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Sempre più decisori, personaggi pubblici ed eletti locali chiedono un mondo diverso dopo la pandemia da COVID-19. Modificando le nostre abitudini di mobilità e consumo, oltre a investire di più nella sanità pubblica, abbiamo una grande opportunità di cambiare in meglio la nostra vita. La questione dell’uguaglianza di genere deve rimanere centrale nell’era post-COVID.

Questo è il messaggio delle donne elette locali e regionali, espresso in una dichiarazione adottata dall’UCLG nel corso di una sessione sulla leadership femminile dopo il COVID-19 organizzata in collaborazione con le donne dell’ONU ed alla quale ha partecipato anche il CCRE/CEMR: “È tempo di essere ambiziosi e porre l’uguaglianza di genere come parte integrante delle soluzioni alle molte sfide che affrontiamo. “

I partecipanti hanno discusso sulle varie sfide che stanno affrontando in particolare le donne durante la crisi COVID-19. Si è messa in evidenza la sovrarappresentanza delle donne tra il personale sanitario e in altri settori essenziali. Ciò ha aumentato il rischio di esposizione al virus, ha affermato il CCRE/CEMR.

In una precedente analisi, CCRE/CEMR e URBACT avevano fornito innanzitutto alcune prime stime su come il COVID-19 ha avuto un impatto su uomini e donne a livello locale e regionale. Mentre gli uomini sono più vulnerabili alla malattia, abbiamo anche constatato aumenti della violenza domestica e del carico di lavoro per le donne madri.

Il CCRE/CEMR ha anche osservato che le donne non sono sufficientemente rappresentate nel processo decisionale di alto livello. Le strutture di governance devono essere modificate per includere più donne. I leader locali hanno chiesto il coinvolgimento delle donne “nei gruppi o task force specializzati COVID-19, nonché nei processi decisionali legislativi, politici e di bilancio”.

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Un approfondimento dell’AICCRE su quanto sta avvenendo in Polonia dopo il triste primato che l’ha vista primo Paese omofobo tra quelli dell’UE. Quel che emerge è il contrasto tra una opinione pubblica tollerante ed una classe politica poco sensibile ai diritti umani. Gli enti locali reagiscono: due comuni europei interrompono i gemellaggi con due comuni polacchi. L’impegno del CCRE/CEMR e dell’AICCRE. Una battaglia di civiltà contro tutte le forme di discriminazione.



ENGLISH VERSION

Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri, diceva Nelson Mandela. Non siamo ancora liberi, purtroppo: persistono in molti Paesi d’Europa e del mondo, anche in questo periodo di pandemia, forti discriminazioni nei confronti degli orientamenti sessuali delle persone.
Discriminazioni che costituiscono “una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani che trovano, invece, specifica tutela nella nostra Costituzione e nell’ordinamento internazionale”, come ha sottolineato il 17 maggio Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia.
La lotta contro l’omofobia è soprattutto lotta di civiltà che si estende a tutte le forme di discriminazione: la legislazione europea rende illegale la discriminazione sul luogo di lavoro o nella formazione fondata sulla religione, disabilità, razza, origine etnica, età e orientamento sessuale. Tuttavia, anche nell’UE esistono incredibili storie di omofobia: sono già 86 gli enti locali che in Polonia hanno istituito le zone franche dove gli omosessuali non sono tollerati, adottando 91 provvedimenti nei quali l’omotransfobia è permessa e azioni violente contro la diversità sono tollerate.


Che succede in Polonia? Tra imbarazzo e contraddizioni

Secondo la nuova “Rainbow Europe Map”, resa nota a ridosso della Giornata mondiale contro l’omofobia da Ilga Europe (International Lesbian and Gay Association – Europe), la Polonia è il leader omofobo dei Paesi dell’Unione Europea. La Polonia appartiene a un gruppo di 6 paesi dell’UE in cui gay e lesbiche non possono sposarsi. Gli altri Paesi sono: Romania, Bulgaria, Slovacchia, Lituania e Lettonia. Non esistono restrizioni di questo tipo negli altri 22 Stati membri.

È stato evidente l’imbarazzo di molti media polacchi al non certo prestigioso primato del proprio Paese. La maggior parte di essi ha reagito con grandi enfasi ed approfondimenti sul triste primato del loro Paese. “Abbiamo ottenuto questo titolo vergognoso nella classifica europea più importante per quanto riguarda la ricerca sull’uguaglianza LGBT”, ha commentato il giornale polacco Oko.press che ha tenuto a precisare “che la ricerca dalla quale è scaturito il marchio di omofobia non riguarda l’opinione pubblica, ma la legislazione nel Paese”. “Il 79% degli omosessuali polacchi ha paura di violenze e per questo non si tengono per mano”, ha scritto Noizza.pl., denunciando che le “minacce a persone LGBT non sono prese sul serio”.

“Invece di metterci al passo con Malta, il Belgio e la Gran Bretagna, ci stiamo avvicinando sempre di più alla Russia”, Paese nel quale è “proibito promuovere l’omosessualità”, ha commentato Oko.press.

Finora la Polonia si era classificata piuttosto in alto su questo tema, ma, ci informa il giornale on-line polacco, “nel 2019 sono successi molti eventi negativi. Divieti molto frequenti sulle marce dell’uguaglianza. Divieti poi revocati dai tribunali, “il che non cambia il fatto che gli organi amministrativi – cioè i sindaci delle città, – emettendo queste decisioni hanno limitato significativamente la libertà di riunione”. Abbiamo perso il maggior numero di punti in questa categoria rispetto all’anno precedente, commenta amaramente il quotidiano. “Sono costantemente valutati molto male da noi: il diritto alla protezione della vita privata e familiare e crimini di odio e discorsi di odio. In Polonia non esistono affatto disposizioni legali, né per la protezione contro i crimini d’odio né per la protezione della vita privata”.

“Per anni al penultimo posto, abbiamo finalmente conquistato una posizione che riflette al meglio la situazione socio-giuridica delle persone non eterosessuali, ovvero l’ultima nell’Unione. Abbiamo davvero meritato questo titolo, il paese più omofobo dell’UE”, ha pubblicato amaramente in prima pagina polityka.pl.

“Realtà terrificante”, ha commentato Slava Melnyk, direttore dell’associazione Campagna contro l’omofobia, su neesweek.pl.

L’annus horribilis

Nel 2019, che molti commentatori polacchi hanno definito l’annus horribilis per i diritti civili, il divieto di marcia sull’uguaglianza è diventato una pratica costante dei sindaci, ribadisce neewsweek.pl “con piena consapevolezza che poi questi sarebbe stati annullati dai tribunali” . Li hanno vietati per motivi politici – ha commentato l’avvocato Karolina Gierdal di KPH (ong Campagna contro l’omofobia) davanti alla corte Uguaglianza a Rzeszów nello scorso marzo. La Polonia vede i voivodati (województwa) come prima suddivisione nel sistema enti locali, seguiti dai distretti (powiat) e dai comuni (gmina). I provvedimenti discriminatori sono stati presi, tra gli altri, da 4 voivodati, grandi regioni che interessano l’angolo sud-est del paese, e comprendono Lublino e Bialystok.



La maglia nera della Polonia per l’omofobia sarebbe stata ancora più nera se L’ILGA, non avesse assegnato tre punti in più alla Polonia per l’impegno di Adam Bodnar, Mediatore, che con il suo team ha promosso numerose attività in difesa degli LGBT. Tuttavia, il mandato dell’attuale mediatore Bodnar terminerà presto. “Non sappiamo cosa accadrà dopo la fine di questo mandato, chi diventerà il nuovo Mediatore e se la persona scelta dalla maggioranza attuale si impegnerà ugualmente contro la discriminazione”, scrive con preoccupazione il giornale.
Dai giornali polacchi emerge anche un altro fatto: il raggiungimento di tale risultato da parte della Polonia è la conseguenza di 30 anni di azioni volte ad impedire cambiamenti nella direzione dell’uguaglianza.
Il Sejm (la Camera dei deputati polacca) ha già respinto un totale di 10 progetti che regolano unioni omosessuali, il presidente Duda ha posto il veto alla legge sulla riconciliazione di genere, diverse volte i deputati hanno detto “no” all’ampliamento del catalogo dei crimini ispirati dall’odio. Nel dibattito presidenziale del 6 maggio, tutti i candidati alla carica suprema dello stato hanno risposto che non avrebbero firmato l’atto che avrebbe permesso alle coppie dello stesso sesso di sposarsi e garantire loro il diritto di adottare. Ci sono “questioni più importanti”, ha affermato Małgorzata Kidawa-Błońska, candidata alle elezioni presidenziali polacche del 2020, nell’anniversario della morte del transgender Milo e prima sull’anniversario della morte del 14enne Dominik di Bieżuń. Morti suicidi. La sinistra proporrà l’europarlamentare dichiaratamente omosessuale Robert Biedrón come loro leader.



Secondo molti osservatori, per il partito sovranista di maggioranza PiS (Prawo i Sprawiedlywosc), gli omosessuali sono oggi il nemico numero uno. Su questa idea il partito ha impostato la campagna elettorale per le europee di maggio: ora si prepara a fare lo stesso in vista delle elezioni, previste per l’autunno. Il ritornello usato da PisS è sempre lo stesso: “i valori progressisti occidentali non sono parte dell’identità polacca. Fra questi rientrano le comunità LGBT e le loro ideologie. Una minaccia alla storia, alla cultura, alla famiglia. Minaccia che deve essere annientata”.

Ma c’è anche chi attacca la Chiesa polacca, la quale, racconta l’attivista per i diritti delle persone LGBT Jakub Gawron al portale Wired Gawron, “attacca la nostra comunità più duramente che la politica. Marek Jędraszewski (arcivescovo cattolico polacco, ndr) ha usato per la prima volta il termine ‘piaga arcobaleno‘ che è stato immediatamente ripreso dall’ultradestra”. Gawron, insieme ad altri attivisti, ha creato una mappa interattiva di monitoraggio di tutte le Strefa wolna od lgbt, letteralmente zone libere da lgbt.

Se l’omofobia non è… un’ opinione

Tuttavia, un sondaggio condotto per Gazeta Wyborcza, svela che le unioni tra persone dello stesso sesso sono supportate da tre quarti degli abitanti delle città polacche di oltre 500.000. L’omofobia è quindi più diffusa nei piccoli centri e non è certo l’”anima” del Paese, quasi a testimonianza di una frattura tra società civile polacca e la sua classe politica.

Contro l’omofobia è scesa in campo anche la scienza: la società polacca che riunisce scienziati che si occupano di sessualità umana, ha adottato una risoluzione in cui si oppone agli attacchi contro le persone associate all’ambiente LGBT + e alle campagne che diffondono disinformazione su di loro. Ha invitato inoltre medici, esperti e attivisti a correggere la falsificazione e la calunnia.



Enti locali in prima linea contro l’omofobia

Ancora una volta, nella storia europea, gli enti locali si pongono all’avanguardia e reagiscono prima dei governi nazionali, offrendo lezioni di civiltà. Il sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, nel febbraio scorso ha appoggiato pubblicamente una dichiarazione contro ogni discriminazione omofoba e a giugno ha parlato al Gay Pride della città.

Ma c’è chi ha fatto anche di più. “Noi eletti di Saint-Jean-de-Braye – hanno scritto i consiglieri comunali in una dichiarazione votata all’unanimità – riaffermiamo che si devono applicare i diritti umani a ogni essere umano senza discriminazioni, indipendentemente dal suo orientamento sessuale e dalla sua identità di genere. Chiediamo l’applicazione senza ostacoli delle libertà individuali di tutti“. Con queste motivazioni il comune francese ha deciso di sospendere il gemellaggio con il villaggio polacco, finché la risoluzione di Tuchów non verrà revocata.

Ha fatto eco al comune francese la città tedesca di Schwerte che ha interrotto lo storico, trentennale gemellaggio con il comune polacco di Nowy Sącz. “La decisione del vostro consiglio contraddice la nostra idea europea di diversità, e quindi il requisito per la comprensione internazionale”, ha scritto il sindaco Dimitrios Axourgos a Ludomir Handzl. – “Questo è inaccettabile per me e la città di Schwerte.”

L’impegno del CCRE/CEMR: “rispettare i valori europei”

Il CCRE/CEMR si è recentemente mobilitato, attraverso una lettera aperta firmata dal Segretario generale Vallier e da Broberg, uno dei due portavoce sulla gender equality, (l’altro è la nostra Silvia Baraldi, delegata AICCRE), nella quale, tra l’altro, si esprime il sostegno per i governi locali e regionali polacchi che resistono e continuano a rispettare e promuovere i valori europei fondamentali comuni di libertà e diritti umani.La lettera puo essere sottoscritta: clicca qui

AICCRE: riprendere il tema dei diritti umani

L’AICCRE sta accentuando il suo impegno nelle sedi europee ed internazionali nelle quali opera da anni a favore dei diritti delle minoranze, come per esempio all’interno delle sessioni del Consiglio d’Europa.
In una recente videoconferenza tra il Segretario generale del CPLRE del Consiglio d’Europa Andreas Kiefer e i membri del Segretariato del Congresso, l’AICCRE, preoccupata dalle tendenze di chiusura delle frontiere di molti Paesi, Carla Rey, segretario generale dell’Associazione, ha sottolineato come la pandemia da Covid-19 abbia modificato alcuni importanti temi che vanno assolutamente ripresi, come i diritti umani.
I dati danno ragione alla dirigente dell’AICCRE: per esempio, restando nel tema dell’omofobia, il 40% degli adolescenti italiani LGBT hanno subito violenza e discriminazione durante la quarantena, secondo una ricerca effettuata dal servizio Gay help on-line.

Tuttavia, la questione dei diritti non è legata a questo o a quel tema. L’AICCRE è infatti convinta che tutte le forme di discriminazione siano da affrontare e combattere a 360 gradi. In questo caso viene in soccorso la concreta Agenda 2030 dell’ONU che da anni in Italia L’Associazione sta veicolando ai nostri associati, attraverso eventi internazionali nel nostro Paese e formazione sul territorio. Ad Agenda 2030 va riconosciuto anche il merito di richiedere l’implementazione degli Obiettivi in accordo con i trattati internazionali sui diritti umani per far sì che i programmi e le politiche di sviluppo non inaspriscano le disuguaglianze e le intolleranze.

La lotta alla discriminazione, l’impegno per l’uguaglianza a tutti i livelli, la sostenibilità per l’AICCRE sono gli strumenti indispensabili per rimodellare le società di tutto il mondo, infiacchite ed impoverite dalla pandemia da Covid-19.

Un modo per riportare l’essere umano al centro del progetto perché, come ha detto il Capo dello Stato “tutti devono essere messi nella condizione di esprimere la propria personalità e di costruire il rispetto di sé”.
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Stefano Bonaccini, Presidente del CCRE/CEMR e dell’AICCRE, ha firmato un articolo apparso il 6 maggio sul prestigioso quotidiano spagnolo “El Pais”, nel quale ribadisce, tra l’altro, l’esigenza di misure straordinarie europee per il 2021 per garantire la continuità della risposta alle sfide economiche e sociali emergenti.Inoltre, emerge la necessità di una collaborazione multilivello per affrontare l’emergenza Covid-19. Occorre inoltre promuovere a livello globale la cooperazione verticale e orizzontale tra tutti i livelli di governo, nonché il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

L’articolo in italiano

La pandemia COVID-19 è una situazione senza precedenti per tutti i cittadini e per il territorio europeo, nonché per l’Unione stessa. Ad oggi, il numero di persone infette ha raggiunto più di 3,6 milioni e più di 257.000 persone sono morte a causa della malattia. E purtroppo queste cifre continuano a crescere di settimana in settimana.

Tutte le nostre vite sono state influenzate in un modo o nell’altro. Come Presidente della Regione Emilia-Romagna e del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE), sono stato testimone degli sforzi e dei sacrifici fatti dai nostri medici, infermieri, polizia, addetti alle pulizie, funzionari e volontari per proteggere i nostri cittadini e continuare a servire le nostre comunità.

Come spesso accade durante una crisi, i comuni e le regioni sono in prima linea. Giorno dopo giorno hanno assicurato la fornitura di servizi essenziali facendo tutto il possibile per fermare la catena del contagio. E l’hanno fatto in un contesto di grande difficoltà: deficit di reddito dovuto al crollo dell’attività imprenditoriale, al rallentamento dell’economia, o alla chiusura di teatri, musei e impianti sportivi.

In Italia, le città dovranno affrontare un deficit di entrate di circa 3 miliardi di euro. E in un momento in cui ciò di cui avevamo più bisogno era la solidarietà, la risposta iniziale degli Stati europei è stata scoraggiante. In molti paesi sono riemersi sentimenti nazionalisti, che hanno imposto l’embargo sull’esportazione di alcuni prodotti medici o hanno permesso l’espressione della xenofobia.

Se vogliamo ripristinare il benessere del nostro continente, tutti i governi, nazionali e subnazionali, devono lavorare fianco a fianco per combattere questo virus, che non comprende né confini né nazionalità. La rapida mobilitazione delle risorse da parte delle istituzioni europee è stata un passo incoraggiante. Tuttavia, dobbiamo andare oltre per superare questa crisi e prepararci per la prossima.

Il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa e i suoi membri sostengono un’Europa forte e unita, basata sull’azione comune, sui valori condivisi e sulla solidarietà. Sebbene non sia stata concepita per rispondere a situazioni di emergenza, la politica di coesione europea ha più che dimostrato la sua utilità come cammino verso la solidarietà europea. La nuova Iniziativa di investimento della Commissione Europea per la risposta al Coronavirus (IIRC; CRII), che consente di utilizzare i fondi strutturali inutilizzati nel 2019 per aiutare i comuni e le regioni a far fronte alla crisi, fornisce un sostegno di cui c’è molto bisogno.

E’ vero che la nuova assistenza finanziaria non sarà sufficiente e sarà addirittura marginale rispetto ai piani di sostegno nazionali su larga scala in preparazione negli Stati membri. Pertanto, al di là della risposta all’emergenza, il CCRE esorta la Commissione a prendere in considerazione misure straordinarie per il 2021 per garantire la continuità della risposta alle sfide economiche e sociali emergenti. Più in generale, chiediamo alla Commissione europea di collaborare con noi e con gli Stati membri per includere le associazioni nazionali dei governi locali e regionali nei loro gruppi di lavoro immediati e a lungo termine sull’azione contro il coronavirus. Perché? Grazie alla nostra esperienza, alla nostra conoscenza della realtà sul campo e al nostro continuo contatto con i funzionari locali e regionali. Per tutti questi motivi, possiamo essere di grande aiuto.

In tutti i Paesi colpiti, e in particolare tra quelli più colpiti come nel caso dell’Italia, abbiamo visto che una risposta e un dialogo coordinato tra città, regioni e governi nazionali è stato fondamentale. Mentre entriamo in una nuova fase di graduale abolizione delle misure restrittive, i comuni e le regioni continueranno a svolgere un ruolo cruciale. Come ha osservato la Commissione Europea nella sua recente roadmap della strategia di uscita dal coronavirus: “L’abolizione delle misure dovrebbe iniziare dove c’è un impatto locale ed estendersi gradualmente alle misure con una copertura geografica più ampia”.

Una stretta collaborazione con i governi locali e regionali sarà essenziale per svolgere in sicurezza questo importante compito. Il calvario di covid-19 dovrebbe portarci a riflettere sulle nostre politiche e a prepararci per il futuro. La risposta immediata alla crisi non deve farci dimenticare la necessità di investire in settori orientati alla costruzione di un futuro prospero e sostenibile. Il Green Deal europeo e la strategia digitale europea sono passi nella giusta direzione e altri devono seguirli.

Questa crisi dimostra, ancora una volta, la necessità di un forte coordinamento internazionale e di territori resilienti. In quanto tale, l’Europa deve continuare a promuovere a livello globale la cooperazione verticale e orizzontale tra tutti i livelli di governo, nonché il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Si dice spesso che l’Unione europea adotti le misure necessarie in tempi di crisi. Se questo è vero, non dobbiamo rimanere passivi in questa tragedia. Dobbiamo sfruttare al massimo questo avvertimento per prepararci a un domani più sano e sicuro. Non è troppo tardi per unirsi e costruire un futuro sostenibile basato sulla solidarietà. I comuni e le regioni d’Europa sono pronti a fare la loro parte.

Stefano Bonaccini
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La crisi COVID-19 “dimostra la necessità di un ordine internazionale basato sulle regole”, ha dichiarato in una intervista pubblicata da EURACTIV.com l’11 maggio il commissario europeo per i partenariati internazionali Jutta Urpilainen.

“Questo virus non conosce confini”, ha detto il commissario Urpilainen. ”Dobbiamo davvero lavorare insieme per prevenire queste crisi ma anche per risolverle perché, altrimenti, nessuno di noi è al sicuro”, ha aggiunto. 

Anche la politica di cooperazione e sviluppo dell’UE è stata colpita dall’epidemia di coronavirus. Ad aprile, la Commissione ha annunciato un pacchetto di sostegno di 20 miliardi di euro per aiutare i paesi partner ad affrontare la crisi. 

“Abbiamo tre diverse priorità: la prima è la risposta umanitaria. La seconda è il rafforzamento dei sistemi sanitari, idrici e igienico-sanitari; e la terza è mitigare le conseguenze socioeconomiche della crisi “, ha continuato il Commissario. 

Per implementare questo pacchetto, “stiamo lavorando molto insieme alle comunità locali e alle organizzazioni locali e regionali, anche alla società civile, perché ora, ovviamente, l’intero esercizio deve essere molto inclusivo”.

Come in Europa, la portata dell’impatto della crisi varia in tutto il mondo e i partner internazionali stanno discutendo misure di riduzione del debito per i paesi poveri colpiti pesantemente da COVID-19.  “Molti paesi africani, ad esempio, hanno un onere del debito elevato e uno spazio fiscale molto limitato per rispondere alla crisi, pur affrontando grandi deflussi di capitale”, ha spiegato il commissario Urpilainen. 

L’UE ha preso parte alle discussioni alle riunioni ministeriali del G20 e del G7 e in cooperazione con il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale.

  “Personalmente sostengo una risposta coordinata a livello globale che alleggerirà l’onere”, ha aggiunto, aggiungendo che “il congelamento dei pagamenti bilaterali del debito pubblico in 77 paesi, da parte dei paesi del G20 fino alla fine dell’anno, è un buon primo passo”.

Tuttavia, Urpilainen ha sottolineato la necessità di studiare “cosa possiamo fare per aumentare lo spazio fiscale nei paesi stranieri e specialmente in Africa”.

Il Green Deal, l’agenda digitale e la gestione dei flussi migratori sono alcuni degli obiettivi chiave del piano di lavoro della Commissione von der Leyen e si riflettono nella sua strategia con i paesi terzi.

“Per essere coerenti, dovremmo avere la stessa politica all’interno dell’UE, ma anche al di fuori”, ha affermato il commissario.

  “Certo, adesso tutti si stanno concentrando su questa pandemia, ma i cambiamenti climatici sono lì. Come combattere e come affrontare i cambiamenti climatici è una domanda cruciale per l’intero pianeta, così come la digitalizzazione “, ha aggiunto. 

Tuttavia, ciò “non significa che abbiamo dimenticato altri aspetti politici in via di sviluppo” e che l’Agenda 2030 è ancora il principale quadro politico d’azione.

L’epidemia di coronavirus ha costretto l’UE a rivalutare le sue priorità per rispondere alla crisi e alle sue conseguenze. La Commissione europea sta lavorando a un bilancio a lungo termine dell’UE da presentare nei prossimi giorni, ha reso noto la Urpilainen.

Fonte: CCRE/CEMR
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l’Osservatorio per la cooperazione decentralizzata EU-LA e l’Alleanza euro- latinoamericana per la cooperazione tra le città AL-LA hanno organizzato una serie di webinar per evidenziare l’azione internazionale dei governi locali, in particolare nella cooperazione decentralizzata.
“Questo può essere fondamentale”, scrivono gli organizzatori, “a causa della sua natura di generare dibattito e condividere esperienze tra i governi locali e regionali nel contesto delle strategie locali, elementi di grande importanza di fronte allo scenario incerto causato dalla pandemia da Covid-19”.Ogni seminario avrà un gruppo di rappresentanti dei governi locali e regionali ed esperti che, a seconda dell’argomento da affrontare, presenteranno la loro visione ed esperienza.

Il 30 aprile si è svolto il primo webinar “L’impatto di COVID-19 sui governi locali di Europa e America Latina e le sue principali misure di contenimento”, al quale è stata invitata anche l’AICCRE. per l’Associazione hanno partecipato Carla Rey, Segretario generale, e Belinda Gottardi, Sindaco di Castel Maggiore. Tra gli altri ospiti, rappresentanti di enti locali dell’America Latina e della Spagna.




L’intervento integrale di Belinda Gottardi



Sono Belinda Gottardi sindaca di Castel Maggiore, 19.000 abitanti, provincia di Bologna, Emilia Romagna, una delle regioni più colpite dal Covid 19.
Noi stiamo vivendo una situazione che fino a poche settimane fa ci sarebbe sembrata la trama di un film di fantascienza.
In gennaio abbiamo seguito le vicende di Wuhan, poi i due cittadini cinesi positivi ricoverati a Roma, il paziente 1 nell’ospedale di Codogno, in Lombardia. Da quel momento è stato un crescendo e i contagi sono aumentati di giorno in giorno.
A inizio marzo sono state chiuse le scuole, sospese le manifestazioni e gli intrattenimenti, imposto il distanziamento sociale e il lavoro agile, dall’8 marzo istituite zone rosse e disposte ulteriori chiusure, dall’11 marzo chiusi ristoranti e pubblici esercizi, e dal 22 marzo disposto il cosiddetto lockdown, con chiusura di molte aziende, obbligo di rimanere all’interno del proprio comune, divieto di uscire di casa, salvo per esigenze di particolare importanza. Dal prossimo 4 maggio è previsto l’avvio della fase 2, con riapertura di alcune aziende e negozi, possibilità di muoversi all’interno della regione, fare attività fisica individuale. Il ritorno a una sorta di normalità si potrà forse avere dal prossimo primo giugno, con la ipotizzata riapertura di bar e ristoranti, sempre che non ci sia un nuovo aggravamento della situazione.
Ho illustrato sinteticamente alcune delle disposizioni del governo, perché gli atti normativi sono stati molti di più ma mi occorrerebbe troppo tempo per illustrarli tutti.
In Italia le competenze in campo sanitario sono suddivise tra Stato e regioni e siccome ci sono stati disaccordi sui provvedimenti da prendere, è accaduto che alle norme nazionali si siano aggiunti provvedimenti delle regioni a volte in contrasto e comunque contenenti disposizioni diverse o aggiuntive.



I comuni sono l’ultimo anello della catena, è sui comuni che ricadono gli effetti finali dei provvedimenti, i rapporti con i cittadini che quando non capiscono chiedono al sindaco, i controlli.
Ci siamo spesso trovati in difficoltà nella interpretazione delle norme, perché da fine febbraio, oltre ai decreti del presidente del consiglio dei ministri, abbiamo dovuto leggere, comprendere, interpretare, spiegare e applicare ordinanze del presidente della regione, circolari ministeriali e ordinanze di singoli sindaci, disposizioni del Prefetto, faq del governo e a volte anche post dei ministri pubblicati su Facebook.
Le norme sono state interpretate diversamente dai sindaci, per esempio sulle chiusure dei cimiteri, dei negozi di fiori, delle aree sgambamento cani, degli orti o dei centri di raccolta rifiuti.
Vi assicuro che non è stato facile.
Venendo al nostro livello, ogni comune ha il suo piano di protezione civile ma ogni emergenza è diversa da quella precedente e ogni volta bisogna reinventare il modello organizzativo e le modalità di gestione di quella specifica emergenza. La dimensione nazionale della pandemia e la scarsa considerazione rivolta agli enti locali ha reso più complicato il nostro lavoro, mentre per i cittadini i Sindaci rimangono i primi interlocutori.
Il virus ci ha colti impreparati, anche noi che viviamo in una regione efficiente e con un sistema sanitario all’avanguardia, come l’Emilia Romagna.
Nella fase iniziale c’è stata molta confusione: non ci venivano trasmessi i dati, apprendevamo delle decisioni di governo e regione dalle conferenze stampa, i casi positivi ci venivano comunicati dai parenti, il servizio sanitario non ci rispondeva e noi non sapevamo come aiutare e rispondere ai cittadini. Poi il servizio sanitario è riuscito a organizzarsi e a trasmetterci quotidianamente il report con i nominativi e i numeri di telefono delle persone in quarantena.



A Castel Maggiore il primo cittadino positivo mi è stato comunicato ufficialmente il 13 marzo, il 20 marzo ne avevo 4, il 27 erano saliti a 26, il 4 aprile 44, l’11 aprile 56. oggi sono 67. 7 sono deceduti, 30 sono guariti. L’andamento di castel maggiore è leggermente più basso rispetto a quello bolognese.
Ai comuni è stata affidata l’attività di assistenza alla popolazione. Ci siamo presi cura sia delle persone più fragili, perché anziane o malate, che più delle altre dovevano rimanere protette nel loro domicilio, e delle persone in quarantena, che non potevano muoversi di casa.
Abbiamo costituito una sorta di task force con assessori e tecnici comunali e abbiamo raccolto un centinaio di volontari attraverso un appello sui social network.
Oltre ai volontari singoli abbiamo potuto contare sulla Organizzazione di volontari della Protezione civile e sulla Croce Italia, una associazione di volontariato sanitario.
Con queste persone abbiamo organizzato un servizio di consegna della spesa e dei farmaci a domicilio, distribuito omaggi pasquali come la colomba per gli anziani e l’uovo di pasqua per i bambini più in difficoltà. Sempre i volontari hanno distribuito i compiti a casa per i bambini senza supporto informatico, le mascherine per gli ultrasessantacinquenni e successivamente per tutti i cittadini.
Con il gestore del servizio di raccolta dei rifiuti abbiamo organizzato la consegna dei sacchi a domicilio e per le persone in quarantena una raccolta più frequente e con ritiro al piano. Oltre a questi servizi abbiamo attivato un supporto psicologico e uno sportello pedagogico telefonico. L’organizzazione è stata predisposta dalla amministrazione comunale.
Un problema è che ai tavoli di gestione della crisi partecipano i sindaci delle grandi città e i provvedimenti sono disegnati sui grandi centri urbani e spesso difficilmente adattabili alle caratteristiche dei piccoli centri.
Per esempio quando si parla di chiusura dei parchi, si ha in mente un tipico parco di una grande città, circondato da una cancellata, per chiudere il quale è sufficiente una catena e un giro di chiave, ma nei nostri paesi i parchi sono grandi e aperti e la loro chiusura è impossibile. Quando si dispone che l’attività motoria può essere fatta in prossimità di casa non si tiene conto che nei piccoli centri significa costringere le persone a muoversi in mezzo a palazzi densamente abitati, mentre se si allontanassero qualche centinaio di metri in più si troverebbero in mezzo alla campagna, sicuramente in maggiore sicurezza.
Ora stiamo per ripartire ma abbiamo ancora grandi incognite e problemi da risolvere. Alcuni molto pratici. Per esempio il 4 maggio molte persone torneranno al lavoro ma le scuole rimarranno chiuse, quindi si pone il tema di dove lasciare i bambini, evitando di mettere in pericolo i nonni, se ci sono oppure di spendere tutto lo stipendio per la baby sitter.



Non è chiaro se si potranno organizzare i centri estivi e sono chiusi anche i centri per gli anziani. Le attività che pian piano apriranno dovranno rispettare nuove normative di sicurezza che non per tutti sono possibili e sostenibili. Noi stiamo pensando a piani di sostegno per tutte le categorie, consapevoli che anche per i comuni si porrà un tema di sostenibilità economica ed equilibrio dei bilanci.
Abbiamo previsto il posticipo dei tributi comunali, confermato gli eventi culturali, sia per sostenere i lavoratori dello spettacolo, sia per richiamare persone attorno alle attività locali, stiamo esentando dalla imposte i bar e i ristoranti che intendano allestire un dehor per consentire il distanziamento tra i loro clienti.
Stiamo pensando a contributi per l’acquisto di biciclette per coloro che vogliono un mezzo sostenibile sotto il profilo ambientale e che per ora devono rinunciare al trasporto pubblico.
Dovremo però anche trovare nuovi strumenti e nuove idee per soddisfare i bisogni della società che ci troveremo davanti dopo il lockdown e che pensiamo sarà profondamente cambiata. Lo sarà sicuramente sotto il profilo economico, ma ci troveremo anche una società provata psicologicamente ed emotivamente.
Anche i nostri servizi andranno ripensati e riprogettati, sia per adeguarli alle nuove esigenze dei cittadini, sia per portare avanti gli stimoli derivati dalla gestione della emergenza.
In queste settimane abbiamo sperimentato lo smart work, una maggiore flessibilità di tempi, orari e modalità, implementato i servizi on line, le teleconferenze. Questo ci ha consentito di lavorare in sicurezza e oggi è un obbligo e una necessità, ma da domani può diventare una opportunità.
Nella gestione della emergenza abbiamo trovato conforto nella rete dei sindaci, tenuta insieme dalla tecnologia e dalle chat di Whatsapp.
Abbiamo potuto trovare appoggio, confronto e conforto, ma anche stimoli, suggerimenti e idee.

Adesso si apre una nuova sfida, ripensare e riprogettare i servizi, le città e le comunità dopo il coronavirus.
La diffusione di questo virus ci ha dimostrato quanto siamo connessi e quanto il nostro scenario di riferimento sia più ampio della nostra comunità.
Le relazioni ci servono per crescere e condividere le esperienze.
Fino ad oggi le nostre comunità locali non sono state coinvolte nelle relazioni e nella cooperazione internazionale, delle quali si occupano le grandi città, ma credo che il coinvolgimento dei piccoli e medi centri, dove vive la grande maggioranza delle persone, sia il vero orizzonte istituzionale politico verso il quale andare.
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Si sussuegono senza soste in questo periodo d’emergenza riunioni europee ed internazionali sul tema dell’impatto del Covid-19 sugli enti locali e regionali: Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, insieme a Thomas Weninger, Segretario generale dell’Associazione delle città e municipalità austriache, e Christophe Chaillou, Direttore generale della sezione francese del CCRE/CEMR, sono stati tra gli ospiti invitati il 29 aprile al meeting del bureau del PES (Socialist Local Representatives in Europe).

La Rey ha illustrato la situazione in Italia alla luce della pandemia da Covid-19 e che conseguenze essa ha determinato sui servizi locali: quali sono cambiati e quali sono stati mantenuti, dai trasporti alle scuole, dal tema della casa ai negozi, dalla cultura all’ambiente, dagli spazi pubblici agli aiuti finanziari.
La dirigente dell’AICCRE si è anche soffermata sul dialogo tra i vari livelli di governo.

Su richiesta del bureau, avendo il CCRE/CEMR la presidenza italiana con Stefano Bonaccini, Carla Rey è stata invitata anche ad illustrare la posizione del CCRE/CEMR sui finanziamenti presentati dall’UE per mitigare l’impatto della pandemia. “il CCRE/CEMR sta dialogando con la Commissione europea per misure emergenziali. Come già enunciato dal Presidente Bonaccini in una lettera inviata recentemente alla Commissione, per i territori europei non sono sufficienti interventi a medio e lungo termine, come i fondi di coesione, ma occorrono misure immediate e specifiche per gli enti locali e regionali”, ha concluso il Segretario generale dell’AICCRE.



European and international meetings on the theme of the impact of Covid-19 on local and regional authoritiesii are being held non-stop, even in this period of emergency: Carla Rey, Secretary General of AICCRE, together with Thomas Weninger, Secretary General of the Association of Austrian Cities and Municipalities, and Christophe Chaillou, Director General of the French section of CCRE/CEMR, were among the guests invited to the meeting of the PES (Socialist Local Representatives in Europe) bureau on 29 April. Rey illustrated the situation in Italy during the covid-19 pandemic and what kind of impact it has had on local services: which have changed and which have been maintained, from transport to schools, from home to shops, from culture to environment, from public spaces to financial aid. The head of AICCRE also focused on dialogue between the various levels of government. At the bureau’s request, as the CCRE/CEMR has the Italian presidency with Stefano Bonaccini, Carla Rey was also invited to explain the position of the CCRE/CEMR, “which is in dialogue with the European Commission for emergency measures. As President Bonaccini had already stated in a letter recently sent to the Commission, for European territories there are not enough medium and long term interventions, such as cohesion funds, but immediate and specific measures for local and regional authorities are needed”, concluded the Secretary General of AICCRE.
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Continuano, nonostante l’emergenza COVID-19, le riunioni internazionali alle quali partecipa anche l’AICCRE. Organizzato dal CCRE/CEMR, si è svolta oggi, 29 aprile, lo “Standing Committee for Equality and gender equality”, per condividere esperienze:in che modo in cui associazioni ed enti locali e regionali stanno vivendo e reagendo alla situazione COVID-19?.

Ha partecipato Silvia Baraldi (consigliera comunale di Legnago), delegata AICCRE e portavoce del CCRE/CEMR sulla gender equality.
“Il 4 maggio in Italia molte mamme e papà torneranno al lavoro”, ha esordito la Baraldi. “Prioritario è affrontare la delicata questione relativa alla cura dei figli e il supporto alla figura femminile, sovraesposta in quelli che attualmente sono riconosciuti come i servizi essenziali in prima linea durante il Covid (salute, cura, supermercati o contesti educativi)”.

In Italia le donne sono poco presenti in ogni processo decisionale di alto livello:
nel comitato di esperti del governo italiano solo 4 su 17 sono donne, ha evidenziato la rappresentante dell’AICCRE.

“In questa situazione donne e bambini sono certamente gli anelli più deboli e di cui si è parlato meno. I bambini in particolare, ormai rinchiusi in casa da più di due mesi, hanno bisogno per una crescita sana di poter fare esperienze all’aria aperta e socializzanti”.

Non possiamo pensare, ha sottolineato la portavoce, “che le famiglie e le donne in particolare siano lasciate sole fino a settembre, momento in cui, speriamo, verranno aperte le scuole. I comuni devono fare qualcosa subito! “

Molte donne presentano situazioni occupazionali vulnerabili ed è ormai chiaro che la chiusura di asili e scuole abbia un impatto complessivamente negativo sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro a causa dell’aumento del carico assistenziale non retribuito che spesso ricade sulle loro spalle.

E’ necessario dunque lanciare idee immediate per sostenere il welfare soprattutto delle donne lavoratrici.



Speech by Silvia Baraldi Councillor to the Municipality of Legnago), AICCRE delegate and CCRE/CEMR spokesperson on gender equality



“On May 4th in Italy many mums and dads will return to work. The priority is to address the delicate issue of childcare and support for women, overexposed in what are currently recognized as essential frontline services during Covid (health, care, supermarkets or educational settings). In Italy women are scarcely present in any high-level decision-making process: in the committee of experts of the Italian government only 4 out of 17 are women. In this situation, women and children are certainly the weakest and least talked about links. Children in particular, who have been locked up at home for more than two months now, need to be able to have outdoor and socializing experiences for healthy growth. We cannot expect families and women in particular to be left alone until September, when, we hope, schools will be opened. The municipalities must do something now! Many women have vulnerable employment situations and it is now clear that the closure of kindergartens and schools has an overall negative impact on women’s participation in the labour market due to the increased unpaid care burden that often falls on their shoulders. It is therefore necessary to launch immediate ideas to support the welfare of working women in particular”.
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A giugno è necessario un accordo sul bilancio dell’UE e sul fondo di risanamento o un ritardo metterà a rischio la sicurezza e la coesione dei cittadini in Europa


L’accordo sul bilancio dell’UE e sul Recovery Fund è necessario entro giugno o i ritardi metteranno a rischio la sicurezza e la coesione dei cittadini europei.

Dopo la videoconferenza dei membri del Consiglio europeo del 23 aprile, l’Alleanza per la coesione (della quale fa parte anche l’AICCRE) chiede che la politica di coesione rimanga una priorità nel quadro dei colloqui sulla strategia di ripresa dalla pandemia Covid-19 e che tenga conto delle esigenze e dell’esperienza di regioni e città.

La lotta contro la pandemia COVID19 e il rilancio dell’economia europea sono una corsa contro il tempo. Ogni ulteriore ritardo nell’assicurare un adeguato piano di ripresa dell’UE, basato su un bilancio comunitario coraggioso, minerà la nostra capacità di proteggere la salute dei cittadini e i diritti sociali, di preservare la capacità produttiva dell’Europa, di aiutare le imprese a sopravvivere all’emergenza e di investire in un futuro sostenibile.

Abbiamo bisogno che gli Stati membri facciano un passo in avanti, cruciale per l’Europa:
garantendo la continuità delle misure di emergenza sostenute dalla politica di coesione nei paesi e territori più colpiti, con finanziamenti adeguati e regole speciali.
rafforzando gli investimenti previsti per la politica di coesione 2021-2027 per accelerare la ripresa e realizzare un’Europa resiliente, più giusta e sostenibile nel lungo periodo.
fare in modo che le iniziative finanziarie straordinarie contribuiscano alla coesione sociale, territoriale ed economica, affrontando le perdite e le entrate fiscali locali e sostenendo le autorità locali e regionali – e le relative aziende di proprietà pubblica – nella gestione dei servizi locali per i cittadini nello scenario pandemico e post-pandemico.
portare a termine con successo i negoziati sulla futura politica di coesione per consentire l’inizio tempestivo del periodo di finanziamento nel 2021 e garantire che la politica di coesione possa essere portata avanti negli anni successivi.
riunire tutti i livelli di governo per investire sul miglioramento dei servizi sanitari in tutta l’Unione sia aumentando i finanziamenti per la salute nell’ambito della politica di coesione sia istituendo un meccanismo sanitario specializzato. riconoscere i buoni esempi di cooperazione transfrontaliera e transnazionale durante l’attuale crisi e coinvolgere attivamente i GECT, le euroregioni e tutte le regioni di confine dell’UE nella lotta contro il virus, nonché nella futura ripresa economica.



Chiediamo che il “cuore” del bilancio dell’UE sia l’iniziativa di investimento finanziario straordinario che si basi sull’esperienza e sulle conoscenze sviluppate dagli attori locali che si occupano della pandemia e delle sue conseguenze. Gli investimenti dell’UE devono beneficiare della flessibilità e della semplificazione, un’eccessiva centralizzazione ne comprometterebbe seriamente l’efficacia.
La politica di coesione è il miglior strumento dell’UE per rafforzare strutturalmente lo sviluppo sociale ed economico delle regioni e delle città (compresa l’azione per la salute e il clima). Essa deve essere rafforzata e pienamente mobilitata per rafforzare la capacità di ripresa di tutti gli enti locali e regionali a lungo termine, in modo da garantire che siano sufficientemente preparati ad affrontare le conseguenze economiche della crisi attuale e di eventuali crisi future, integrando così gli strumenti di reazione alle emergenze esistenti e futuri.

Per quanto riguarda il potenziale rafforzamento del programma di sostegno alle riforme, un reale coinvolgimento delle regioni e delle città nella valutazione dei bisogni e nella definizione degli interventi, in stretto coordinamento con i piani della politica di coesione, sarà decisivo per garantire che l’impatto asimmetrico territoriale delle riforme sia gestito in modo efficace. Inoltre, le regioni e le città dovrebbero partecipare al dibattito su come rafforzare la resilienza delle società europee nell’affrontare la crisi pandemica e i suoi effetti economici e sociali dal punto di vista territoriale.

È fondamentale che le istituzioni dell’UE procedano in uno spirito di solidarietà e responsabilità. L’esito finale dei negoziati non può essere un insieme di fondi eccessivamente centralizzati e di strumenti finanziari incerti, che si basano solo sulla reattività dei mercati privati. Dobbiamo fornire all’Europa un mix efficace di strumenti, in cui sovvenzioni e prestiti siano adeguatamente bilanciati e il principio del partenariato sia pienamente attuato per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini dell’UE.

Solo trovando il coraggio e la fiducia reciproca per agire insieme possiamo portare l’Europa fuori da questa emergenza.


FONTE:CCRE/CEMR


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