SDG
12 – Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

La popolazione mondiale attualmente consuma più risorse rispetto a quelle che gli ecosistemi siano in grado di fornire. Per lo sviluppo sociale ed economico che rientri nella capacità di carico degli ecosistemi, sono necessari cambiamenti fondamentali nel modo in cui le società producono e consumano.

L’Obiettivo 12 in ‘attuazione del quadro decennale dei programmi su modelli di consumo e di produzione sostenibili (http://www.unep.org/10yfp/), mira alla gestione ecologica dei prodotti chimici e di tutti i rifiuti, nonché a una sostanziale riduzione della produzione di rifiuti attraverso misure quali il riciclaggio. L’Obiettivo 12 ha anche lo scopo di dimezzare lo spreco alimentare, incoraggiare le imprese ad adottare pratiche sostenibili e promuovere politiche in materia di appalti pubblici sostenibili.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 12 NEL 2017

Per raggiungere l’obiettivo 12 è necessario un quadro di riferimento nazionale solido per il consumo e la produzione sostenibili che sia integrato con i programmi settoriali e nazionali, con le pratiche commerciali sostenibili e il comportamento dei consumatori, nel rispetto delle norme internazionali relative alla gestione di sostanze chimiche e rifiuti pericolosi

· Scindere la crescita economica dallo sfruttamento delle risorse naturali è fondamentale per lo sviluppo sostenibile. Le cifre globali, tuttavia, registrano tendenze negative: il consumo di materiali nazionali (la quantità totale di risorse naturali utilizzate nei processi economici) è cresciuto da 1,2 kg a 1,3 kg per unità di PIL dal 2000 al 2010. Nello stesso periodo il consumo di materiale nazionale totale è aumentato da 48,7 miliardi di tonnellate a 71,0 miliardi di tonnellate. L’incremento è dovuto in parte a un maggior sfruttamento delle risorse naturali a livello mondiale, in particolare in Asia orientale.

· I Paesi continuano a far fronte alle sfide legate all’inquinamento di aria, suolo e acqua e all’esposizione a sostanze chimiche tossiche in conformità con gli accordi ambientali multilaterali. Quasi tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite sono firmatari di almeno una di queste convenzioni. Secondo gli impegni sottoscritti nelle convenzioni, i Paesi sono tenuti a presentare regolarmente dati e informazioni su rifiuti pericolosi, materiali inquinanti organici persistenti e sostanze che danneggiano l’ozono. Tuttavia, dal 2010 al 2014, hanno fornito i dati e le informazioni richieste solo il 57% dei firmatari della Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiutipericolosi e sulla loro eliminazione , il 71% dei firmatari alla Convenzione di Rotterdam sulla procedura di consenso preventivo informato per taluni prodotti chimici e pesticidi pericolosi nel commercio internazionale e il 51% dei firmatari della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti. Al Protocollo di Montreal sulle sostanze che danneggiano lo strato di ozono sono state presentate le informazioni di tutti i firmatari.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

12.1 Attuare il quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibili, con la collaborazione di tutti i Paesi e sotto la guida dei Paesi sviluppati, in considerazione dello sviluppo e delle capacità dei Paesi in via di sviluppo

12.2 Entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile e l’uso efficiente delle risorse naturali

12.3 Entro il 2030, dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e presso i consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e distribuzione, comprese le perdite post-raccolto

12.4 Entro il 2020, raggiungere la gestione ecocompatibile delle sostanze chimiche e di tutti i rifiuti in tutto il loro ciclo di vita, in accordo con i quadri internazionali concordati, e ridurre significativamente il loro rilascio in aria, acqua e suolo, al fine di minimizzarne l’impatto negativo sulla salute umana e l’ambiente

12.5 Entro il 2030, ridurre in modo significativo la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo

12.6 Incoraggiare le imprese, soprattutto le aziende di grandi dimensioni e transnazionali, ad adottare pratiche sostenibili e ad integrare nelle loro relazioni periodiche i dati sulla sostenibilità

12.7 Promuovere in materia di appalti pubblici pratiche sostenibili, in base alle politiche e alle priorità nazionali

12.8 Entro il 2030, fare in modo che in tutto il mondo le persone abbiano accesso a informazioni adeguate e che siano sensibilizzate sulle questioni relative a sviluppo sostenibile e stili di vita in armonia con la natura

12.A Sostenere i Paesi in via di sviluppo a rafforzare la loro capacità scientifica e tecnologica in modo da passare a modelli di consumo e di produzione più sostenibili

12.B Sviluppare e adottare strumenti per monitorare l’impatto dello sviluppo sostenibile per il turismo sostenibile che crea posti di lavoro e promuove la cultura e i prodotti locali

12.C Razionalizzare i sussidi ai combustibili fossili inefficienti che favoriscono lo spreco eliminando le distorsioni del mercato, in base alle condizioni nazionali, anche attraverso la ristrutturazione fiscale e la graduale eliminazione di sovvenzioni dannose, ove esistenti, in modo da riflettere il loro impatto ambientale, tenendo in dovuta considerazione le esigenze specifiche e le condizioni dei Paesi in via di sviluppo e riducendo al minimo i possibili effetti negativi sul loro sviluppo, in un modo tale da proteggere le comunità povere e danneggiate

INDICATORI

12.1.1 Numero di Paesi com piani di azione nazionali di consumo e produzione sostenibili (SCP) o con SCP definiti priorità o traguardo nelle politiche nazionali

12.2.1 Impronta sui materiali, impronta sui materiali pro capite e impronta sui materiali per PIL

12.2.2 Consumo nazionale di materiale, consumo nazionale di materiale pro capite e consumo nazionale di materiale per PIL

12.3.1 Indice di perdita di cibo globale

12.4.1 Numero di firmatari di accordi ambientali multilaterali internazionali sui rifiuti pericolosi e altre sostanze chimiche che rispettano loro impegni e obblighi nella trasmissione di informazioni come previsto da ciascun accordo

12.4.2 Rifiuti pericolosi prodotti pro capite e percentuale di rifiuti pericolosi trattati, per tipo di trattamento

12.5.1 Percentuale nazionale di riciclaggio, tonnellate di materiale riciclato

12.6.1 Numero di aziende che pubblicano relazioni periodiche sulla sostenibilità

12.7.1 Numero di Paesi che attuano politiche e piani di azione sulla sostenibilità degli appalti pubblici

12.8.1 Misura in cui (i) l’educazione alla cittadinanza globale e (ii) l’educazione allo sviluppo sostenibile (compresa l’educazione sui cambiamenti climatici) viene gestita a livello centrale attraverso (a) politiche di educazione nazionali, (b) programmi, (c) formazione degli insegnanti e (d) valutazione degli studenti

12.A.1 Quota di aiuti destinati ai Paesi in via di sviluppo per la ricerca e lo sviluppo per il consumo e la produzione sostenibili e per le tecnologie ecocompatibili

12.B.1 Numero di strategie per il turismo sostenibile o le politiche e i piani di azione attuati con strumenti di valutazione e monitoraggio concordati

12.C.1 Quota di sussidi per combustibili fossili per unità di PIL (produzione e consumo) e in rapporto con la spesa nazionale totale per combustibili fossili
0

SDG
11 – Rendere la città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

L’urbanizzazione globale è uno degli sviluppi più significativi del 21 ° secolo. Più della metà della popolazione mondiale vive in città, una percentuale che si prevede di aumentare al 70% entro il 2050. Sono le città a guidare le economie locali e nazionali, come centri di prosperità dove si concentra oltre l’80% delle attività economiche globali. L’Urbanizzazione pone anche grandi sfide. Le città hanno un enorme impatto ambientale. Occupano solo il tre per cento della superficie del mondo, ma sono responsabili per tre quarti del consumo di risorse globale e il 75% delle emissioni globali.

L’obiettivo 11 mira a ridurre gli effetti negativi dell’impatto ambientale delle città, in particolare in termini di qualità dell’aria e gestione dei rifiuti. Essa richiede forme più inclusive e sostenibili di urbanizzazione, basate in particolare su un approccio partecipativo, integrato e sostenibile alla pianificazione urbana. Inoltre, esso mira a garantire l’accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri e inclusivi, soprattutto per le donne e i bambini, gli anziani e le persone con disabilità, e di fornire l’accesso ai sistemi di trasporto sicuri e convenienti.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 11 NEL 2017

Negli ultimi anni, il mondo ha registrato una crescita urbana senza precedenti. Nel 2015, quasi 4 miliardi di persone, ossia il 54% della popolazione mondiale, vivevano in città e il numero è destinato ad aumentare fino a circa 5 miliardi di persone entro il 2030. Questa rapida urbanizzazione ha creato sfide enormi, tra cui l’aumento del numero di persone residenti in bidonville, l’aumento dell’inquinamento atmosferico, infrastrutture e servizi di base inadeguati, l’estensione urbana incontrollata, fattori che contribuiscono a rendere le città più vulnerabili a catastrofi. Occorre una migliore pianificazione e gestione urbanistica per rendere gli spazi urbani del mondo più inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili. A maggio 2017, 149 paesi stavano sviluppando politiche urbanistiche a livello nazionale.

· La percentuale di popolazione urbana residente in bidonville nei Paesi in via di sviluppo è diminuita, passando dal 39% nel 2000 al 30% nel 2014. Nonostante alcuni progressi, il numero assoluto di persone che vivono in zone urbane residenti nelle bidonville è continuato a crescere, in parte a causa dell’accelerazione dell’urbanizzazione, della crescita demografica e della mancanza di politiche abitative e territoriali adeguate. Nel 2014, si stima che 880 milioni di residenti in zone urbane vivevano in bidonville, rispetto ai 792 milioni di residenti in zone urbane nel 2000.

· Poiché aumentano sempre di più le persone che si trasferiscono nelle aree urbane, le città tendono tendono ad ampliare i loro confini geografici inglobando nuovi abitanti. Dal 2000 al 2015, in tutte le regioni del mondo, l’allargamento del territorio urbano ha superato la velocità di crescita delle popolazioni urbane. Di conseguenza le città stanno diventando meno dense nella loro crescita, con estensioni urbane incontrollate che mettono in pericolo modelli di sviluppo urbanistico più sostenibili.

· La gestione e smaltimento sicuro dei rifiuti solidi rappresenta uno dei servizi ambientali urbani più importante. La mancata raccolta di rifiuti solidi ostruisce le fognature, causa inondazioni e potrebbe causare la diffusione di malattie trasmesse dall’acqua. Sulla base dei dati relativi a città in 101 Paesi dal 2009 al 2013, il 65% delle popolazioni urbane erano servite dal servizio di raccolta di rifiuti a livello municipale.

· L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio di grande rilevanza per la salute ambientale. Nel 2014, 9 persone su 10 che vivono nelle città hanno respirato aria non conforme ai parametri di sicurezza imposti dall’OMS.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

11.1 Entro il 2030, garantire a tutti un alloggio e servizi di base adeguati, sicuri e a prezzi accessibili e ammodernare le bidonville

11.2 Entro il 2030, garantire a tutti sistemi di trasporto sicuri, sostenibili e a prezzi accessibili, migliorare la sicurezza stradale, in particolare ampliando i mezzi pubblici, con particolare attenzione alle esigenze di chi è in situazioni vulnerabili, alle donne, ai bambini, alle persone con disabilità e agli anziani

11.3 Entro il 2030, aumentare l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificazione e gestione partecipata e integrata degli insediamenti umani in tutti i Paesi

11.4 Consolidare gli impegni per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del pianeta

11.5 Entro il 2030, ridurre in modo significativo il numero dei morti, delle persone colpite e l’ammontare delle perdite economiche dirette rispetto al prodotto interno lordo globale causate da catastrofi, tra cui quelle provocate dall’acqua, con una particolare attenzione alla protezione dei poveri e delle persone in situazioni di vulnerabilità

11.6 Entro il 2030, ridurre l’impatto ambientale negativo pro capite delle città, in particolare riguardo alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti

11.7 Entro il 2030, fornire l’accesso universale a spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per le donne e i bambini, gli anziani e le persone con disabilità

11.A Sostenere rapporti economici, sociali e ambientali positivi tra le zone urbane, periurbane e rurali, potenziando la pianificazione dello sviluppo nazionale e regionale

11.B Entro il 2020, aumentare notevolmente il numero delle città e degli insediamenti umani che hanno adottato e attuato politiche e piani integrati a favore dell’inclusione, l’efficienza delle risorse, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza alle catastrofi, e sviluppare e adottare, in linea con il Quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030, una gestione olistica del rischio di catastrofi a tutti i livelli

11.C Sostenere i Paesi meno sviluppati, anche attraverso l’assistenza tecnica e finanziaria, nella costruzione di edifici sostenibili e resilienti utilizzando materiali locali

INDICATORI

11.1.1 Percentuale di popolazione urbana residente in bidonville, Insediamenti informali o alloggi inadeguati

11.2.1 Percentuale di popolazione con un accesso adeguato al trasporto pubblico, per sesso, età e persone con disabilità

11.3.1 Percentuale di consumo del suolo rispetto al tasso di crescita della popolazione

11.3.2 Percentuale di città con una partecipazione diretta alla società civile nella pianificazione e gestione urbanistica su base regolare e democratica

11.4.1 Spesa totale (pubblica e privata) pro capite per la tutela, protezione e conservazione di tutto il patrimonio culturale e naturale, per tipo di patrimonio (culturale, naturale, misto e designazioni del Centro del patrimonio mondiale), livello di governo (nazionale, regionale e locale/municipale), tipo di spesa (spese operative/investimenti) e tipo di fondo privato (donazioni in natura, settore privato non profit e sponsorizzazione)

11.5.1 Numero di morti, persone scomparse e toccate da catastrofi ogni 100.000 abitanti

11.5.2 Perdite dirette in rapporto al PIL globale provocate da catastrofi, compresi i danni a infrastrutture cruciali e l’interruzione dei servizi essenziali

11.6.1 Percentuale di rifiuti solidi urbani raccolti regolarmente e con smaltimento finale adeguato rispetto alla quantità totale di rifiuti solidi urbani prodotti, per città

11.6.2 Livelli medi annuali di particolato (ad esempio PM 2.5 e PM 10) nelle città (in rapporto alla popolazione)

11.7.1 Percentuale media dell’area edificata delle città dotata di spazi aperti accessibili a tutti, per sesso, età e persone con disabilità

11.7.2 Percentuale di persone vittime di molestie fisiche o sessuali, per sesso, età, disabilità e luogo in cui è avvenuto nei 12 mesi precedenti

11.A.1 Percentuale di popolazione che vive in città che adottano i piani di sviluppo urbanistico e regionale tenendo in considerazione le proiezioni demografiche e il fabbisogno di risorse, per dimensione della città

11.B.1 Percentuale di governi locali che hanno adottato strategie di riduzione del rischio di catastrofi in linea con il Quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030

11.B.2 Numero di paesi con strategie di riduzione del rischio di catastrofi a livello nazionale e locale

11.C.1 Percentuale di sostegno finanziario ai Paesi meno sviluppati erogato per la costruzione e la ristrutturazione di edifici sostenibili, resilienti e efficienti utilizzando materiali locali
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SDG
10 – Ridurre le disuguaglianze

Le disuguaglianze a livello globale sono enormi e presentano uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile e alla lotta contro la povertà. La disuguaglianza all’interno di molti paesi è in aumento negli ultimi anni. Le disuguaglianze limitano le opportunità di partecipare alla vita dei gruppi sociali e di dare un contributo significativo alla vita sociale, culturale, politica ed economica. Pertanto, l’obiettivo 10 si concentra sulla riduzione delle disuguaglianze all’interno dei paesi e tra i paesi. In concreto, l’obiettivo 10 mira alla crescita del reddito delle classi più povere per il raggiungimento di responsabilizzazione e di inclusione sociale, economica e politica per tutti entro il 2030.

L’Obiettivo 10 mira a garantire le pari opportunità attraverso l’eliminazione delle leggi discriminatorie, le politiche e le pratiche, facilitando una più regolarizzata e sicura migrazione umana attraverso l’attuazione di adeguate politiche di migrazione. L’obiettivo prevede anche una maggiore rappresentanza e una maggiore voce dei paesi in via di sviluppo nel processo decisionale all’interno delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 10 NEL 2017

Il progresso verso la riduzione delle disuguaglianze all’interno e fra i Paesi è stato eterogeneo.

· Le voci dei Paesi in via di sviluppo devono ancora essere rafforzate all’interno dei forum decisionali di istituzioni internazionali economiche e finanziarie. Inoltre, sebbene le rimesse possano essere un’ancora di salvezza per le famiglie e le comunità dei lavoratori migranti internazionali nei loro Paesi di origine, il costo elevato del trasferimento di denaro continua a ridurre tali benefici.

· Dal 2008 al 2013, i redditi o i consumi pro capite del 40% più povero della popolazione sono migliorati più rapidamente rispetto alla media nazionale in 49 degli 83 Paesi (ossia tre quarti della popolazione mondiale) con dati.

· Nel 2016, il Fondo monetario internazionale, attraverso la sua recente riforma delle quote, ha aumentato i voti a disposizione dei Paesi in via di sviluppo (definiti come Paesi situati nelle regioni in via di sviluppo, secondo la classificazione M49) al 37%, in aumento rispetto al 33% nel 2010. Tale incremento è ancora lontano dal 74% che rappresentano in base al numero dei loro membri. Mentre le riforme del 2010 della Banca Mondiale sono ancora in fase di introduzione, tale sforzo non ha ancora modificato l’attuale quota del 38% di voti a disposizione dei Paesi in via di sviluppo dal 2000 all’interno della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo.

· Il trattamento senza dazi e le condizioni di accesso favorevoli per le esportazioni dai Paesi meno sviluppati e in via di sviluppo sono stati potenziati. Dal 2005 al 2015, la percentuale di linee tariffarie con trattamenti senza dazi per prodotti di Paesi in via di sviluppo è aumentata globalmente dal 41% al 50%. Per prodotti di Paesi meno sviluppati, la percentuale è aumentata dal 49% al 65%.

· I Paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo continuano ad aver bisogno di ulteriori aiuti per garantire che possano trarre beneficio dello sviluppo sostenibile. Nel 2015, i fondi totali diretti ai Paesi meno sviluppati e ai piccoli Stati insulari in via di sviluppo ammontavano rispettivamente a 48 miliardi di dollari e 6 miliardi di dollari rispettivamente. Il traguardo dello 0,15% di reddito nazionale lordo (RNL) per l’APS verso i Paesi meno sviluppati è stato raggiunto da otto Paesi donatori.

· I benefici delle rimesse provenienti da lavoratori migranti internazionali sono ridotti dal costo generalmente elevato delle transazioni. In media, gli uffici postali e gli operatori di money transfer impongono una commissione superiore al 6% della cifra trasferita, mentre le banche commerciali la commissione è dell’11%. In entrambi i casi la commissione è molto al di sopra del traguardo del 3%. Tecnologie nuove e migliorate, come le carte prepagate e gli operatori su rete mobile, riducono le commissioni per l’invio di denaro a casa (tra il 2 e il 4%), ma non sono ancora diffusi in modo capillare o non sono utilizzati in molti corridoi di rimesse.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

10.1 Entro il 2030, raggiungere progressivamente e sostenere la crescita del reddito del 40% più povero della popolazione ad un tasso superiore rispetto alla media nazionale

10.2 Entro il 2030, potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, status economico o altro

10.3 Garantire a tutti pari opportunità e ridurre le disuguaglianze di risultato, anche attraverso l’eliminazione di leggi, politiche e pratiche discriminatorie, e la promozione di leggi, politiche e azioni adeguate per questo obiettivo

10.4 Adottare politiche, in particolare fiscali, e politiche salariali e di protezione sociale, e raggiungere progressivamente una maggiore uguaglianza

10.5 Migliorare la regolamentazione e il controllo dei mercati e delle istituzioni finanziarie globali e rafforzarne l’applicazione

10.6 Garantire una rappresentanza e un peso maggiori per i Paesi in via di sviluppo nel processo decisionale delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali a livello mondiale al fine di avere istituzioni più efficaci, credibili, responsabili e legittime

10.7 Facilitare la migrazione e la mobilità delle persone ordinata, sicura, regolare e responsabile, anche attraverso l’attuazione di politiche migratorie programmate e ben gestite

10.A Attuare il principio del trattamento speciale e differenziato per i Paesi in via di sviluppo, in particolare per i Paesi meno sviluppati, in conformità con gli accordi dell’Organizzazione mondiale del commercio

10.B Promuovere l’aiuto pubblico allo sviluppo e i relativi fondi, compresi gli investimenti esteri diretti a favore degli Stati che ne hanno maggiore bisogno, in particolare Paesi meno sviluppati, i Paesi africani, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i Paesi senza sbocco sul mare in via di sviluppo, in base ai loro piani e programmi nazionali

10.C Entro il 2030, ridurre a meno del 3 per cento i costi di transazione delle rimesse dei migranti ed eliminare i corridoi di rimesse con costi superiori al 5 per cento

INDICATORI

10.1.1 I tassi di crescita della spesa o del reddito pro capite dei nuclei familiari tra il 40% più povero della popolazione e il totale della popolazione

10.2.1 Percentuale di persone che vivono al di sotto del 50% del reddito mediano, per età, sesso e persone con disabilità

10.3.1 Percentuale di cittadini che hanno dichiarato di essersi sentiti personalmente vittime di discriminazioni o molestie nei 12 mesi precedenti, sulla base di un motivo di discriminazione vietato dalle leggi internazionali sui diritti umani

10.4.1 Percentuale di PIL derivante dal lavoro, compresi i redditi e le erogazioni per la protezione sociale

10.5.1 Indicatori di solidità finanziaria

10.6.1 Rapporto tra numero di membri e diritti di voto dei Paesi in via di sviluppo nelle organizzazioni internazionali

10.7.1 Costi di assunzione a carico del lavoratore in proporzione al reddito annuale guadagnato nel Paese di destinazione

10.7.2 Numero di paesi che hanno adottato politiche di migrazione ben gestite

10.A.1 Percentuale di linee tariffarie applicate alle importazioni provenienti da Paesi meno sviluppati e in via di sviluppo con tariffa pari a 0

10.B.1 Fondi totali per lo sviluppo, per Paese beneficiario e donatore e per tipo di fondo (ad esempio aiuto pubblico allo sviluppo, investimento diretto estero e altri)

10.C.1 Costi delle rimesse in rapporto all’ammontare trasferito
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SDG
9 – Infrastrutture resistenti, industrializzazione sostenibile e innovazione

Gli investimenti in infrastrutture sostenibili e nella ricerca scientifica e tecnologica aumentano la crescita economica, creano posti di lavoro e promuovono la prosperità. I progetti infrastrutturali che costano miliardi sono previsti per i prossimi 15 anni, in particolare nei paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti. L’Obiettivo 9 mira pertanto a costruire infrastrutture resistenti, promuovere l’industrializzazione e promuovere l’innovazione. Maggiore efficienza delle risorse da utilizzare e una maggiore adozione di tecnologie pulite e rispettose dell’ambiente e processi industriali necessari per rendere le infrastrutture e le industrie sostenibili entro il 2030.

L’Obiettivo 9 mira a sostenere lo sviluppo della tecnologia, la ricerca e l’innovazione soprattutto nei paesi in via di sviluppo, fornire a piccole industrie e aziende un maggiore accesso ai servizi finanziari e di credito a prezzi accessibili, e aumentare l’integrazione di queste aziende nei mercati. Mira anche a sostenere l’accesso universale e accessibile a internet nei paesi meno sviluppati del mondo.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 9 NEL 2017

Nonostante i miglioramenti costanti nella produzione e nell’impiego, saranno necessari nuovi investimenti nei Paesi meno sviluppati per costruire le infrastrutture necessarie e assicurare il raddoppio della percentuale di PIL legato all’industria in tali Paesi entro il 2030.

· Servizi di trasporto efficaci generano occupazione e ricchezza e trainano lo sviluppo economico. Nel 2015, l’impatto economico globale stimato sia diretto che indiretto del trasporto aereo era di 2,7 trilioni di dollari, equivalente a 3,5% del PIL globale. I Paesi meno sviluppati, Paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare e piccoli Stati insulari in via di sviluppo, rappresentano volumi di trasporto aereo e di trasporto merci molto inferiori, con ciascun gruppo di paesi responsabile di appena l’1% fino al 2,7% del totale globale.

· La produzione è il motore principale dello sviluppo economico, dell’occupazione della stabilità sociale. A livello globale, il valore aggiunto manifatturiero in rapporto al PIL è aumentato passando dal 15,3% nel 2005 al 16,2% nel 2016. In quell’anno, il valore aggiunto manifatturiero pro capite è stato di 4.621 dollari in Europa e America settentrionale, rispetto a circa 100 dollari nei Paesi meno sviluppati.

· Poiché molti Paesi si spostano verso settori a minor dispendio energetico e più efficienti, le loro emissioni di anidride carbonica per unità di valore aggiunto manifatturiero sono generalmente in calo. Dal 2000 al 2014, Europa e in America settentrionale hanno ridotto la loro intensità di emissioni del 36%. I 10 paesi più industrializzati del mondo hanno visto un calo nella loro intensità di emissioni. Tuttavia, tali tendenze promettenti non si ritrovano nel livello globale di intensità di emissioni, poiché una percentuale significativa del valore aggiunto manifatturiero mondiale si è spostata nei Paesi con livelli di intensità generalmente più elevati.

· Nel 2014, gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo ammontavano all’1,7% del PIL globale, in aumento rispetto all’1,5% nel 2000. A livello mondiale, nel 2014 c’erano 1.098 ricercatori ogni milione di abitanti, con una distribuzione che passa dai 63 nei Paesi meno sviluppati a 3.500 in Europa e America settentrionale.

· L’APS per le infrastrutture economiche nei Paesi in via di sviluppo è arrivato a 57 miliardi di dollari nel 2015, in aumento di 32 punti percentuali in termini reali rispetto al 2010. I settori che hanno beneficiato maggiormente sono stati il trasporto e l’energia (19 miliardi di dollari ciascuno).

· La produzione industriale si sta sempre più spostando verso prodotti tecnologicamente più complessi. Mentre i prodotti a medio e alto contenuto tecnologico continuano a dominare la produzione nelle economie industrializzate (contribuendo a circa l’80% della produzione industriale totale), la percentuale sfiora il 10% nei Paesi meno sviluppati.

· I servizi accessibili tramite telefono cellulare sono aumentati rapidamente e hanno permesso alle persone che vivono in zone precedentemente prive di connessione di entrare nella società globale dell’informazione. Nel 2016, il 95% della popolazione mondiale e l’85% delle persone in Paesi meno sviluppati sono state coperte da un segnale del telefono cellulare.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

9.1 Sviluppare infrastrutture di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti, comprese le infrastrutture regionali e transfrontaliere, per sostenere lo sviluppo economico e il benessere umano, garantendo una fruizione equa e accessibile a tutti

9.2 Promuovere un’industrializzazione inclusiva e sostenibile e, entro il 2030, aumentare in modo significativo il peso dell’industria nell’occupazione e nel prodotto interno lordo, in base alle condizioni nazionali, e raddoppiare la percentuale nei Paesi meno sviluppati

9.3 Aumentare l’accesso di piccole aziende di tipo industriale o altro, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, ai servizi finanziari, tra cui il credito a prezzi accessibili, e la loro integrazione nelle catene di valore e nei mercati

9.4 Entro il 2030, aggiornare le infrastrutture e modernizzare le industrie per renderle sostenibili, con una maggiore efficienza delle risorse da utilizzare e un impiego maggiore di tecnologie pulite e processi industriali ecocompatibili, coinvolgendo tutti i Paesi in base alle loro rispettive capacità

9.5 Potenziare la ricerca scientifica, promuovere le capacità tecnologiche dei settori industriali in tutti i Paesi, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, anche incoraggiando, entro il 2030, l’innovazione e aumentando in modo sostanziale il numero dei lavoratori dei settori ricerca e sviluppo ogni milione di persone e la spesa pubblica e privata per ricerca e sviluppo

9.A Facilitare lo sviluppo sostenibile e resiliente delle infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo attraverso un maggiore sostegno finanziario, tecnologico e tecnico ai Paesi africani, ai Paesi meno sviluppati, ai Paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare e ai piccoli Stati insulari in via di sviluppo

9.B Sostenere lo sviluppo nazionale di tecnologie, ricerca e innovazione nei Paesi in via di sviluppo, anche assicurando un ambiente politico favorevole, tra le altre cose, alla diversificazione industriale e a conferire valore aggiunto alle materie prime

9.C Aumentare sensibilmente l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e tentare di fornire un accesso universale e a basso costo a Internet nei Paesi meno sviluppati entro il 2020

INDICATORI

9.1.1 Percentuale di popolazione rurale che vive entro 2 km da una strada percorribile tutto l’anno 9.1.2 Volume di passeggeri e merci, per modalità di trasporto 9.2.1 Valore aggiunto manifatturiero in rapporto al PIL e pro capite

9.2.2 Occupazione nel settore manifatturiero in rapporto all’occupazione totale

9.3.1 Percentuale di industrie di piccola dimensione nel valore aggiunto industriale totale

9.3.2 Percentuale di industrie di piccole dimensioni con un prestito o una linea di credito

9.4.1 Emissioni di CO2 per unita di valore aggiunto 9.5.1 Spesa per ricerca e sviluppo in rapporto al PIL

9.5.2 Ricercatori (nell’equivalente a tempo pieno) per milione di abitanti

9.A.1 Sostegno internazionale pubblico totale (aiuto pubblico allo sviluppo più altri fondi pubblici) a favore delle infrastrutture

9.B.1 Percentuale di valore aggiunto industriale a contenuto tecnologico medio e alto rispetto al valore aggiunto totale

9.C.1 Percentuale di popolazione coperta da rete cellulare, per tecnologia
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SDG
8 – Promovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti

Secondo i dati attuali, oltre 200 milioni di persone in tutto il mondo sono disoccupati, soprattutto giovani. L’occupazione e la crescita economica svolgono un ruolo significativo nella lotta alla povertà. La promozione di una crescita sostenibile e la creazione di sufficienti posti di lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti umani sono di fondamentale importanza non solo per i paesi in via di sviluppo ma anche per le economie emergenti e quelle industrializzate.

L’Obiettivo 8 comprende obiettivi sul sostegno della crescita economica, aumentando la produttività economica e la creazione di posti di lavoro dignitosi. Esso prevede anche la lotta contro il lavoro forzato e la fine della schiavitù moderna e traffico di esseri umani entro il 2030. La crescita economica sostenibile non deve avvenire a scapito dell’ambiente, ed è per questo che l’obiettivo 8 mira anche a una migliore efficienza dei consumi delle risorse globali e della produzione prevenendo un degrado ambientale legato alla crescita economica.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 8 NEL 2017

L’aumento della produttività lavorativa, la riduzione del tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, e il miglioramento dell’accesso ai servizi finanziari e ai benefici sono componenti essenziali per la crescita economica sostenuta e inclusiva.

· Il tasso di crescita medio annuo di PIL reale pro capite a livello mondiale è stato del 1,6% dal 2010 al 2015, rispetto allo 0,9% nel periodo 2005-2009. Nei Paesi meno sviluppati, la crescita pro capite è passata dal 3,5% nel periodo 2000-2004 al 4,6% nel 2005-2009, per poi rallentare al 2,5% nel 2010-2015. La crescita annuale media del PIL nei Paesi meno sviluppati ha seguito una tendenza simile, rallentando dal 7,1% nel 2005-2009 al 4,9% nel 2010-2015, ovvero al di sotto del traguardo previsto dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissato al 7%.

· A livello globale, la produttività lavorativa (crescita annuale di PIL reale per lavoratore) è calata passando da una media annuale del 2,9% tra il 2000 e il 2008 a 1,9% tra 2009 e 2016. Il rallentamento rappresenta un sviluppo negativo per l’economia globale, con conseguenze negative sulla qualità della vita e sugli stipendi reali.

· Il tasso di disoccupazione globale nel 2016 è stato del 5,7%, con le donne a maggiore incidenza di disoccupazione in tutte le fasce d’età. La disoccupazione giovanile ha registrato valori tre volte superiori rispetto a quella degli adulti, con tassi di disoccupazione rispettivamente del 12,8% e 4,4% nel 2016. Inoltre, in oltre il 76% dei Paesi con dati disponibili, più di 1 giovane su 10 non studiava, né lavorava. Le ragazze hanno maggior rischio rispetto ai ragazzi di far parte di questa categoria in quasi il 70% dei Paesi con dati disponibili.

· Mentre il numero di bambini tra i 5 e i 17 anni con un lavoro è diminuito da 246 milioni nel 2000 a 168 milioni nel 2012, il lavoro minorile rimane un grave problema. Più della metà dei bambini lavoratori (85 milioni di bambini) svolgono attività pericolose e il 59% di loro è impiegato nel settore agricolo. Le bambine hanno fatto maggiori progressi rispetto ai bambini, con il numero delle bambine lavoratrici in calo del 40% nel periodo 2000-2012, rispetto al calo del 25% dei bambini.

· L’accesso ai servizi finanziari permette alle persone e alle aziende di far fronte a cambiamenti negli introiti, gestire flussi di cassa mutevoli, accumulare patrimonio e fare investimenti produttivi. L’accesso ai servizi finanziari attraverso sportelli automatici di banca è aumentato del 55% a livello mondiale tra il 2010 e 2015. Nello stesso periodo, le filiali delle banche commerciali sono aumentate del 5%, con una crescita più moderata imputabile all’aumento dei servizi finanziari con accesso digitale. A livello globale, nel 2015 sono stati registrati 60 sportelli automatici di banca e 17 filiali di banche commerciali ogni 100.000 adulti. Dal 2011 al 2014, 700 milioni di adulti hanno aperto un nuovo conto in banca e la percentuale di adulti con un conto presso un’istituzione finanziaria è aumentato dal 51% al 61%.

· Dopo una lieve contrazione nel 2014, gli aiuti al commercio sono aumentati del 5,4% in termini reali arrivando a 53,9 miliardi di dollari nel 2015, per effetto di un recupero in relazione agli impegni per infrastrutture commerciali e ripresa della crescita a sostegno del settore bancario e dell’agricoltura. Gli aiuti per gli impegni nel settore del commercio nei confronti dei Paesi meno sviluppati è aumentato nel 2015 di 4,3 miliardi di dollari, raggiungendo così quota 17,2 miliardi di dollari. Il Quadro integrato rafforzato, un programma di aiuti al commercio a favore di tali Paesi, ha avviato nel 2016 la sua seconda fase, che terminerà nel 2022. Gli impegni dei donatori nei confronti del Quadro ammontavano nel 2016 a 55,3 milioni di dollari, con 17,3 milioni di dollari già erogati al Fondo.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

8.1 Sostenere la crescita economica pro-capite a seconda delle condizioni nazionali e, in particolare, almeno nella misura del 7% di crescita annua del prodotto interno lordo nei Paesi meno sviluppati

8.2 Raggiungere livelli più elevati di produttività economica attraverso la diversificazione, l’aggiornamento tecnologico e l’innovazione, anche attraverso un focus su settori ad alto valore aggiunto e ad alta intensità di manodopera

8.3 Promuovere politiche orientate allo sviluppo che supportino le attività produttive, la creazione di lavori dignitosi, l’imprenditorialità, la creatività e l’innovazione, e favoriscano la formalizzazione e la crescita delle micro, piccole e medie imprese, anche attraverso l’accesso ai servizi finanziari

8.4 Migliorare progressivamente, fino al 2030, l’efficienza delle risorse globali nel consumo e nella produzione nel tentativo di separare la crescita economica dal degrado ambientale, in conformità con il quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibili, con i Paesi sviluppati in veste di capofila

8.5 Entro il 2030, raggiungere la piena e produttiva occupazione con un lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini, anche per i giovani e le persone con disabilità, nonché la parità di retribuzione per lavoro di pari valore

8.6 Entro il 2020, ridurre sensibilmente la percentuale di giovani disoccupati che non lavorano, non studiano e non si formano

8.7 Adottare misure immediate ed efficaci per eliminare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani e garantire la proibizione e l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, incluso il reclutamento e l’impiego di bambini-soldato e, entro il 2025, porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme

8.8 Proteggere i diritti legati al lavoro e promuovere un ambiente di lavoro sicuro e protetto per tutti i lavoratori, compresi i lavoratori migranti, in particolare le donne migranti, e quelli con un lavoro precario

8.9 Entro il 2030, elaborare e attuare politiche volte a promuovere il turismo sostenibile al fine di creare posti di lavoro e promuovere la cultura e i prodotti locali 8.10 Rafforzare la capacità delle istituzioni finanziarie nazionali di incoraggiare e ampliare l’accesso ai servizi bancari, assicurativi e finanziari per tutti

8.A Aumentare gli aiuti per il sostegno al commercio per i Paesi in via di sviluppo, in particolare i Paesi meno sviluppati, anche attraverso il Quadro integrato rafforzato per gli scambi commerciali di assistenza tecnica ai Paesi meno sviluppati.

8.B Entro il 2020, sviluppare e rendere operativa una strategia globale per l’occupazione giovanile e l’attuazione del Patto globale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro

INDICATORI

8.1.1 Tasso di crescita annua del PIL reale pro capite

8.2.1 Tasso di crescita annuale di PIL reale per persona occupata

8.3.1 Percentuale di impiego informale in settore non agricolo, per sesso

8.4.1 Impronta sui materiali, impronta sui materiali pro capite e impronta sui materiali per PIL

8.4.2 Consumo di materiale nazionale, consumo di materiale nazionale pro capite e consumo di materiale nazionale per PIL

8.5.1 Remunerazione media oraria per donne e uomini occupati, per occupazione, età e persone con disabilità

8.5.2 Tasso di disoccupazione, per sesso, età e persone con disabilità

8.6.1 Percentuale di giovani (15-24 anni) che non studiano, non lavorano e non si formano

8.7.1 Percentuale e numero di bambini tra i 5 ei 17 anni impegnati nel lavoro minorile, per sesso ed età

8.8.1 Tasso di frequenza di infortuni mortali e non mortali durante l’attività lavorativa, per sesso e status migratorio

8.8.2 Progresso nel rispetto dei diritti dei lavoratori a livello nazionale (libertà di associazione e contrattazione collettiva) sulla base delle fonti testuali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e della legislazione nazione, per sesso e status migratorio

8.9.1 PIL generato dal turismo in rapporto al PIL totale e nel tasso di crescita

8.9.2 Numero di impieghi nel settore del turismo in rapporto al numero di impieghi totale e al tasso di crescita degli impieghi, per sesso

8.10.1 Numero di filiali di banche commerciali e sportello automatici di banca (ATM) ogni 100.000 adulti

8.10.2 Percentuale di adulti (dai 15 anni in su) con un conto in una banca o in altra istituzione finanziaria o un servizio finanziario accessibile tramite il telefono cellulare

8.A.1 Impegni di aiuti al commercio ed erogazioni

8.B.1 Fondi totali erogati dal governo per la protezione sociale e programmi di occupazione in rapporto al bilancio nazionale e al PIL
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SDG
7 – Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

L’accesso all’energia è un prerequisito essenziale per raggiungere molti obiettivi di sviluppo sostenibile che si estendono ben al di là del settore energetico, come ad esempio l’eliminazione della povertà, aumentare la produzione alimentare, la fornitura di acqua pulita, miglioramento della sanità pubblica, migliorando l’istruzione, la creazione di opportunità economiche e l’emancipazione delle donne. Allo stato attuale, 1,6 miliardi di persone in tutto il mondo non hanno accesso all’energia elettrica.

L’Obiettivo 7 sostiene in tal modo l’accesso universale e affidabile ai servizi di produzione di energia moderni a prezzi accessibili. Dato che lo sviluppo sostenibile dipende lo sviluppo economico e dal clima, l’obiettivo 7 mira ad un notevole aumento della quota di energie rinnovabili nell’ambito delle energie globali e un raddoppiamento del tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica. Un altro obiettivo è quello di promuovere la ricerca nelle energie rinnovabili, nonché l’ investimento in infrastrutture e tecnologie di energia pulita.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 7 NEL 2017

I progressi in ogni settore dell’energia sostenibile sono insufficienti rispetto a quanto necessario per garantire l’accesso all’energia per tutti e per raggiungere i traguardi in materia di energia rinnovabile ed efficienza energetica. Al fine di ottenere miglioramenti significativi, saranno necessari investimenti finanziari più elevati e impegni politici più audaci, insieme alla volontà dei Paesi di adottare tecnologie moderne su una scala molto più ampia.

· A livello globale, nel 2014 l’85,3% della popolazione aveva accesso all’elettricità, in aumento di appena 0,3 % rispetto al 2012. Questo vuol dire che 1,06 miliardi di persone, soprattutto delle zone rurali, non hanno ancora accesso all’elettricità. Metà di queste persone vivono in Africa subsahariana.

· L’accesso a combustibili a tecnologie pulite per cucinare ha raggiunto quota 57,4% nel 2014, in lieve aumento rispetto al 56,5% nel 2012. Più di 3 miliardi di persone, la maggioranza in Asia e in Africa subsahariana, continuano a cucinare senza combustibili puliti e tecnologie più efficaci.

· La quota di energia prodotta da fonti rinnovabili nel consumo energetico finale è cresciuta lievemente dal 2012 al 2014, passando dal 17,9% al 18,3%. L’aumento è in gran parte legato all’energia idrica, solare ed eolica. L’energia solare e l’energia eolica rappresentano ancora una percentuale relativamente minore del consumo energetico, nonostante la rapida crescita registrata negli ultimi anni. La sfida è aumentare la percentuale di energia rinnovabile nel settore del riscaldamento e del trasporto, che insieme sono responsabili dell’80% del consumo energetico a livello globale.

· Dal 2012 al 2014, tre quarti dei 20 maggiori Paesi consumatori di energia a livello mondiale avevano ridotto la loro intensità energetica (rapporto di energia utilizzata rispetto per ogni unità di PIL). Il calo è da ricondurre principalmente a una maggiore efficienza nell’industria e nel trasporto. Tuttavia, questo progresso è ancora insufficiente rispetto al traguardo di raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

7.1 Entro il 2030, garantire l’accesso universale a servizi energetici affidabili, moderni e a prezzi accessibili

7.2 Entro il 2030, aumentare sensibilmente la quota di energie da fonti rinnovabili nel mix energetico globale

7.3 Entro il 2030, raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica

7.A Entro il 2030, consolidare la cooperazione internazionale per facilitare l’accesso alle tecnologie e alla ricerca di fonti di energia pulite, tra cui le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, l’utilizzo di combustibili fossili con tecnologie avanzate e più pulite, e promuovere investimenti nelle infrastrutture energetiche e nelle tecnologie per l’energia pulita

7.B Entro il 2030, incrementare le infrastrutture e aggiornare le tecnologie per la fornitura di servizi energetici moderni e sostenibili per tutti nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nei Paesi meno sviluppati, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, e i Paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare, in base ai rispettivi programmi di sostegno

INDICATORI

7.1.1 Percentuale di popolazione con accesso all’elettricità

7.1.2 Percentuale di popolazione con combustibili e tecnologie puliti

7.2.1 Percentuale di energia da fonri rinnovabili nel consumo energetico finale totale

7.3.1 Intensità energetica misurata in termini di energia primaria e PIL

7.A.1 Fondi in dollari erogati su base annuale a partire dal 2020, come contributo all’impegno di 100 miliardi di dollari

7.B.1 Investimenti per l’efficienza energetica sottoforma di percentuale di PIL e quantità di investimenti diretti stranieri nel trasferimento finanziario per infrastrutture e tecnologie per servizi di sviluppo sostenibile
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SDG
6 – Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie

L’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici è un diritto umano e, insieme con le risorse idriche, un fattore determinante in tutti gli aspetti dello sviluppo sociale, economico e ambientale. Gli OSM del 2000 contenevano obiettivi su acqua e servizi igienici potabile, ma non hanno affrontato altri aspetti fondamentali per lo sviluppo sostenibile, come la gestione delle risorse idriche, la gestione delle acque reflue, la qualità dell’acqua onde prevenire i disastri legati all’acqua. Oltre a accesso all’acqua potabile e servizi igienici, il Goal 6 comprende quindi ulteriori obiettivi come la protezione e il ripristino degli ecosistemi legati all’acqua (tra cui montagne, foreste, zone umide, fiumi e laghi).

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 6 NEL 2017

L’accesso all’acqua e a sistemi sanitari sicuri e la gestione oculata degli ecosistemi di acqua dolce sono essenziali per la salute umana, la sostenibilità ambientale e lo sviluppo economico.

· Nel 2015, 6,6 miliardi di persone (oltre il 90% della popolazione mondiale) ha utilizzato fonti migliorate di acqua potabile e 4,9 miliardi di persone (oltre due terzi della popolazione mondiale) ha utilizzato strutture igienico-sanitari migliorate. In entrambi i casi, le persone senza accesso a tali risorse vivono soprattutto in regioni rurali. Per garantire l’accesso universale a sistemi igienico-sanitari essenziali e porre fine alla pratica pericolosa della defecazione all’aperto, occorre imprimere una significativa accelerazione al progresso nelle regioni rurali dell’Asia centrale e meridionale, dell’Asia orientale e sud-orientale e dell’Africa subsahariana

· La gestione efficace dell’acqua e dei sistemi igienico-sanitari è legata alla partecipazione di vari attori, tra cui le comunità locali. Un sondaggio 2016-2017 ha rilevato che in oltre l’80% dei 74 Paesi partecipanti aveva definito in maniera chiara procedure atte a mobilitare gli utenti/le comunità nella gestione dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie.

· Oltre 2 miliardi di persone a livello mondiale vivono in Paesi sottoposti a uno stress idrico eccessivo, fenomeno che avviene quando il rapporto tra la quantità totale di acqua dolce raccolta rispetto alla quantità totale di risorse rinnovabili di acqua dolce supera la soglia del 25%. L’Africa settentrionale e l’Asia occidentale presentano livelli di stress idrico superiore al 60%, indici di una forte probabilità di futura scarsità idrica. · Nel 2012, il 65% di oltre 130 Paesi partecipanti a un sondaggio sulla gestione integrata delle risorse idriche ha dichiarato di disporre di piani di gestione a livello nazionale.

· L’APS per il settore idrico è aumentato regolarmente, ma è rimasto relativamente costante per quanto concerne la percentuale di erogazioni totali in APS, ferma a circa il 5% dal 2005. Nel 2015, le erogazioni in APS nel settore idrico si sono attestate a circa 8,6 miliardi di dollari, ovvero un incremento in termini reali del 67% rispetto al 2005.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

6.1 Entro il 2030, raggiungere l’accesso universale ed equo all’acqua potabile, sicura e a prezzi accessibili per tutti

6.2 Entro il 2030, garantire un accesso adeguato ed equo ai servizi igienico-sanitari per tutti ed eliminare la pratica della defecazione all’aperto, con particolare attenzione ai bisogni delle donne, ragazze e bambine e di coloro che si trovano in situazioni vulnerabili

6.3 Entro il 2030, migliorare la qualità dell’acqua riducendo l’inquinamento, eliminando le pratiche di scarico non controllato e riducendo al minimo il rilascio di sostanze chimiche e di materiali pericolosi, dimezzando la percentuale di acque reflue non trattate e incrementando sensibilmente il riciclaggio e il riutilizzo sicuro a livello globale

6.4 Entro il 2030, aumentare in misura significativa l’efficienza idrica in tutti i settori e assicurare raccolte e fornitura di acqua dolce sostenibili per far fronte alla scarsità d’acqua e ridurre in modo drastico il numero delle persone che subiscono la scarsità d’acqua

6.5 Entro il 2030, attuare una gestione integrata delle risorse idriche a tutti i livelli, anche attraverso la cooperazione transfrontaliera nelle modalità appropriate 6.6 Entro il 2020, proteggere e ripristinare gli ecosistemi legati all’acqua, tra cui montagne, foreste, zone umide, fiumi, falde acquifere e laghi

6.A Entro il 2030, ampliare la cooperazione internazionale e la creazione di capacità a sostegno dei Paesi in via di sviluppo in materia di acqua e servizi igienico-sanitari, tra cui i sistemi di raccolta dell’acqua, la desalinizzazione, l’efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue, le tecnologie per il riciclo e il riutilizzo

6.B Sostenere e incrementare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione idrica e degli impianti igienico-sanitari

INDICATORI

6.1.1 Percentuale di popolazione che utilizza servizi idrici di acqua potabile gestiti in maniera corretta

6.2.1 Percentuale della popolazione che utilizza servizi igienico-sanitari gestiti in maniera corretta, inclusi gli impianti per lavare le mani con acqua e sapone 6.3.1 Percentuale di acque reflue trattate in maniera sicura

6.3.2 Percentuale di masse d’acqua con un ambiente idrico di qualità

6.4.1 Variazione dell’efficacia dell’utilizzo dell’acqua nel tempo

6.4.2 Livello di stress idrico: acqua dolce raccolta in proporzione alle risorse di acqua dolce disponibili

6.5.1 Grado di attuazione della gestione integrata delle risorse idriche (0-100)

6.5.2 Percentuale di bacini transfrontalieri con gestione operativa per la cooperazione idrica

6.6.1 Variazione della dimensione degli ecosistemi legati all’acqua nel tempo

6.A.1 Quantità di aiuti pubblici allo sviluppo relativi all’acqua e ai sistemi igienico-sanitari inclusi in un piano finanziamenti coordinato dal governo

6.B.1 Percentuale di unità amministrative locali con politiche e procedure operative stabilite per la partecipazione delle comunità locali nella gestione dell’acqua e dei sistemi igienico-sanitari
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SDG
5 – Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

La disuguaglianza di genere è uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla riduzione della povertà. Grazie all’ OSM 3 sulla parità di genere e l’empowerment delle donne, i progressi nella possibilità alle bambine di iscriversi a scuola e l’integrazione delle donne nel mercato del lavoro, sono stati stato considerevoli. L’OSM 3 ha dato alla questione della parità di genere grande visibilità, ma sono ancora sensibili questioni importanti come la violenza contro le donne, le disparità economiche e la bassa partecipazione delle donne al processo decisionale politico. Il Goal 5 sostiene le pari opportunità tra uomini e donne nella vita economica, l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, l’eliminazione dei matrimoni precoci e forzati, e la parità di partecipazione a tutti i livelli.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 5 NEL 2017

La disparità di genere persiste in tutto il mondo, privando le donne e le ragazze dei loro diritti e delle opportunità più essenziali. Il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze richiederà sforzi maggiori, tra cui un quadro legislativo di riferimento atto a contrastare la discriminazione di genere profondamente radicata e spesso derivante da atteggiamenti patriarcali e relative norme sociali.

· Sulla base dei dati dal 2005 al 2016 relativi a 87 paesi, il 19% delle donne tra i 15 e i 49 anni ha dichiarato di aver subito violenza fisica e/o sessuale da un partner nei 12 mesi precedenti il sondaggio. Nei casi più estremi, tale violenza può portare alla morte. Nel 2012, quasi la metà di tutte le donne vittime di omicidio intenzionale a livello mondiale sono state uccise da un partner o da un membro della famiglia, rispetto al 6% delle vittime maschili.

· Il matrimonio dei bambini è in calo, ma ad una velocità insufficiente. Intorno al 2000, quasi una donna su tre tra i 20 e i 24 anni ha dichiarato di essersi sposata prima dei 18 anni di età. Intorno al 2015, il rapporto era appena superiore a 1 su 4. Il calo è legato a una riduzione più drastica del tasso di matrimonio tra le bambine sotto i 15 anni di età nello stesso periodo.

· La dolorosa pratica della mutilazione genitale femminile ha subito un calo del 24% rispetto al 2000 circa. Tuttavia, la pratica è ancora molto diffusa in alcuni dei 30 Paesi con dati disponibili. In tali Paesi, secondo i dati del sondaggio relativi al 2015 circa, più di 1 ragazza su 3 tra i 15 e 19 anni di età ha subito tale pratica, rispetto al rapporto di quasi 1 ragazza su 2 intorno al 2000.

· La media del tempo dedicato dalle donne al lavoro domestico e di cura non remunerato è più di tre volte superiore rispetto agli uomini, secondo i dati del sondaggio relativo a 83 Paesi e regioni. Secondo i dati disponibili, il tempo dedicato ai lavori domestici è responsabile in grande misura del divario di genere nel lavoro non remunerato.

· A livello globale, la partecipazione delle donne nelle Camere basse o uniche dei Parlamenti nazionali ha raggiunto il 23,4% nel 2017, appena 10 punti percentuali in più rispetto al 2000. Questo lento progresso mette in luce la necessità un maggiore impegno politico e di provvedimenti e quote più ambiziosi per incrementare la partecipazione politica e l’emancipazione delle donne.

· Le donne sono ancora sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali. Tra il 2009 e 2015, nella maggioranza dei 67 Paesi con dati disponibili, le donne occupavano meno di un terzo delle posizioni manageriali di livello alto e medio.

· Appena più della metà (52%) delle donne tra i 15 e i 49 anni di età sposate o in un’unione prendono autonomamente decisioni sui rapporti sessuali consensuali e sull’utilizzo dei contraccettivi e dei servizi sanitari. La statistica è basata sui dati disponibili del 2012 relativi a 45 Paesi, di cui 43 nelle regioni in via di sviluppo.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

5.1 Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, ragazze e bambine di ogni parte del mondo

5.2 Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, ragazze e bambine nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico di esseri umani, lo sfruttamento sessuale e di altri tipi

5.3 Eliminare tutte le pratiche dolorose, come il matrimonio delle bambine, precoce e forzato, nonché le mutilazioni genitali femminili

5.4 Riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e domestico non remunerato tramite la fornitura di servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione della responsabilità condivisa all’interno del nucleo familiare, secondo le caratteristiche nazionali

5.5 Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica

5.6 Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi, come concordato in base al Programma d’azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo e la Piattaforma di azione di Pechino, nonché a

5.A Adottare riforme per offrire alle donne pari diritti di accesso alle risorse economiche, come l’accesso alla proprietà e al controllo della terra e ad altre forme di proprietà, servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in base alle leggi nazionali

5.B Promuovere l’uso della tecnologia, in particolare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per favorire l’emancipazione delle donne

5.C Adottare e consolidare politiche concrete e leggi applicabili per la promozione dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne, ragazze e bambine a tutti i livelli

INDICATORI

5.1.1 Presenza o assenza di quadri legislativi di riferimento per promuovere, adottare e monitorare la parità e la non discriminazione sulla base del sesso

5.2.1 Percentuale di donne e ragazze che hanno avuto un partner dai 15 anni in su vittime di violenza fisica, sessuale o psicologica da parte di un partner presente o passato nei 12 mesi precedenti, per tipo di violenza e per età

5.2.2 Percentuale di donne e ragazze dai 15 anni in su vittime di violenza sessuale da parte di persone diverse dal partner nei 12 mesi precedenti, per età e luogo in cui è avvenuto

5.3.1 Percentuale di donne tra i 20 ei 24 anni sposate o in un’unione prima dei 15 e prima dei 18 anni

5.3.2 Percentuale di ragazze e donne tra i 15 e i 49 anni che hanno subito una mutilazione genitale femminile, per età

5.4.1 Percentuale di tempo dedicato al lavoro domestico e di e cura, per sesso, età e luogo

5.5.1 Percentuale di seggi occupati da donne nei Parlamenti nazionali e nei governi locali

5.5.2 Percentuale di donne in posizioni dirigenziali

5.6.1 Percentuale di donne tra i 15 e i 49 anni che prendono decisioni informate in maniera autonoma rispetto a rapporti sessuali, uso dei contraccettivi e salute riproduttiva

5.6.2 Numero di Paesi con leggi e regolamenti che garantiscono alle donne tra i 15 e i 49 anni accesso a strutture sanitarie, informazioni ed educazione sessuale e riproduttiva

5.A.1 (a) Percentuale di popolazione agricola totale con proprietà o diritti garantit su terreni agricoli, per sesso e (b) percentuale di donne rispetto ai proprietari e ai titolari di diritti sui terreni agricoli, per tipo di proprietà

5.A.2 Percentuale di Paesi in cui il quadro legislativo di riferimento (inclusa la legge ordinaria) garantisce pari diritti di proprietà e/o controllo della terra alle donne

5.B.1 Percentuale di individui che possiedono un telefono cellulare, per sesso

5.C.1 Percentuale di Paesi con sistemi di monitoraggio e fondi pubblici per la promozione delle pari opportunità e dell’emancipazione femminile
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