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“Se la pandemia di coronavirus ha avuto un impatto scioccante sulla salute dei cittadini, sulla loro vita quotidiana e sulle economie locali, il piano di ripresa dell’UE costituisce un atto storico di solidarietà per il nostro continente e un punto di svolta per la nostra Unione. Senza questa nuova manna finanziaria, non saremo in grado di superare una crisi di proporzioni colossali come quella attuale”. Così Stefano Bonaccini, Presidente CEMR ed AICCRE in un suo intervento apparso sul sito del CEMR.



“Lo shock creato da questa situazione senza precedenti non avrà solo un effetto importante sulle nostre economie, ma anche sul modo in cui vediamo collettivamente la relazione tra l’ambiente e il nostro modo di vivere. Le decisioni che stiamo per prendere per superare questa crisi daranno forma al mondo del prossimo secolo e ciò che è chiaro è che la ricostruzione e gli investimenti per il futuro dovranno essere fatti con e dai governi regionali e locali. Hanno già dimostrato la loro capacità di gestire la pandemia, proteggere il benessere dei nostri cittadini e sostenere le imprese locali”.



“Questo è il motivo per cui sindaci, consiglieri e leader regionali in tutta Europa chiedono partenariati forti ed efficaci tra tutti i livelli di governo. Tali partenariati ci consentiranno, tra l’altro, di gettare le basi per un’Europa resiliente e sostenibile, meglio preparata per le sfide e le opportunità che ci attendono verso le transizioni verdi e digitali”. Enti locali che hanno trovato un’alleata nella Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha dichiarato di essere attenta alle priorità di investimento di comuni e regioni. Però, la Commissione ha semplicemente raccomandato agli Stati membri di coinvolgere i governi locali e regionali nella preparazione dei piani di ripresa. Non vi è quindi alcun obbligo in tal senso. La palla passa agli Stati membri. Lo scorso dicembre, continua Bonaccini, “abbiamo collaborato con il Comitato europeo delle regioni per determinare in che misura gli Stati membri stanno coinvolgendo i governi locali e regionali nella definizione dei loro piani di ripresa post-COVID. I risultati sono inequivocabili: la maggior parte degli Stati membri dell’UE non riesce a informare e coinvolgere adeguatamente i rappresentanti dei comuni e delle regioni nella definizione delle priorità di investimento e nella stesura di questi piani nazionali di ripresa”.

Solo i governi locali e regionali e le loro associazioni nazionali di Finlandia, Irlanda e Lituania hanno affermato di essere veramente parte del processo che garantirà il recupero dei loro territori. “Ancora più preoccupanti, sottolinea il prsidente, sono stati gli ostacoli evidenziati dalla maggior parte degli intervistati. Questi denunciano una mancanza di volontà tivo o di un tempo insufficiente assegnato loro per poter contribuire alla progettazione dei piani nazionali. Data la vastità di ciò che l’Europa deve affrontare, abbiamo bisogno che il nostro approccio di governance in partenariato sia più efficace e rapido“.

In un momento in cui la Commissione europea sta preparando la sua visione a lungo termine per le aree rurali, “questi piani di ripresa potrebbero essere anche un’opportunità per rilanciare le campagne e investire in quei territori che devono ancora recuperare il ritardo nella digitalizzazione, nell’accesso ai servizi di base , istruzione, salute, mobilità e altro ancora”.



La spinta dell’Europa verso una transizione digitale e verde deve anche “tener conto di tutti i territori. Se vogliamo una ripresa reale ed efficace, non possiamo adottare un approccio “taglia unica”. Devono essere considerate le esigenze specifiche di territori di tutte le dimensioni”.

“Coinvolgendo le associazioni nazionali che rappresentano i comuni, le città e le regioni, prospetta Bonaccini, garantiremo che la voce delle città intermedie, delle città più piccole e dei territori più rurali venga ascoltata anche nel processo decisionale nazionale sulle priorità di investimento. Sicuramente consentirebbe ai governi centrali di includere i punti di vista e gli interessi di una gamma più ampia di territori nel processo decisionale”.



È passato circa un anno dallo scoppio della pandemia, “è fondamentale evitare di ripetere gli errori delle prime settimane della crisi, ammonisce il Presidente Troppe delle misure iniziali sono state prese a livello nazionale e spesso hanno trascurato il ruolo cruciale che i governi locali e regionali stavano svolgendo nelle loro circoscrizioni”.

“Ma nonostante i ripetuti appelli negli ultimi mesi, vediamo che, in assenza di un obbligo legale, i leader locali e regionali non vengono consultati adeguatamente. Questo è il motivo per cui ci rammarichiamo che il principio di partenariato, obbligatorio nell’ambito della politica di coesione, sia stato escluso dal regolamento sullo strumento di ripresa e resilienza”.

Fondamentale per Bonaccini “consultare e coinvolgere paesi, città e regioni e le loro associazioni nazionali per garantire investimenti efficaci e riforme reali sul campo”.

“Inoltre, la collaborazione con il livello locale e regionale contribuirà a garantire la coerenza nell’uso dei diversi fondi dell’UE a livello locale. Questo è il motivo per cui esortiamo la Commissione e il Parlamento a verificare la coerenza dei piani nazionali di ripresa alla luce degli accordi di partenariato che sostengono l’uso dei Fondi strutturali e di investimento europei in ciascuno Stato membro”.



“Nonostante il fatto che 19 Stati membri abbiano già presentato i loro progetti di piani nazionali alla Commissione europea, continueremo a spingere per il coinvolgimento di città e regioni in modo più sistematico. Tuttavia, per garantire l’adesione ai principi di base della governance multilivello, abbiamo bisogno del Parlamento europeo a bordo. Incoraggiamo gli eurodeputati a fare pieno uso dei loro poteri di controllo per contribuire a garantire che l’UE tragga il massimo beneficio ed efficacia dai fondi per il recupero e la resilienza”.

“Il piano di ripresa dell’Europa ha un grande potenziale non solo per rinvigorire la nostra economia, ma per andare oltre, per affrontare gli enormi problemi che la pandemia ha esposto e plasmare il futuro del nostro continente. Lavorando e dando potere alle nostre città e regioni, conclude Bonaccini, l’Unione europea uscirà da questa crisi più forte e in grado di affrontare meglio la crisi COVID, l’emergenza climatica, la transizione digitale e le sfide future che ci attendono. I nostri cittadini se lo aspettano. Non c’è tempo da perdere!”
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Il Comitato permanente CEMR per l’uguaglianza, del quale Silvia Baraldi (nella foto) è la portavoce, si è dichiarato il 7 aprile “profondamente turbato” per la recente decisione della Turchia che, attraverso un decreto presidenziale, si è ritirata dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica (detta anche Convenzione di Istanbul).

Una decisione “codarda” ed oltretutto intempestiva, come ha sottolineato il CEMR, “dato l’attuale panorama politico, sempre più segnato da numerosi contraccolpi sui diritti umani e alla luce della “pandemia ombra” di violenza domestica scoppiata il COVID-19.

Estremamente preoccupante per il CEMR “vedere il primo firmatario della Convenzione di Istanbul (la Turchia è stato il primo Paese a ratificare la Convenzione il 12 marzo 2012, ndr) voltare le spalle alle ragazze e alle donne della Turchia”.

Il CEMR è soprattutto preoccupato per le conseguenze del gesto turco in quanto esso “non solo avrà un impatto sulla vita quotidiana delle ragazze e delle donne in Turchia, ma risuonerà rumorosamente in tutta la regione e potrebbe influenzare altri stati a perseguire politiche simili”.

Ricordiamo che la Convenzione è il primo e unico strumento vincolante in Europa per combattere e prevenire ogni forma di violenza contro ragazze e donne, compresa la violenza domestica, lo stupro coniugale, i matrimoni precoci, le mutilazioni genitali ed escissioni.

In molti paesi in cui la Convenzione è attualmente in vigore, i governi locali e regionali e le amministrazioni hanno competenze specifiche che li rendono gli attori chiave nell’attuazione del Convenzione, in particolare per quanto riguarda la fornitura di servizi alle vittime e ai sopravvissuti alla violenza domestica e il monitoraggio e la segnalazione della violenza contro le donne.

Il CEMR ha espresso “solidarietà alle ragazze e alle donne turche che senza dubbio pagheranno il prezzo di questa manovra politica” ed ha rivolto un appello ai firmatari turchi della Carta europea per l’uguaglianza delle donne e Men in Local Life per continuare il loro impegno e incoraggiare tutti gli altri governi locali ad agire per affrontare ed eliminare la violenza contro le donne e le ragazze”.

Inoltre, il CEMR ha esortato “l’Unione dei comuni turchi a sostenere i propri membri nel loro lavoro di prevenzione, protezione e perseguire la violenza contro le donne nei loro territori, indipendentemente dalla posizione del governo nazionale


LA CONVENZIONE, TESTO IN ITALIANO

L’11 maggio 2011 la convenzione è stata aperta alle firme a Istanbul. Ad oggi, 12 Paesi hanno firmato la convenzione senza ratificarla, e 34 Paesi che l’hanno firmata,ratificata e fatta rispettare. L’entrata in vigore risale al 1° agosto 2014. Nel 2017, anche l’Ue ha firmato. Diversi Paesi hanno firmato la convenzione ma non l’hanno mai ratificata, il che significa che non è mai stata applicata. Tra questi Paesi vi sono Armenia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Repubblica Moldova, Ucraina e Regno Unito. Altri si sono rifiutati di firmarla, come Russia e Azerbaigian.

In Italia, il 19 giugno 2013, dopo l’approvazione unanime del testo alla Camera, il Senato ha votato il documento con 274 voti favorevoli e un solo astenuto.

LA LISTA COMPLETA E AGGIORNATA DELLE FIRME E DELLE RATIFICHE (DAL SITO DEL CONSIGLIO D’EUROPA)
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Un sentito ringraziamento a tutti i delegati all’Assemblea congressuale dell’AICCRE, che mi hanno rieletto Presidente. Abbiamo il dovere, assieme ai tanti enti locali associati e ai loro amministratori, alle nostre federazioni territoriali, di rafforzare il lavoro di raccordo e collaborazione con l’Unione europea e con il governo del Paese. Abbiamo discusso di lotta alla pandemia, di crescita sostenibile, di programmazione dei fondi europei, di priorità strategiche da attivare con il Recovery plan, di politiche di coesione territoriale a favore delle nostre comunità. Ed ora subito al lavoro, c’è tanto da fare. Ps grazie al Presidente del Parlamento europeo Sassoli, ai ministri Lamorgese, Guerini, Di Maio, Gelmini e Bianchi, al sottosegretario Amendola, al Presidente del Friuli Venezia Giulia Fedriga, al vicepresidente Anci Pella, al Presidente Upi De Pascale, alla Segretaria generale UCLG Saiz, al Segretario generale CEMR Vallier, alla Segretaria generale AICCRE Rey, all’europarlamentare Bonafe’, ai rappresentanti del Movimento Federalista Europeo, per aver partecipato ai nostri lavori.

Stefano Bonaccini, Presidente AICCRE
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Come già pubblicato nel nostro sito, la Commissione europea ha lanciato nell’ottobre di quest’anno il “Green city Accord” (GCA), un movimento di sindaci europei impegnati a rendere le città più pulite e più sane. Esso mira a migliorare la qualità della vita di tutti gli europei e ad accelerare l’attuazione delle leggi ambientali dell’Unione europea. Il CEMR è coinvolto nella gestione e soprattutto nella sensibilizzazione dell’iniziativa insieme a Eurocities e ICLEI Europa.

Cesena è la prima città italiana ad aderire all’accordo. Anche Firenze e Torino sono interessate ad impegnarsi nel processo.

Ci auguriamo che altre città e comuni italiani aderiscano all’iniziativa. Vi aggiorneremo sul nostro sito e sui nostri profili social ogni volta che avremo un nuovo firmatario italiano.

PRESENTAZIONE DA PARTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA DEL GREEN CITY ACCORD

GREEN CITY ACCORD CLEAN AND HEALTHY CITIES FOR EUROPE

LETTERA DI INVITO AD ADERIRE AL GREEN CITY ACCORD DA PARTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA E DEL CEMR

COME E DOVE ADERIRE
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Belinda Gottardi, Aiccre, Sindaco di Castel Maggiore e portavoce CEMR sul clima, ha partecipato il 27 gennaio alla tavola rotonda “Views from the cities and Regions”nell’ambito dell’incontro “Financing the Renovation Wave”, organizzato dal Comitato delle Regioni. La Gottardi ha parlato dell’importanza del Patto dei sindaci, movimento che riunisce migliaia di città e che dal basso sta agendo per città resilienti e decarbonizzate.Di seguito il suo discorso integrale.


ll Patto dei Sindaci è una riuscita iniziativa dal basso che riunisce più di 10.000 città. Questo movimento è guidato da sindaci impegnati ad agire e muoversi verso città decarbonizzate e resilienti con accesso a un’energia economica, sicura e sostenibile. Questa transizione è assolutamente necessaria per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e deve essere al centro della ripresa, la ripresa verde, dopo aver vinto la lotta contro Covid.

Dobbiamo anche fare in modo che questa transizione sia equa, giusta, inclusiva e rispettosa di noi, cittadini del mondo, e delle risorse del nostro pianeta. Una transizione che noi, come firmatari del Patto, faremo in modo che non lasci indietro nessuno e nessun luogo, rispondendo anche ai valori fondamentali dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

I piani d’azione per l’energia sostenibile e il clima che le città firmatarie devono sviluppare, includono misure rilevanti nel campo della ristrutturazione degli edifici. I nostri dati mostrano che uno dei principali tipi di azioni incluse nei piani d’azione è effettivamente nel settore dell’edilizia.

Nell’ultimo rapporto del Centro comune di ricerca della Commissione europea del 2019, si deduce che i tre sottosettori dell’edilizia con le maggiori emissioni sono responsabili del 28,3% nel caso degli edifici residenziali, del 15,4% per gli edifici terziari e del 15,4% per le industrie non ETS del totale delle emissioni equivalenti di CO2.

Questo settore ha davvero un enorme potenziale di riduzione delle emissioni nei nostri territori e le azioni proposte dalle città firmatarie del Patto possono dare una spinta enorme all’attuazione della Renovation Wave e aumentare considerevolmente i progressi verso gli obiettivi di ristrutturazione a livello locale. Per questo, dobbiamo assicurarci che le amministrazioni locali siano dotate della giusta serie di strumenti, sia a livello tecnico che finanziario, per essere attori di questa transizione.

E questo può essere fatto solo assicurando una forte governance multilivello in cui i governi locali e regionali e le loro associazioni nazionali devono svolgere un ruolo decisivo nella progettazione delle politiche nazionali e contribuire al loro successo, cioè quelle che saranno la base dell’iniziativa renovation wave. È importante garantire che le esigenze locali si riflettano, per esempio, nella strategia di rinnovamento edilizio a lungo termine richiesta a ogni Stato membro dell’UE, così come negli aspetti legati all’edilizia dei piani nazionali per l’energia e il clima.

Anche in termini di governance è molto importante che “l’onda Renovation” sostenga approcci partecipativi e inclusivi in cui le autorità cittadine e i residenti abbiano un ruolo attivo nella progettazione e attuazione dei programmi di ristrutturazione.

Quindi, il Patto dei Sindaci lavora effettivamente sulla mitigazione e l’adattamento al clima, ma anche il terzo pilastro del Patto dei Sindaci, che è quello di garantire l’accesso all’energia sicura, sostenibile ed economica, e alleviare la povertà energetica, è molto importante. Per noi, l’implementazione della Renovation Wave deve evitare impatti negativi sui gruppi vulnerabili e sostenere una reale transizione giusta dei territori.

Quello che sappiamo per esperienza è che molti governi locali stanno già mostrando e dando l’esempio anche nel campo della ristrutturazione degli edifici. Molti esempi di città firmatarie del Patto potrebbero essere citati per ispirare altri, condividere conoscenze ed esperienze e contribuire a creare e rafforzare le capacità locali. Per citarne solo alcuni:
Lubiana. Un partenariato pubblico-privato per un programma di retrofit degli edifici su larga scala.
Lubiana sta lavorando con due società private per realizzare il più grande progetto di retrofit energetico della Slovenia, un investimento di 14,9 milioni di euro per il retrofit di 48 edifici – molti dei quali sono di proprietà della città e comprendono impianti sportivi, scuole, asili, edifici amministrativi, biblioteche e centri sanitari.

Gli interventi si ripagano in quindici anni e poi cominciano a generare un profitto.

Gli interventi di risparmio energetico comprendono la sostituzione dell’illuminazione standard con i LED, l’ammodernamento degli impianti di riscaldamento e di condizionamento, l’isolamento delle pareti e dei tetti e, dove possibile, il passaggio dai combustibili fossili alle fonti di energia sostenibile.

Le società private, che manterranno tutti gli aggiornamenti per quindici anni, hanno fornito insieme il 51% del finanziamento degli interventi, mentre il restante 49% è stato finanziato dal bilancio della città di Lubiana, e in parte dai fondi di coesione dell’UE (solo per gli edifici completamente ristrutturati). Per 15 anni, la città utilizzerà i risparmi finanziari derivanti dalla riduzione dell’uso di energia per ripagare le società per il loro lavoro e investimento.

È anche interessante sottolineare che la città ha stanziato il 10% del reddito extra che fa a causa del risparmio energetico per un programma nelle scuole per insegnare ai bambini i comportamenti di risparmio energetico e le risorse rinnovabili. La città spera che gli studenti trasmettano queste conoscenze anche ai loro genitori, contribuendo a cambiare il comportamento anche di questi ultimi.

Un altro esempio interessante può essere un’iniziativa sul retrofit di edifici privati per ridurre il consumo energetico a Grenoble, in Francia. L’iniziativa, chiamata MurMur, è un importante schema di ristrutturazione di abitazioni private sviluppato da Grenoble Metropole per ridurre le emissioni di CO2 e raggiungere gli obiettivi della città, ma anche per alleviare la povertà energetica.

Il progetto si concentra sull’isolamento termico delle abitazioni private per renderle più efficienti dal punto di vista energetico. In totale, 173 condomini hanno beneficiato di un sostegno su misura dal 2010 al 2014. Le ristrutturazioni hanno portato a un risparmio da 135 a 250 euro all’anno per abitazione.

Dato che il progetto si rivolgeva ad abitazioni private in comproprietà, una delle sfide principali è stata quella di convincere i comproprietari a intraprendere il processo di ristrutturazione, dato che l’aiuto finanziario era una delle principali preoccupazioni dei proprietari. La lezione più importante appresa da questo progetto è che il processo di adeguamento richiede la semplificazione delle procedure e un supporto dedicato ai proprietari di case. Questo ha portato alla creazione di uno sportello unico per fornire un supporto amministrativo diretto ai proprietari e organizzare sessioni tra i proprietari e gli amministratori di edifici, poiché il retrofit dipende dal processo decisionale collettivo.

Dato il successo dell’iniziativa, essa è stata estesa per il periodo 2016-2021 e ad altri tipi di abitazioni.

Questi esempi che ho condiviso evidenziano anche l’importanza dei fondi e dei finanziamenti. E quando parliamo di questo, quello che sperimentiamo come amministrazioni locali è che spesso i fondi e i finanziamenti ci possono essere ma è molto difficile accedervi, oppure orientarsi nella complessità degli strumenti, e a volte ancora di più accedere ai finanziamenti privati.

Sicuramente, è necessaria più assistenza tecnica e dovrebbe essere diretta ai governi locali e sub-nazionali, in modo da poter utilizzare al meglio i fondi disponibili, guidare la transizione a livello locale per raggiungere l’obiettivo di raddoppiare i tassi annuali di ristrutturazione energetica nei prossimi dieci anni.

Proprio su questo tema del finanziamento e per darvi un esempio concreto su come il Patto dei Sindaci sta già contribuendo a costruire la capacità dei governi locali, l’ufficio del Patto dei Sindaci sta organizzando dun evento online con il mercato delle Smart Cities per affrontare il collegamento mancante tra città e investitori. Sarà un dialogo tra una città e un investitore privato che si scambieranno prospettive su ciò di cui le città hanno bisogno e ciò che gli investitori cercano quando investono sulle città nei settori del clima e dell’energia.

E dato che stiamo parlando di come creare e rafforzare le capacità locali anche per la ristrutturazione degli edifici, vorrei concludere menzionando un’interessante opportunità per tutti i governi locali e le regioni o province che vogliono imparare dai loro pari.

Il Patto dei Sindaci ha appena lanciato un nuovo programma di apprendimento tra pari che offre a città, regioni e province la possibilità di partecipare a scambi proprio per aumentare le loro capacità e conoscenze attraverso discussioni tra pari per affrontare le sfide climatiche ed energetiche! La domanda è aperta fino al 19 marzo e maggiori informazioni sono disponibili sul sito del Patto.

Concludo con un invito a coloro che non hanno ancora aderito al Patto dei Sindaci, ad accrescere le vostre ambizioni climatiche, a trasformare le sfide climatiche e ambientali in opportunità e ad impegnarsi ad agire insieme a noi verso la neutralità climatica!


ENGLISH VERSION

The Covenant of Mayors is indeed an incredibly successful bottom-up initiative bringing together more than 10,000 Covenant cities. This movement is steered by Mayors committed to take action and move towards decarbonised and resilient cities with access to affordable, secure and sustainable energy. This transition is absolutely needed to achieve climate neutrality by 2050 and has to be at the heart of the recovery, the green recovery, after winning the fight against Covid.

But we also need to make sure that this transition is fair, just, inclusive and respectful of us, citizens of the world, and of our planet’s resources. A transition that we, as signatories of the Covenant of Mayors, will make sure that will leave no one and no place behind, responding also core values of the 2030 Agenda for Sustainable Development.

The Sustainable Energy and Climate Action Plans that Signatory cities have to develop, include relevant measures in the field of buildings renovation. Our data shows that one of the main type of actions included in the Action Plans is indeed in the building sector.

In the last report of the European Commission Joint Research Centre from 2019, it is presented that the three most-emitting building sub-sectors are responsible for 28.3 % in the case of residential buildings, 15.4 % for tertiary buildings, and 15.4 % for non-ETS industries of the total CO2-equivalent emissions.

This sector has indeed a huge potential for reducing emissions in our territories and the actions put forward by Covenant signatory cities can give a huge push to the implementation of the Renovation Wave and considerably increase the progress towards the renovation targets at the local level. For this, we need to ensure that local government are equipped with the right set of instruments, both at technical and financial level, to be actors in this transition.

And this can only be done by ensuring a strong multi-level governance in which local and regional governments and their national associations need to play a decisive role in design of national policies and contribute to their success, namely those which will be the basis for the renovation wave initiative. It is important to ensure that local needs are reflected for instance in the long-term building renovation strategy required to each EU Member State as well as in the building-related aspects the national energy and climate plans.

Also in terms of governance it is very important that the Renovation wave supports participatory and inclusive approaches where city authorities and residents have an active role in the design and implementation of renovation programmes.

The Covenant of Mayors works indeed on climate mitigation and adaptation, but the third pillar of the Covenant of Mayors which is to secure access to safe, sustainable and affordable energy, and alleviate energy poverty is also very important. For us, the implementation of the Renovation Wave has to avoid negative impacts on vulnerable groups and to support a real just transition of the territories.

Now what we know from experience is that many local governments are already showing and leading by example also in the field of building renovation. Many examples from Covenant signatory cities could be mentioned to inspire others, share knowledge, experiences and contribute to create and reinforce local capacities. To name just a few:
Ljubliana. A Public-private partnership for a large scale building retrofit programme. Ljubljana is working with two private companies to realise Slovenia’s largest ever energy retrofit contracting project, an investment of €14.9 million for the retrofit of 48 buildings – many of them are city-owned and include sports facilities, schools, kindergartens, administrative buildings, libraries and health centres.

The interventions pay themselves off over fifteen years and then begin to generate a profit.

The energy-saving interventions included replacing standard lighting with LEDs, modernising the heating and air-conditioning systems, insulating the walls and roofs and, where possible, switching energy sources from fossil fuels to sustainable energy sources.

The private companies, which will maintain all of the upgrades for fifteen years, have provided together 51% of the funding for the interventions, while the remaining 49% was funded by the city of Ljubljana budget, and partly by EU Cohesion funds (only for the completely retrofitted buildings). For 15 years, the city will use the financial savings from reduced energy use to repay the companies for their work and investment.

Also interesting to highlight that the city allocated 10% of the extra income it makes due to energy savings to a programme in schools to teach children about energy saving behaviours and renewable resources. The city hopes that the students will pass this knowledge to their parents too, contributing to changing the behaviour of them as well.

Another interesting example can be an initiative on retrofitting private buildings to reduce energy consumption in Grenoble, France. The initiative, called MurMur, is a major private housing renovation scheme developed by Grenoble Metropole to reduce CO2 emissions and achieve the city targets but also to alleviate fuel poverty.

The project focuses on the thermal insulation of private housing to make them more energy efficient. In total, 173 condominiums benefited from tailored support from 2010 to 2014. The renovations resulted in savings of €135 to €250 per dwelling per year.

As the project targeted private co-owned housing, one main challenge was to persuade co-owners to go through the process of retrofitting as financial aid was a major concern for owners. The most important lesson learned from this project is that the process of retrofitting requires the simplification of procedures and dedicated support to home owners. This led to the creation of a one-stop shop to provide direct administrative support to owners and organise sessions between owners and building managers as retrofitting depends on collective decision-making.

Due to the success of the initiative, it was extended for the period 2016-2021 and to other types of housing.

These examples I shared with you also highlight the importance of funding and financing. And when we speak about this, what we experience as local governments is that often the funding and financing can be there but it is either very difficult to access it, or to navigate the complexity of the instruments, and sometimes even more to get access to private financing.

Definitely, more technical assistance is needed here and it should be directed to local and sub-national governments, so that we can make the best use of the funds available, steer the transition at the local level to achieve the target of doubling the annual energy renovation rates in the next ten years.

Exactly on this issue of financing and to give you a concrete example on how the Covenant of Mayors is already contributing to build the capacity of local governments, the Covenant of Mayors office is organising an online event with the Smart Cities marketplace to address the missing link between cities and investors. It will be a dialogue between a city and a private investor exchanging perspectives on what cities need and what investors are looking for when investing on cities in the fields of climate and energy.

And since we are speaking on how to create and reinforce local capacities also for buildings renovation, I would like to conclude by mentioning an interesting opportunity for all local governments and regions or provinces who want to learn from their peers.

The Covenant of Mayors has just launched a new peer learning programme offering cities, regions, and provinces the opportunity to take part in exchanges precisely to increase their capacity and knowledge through peer discussions to tackle climate and energy challenges! The application is open until 19 March and more information is available on the Covenant website.

I finish my intervention Mr Chair with an invitation to those who have not joined the Covenant of Mayors yet, to step up your climate ambitions, turn climate and environmental challenges into opportunities and commit to delivering action together with us towards climate neutrality!
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Il 26 gennaio scorso siè svolta una conversazione tra i membri del Comitato permanente per l’uguaglianza del CEMR e il Commissario europeo all’uguaglianza Helena Dalli. E’ stata l’occasione per ribadire l’importanza dell’azione locale a favore della parità di genere e il valore aggiunto della cooperazione transfrontaliera per raggiungere obiettivi europei comuni. È stata anche una opportunità per il Commissario Dalli di condividere le sue aspettative e ciò che desidera vedere dai governi locali/regionali in Europa per sostenere e far progredire l’uguaglianza nei prossimi anni.


L’intervento di Silvia Baraldi, Aiccre, consigliere comunale di Legnago e portavoce CEMR sul tema dell’Uguaglianza

Penso che possiamo essere d’accordo sui grandi progressi che sono stati fatti sulla parità di genere in Europa nel corso degli anni. Ma, come tutti possiamo constatare, le disuguaglianze persistono ancora.
Basta guardare il divario salariale che si aggira intorno al 15%, le storie scioccanti di violenza e molestie sessuali subite dalle donne. Ne abbiamo sentite tante durante la pandemia del coronavirus…
E mentre la quota di donne nei consigli comunali è salita al 29% (rispetto al 23% di dieci anni fa), rappresentiamo ancora solo il 15% dei sindaci in Europa, secondo lo studio del CEMR del 2019.

Il Comitato permanente per l’uguaglianza del CEMR lavora per colmare questi divari, affrontare le disuguaglianze e la discriminazione multipla e lo svantaggio.
La nostra missione per questo decennio è di:
Promuovere la parità di genere a livello europeo e internazionale come questione trasversale. Sosteniamo che l’uguaglianza di genere sia affrontata in modo autonomo e che l’uguaglianza tra donne e uomini sia valutata e affrontata in tutte le aree politiche.

Per raggiungere questo obiettivo, il CEMR e il suo comitato permanente devono:
– primo, guardare all’interno, rafforzare l’uguaglianza di genere e il mainstreaming di genere all’interno della nostra organizzazione e delle associazioni che ne fanno parte;
– secondo, aumentare la consapevolezza e il sostegno della Carta europea per l’uguaglianza e il ruolo vitale dei governi locali e regionali nel promuovere la parità di genere;
– terzo, sollevare le voci locali per l’uguaglianza e contribuire allo sviluppo e all’attuazione delle strategie europee per l’uguaglianza di genere. Condividere le nostre conoscenze e competenze in Europa e con i nostri partner a livello internazionale;
– infine, promuovere attivamente la parità tra donne e uomini nel processo decisionale a tutti i livelli, in particolare attraverso i nostri studi e indagini.

Questa missione e questi obiettivi sono il risultato di quasi 40 anni di sviluppo progressivo dell’uguaglianza di genere all’interno del CEMR, grazie all’attività di lobbying iniziata dalle donne elette a livello locale e ai successivi contributi del Comitato permanente per la parità, creato nel 1992. È un onore per me continuare a portare questa torcia e questa tradizione nel CEMR.

Durante il mio mandato le nostre attività includeranno:
celebrazione dei 15 anni della Carta europea per l’uguaglianza; avvio di una revisione dei successi della Carta e delle aree di ulteriore sviluppo per mantenerla utile alle città e alle regioni per altri 15 anni nel futuro;
– una comunicazione più incisiva e d’impatto per rendere visibili le azioni e le iniziative locali per l’uguaglianza di genere e per incoraggiare più governi locali e regionali a fare la loro parte e a porre l’uguaglianza come priorità assoluta nelle loro agende politiche, compresa una risposta sensibile al genere alla COVID-19;
– continuare a fornire uno spazio per i politici per scambiare la loro situazione nazionale e le loro esperienze, per trasferire le buone pratiche nella parità e per monitorare le politiche dell’UE.

A volte il ruolo del governo locale nella promozione e nel raggiungimento dell’uguaglianza di genere non è immediatamente riconosciuto; e questa può essere un’opportunità mancata.
Il governo locale è in una posizione unica… ed è motivato, il loro lavoro è guidato dal rispondere ai bisogni di tutte le persone nella loro comunità e dal fornire servizi chiave di cui sono responsabili.

Allora, perché noi, il CEMR e le associazioni degli enti locali, ci preoccupiamo dell’uguaglianza di genere?
I governi locali e regionali sono il livello di governo più vicino alla gente – questa è la posizione migliore per capire i bisogni e gli interessi dei cittadini.
Abbiamo una responsabilità condivisa con l’UE e i governi nazionali per l’attuazione e la promozione di quadri politici internazionali ed europei come: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, la Piattaforma d’azione di Pechino, la Strategia dell’UE per la parità di genere e la Convenzione di Istanbul, per citarne alcuni.

Possiamo anche agire nelle nostre aree di competenza per ridurre le disuguaglianze e integrare la parità di genere nei nostri territori, nel nostro ruolo di: datori di lavoro, pianificatori e fornitori di servizi pubblici.

RIVIVI L’INCONTRO SU YOUTUBE

ENGLISH VERSION

I think we can agree on the great progress that has been made on gender equality in Europe over the years. But, as we can all see, inequalities still persist.
Just look at the wage gap that hovers around 15%, the shocking stories of violence and sexual harassment suffered by women. We heard so many during the coronavirus pandemic….
And while the share of women on city councils has risen to 29% (up from 23% a decade ago), we still only represent 15% of mayors in Europe, according to CEMR’s 2019 study.
CEMR’s Standing Committee on Equality works to close these gaps, address inequality and multiple discrimination and disadvantage.
Our mission for this decade is to:
Promote gender equality at the European and international level as a cross-cutting issue. We advocate for gender equality to be addressed in its own right and for gender equality to be valued and addressed in all policy areas.
To achieve this goal, the CEMR and its Standing Committee must:
– first, look inward, strengthen gender equality and gender mainstreaming within our organization and its member associations;
– second, raise awareness and support for the European Charter for Equality and the vital role of local and regional governments in promoting gender equality;
– third, to raise local voices for equality and contribute to the development and implementation of European gender equality strategies. Share our knowledge and expertise in Europe and with our partners internationally;
– Finally, to actively promote gender equality in decision-making at all levels, in particular through our studies and surveys.

This mission and these objectives are the result of almost 40 years of progressive development of gender equality within the CEMR, thanks to the lobbying initiated by locally elected women and the subsequent contributions of the Standing Committee for Equality, created in 1992. It is an honor for me to continue to carry this flashlight and tradition in the CEMR.
During my tenure, our activities will include:
– celebration of 15 years of the European Charter for Equality; initiation of a review of the Charter’s successes and areas for further development to keep it useful to cities and regions for another 15 years into the future;
– more impactful communication to make local gender equality actions and initiatives visible and to encourage more local and regional governments to do their part and put equality as a top priority on their policy agendas, including a gender-sensitive response to COVID-19;
– continue to provide a space for policymakers to exchange their national situation and experiences, transfer good practices in equality, and monitor EU policies.

Sometimes the role of local government in promoting and achieving gender equality is not immediately recognized; and this can be a missed opportunity.
Local government is in a unique position…and is motivated, their work is driven by meeting the needs of all people in their community and providing key services for which they are responsible.
So why do we, CEMR and local government associations, care about gender equality?
Local and regional governments are the level of government closest to the people – this is the best position to understand the needs and interests of citizens.
We have a shared responsibility with the EU and national governments to implement and promote international and European policy frameworks such as: the 2030 Agenda for Sustainable Development, the Beijing Platform for Action, the EU Gender Equality Strategy and the Istanbul Convention, to name a few.
We can also act in our areas of expertise to reduce inequalities and integrate gender equality in our territories, in our role as: employers, planners and public service providers.
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