti del settore pubblico hanno garantito l’erogazione ininterrotta dei nostri servizi pubblici più importanti, a dimostrazione del ruolo chiave dei servizi pubblici locali organizzati e adeguatamente finanziati per la fornitura continuativa di servizi di interesse generale ai cittadini, soprattutto nei momenti di emergenza.

Questa crisi ha anche dimostrato l’importanza vitale del nostro modello sociale europeo, basato sullo stato sociale, sulle pratiche di dialogo sociale nazionale, sul corretto finanziamento dei sistemi sanitari, sulla protezione dei lavoratori, dei disoccupati e delle persone vulnerabili. Ora iniziamo ad aprirci e vediamo quanto dovremo sostenere la ripresa della nostra economia e della nostra società. Le conseguenze dell’isolamento saranno un’altra sfida per noi. Avremo bisogno del sostegno dell’Unione europea per superare le conseguenze, avremo bisogno di maggiore solidarietà anche a livello globale, con i nostri vicini dei confini mediterranei, orientali e settentrionali. Dovremo ricominciare da capo, in linea con gli obiettivi di lotta al cambiamento climatico e di costruzione di un modello di sviluppo più sostenibile.

All’inizio della crisi, i governi centrali hanno fallito nel coordinare le loro risposte e hanno agito unilateralmente. A partire da metà marzo, la Commissione europea ha lanciato diverse iniziative nei settori della salute pubblica, della tutela delle libertà fondamentali e della gestione delle frontiere, nonché delle questioni economiche e monetarie. Ci siamo resi conto di quanto sia necessario lavorare insieme per agire in una crisi di questo tipo.

Accogliamo con favore la Coronavirus Response della Commissione europea, in particolare le iniziative per affrontare le sfide economiche, sociali e fiscali. Sosteniamo gli sforzi della Commissione per ammorbidire le regole sugli aiuti di Stato e rinnoviamo la nostra richiesta di una revisione delle regole di concorrenza per sostenere la nostra economia attraverso la localizzazione della produzione di beni essenziali.

Nei prossimi mesi, gli Stati membri e il Parlamento europeo negozieranno la proposta della Commissione per il piano di ripresa e il bilancio a lungo termine per l’UE. Valuteremo le varie proposte ed esprimeremo le nostre opinioni. Già oggi esortiamo la Commissione europea a fare del principio di partenariato un prerequisito per la preparazione dei programmi operativi e invitiamo il legislatore europeo a collaborare con i governi locali e regionali, seguendo la raccomandazione della risoluzione del Parlamento europeo del 2018 di fare del CEMR un partner chiave soprattutto in questa fase prelegislativa.


ENGLISH VERSION

The President of CCRE/CEMR and AICCRE Stefano Bonaccini opened the webinar organized by CCRE/CEMR on June 11, “European Municipalities and Regions facing the COVID-19 crisis and its consequences”. Carla Rey, General Secretary of AICCRE, also participated in the work. Here follows the speech of President Bonaccini.

The COVID-19 pandemic is an unprecedented situation, so far almost two million Europeans have been detected with the virus and over 160,000 have died from the disease in Europe. These dramatic figures will continue to increase in the coming weeks, in addition to all the drastic measures that have been taken, and we must be very vigilant to monitor the evolution until general vaccination can be carried out. All our lives have been affected in one way or another.

In my region, Emilia Romagna, the situation has been very difficult because it is one of the most affected regions in Italy. As leaders of local and regional governments, we have been at the forefront of the crisis and thanks to local public services, our continent has been able to deal with the health situation.

Public sector employees have ensured the uninterrupted delivery of our most important public services, demonstrating the key role of organised and adequately funded local public services for the continuous provision of services of general interest to citizens, especially in times of emergency.

This crisis has also demonstrated the vital importance of our European social model, based on the welfare state, national social dialogue practices, proper financing of health systems, protection of workers, the unemployed and vulnerable people. Now we are starting to open up and see how much we should support the recovery of our economy and society. The consequences of isolation will be another challenge for us. We will need the support of the European Union to overcome the consequences, we will need more solidarity at global level too, with our neighbours on the Mediterranean, eastern and northern borders. We will have to make a fresh start, in line with the objectives of combating climate change and building a more sustainable development model.

At the beginning of the crisis, central governments failed to coordinate their responses and acted unilaterally. Since mid-March, the European Commission has launched several initiatives in the areas of public health, protection of fundamental freedoms and border management, as well as economic and monetary issues. We have realised how necessary it is to work together to act in a crisis of this kind.

We welcome the European Commission’s Coronavirus Response, in particular, initiatives to address economic, social and fiscal challenges. We support the Commission’s efforts to relax state aid rules and renew our call for a review of competition rules to support our economy through the localisation of the production of essential goods.

In the coming months, Member States and the European Parliament will negotiate the Commission proposal for the recovery plan and the long-term budget for the EU. We will assess the various proposals and express our views. Already today, we call on the European Commission to make the partnership principle a prerequisite for the preparation of operational programmes and we invite the European legislator to work with local and regional governments, following the recommendation of the 2018 European Parliament resolution to make the ERMC a key partner especially in this pre-legislative phase.

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Il mondo delle autonomie locali, a causa della pandemia Covid-19, ha preso maggiore consapevolezza del proprio ruolo, avendo dovuto le città e le regioni affrontare sul campo, e molto spesso senza aiuti, una emergenza improvvisa, costringendoli così a fornire risposte immediate alla cittadinanza, in un mondo oltretutto che si è scoperto vulnerabile. La pandemia ha fatto emergere molte contraddizioni sociali alle quali hanno dovuto mettere una pezza proprio i terrori. Se l’Italia sta superando la crisi pandemica lo dobbiamo innanzitutto all’impegno degli enti locali, ha sottolineato qualche giorno fa il Presidente AICCRE e CCRE/CEMR Stefano Bonaccini. Attenuata l’emergenza, ora trovano spazio le riflessioni dei rappresentanti degli enti locali per delineare il mondo che verrà. Come è stata affrontata la pandemia dagli enti locali e regionali? Cosa ci ha insegnato la pandemia? Quali cambiamenti strategici suggerisce per il futuro?

Frasi e concetti ricorrenti hanno attraversato il webinar dell’AICCRE, segno non solo di assoluta concordanza di idee e prospettive ma anche e soprattutto marcatori di una strategia univoca del mondo delle autonomie locali, che mai come in questo periodo appare compatta e con le idee chiare.



Nessuno si salva da solo, e quindi occorre accentuare la cooperazione internazionale tra i territori, ma, reclamano gli enti locali, le legislazioni nazionali ed europee dovrebbero riconoscerne il ruolo come soggetti attivi e non solo come attuatori. Agenda 2030 è la bussola, in quanto fornisce risposte su tutti i temi e lo fa con quella globalità che oggi più che mai è indispensabile, in un mondo sempre più interconnesso ed attraversato dagli stessi problemi, quali, per esempio, povertà, salute pubblica, climate change, sostenibilità, pari opportunità etc.

La necessità di un dialogo multilivello che coinvolga territori, governi, Unione Europea ed organizzazioni mondiali come l’ONU e ripensare a nuovi modelli di governance.

L’opportunità che offre la crisi della pandemia per nuovi modelli di crescita sostenibile. Tutti temi affrontati e ribaditi nel corso del webinar.

E’ cruciale, ha sottolineato in apertura Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, “che le città del mondo possano intraprendere direttamente attività di scambio e di apprendimento reciproco. La fragilità del nostro sistema, le diseguaglianze nel mondo, le vulnerabilità sociali richiedono necessariamente l’ interdipendenza tra i governi ed i Paesi del mondo”. All’AICCRE va riconosciuto il grande merito di aver puntato da anni sulla sensibilizzazione di Agenda2030 presso i nostri enti locali, con corsi di formazione sul territorio e convegni internazionali svoltisi in Italia.

“Le priorità dei territori sono cambiate alla luce della pandemia da Covid-19, ma guai a toccare quello che indica l’Agenda 2030 dell’ONU e cioè la sostenibilità. Se, infatti, non investiamo nella crescita sostenibile in tutto il mondo, rischiamo di giocarci il nostro bene più prezioso: il Pianeta Terra”, ha affermato Stefano Bonaccini, che sul dialogo multilivello ha portato l’esempio della sua Regione, l’Emilia Romagna dove “abbiamo creato una cabina di regia per condividere le decisioni non solo con il Governo, ma con i presidenti di Provincia ed i sindaci dei capoluoghi. Insomma, da soli non se ne esce e su questo tema insisteremo come AICCRE, CEMR ed UCLG. La pandemia, ricordiamolo, ha colpito tutti i Paesi del mondo, non facendo distinzioni di razza o economiche”.

Emilia Saiz, Segretario generale dell’UCLG, ha sottolineato il ruolo “d’avanguardia delle autonomie locali per quanto riguarda le individuazione delle priorità”. Essenziale è stata l’attività delle reti internazionali dei poteri territoriali “che hanno creato spazi sia per lo scambio di esperienze che soprattutto di apprendimento”. Per la dirigente dell’UCLG “locale e globale vanno di pari passo ed anche per questo è importante l’Agenda 2030 che contempla entrambe le dimensioni”.

Frederic Vallier, Segretario generale del CCRE/CEMR, ha rimarcato come la pandemia è stata meglio affrontata non nei paesi centralizzati, ma in quelli dove gli enti locali recitano un ruolo politico importante. Il CCRE/CEMR sta lavorando con la Commissione europea per aiutare gli enti locali nella crisi economica che stanno attraversando e affinché i piani di rilancio prevedano modelli di sviluppo sostenibile e rispondano ai bisogni dei territori.



Una esperienza concreta e sicuramente paradigmatica è stata esposta da Pilar Diaz, Vice Consigliere per le relazioni internazionali del Consiglio provinciale di Barcellona, Sindaco di Esplugues de Llobregat e Rappresentante dell’Osservatorio per la Cooperazione decentrata. “La Provincia di Barcellona destina il 7% del budget alla cooperazione decentralizzata. Con Montevideo abbiamo creato un Osservatorio sulla cooperazione con la priorità di analizzare e rafforzare quindi i processi di decentralizzazione per seguire gli sviluppi di Agenda 2030”. L’Alleanza Europa-America latina ha il chiaro scopo di uno “sviluppo ulteriore” che riduca, tra l’ altro, le disparità sociali, tecnologiche e agisca contro il climate change”.

Il webinar ha fatto emergere, nel corso della sessione dedicata alle esperienze dei sindaci durante l’emergenza covid-19, alcune costanti, e cioè la capacità da parte dei territori di fornire risposte anche quando quelle dei governi arrivano in ritardo. La spinta dal basso e “naturale” a cooperare con altri comuni anche quando non vi è una regia di alto livello. Per esempio, Pietro Puccio, sindaco di capaci e portavoce CCRE/CEMR sui migranti, ha denunciato il ritardo delle Regione Sicilia e del Governo, ma ha sottolineato come questo vuoto sia stato colmato da “una straordinaria solidarietà sia tra i cittadini che tra comuni siciliani e non solo”. Così come Andreas Wolter, sindaco di Colonia, ha rimarcato la collaborazione durante la pandemia con le città gemellate e con il comune di Bergamo. Colonia sì è spinta anche fuori dai confini europei, fornendo aiuti alimentari e sanitari al Perù. “con le reti di enti locali peruviane abbiamo organizzato aiuti agli abitanti dell’Amazzonia”.



Un altro tema sul quale hanno concordato tutti è stato sollevato da Puccio, che ha messo in rilievo nel suo intervento “l’abbandono politico e pratico dei migranti, causato dalle leggi sulla sicurezza” e la coniugazione tra città inclusive e sicurezza. Più c’è accoglienza meno esistono tensioni sociali. La pandemia, oltretutto, ha fatto emergere in evidenza la fragilità del nostro sistema e con questo si spiega la difficoltà a raggiungere gli obiettivi di Agenda 2030. Basti pensare che nel sud dell’Italia il 50% delle famiglie non possiede un PC e le reti sono insufficienti. Questa clamorosa carenza ha influenzato ed influisce in negativo, in questo periodo di lezioni a distanza, lo stesso diritto allo studio (ob. 4).

Le emergenze sono purtroppo cicliche ed occorre ripensare ai nostri territori. Dalla crisi pandemica sono emerse in maniera evidente le diseguaglianze, ha ribadito Massimo Seri, Sindaco di Fano. L’AICCRE deve continuare a sensibilizzare gli enti locali su Agenda2030, che deve essere il perno delle nostre politiche. “Tutte le grandi strategie, se non trovano il coinvolgimento pratico ed attivo degli enti territoriali, non raggiungono i loro obiettivi”. La crisi della pandemia può essere una grande opportunità per “sperimentare nuovi percorsi grazie anche ad una alleanza tra i territori”.

Sulla maggiore importanza dopo la pandemia che ha assunto l’obiettivo 11 di Agenda 2030 (città e comunità sostenibili) si è soffermata Annalisa Palozzo, vicesindaco del comune di Ceppagatti e portavoce CCRE/CEMR sulle politiche giovanili. “soprattutto i ragazzi hanno bisogno di spazi naturali condivisi e in sicurezza”.

La terza sessione dei lavori (Quali cambiamenti strategici nelle politiche locali devono essere attuate velocemente per non perdere l’obiettivo dell’Agenda 2030 e degli SDGs?) è stata aperta da Ilaria Bugetti, consigliere regionale della Toscana e portavoce CCRE/CEMR sullo sviluppo territoriale. La Bugetti ha messo in rilievo le difficoltà finanziare degli enti territoriali e della popolazione. Prioritari dopo la pandemia gli SDGs legati alla lotta contro la povertà e per un lavoro dignitoso (obb 1 e 8), alla salute pubblica (ob 3) e alla salute climatica (ob13).



“L’urgenza covid-19 non sia la scusa per non seguire le tematiche importanti come il clima”, ha ammonito Belinda Gottardi, Sindaco di Castel Maggiore e portavoce CCRE/CEMR sul clima. “La sfida futura sarà quella di coniugare emergenza sanitaria con quella climatica. Il Piano di ripresa si deve focalizzare sull’aspetto “Green” dello sviluppo sostenibile e mantenere le tempistiche per la decarbonizzazione. Per puntare allo sviluppo ed alla mobilità sostenibili occorreranno finanziamenti a città e regioni. Sia il Piano di rinascita che il QFP devono entrambi sostenere le sfide dei territori”.

Su Agenda 2030 ed in particolare sull’ob 5 si è soffermata anche Silvia Baraldi, consigliera comunale di Legnago e portavoce CCRE/CEMR per la gender equality. La pandemia ha messo in evidenza la fragilità di alcune categorie, come donne, ragazze e bambini. La Baraldi ha fornito un dato drammatico: nel mondo 740 milioni di donne lavorano nella cosiddetta “economia informale”. A livello locale c’è molto ancora da fare per sostenere le famiglie e garantire dignità alla sovraesposta figura femminile. L’hastag #iorestoacasa non deve diventare una condizione permanente del mondo femminile. La portavoce del CEMR ha anche denunciato episodi di omofobia avvenuti nel suo territorio e di violenza alle donne che “non devono diventare problemi di serie B”.

Accendere un faro sull’ “economia informale”, che nei Paesi in via di sviluppo è un fenomeno assai diffuso, è stato l’auspicio anche di Mohamed Sefiani, Sindaco di Chefchaouen, Marocco: queste persone hanno diritto ad assicurazioni sulle malattie e a sussidi di disoccupazione. Le città intermedie hanno un ruolo fondamentale nella cooperazione e nell’attuazione di Agenda 2030 che, anche secondo il sindaco marocchino, è fondamentale per la cooperazione internazionale tra enti locali, per condividere e preparare progetti che rispondano alla mobilità sostenibile.

Da sottolineare anche che tutti i sindaci intervenuti hanno espresso la necessità di fondi europei diretti per i territori, senza intermediazioni, al fine di utilizzarli in breve tempo e più efficacemente. L’ultima sessione, introdotta da Amandine Sabourin, Platforma Policy Officer, ha visto la partecipazione di Anna Lixi, Team Leader, DEVCO C5 – Città, autorità locali, digitalizzazione, infrastrutture e di Diana Lopez Camarazana, Specialista in partenariato, Urbanizzazione, UNDP.

” Le città sono in prima linea ed hanno ruolo chiave per la sostenibilità, ha detto la Sabourin. “Stiamo lavorando con la DG global della Commissione europea affinché sia alimentato il dialogo tra enti locali di tutto il mondo. L’idea è quella di rafforzare la cooperazione e la capacity building . Vi sono strumenti garantiti fino al 2027”.

Altri segnali positivi per il ruolo degli enti locali arriva dall’ONU. Diana Lopez ha informato che a breve sarà pubblicata una raccomandazione del Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres sul tema specifico dell’impatto del covid-19 sulle città. Un importante segnale politico per i territori. Oltretutto, UNDP e Un-Habitat stanno lavorando ad un network per una analisi delle politiche urbane e sulle strategie di sviluppo territoriale.

Anna Lixi
ha fatto un excursus sui finanziamenti della Commissione europea a favore della cooperazione tra l’UE ed i Paesi Terzi, mettendo sul piatto 15,6 bilioni di euro. Questa cifra si spiega con gli accorpamenti e ridefinizioni di precedenti linee di finanziamento.

Pur ringraziando la Commissione europea per il suo impegno a favore della cooperazione internazionale, Carla Rey, alla fine dei lavori, ha ribadito: La volontà da parte dei poteri territoriali di divenire soggetti attivi della cooperazione e non semplici attuatori; che nella prossima programmazione dei fondi europei, i poteri locali possano usufruire di fondi diretti per la cooperazione, con le associazioni nazionali che rappresentano gli enti locali pronte a seguirli in questo processo di accompagnamento.


ENGLISH VERSION




SPEECHES IN BRIEF




#Aiccre4cooperation


GLI INTERVENTI INTEGRALI IN ITALIANO E INGLESE


STEFANO BONACCINI

CARLA REY

EMILIA SAIZ

FREDERIC VALLIER

PILAR DIAZ

PIETRO PUCCIO

ANDREAS WOLTER

MASSIMO SERI

ANNALISA PALOZZO

ILARIA BUGETTI

BELINDA GOTTARDI

SILVIA BARALDI

MOHAMED SEFIANI

AMANDINE SABOURIN

DIANA LOPEZ

ANNA LIXI
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Le priorità dei territori sono cambiate alla luce della pandemia da Covid-19, ma guai a toccare quello che indica l’Agenda 2030 dell’ONU e cioè la sostenibilità. Se, infatti, non investiamo nella crescita sostenibile in tutto il mondo, rischiamo di giocarci il nostro bene più prezioso: il Pianeta Terra.

La pandemia ci ha colti tutti impreparati, nessuno di noi avrebbe immaginato una epidemia globale di queste dimensioni e con questa forza. Questo evento improvviso e drammatico offre spunti di riflessione che mi auguro approfondiremo nei prossimi mesi con il CEMR e l’UCLG. Per esempio, il tema della sanità pubblica.
Mi permetto di fare l’esempio della Regione che presiedo, l’Emilia-Romagna. Siamo stati tra le regioni più colpite dal Covid-19 perché avevamo in pancia il grande focolaio lombardo. Codogno, nel basso lodigiano, è infatti distante da Piacenza solo pochi chilometri. Piacenza molto più vicina a Codogno rispetto ai comuni capoluogo lombardi. Eppure siamo la Regione con il più alto numero di guariti. Il 3 giugno sono stati solo 13 (di cui 12 asintomatici) i casi su un totale di 4milioni e mezzo di abitanti.
La sanità pubblica ha fatto la differenza. Sanità pubblica che, per qualità e quantità, in Italia, in Europa e nel mondo, non è tutta uguale. Penso che il recupero del pubblico stia ritornando, dopo anni nei quali sembrava che il pubblico meno fosse presente meglio era per la qualità della democrazia.
Mi permetto di dire che nei sistemi democratici occidentali, la lotta al covid-19 è stato più efficace nei Paesi senza leader autoritari. L’autoritarismo in alcuni Paesi ha negato l’esistenza della pandemia e non ha condiviso le buone pratiche, come quella italiana.

Bisogna lavorare tutti insieme, coinvolgendo tutti. In Emilia abbiamo creato una cabina di regia per condividere le decisioni non solo con il Governo, ma con i presidenti di Provincia ed i sindaci dei capoluoghi. Insomma, da soli non se ne esce e su questo tema insisteremo come CEMR ed UCLG. La pandemia, ricordiamolo, ha colpito tutti i Paesi del mondo, non facendo distinzioni di razza o economiche.

Le politiche messe in campo dall’Agenda 2030 dell’ONU sono oggi più che mai fondamentali e come AICCRE, CEMR ed UGLC le abbiamo sempre impostate come necessarie, a partire dalla crescita sostenibile. A proposito di elementi che ha messo in evidenza la pandemia, c’è stato un dibattito in Emilia e a livello nazionale intorno ad un tema: uno dei settori che ha sempre lavorato, anche durante la pandemia, è stato quello agricolo ed alimentare, che si è trovato nell’incredibile situazione di non avere più braccia che aiutassero a raccogliere frutta e verdura. A causa del fatto che molti stranieri, a causa della pandemia, erano tornati nei propri Paesi. Questo evento ha fatto emergere con evidenza l’inconsistenza di quei luoghi comuni, che spesso hanno portato consenso, che davano la colpa della disoccupazione al colore della pelle delle persone.

Come CEMR, UCLG ed AICCRE dobbiamo lavorare sempre di più al dialogo multilivello, mettendo insieme enti locali, governi ed istituzioni sovranazionali. Per non commettere gli stessi errori.



The priorities of the territories have changed because of the Covid-19 pandemic, but woe betide the UN Agenda 2030, namely sustainability. If, in fact, we do not invest in sustainable growth around the world, we risk gambling away our most precious asset: Planet Earth.

The pandemic has caught us all unprepared, none of us would have imagined a global epidemic of this size and with this strength. This sudden and dramatic event offers food for thought, which I hope we will explore further in the coming months with the CEMR and the UCLG. For example, the issue of public health.

Let me give the example of the region that I chair, Emilia-Romagna. We were among the regions most affected by Covid-19 because we were close to the great Lombardy outbreak. Codogno, in the lower Lodi area, is in fact only a few kilometres away from Piacenza. Piacenza is much closer to Codogno than the capital cities of Lombardy. And yet we are the Region with the highest number of cured people. On 3 June there were only 13 (of which 12 asymptomatic) cases out of a total of 4 and a half million inhabitants.

Public health has made the difference. Public health that, for quality and quantity, in Italy, Europe and the world, is not all the same. I think that the recovery of the public is coming back, after years in which it seemed that the less public was present the better for the quality of democracy.

Let me say that in Western democratic systems, the fight against covid-19 has been more effective in countries without authoritarian leaders. Authoritarianism in some countries has denied the existence of the pandemic and has not shared good practices, like the Italian one.

We must all work together, involving everyone. In Emilia we have created a control room to share decisions not only with the Government, but with the Presidents of the Province and the mayors of the capitals. In short, we are not going out alone and we will insist on this topic as CEMR and UCLG. The pandemic, let us remember, has affected all the countries of the world, making no distinction of race or economy.

The policies put in place by the UN Agenda 2030 are now more fundamental than ever and as AICCRE, CEMR and UGLC we have always set them as necessary, starting from sustainable growth. Speaking of the elements that highlighted the pandemic, there has been a debate in Emilia and at national level around one issue: one of the sectors that has always worked, even during the pandemic, was agriculture and food, which found itself in the incredible situation of not having any more arms to help pick fruit and vegetables. Because of the fact that many foreigners, because of the pandemic, had returned to their countries. This event highlighted the inconsistency of those clichés, which often brought consensus, that blamed unemployment on the colour of people’s skin.

As CEMR, UCLG and AICCRE we have to work more and more on multi-level dialogue, bringing together local authorities, governments and supranational institutions. So as not to make the same mistakes.
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Il 28 maggio è stato organizzato un dialogo ministeriale con i governi locali e regionali nell’ambito dell’Ufficio esecutivo dell’UCLG, che ha lo scopo di valutare come integrare l’azione per il clima nelle misure di risposta e di recupero alla pandemia di COVID19.
Tra i co-organizzatori: UNDP, UNEP, UN-Habitat e il Patto dei Sindaci.
Il dialogo è stato suddiviso in percorsi tematici. Nel primo, al quale ha partecipato il ministro italiano per l’ambiente Sergio Costa, ha analizzato come i governi centrali e locali hanno coordinato la loro azione per il clima.Costa, tra l’altro, ha sottolienato il ruolo degli enti locali e regionali per la lotta al climate change.

ASCOLTA L’INTERVENTO AUDIO INTEGRALE DEL MINISTRO COSTA

Il secondo si è focalizzato sui contributi a livello regionale e locale e la loro integrazione nell’ambito dei del livello nazionale.
Al terzo, “costruire una nuova normalità: la crisi COVID e l’opportunità di ripensare l’azione per il clima attraverso una ripresa Green”, ha partecipato Belinda Gottardi, Sindaco di Castel Maggiore, delegata AICCRE e portavoce CCRE/CEMR su clima ed energia.

ASCOLTA L’INTERVENTO INTEGRALE DI BELINDA GOTTARDI

L’INTERVENTO DI BELINDA GOTTARDI

• Voglio ricordare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi e il modo in cui i governi locali e regionali stanno attualmente contribuendo al raggiungimento degli obiettivi climatici attraverso contributi determinati a livello locale, quali il Patto dei Sindaci, o azioni concrete nelle città, in Italia il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima.

• Voglio anche ricordare come i governi locali e regionali hanno affrontato e tuttora contribuiscono al superamento della crisi sanitaria. Ma è fondamentale comprendere che la lotta ai cambiamenti climatici può e deve offrire un'opportunità, attraverso la ricerca della sostenibilità, per riprendersi dalla pandemia: si tratta di una sfida globale che va affrontata a livello locale, nel contesto europeo e internazionale. Pertanto, diventano imprescindibili azioni di cooperazione, di scambio di conoscenze e di best practice tra le città del mondo.

• La pandemia da Covid 19 è una situazione senza precedenti per tutti: cittadini, territori e l'Unione europea. E i Comuni, le città e le regioni, stanno affrontando pandemia in prima linea. Durante la crisi, i governi locali e regionali hanno garantito i servizi vitali per cittadini, il sostegno alle imprese e misure di resilienza economica per la nostra società. Oltre ai medici e ai lavoratori del settore sanitario, i dipendenti pubblici locali e regionali hanno assicurato la fornitura ininterrotta di servizi di base (acqua, energia, gestione dei rifiuti, social housing, sicurezza, sanificazione, oltre ai servizi alla persona), dimostrando quanto i servizi pubblici locali siano primari ed essenziali per le nostre comunità.

• Ora , però, dobbiamo imparare a gestire contemporaneamente la crisi sanitaria e quella climatica: è necessario, cioè, coniugare e impostare il piano di ripresa post crisi sanitaria focalizzandolo sull’aspetto green dello sviluppo sostenibile, mantenendo l’ambizioso obiettivo della decarbonizzazione urbana da raggiungere entro il 2050. Il CEMR ha già confermato l’ impegno a lavorare per le società decarbonizzate entro il 2050 e sta lavorando con i nostri associati in questa direzione.

• Il fatto che oggi i mezzi di trasporto pubblico siano potenziali luoghi di diffusione del Covid, non deve diventare una scusa per ritornare all’uso dell’auto privata, ma una spinta a promuovere maggiormente una mobilità sostenibile. Nella mia città stiamo realizzando nuove piste ciclabili, abbiamo istituito una zona a traffico limitato in una rete di strade destinandole a pedoni e ciclisti, investiamo su progetti come il bike to work, che premia e incentiva chi usa la bicicletta negli spostamenti casa – lavoro, previsto bonus per chi acquista biciclette, o altri mezzi a due ruote. Stiamo anche promuovendo l’uso dei parchi, per lo sport, l’economia, la cultura e la socialità. Questi nuovi progetti e questo approccio green possono sicuramente contribuire anche a uscire dalla crisi economica ora causata dal Covid 19.

• Non va dimenticato, però, che i governi locali e regionali stanno affrontando un aumento significativo delle spese, sia per il supporto alla cittadinanza durante il lockdown, sia per la riorganizzazione dei servizi nella fase di ripartenza, con perdite significative di entrate fiscali e non solo. Finora pochi governi centrali stanno fornendo sostegno finanziario alle regioni e alle città per compensare i costi aggiuntivi e le perdite imminenti. E’ fondamentale, invece, garantire investimenti futuri che contribuiscano anche allo sviluppo sostenibile e quindi alla lotta ai cambiamenti climatici. Altrimenti anche questa sarà un’occasione persa e una perdita nel tempo che non possiamo permetterci se vogliamo salvare il pianeta.

• Nel preparare la fase di uscita dalla crisi da Covid19, è della massima importanza garantire investimenti locali e regionali in progetti sostenibili come infrastrutture digitali, mobilità, trasporti, gestione delle risorse idriche, raccolta dei rifiuti, clima e ambiente, che contribuiscano al raggiungimento di obiettivi politici europei comuni, come annunciato tra l'altro nel Green Deal europeo. Dobbiamo sviluppare un Green Deal molto forte, (con una legislazione vincolante sui temi del clima, degli obiettivi climatici per il 2030 e il 2050, nonché delle risorse necessarie), con un'attenzione molto speciale a livello locale, affinché quelle azioni ambiziose possano essere completate, garantendo la partecipazioni di tutti gli attori del settore pubblico e privato e le competenze necessarie. Il Green Deal è un quadro generale sul clima, ma si adatta benissimo ad essere il piano di ripresa dall’attuale pandemia. Perché il Green Deal non rimanga lettera morta, gli enti locali, indipendentemente dalle loro dimensioni o dalla loro posizione geografica, devono ricevere tutto il sostegno finanziario e il supporto affinché riparta il processo di ricostruzione economica basata sugli obiettivi di sviluppo sostenibile.

• Anche il piano di ripresa europeo, proposto questa settimana dalla Commissione e il quadro finanziario pluriennale, dovrebbero essere costruiti nello spirito di solidarietà tra i paesi, con l'obiettivo di costruire una società sostenibile e resiliente, dare impulso all’innovazione e modernizzare l’economia europea, per consentire all’UE di raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

• Dato che il piano di risanamento dell’UE sarà necessariamente collegato alle raccomandazioni della Commissione agli Stati membri nell’ambito del semestre europeo, è imprescindibile tener in giusta considerazione il ruolo degli enti locali. Dato che il 60% di queste raccomandazioni ha un impatto locale o regionale, è essenziale coinvolgere le città e le regioni se si vuole garantire una efficace ripresa economica e sociale.

Il CEMR da tempo chiede la localizzazione del semestre europeo e del sistema di governance economica! Ma anche questo piano di ripresa deve essere un piano di ripresa green, con politiche che impattino sulla situazione climatica esistente, per trasformare la sfida che affrontiamo in un'opportunità, non solo sostenendo la ripresa, ma anche investendo nel nostro futuro: il Green Deal europeo e la digitalizzazione possono favorire l’occupazione e la crescita, la resilienza delle nostre società e la salute del nostro pianeta.

• Nei prossimi mesi gli Stati membri e il Parlamento europeo negozieranno la proposta. della Commissione per il piano di risanamento e il futuro Quadro di Finanziamento Pluriennale: entrambi gli strumenti dovrebbero sostenere le sfide che i comuni e le regioni andranno ad affrontare. La pandemia da Covid 19 ha evidenziato, se ancora non fosse stato già chiaro, come i governi locali e regionali abbiano un ruolo cruciale nell'attuazione e nel monitoraggio delle misure necessarie per affrontare la crisi, così come siano gli attori chiave per dare risposte rapide e concrete a crisi planetarie com’è quella climatica. E la crisi climatica ha già ampiamente dimostrato come il livello locale stia facendo la differenza per agire rapidamente alle sfide globali.

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THE SPEECH OF BELINDA GOTTARDI

Refer to the objectives of the Paris Agreement and how local and regional governments are currently contributing to the climate objectives (through locally determined contributions, the Covenant of Mayors, concrete actions in the cities,…give an example from Italy?). Refer as well to how the local and regional governments are also contributing to the health crisis. However, combating climate can offer a sustainable opportunity to recover from the health crisis. This is a global challenge where local action is needed at EU and International level. So cooperation and exchange of knowledge and best practices with other partners is necessary.

The Covid 19 pandemic is an unprecedented situation for all of Europe’s citizens, territories and the Union. Municipalities, cities and regions are on the frontlines against this pandemic. During this crisis, local and regional governments sustained vital services to citizens, businesses and the overall economic resilience of our society. Alongside with essential workers of the health and care sector, local and regional civil servants have ensured uninterrupted delivery of basic services: water and energy, resilience plans, waste management, housing, safety, street cleaning, etc, proving just how vital local public services are for our communities.

But handling the health and climate crisis simultaneously is possible: the main consideration is how to work together in the post-health crisis (green) recovery plan in a sustainable way while maintaining the high level of ambition to reach decarbonisation by 2050. CEMR has already confirmed our commitment to work towards decarbonized societies by 2050 and is working with our members in this direction.

Local and regional governments are facing significant increases in expenditures, mainly due to the costs of implementing current lockdown measures, experiencing significant losses in tax revenues and other forms of income. So far, few central governments are providing financial support to local and regional governments to compensate for the additional costs and upcoming losses. We just need to assure that the investments needed in the future also contribute to sustainable development (and therefore combating climate change). Otherwise, this will be a lost opportunity and a lose in time.

When preparing the phase out to the crisis, it is of the upmost importance to secure local and regional investments in future-oriented projects such as (digital) infrastructure, mobility, transport, water management, waste collection, climate and environment, etc., which contribute to common European policy objectives, announced in the European Green Deal among others. We need to develop a very strong Green Deal (with a strong climate law, climate targets, climate ambition for 2030 and 2050, sustainable resources) with a very special attention to the local level, how they can benefit in terms of resources, financial assistance, sustainable financing, needs from all stakeholders also the private sector, etc. The GD is an overarching framework and the recovery process post Covid crisis also fits very well within.

It is crucial to ensure that the recovery from the COVID crisis does not lose sight of the objectives of the Green Deal. We need resources available immediately to pave the way towards recovery in a sustainable way. these resources need to be tailored for all local governments – whatever their size or geographical situation – to trigger an economic reconstruction based on a sustainable transition and the climate goals. There is no other approach to do this.

Also the European recovery plan just proposed this week and the Multi-Annual Financial Framework should be carried by the spirit of solidarity, aiming to build a sustainable and resilient society, boost innovation and modernise Europe’s economy, to enable the EU to achieve the Sustainable Development Goals of the 2030 Agenda.

The EU recovery plan will be linked to the Commission’s recommendations to member states issued as part of the European Semester. Given that 60% of these recommendations have a local or regional impact, it is essential to take into account local and regional governments’ role in the recovery. CEMR calls for the localisation of the European Semester and the economic governance system. But this recovery plan has to be a green recovery plan, with climate proof policies in place, to turn the challenge we face into an opportunity, not only by supporting the recovery but also by investing in our future: the European Green Deal and digitalization will boost jobs and growth, the resilience of our societies and the health of our environment.

In the next months, the Member States and the European Parliament will negotiate the Commission’s proposal for the recovery plan and the future MFF and these should support municipalities and regions and : The response to the Covid 19 pandemic has made it clear: local and regional governments are playing a crucial role in implementing and monitoring the necessary measures to tackle the crisis. But the climate crisis has also shown how the local level is making a difference to act quickly.
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Unisciti e contribuisci
all’iniziativa del 22 maggio Global Day of Solidarity, coordinata e alimentata da un folto gruppo di organizzazioni della società civile di tutto il mondo, convocate dalla Campagna di azione dell’SDG delle Nazioni Unite, Project Everyone, Global Call to Action Against Poverty e Action for Sustainable Development.



“Abbiamo bisogno della solidarietà globale per proteggere tutti, ovunque, e per garantire che nessuno venga lasciato indietro”, affermano gli organizzatori dell’iniziativa.
“Il COVID-19 non conosce confini. È una minaccia globale e la nostra umanità necessita di una risposta globale. Il virus sta già avendo conseguenze devastanti per le persone di tutto il mondo. I sistemi sanitari in alcuni paesi sono sopraffatti, le economie stanno scivolando verso la depressione e la violenza domestica è in aumento. Molte persone stanno già affrontando la fame e la prospettiva della povertà”, sottolineano i promotori dell’iniziativa.
“In un momento in cui un virus rischia di dividerci e polarizzarci, ci stiamo unendo, con le persone e la società civile di tutto il mondo, per dimostrare che siamo più forti insieme”, affermano gli organizzatori, che puntano molto sul coinvolgimento di città e governi locali e regionali in quanto “sono in prima linea nella lotta contro COVID-19”.

Puoi partecipare attraverso molte tipologie di azioni simboliche per mostrare solidarietà (e speranza) e condividerle con #StrongerTogether

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Un approfondimento dell’AICCRE su quanto sta avvenendo in Polonia dopo il triste primato che l’ha vista primo Paese omofobo tra quelli dell’UE. Quel che emerge è il contrasto tra una opinione pubblica tollerante ed una classe politica poco sensibile ai diritti umani. Gli enti locali reagiscono: due comuni europei interrompono i gemellaggi con due comuni polacchi. L’impegno del CCRE/CEMR e dell’AICCRE. Una battaglia di civiltà contro tutte le forme di discriminazione.



ENGLISH VERSION

Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri, diceva Nelson Mandela. Non siamo ancora liberi, purtroppo: persistono in molti Paesi d’Europa e del mondo, anche in questo periodo di pandemia, forti discriminazioni nei confronti degli orientamenti sessuali delle persone.
Discriminazioni che costituiscono “una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani che trovano, invece, specifica tutela nella nostra Costituzione e nell’ordinamento internazionale”, come ha sottolineato il 17 maggio Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia.
La lotta contro l’omofobia è soprattutto lotta di civiltà che si estende a tutte le forme di discriminazione: la legislazione europea rende illegale la discriminazione sul luogo di lavoro o nella formazione fondata sulla religione, disabilità, razza, origine etnica, età e orientamento sessuale. Tuttavia, anche nell’UE esistono incredibili storie di omofobia: sono già 86 gli enti locali che in Polonia hanno istituito le zone franche dove gli omosessuali non sono tollerati, adottando 91 provvedimenti nei quali l’omotransfobia è permessa e azioni violente contro la diversità sono tollerate.


Che succede in Polonia? Tra imbarazzo e contraddizioni

Secondo la nuova “Rainbow Europe Map”, resa nota a ridosso della Giornata mondiale contro l’omofobia da Ilga Europe (International Lesbian and Gay Association – Europe), la Polonia è il leader omofobo dei Paesi dell’Unione Europea. La Polonia appartiene a un gruppo di 6 paesi dell’UE in cui gay e lesbiche non possono sposarsi. Gli altri Paesi sono: Romania, Bulgaria, Slovacchia, Lituania e Lettonia. Non esistono restrizioni di questo tipo negli altri 22 Stati membri.

È stato evidente l’imbarazzo di molti media polacchi al non certo prestigioso primato del proprio Paese. La maggior parte di essi ha reagito con grandi enfasi ed approfondimenti sul triste primato del loro Paese. “Abbiamo ottenuto questo titolo vergognoso nella classifica europea più importante per quanto riguarda la ricerca sull’uguaglianza LGBT”, ha commentato il giornale polacco Oko.press che ha tenuto a precisare “che la ricerca dalla quale è scaturito il marchio di omofobia non riguarda l’opinione pubblica, ma la legislazione nel Paese”. “Il 79% degli omosessuali polacchi ha paura di violenze e per questo non si tengono per mano”, ha scritto Noizza.pl., denunciando che le “minacce a persone LGBT non sono prese sul serio”.

“Invece di metterci al passo con Malta, il Belgio e la Gran Bretagna, ci stiamo avvicinando sempre di più alla Russia”, Paese nel quale è “proibito promuovere l’omosessualità”, ha commentato Oko.press.

Finora la Polonia si era classificata piuttosto in alto su questo tema, ma, ci informa il giornale on-line polacco, “nel 2019 sono successi molti eventi negativi. Divieti molto frequenti sulle marce dell’uguaglianza. Divieti poi revocati dai tribunali, “il che non cambia il fatto che gli organi amministrativi – cioè i sindaci delle città, – emettendo queste decisioni hanno limitato significativamente la libertà di riunione”. Abbiamo perso il maggior numero di punti in questa categoria rispetto all’anno precedente, commenta amaramente il quotidiano. “Sono costantemente valutati molto male da noi: il diritto alla protezione della vita privata e familiare e crimini di odio e discorsi di odio. In Polonia non esistono affatto disposizioni legali, né per la protezione contro i crimini d’odio né per la protezione della vita privata”.

“Per anni al penultimo posto, abbiamo finalmente conquistato una posizione che riflette al meglio la situazione socio-giuridica delle persone non eterosessuali, ovvero l’ultima nell’Unione. Abbiamo davvero meritato questo titolo, il paese più omofobo dell’UE”, ha pubblicato amaramente in prima pagina polityka.pl.

“Realtà terrificante”, ha commentato Slava Melnyk, direttore dell’associazione Campagna contro l’omofobia, su neesweek.pl.

L’annus horribilis

Nel 2019, che molti commentatori polacchi hanno definito l’annus horribilis per i diritti civili, il divieto di marcia sull’uguaglianza è diventato una pratica costante dei sindaci, ribadisce neewsweek.pl “con piena consapevolezza che poi questi sarebbe stati annullati dai tribunali” . Li hanno vietati per motivi politici – ha commentato l’avvocato Karolina Gierdal di KPH (ong Campagna contro l’omofobia) davanti alla corte Uguaglianza a Rzeszów nello scorso marzo. La Polonia vede i voivodati (województwa) come prima suddivisione nel sistema enti locali, seguiti dai distretti (powiat) e dai comuni (gmina). I provvedimenti discriminatori sono stati presi, tra gli altri, da 4 voivodati, grandi regioni che interessano l’angolo sud-est del paese, e comprendono Lublino e Bialystok.



La maglia nera della Polonia per l’omofobia sarebbe stata ancora più nera se L’ILGA, non avesse assegnato tre punti in più alla Polonia per l’impegno di Adam Bodnar, Mediatore, che con il suo team ha promosso numerose attività in difesa degli LGBT. Tuttavia, il mandato dell’attuale mediatore Bodnar terminerà presto. “Non sappiamo cosa accadrà dopo la fine di questo mandato, chi diventerà il nuovo Mediatore e se la persona scelta dalla maggioranza attuale si impegnerà ugualmente contro la discriminazione”, scrive con preoccupazione il giornale.
Dai giornali polacchi emerge anche un altro fatto: il raggiungimento di tale risultato da parte della Polonia è la conseguenza di 30 anni di azioni volte ad impedire cambiamenti nella direzione dell’uguaglianza.
Il Sejm (la Camera dei deputati polacca) ha già respinto un totale di 10 progetti che regolano unioni omosessuali, il presidente Duda ha posto il veto alla legge sulla riconciliazione di genere, diverse volte i deputati hanno detto “no” all’ampliamento del catalogo dei crimini ispirati dall’odio. Nel dibattito presidenziale del 6 maggio, tutti i candidati alla carica suprema dello stato hanno risposto che non avrebbero firmato l’atto che avrebbe permesso alle coppie dello stesso sesso di sposarsi e garantire loro il diritto di adottare. Ci sono “questioni più importanti”, ha affermato Małgorzata Kidawa-Błońska, candidata alle elezioni presidenziali polacche del 2020, nell’anniversario della morte del transgender Milo e prima sull’anniversario della morte del 14enne Dominik di Bieżuń. Morti suicidi. La sinistra proporrà l’europarlamentare dichiaratamente omosessuale Robert Biedrón come loro leader.



Secondo molti osservatori, per il partito sovranista di maggioranza PiS (Prawo i Sprawiedlywosc), gli omosessuali sono oggi il nemico numero uno. Su questa idea il partito ha impostato la campagna elettorale per le europee di maggio: ora si prepara a fare lo stesso in vista delle elezioni, previste per l’autunno. Il ritornello usato da PisS è sempre lo stesso: “i valori progressisti occidentali non sono parte dell’identità polacca. Fra questi rientrano le comunità LGBT e le loro ideologie. Una minaccia alla storia, alla cultura, alla famiglia. Minaccia che deve essere annientata”.

Ma c’è anche chi attacca la Chiesa polacca, la quale, racconta l’attivista per i diritti delle persone LGBT Jakub Gawron al portale Wired Gawron, “attacca la nostra comunità più duramente che la politica. Marek Jędraszewski (arcivescovo cattolico polacco, ndr) ha usato per la prima volta il termine ‘piaga arcobaleno‘ che è stato immediatamente ripreso dall’ultradestra”. Gawron, insieme ad altri attivisti, ha creato una mappa interattiva di monitoraggio di tutte le Strefa wolna od lgbt, letteralmente zone libere da lgbt.

Se l’omofobia non è… un’ opinione

Tuttavia, un sondaggio condotto per Gazeta Wyborcza, svela che le unioni tra persone dello stesso sesso sono supportate da tre quarti degli abitanti delle città polacche di oltre 500.000. L’omofobia è quindi più diffusa nei piccoli centri e non è certo l’”anima” del Paese, quasi a testimonianza di una frattura tra società civile polacca e la sua classe politica.

Contro l’omofobia è scesa in campo anche la scienza: la società polacca che riunisce scienziati che si occupano di sessualità umana, ha adottato una risoluzione in cui si oppone agli attacchi contro le persone associate all’ambiente LGBT + e alle campagne che diffondono disinformazione su di loro. Ha invitato inoltre medici, esperti e attivisti a correggere la falsificazione e la calunnia.



Enti locali in prima linea contro l’omofobia

Ancora una volta, nella storia europea, gli enti locali si pongono all’avanguardia e reagiscono prima dei governi nazionali, offrendo lezioni di civiltà. Il sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, nel febbraio scorso ha appoggiato pubblicamente una dichiarazione contro ogni discriminazione omofoba e a giugno ha parlato al Gay Pride della città.

Ma c’è chi ha fatto anche di più. “Noi eletti di Saint-Jean-de-Braye – hanno scritto i consiglieri comunali in una dichiarazione votata all’unanimità – riaffermiamo che si devono applicare i diritti umani a ogni essere umano senza discriminazioni, indipendentemente dal suo orientamento sessuale e dalla sua identità di genere. Chiediamo l’applicazione senza ostacoli delle libertà individuali di tutti“. Con queste motivazioni il comune francese ha deciso di sospendere il gemellaggio con il villaggio polacco, finché la risoluzione di Tuchów non verrà revocata.

Ha fatto eco al comune francese la città tedesca di Schwerte che ha interrotto lo storico, trentennale gemellaggio con il comune polacco di Nowy Sącz. “La decisione del vostro consiglio contraddice la nostra idea europea di diversità, e quindi il requisito per la comprensione internazionale”, ha scritto il sindaco Dimitrios Axourgos a Ludomir Handzl. – “Questo è inaccettabile per me e la città di Schwerte.”

L’impegno del CCRE/CEMR: “rispettare i valori europei”

Il CCRE/CEMR si è recentemente mobilitato, attraverso una lettera aperta firmata dal Segretario generale Vallier e da Broberg, uno dei due portavoce sulla gender equality, (l’altro è la nostra Silvia Baraldi, delegata AICCRE), nella quale, tra l’altro, si esprime il sostegno per i governi locali e regionali polacchi che resistono e continuano a rispettare e promuovere i valori europei fondamentali comuni di libertà e diritti umani.La lettera puo essere sottoscritta: clicca qui

AICCRE: riprendere il tema dei diritti umani

L’AICCRE sta accentuando il suo impegno nelle sedi europee ed internazionali nelle quali opera da anni a favore dei diritti delle minoranze, come per esempio all’interno delle sessioni del Consiglio d’Europa.
In una recente videoconferenza tra il Segretario generale del CPLRE del Consiglio d’Europa Andreas Kiefer e i membri del Segretariato del Congresso, l’AICCRE, preoccupata dalle tendenze di chiusura delle frontiere di molti Paesi, Carla Rey, segretario generale dell’Associazione, ha sottolineato come la pandemia da Covid-19 abbia modificato alcuni importanti temi che vanno assolutamente ripresi, come i diritti umani.
I dati danno ragione alla dirigente dell’AICCRE: per esempio, restando nel tema dell’omofobia, il 40% degli adolescenti italiani LGBT hanno subito violenza e discriminazione durante la quarantena, secondo una ricerca effettuata dal servizio Gay help on-line.

Tuttavia, la questione dei diritti non è legata a questo o a quel tema. L’AICCRE è infatti convinta che tutte le forme di discriminazione siano da affrontare e combattere a 360 gradi. In questo caso viene in soccorso la concreta Agenda 2030 dell’ONU che da anni in Italia L’Associazione sta veicolando ai nostri associati, attraverso eventi internazionali nel nostro Paese e formazione sul territorio. Ad Agenda 2030 va riconosciuto anche il merito di richiedere l’implementazione degli Obiettivi in accordo con i trattati internazionali sui diritti umani per far sì che i programmi e le politiche di sviluppo non inaspriscano le disuguaglianze e le intolleranze.

La lotta alla discriminazione, l’impegno per l’uguaglianza a tutti i livelli, la sostenibilità per l’AICCRE sono gli strumenti indispensabili per rimodellare le società di tutto il mondo, infiacchite ed impoverite dalla pandemia da Covid-19.

Un modo per riportare l’essere umano al centro del progetto perché, come ha detto il Capo dello Stato “tutti devono essere messi nella condizione di esprimere la propria personalità e di costruire il rispetto di sé”.
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Stefano Bonaccini, Presidente del CCRE/CEMR e dell’AICCRE, ha firmato un articolo apparso il 6 maggio sul prestigioso quotidiano spagnolo “El Pais”, nel quale ribadisce, tra l’altro, l’esigenza di misure straordinarie europee per il 2021 per garantire la continuità della risposta alle sfide economiche e sociali emergenti.Inoltre, emerge la necessità di una collaborazione multilivello per affrontare l’emergenza Covid-19. Occorre inoltre promuovere a livello globale la cooperazione verticale e orizzontale tra tutti i livelli di governo, nonché il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

L’articolo in italiano

La pandemia COVID-19 è una situazione senza precedenti per tutti i cittadini e per il territorio europeo, nonché per l’Unione stessa. Ad oggi, il numero di persone infette ha raggiunto più di 3,6 milioni e più di 257.000 persone sono morte a causa della malattia. E purtroppo queste cifre continuano a crescere di settimana in settimana.

Tutte le nostre vite sono state influenzate in un modo o nell’altro. Come Presidente della Regione Emilia-Romagna e del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE), sono stato testimone degli sforzi e dei sacrifici fatti dai nostri medici, infermieri, polizia, addetti alle pulizie, funzionari e volontari per proteggere i nostri cittadini e continuare a servire le nostre comunità.

Come spesso accade durante una crisi, i comuni e le regioni sono in prima linea. Giorno dopo giorno hanno assicurato la fornitura di servizi essenziali facendo tutto il possibile per fermare la catena del contagio. E l’hanno fatto in un contesto di grande difficoltà: deficit di reddito dovuto al crollo dell’attività imprenditoriale, al rallentamento dell’economia, o alla chiusura di teatri, musei e impianti sportivi.

In Italia, le città dovranno affrontare un deficit di entrate di circa 3 miliardi di euro. E in un momento in cui ciò di cui avevamo più bisogno era la solidarietà, la risposta iniziale degli Stati europei è stata scoraggiante. In molti paesi sono riemersi sentimenti nazionalisti, che hanno imposto l’embargo sull’esportazione di alcuni prodotti medici o hanno permesso l’espressione della xenofobia.

Se vogliamo ripristinare il benessere del nostro continente, tutti i governi, nazionali e subnazionali, devono lavorare fianco a fianco per combattere questo virus, che non comprende né confini né nazionalità. La rapida mobilitazione delle risorse da parte delle istituzioni europee è stata un passo incoraggiante. Tuttavia, dobbiamo andare oltre per superare questa crisi e prepararci per la prossima.

Il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa e i suoi membri sostengono un’Europa forte e unita, basata sull’azione comune, sui valori condivisi e sulla solidarietà. Sebbene non sia stata concepita per rispondere a situazioni di emergenza, la politica di coesione europea ha più che dimostrato la sua utilità come cammino verso la solidarietà europea. La nuova Iniziativa di investimento della Commissione Europea per la risposta al Coronavirus (IIRC; CRII), che consente di utilizzare i fondi strutturali inutilizzati nel 2019 per aiutare i comuni e le regioni a far fronte alla crisi, fornisce un sostegno di cui c’è molto bisogno.

E’ vero che la nuova assistenza finanziaria non sarà sufficiente e sarà addirittura marginale rispetto ai piani di sostegno nazionali su larga scala in preparazione negli Stati membri. Pertanto, al di là della risposta all’emergenza, il CCRE esorta la Commissione a prendere in considerazione misure straordinarie per il 2021 per garantire la continuità della risposta alle sfide economiche e sociali emergenti. Più in generale, chiediamo alla Commissione europea di collaborare con noi e con gli Stati membri per includere le associazioni nazionali dei governi locali e regionali nei loro gruppi di lavoro immediati e a lungo termine sull’azione contro il coronavirus. Perché? Grazie alla nostra esperienza, alla nostra conoscenza della realtà sul campo e al nostro continuo contatto con i funzionari locali e regionali. Per tutti questi motivi, possiamo essere di grande aiuto.

In tutti i Paesi colpiti, e in particolare tra quelli più colpiti come nel caso dell’Italia, abbiamo visto che una risposta e un dialogo coordinato tra città, regioni e governi nazionali è stato fondamentale. Mentre entriamo in una nuova fase di graduale abolizione delle misure restrittive, i comuni e le regioni continueranno a svolgere un ruolo cruciale. Come ha osservato la Commissione Europea nella sua recente roadmap della strategia di uscita dal coronavirus: “L’abolizione delle misure dovrebbe iniziare dove c’è un impatto locale ed estendersi gradualmente alle misure con una copertura geografica più ampia”.

Una stretta collaborazione con i governi locali e regionali sarà essenziale per svolgere in sicurezza questo importante compito. Il calvario di covid-19 dovrebbe portarci a riflettere sulle nostre politiche e a prepararci per il futuro. La risposta immediata alla crisi non deve farci dimenticare la necessità di investire in settori orientati alla costruzione di un futuro prospero e sostenibile. Il Green Deal europeo e la strategia digitale europea sono passi nella giusta direzione e altri devono seguirli.

Questa crisi dimostra, ancora una volta, la necessità di un forte coordinamento internazionale e di territori resilienti. In quanto tale, l’Europa deve continuare a promuovere a livello globale la cooperazione verticale e orizzontale tra tutti i livelli di governo, nonché il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Si dice spesso che l’Unione europea adotti le misure necessarie in tempi di crisi. Se questo è vero, non dobbiamo rimanere passivi in questa tragedia. Dobbiamo sfruttare al massimo questo avvertimento per prepararci a un domani più sano e sicuro. Non è troppo tardi per unirsi e costruire un futuro sostenibile basato sulla solidarietà. I comuni e le regioni d’Europa sono pronti a fare la loro parte.

Stefano Bonaccini
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