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Con il lancio di IncluCities, otto città europee e associazioni dei governi locali stanno unendo le loro forze per migliorare l’integrazione dei migranti. L’iniziativa, gestita dal CCRE/CEMR, mette in coppia una città esperta con un’altra meno esperta per imparare a trovare e diffondere soluzioni locali sostenibili.



Negli ultimi anni, gli arrivi di migranti e rifugiati hanno spesso causato atteggiamenti pubblici negativi, stereotipi e idee sbagliate. Mentre ci sono difficoltà in alcune aree, la realtà è che ci sono migliaia di buoni esempi e pratiche provenienti da città e paesi.

Mentre molte città sono riuscite a trovare soluzioni sostenibili per l’integrazione dei migranti, altre, soprattutto le piccole e medie imprese, spesso non dispongono delle risorse umane e finanziarie, delle conoscenze e dell’esperienza necessarie.

Per colmare questa lacuna è stato dato vita al progetto IncluCities, concepito per condividere conoscenze, esperienze e buone pratiche tra le città in un processo di mentoring. A tal fine è stata creata una rete di otto città con diversi gradi di esperienza in materia di migrazione e le corrispondenti associazioni di governo locale.

Le città partecipanti, accompagnate dalle rispettive associazioni, sono “accoppiate” in gruppi di due, in cui una città funge da mentore e l’altra da mentee. Mechelen, ad esempio, sarà in coppia con il comune siciliano di Partinico.

“Per il Comune di Partinico, la partecipazione al progetto IncluCities rappresenta un’opportunità per creare un territorio di dialogo multiculturale, spostando l’attenzione dall’accoglienza, intesa come gestione dell’emergenza, a una rigorosa strategia di inclusione”, ha dichiarato Pietro Puccio, portavoce del CCRE/CEMR per le migrazioni e l’integrazione. “La cooperazione tra le città che vivono i fenomeni migratori sembra essere di grande valore, soprattutto alla luce della ricerca di soluzioni sostenibili”.



I comuni partecipanti collaboreranno strettamente in ogni fase del progetto. Le città organizzeranno visite di studio per identificare dove la politica di integrazione può essere migliorata e co-progetteranno piani d’azione per migliorare le loro prestazioni. Inoltre, in un secondo momento saranno organizzate accademie di formazione aperte ad altre città e associazioni di governo locale, in modo da diffondere le lezioni apprese e rafforzare la loro capacità di integrazione dei migranti.

IncluCities mira non solo a diffondere pratiche locali di successo tra le città, ma anche a contribuire allo sviluppo di migliori politiche comunitarie in materia di migrazione che riflettano meglio le esigenze e le realtà locali. Le associazioni dei governi locali e regionali svolgeranno un ruolo fondamentale, sia diffondendo le buone pratiche al resto della loro rete, sia interfacciandosi con i governi nazionali e le istituzioni dell’UE per alimentare la definizione delle politiche e la diffusione delle buone pratiche.

Città e associazioni partecipanti:

La città di Livadia e l’Unione Centrale dei Comuni della Grecia (KEDE)
Saint-Jean-de-la-Ruelle e l’Associazione francese del CCRE (AFCCRE)
Partinico e l’AICCRE
Fuenlabrada e la Federazione spagnola dei comuni e delle province (FEMP)
Bruxelles e Schaerbeek, insieme all’Associazione delle Città e dei Comuni della Regione Bruxelles-Capitale (BRULOCALIS)
Mechelen e l’Associazione delle città e dei comuni fiamminghi (VVSG)
La città di Jelgava con l’Associazione lettone dei governi locali e regionali (LPS)

IncluCities è un progetto triennale guidato dal CCRE e finanziato dal Fondo per l’asilo, la migrazione e l’integrazione (AMIF) dell’Unione Europea.
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L’AICCRE è stata sempre in prima fila per la difesa dei diritti umani, soprattutto nelle sedi sovranazionali, come nel CCRE/CEMR e nel Consiglio d’Europa.



Crediamo infatti che essere europeisti significhi innanzitutto credere nei valori dell’uguaglianza su cui è basata l’Unione europea, che si è assunta l’impegno di promuovere e tutelare i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto non solo all’interno del Continente ma in tutto il mondo. I diritti dell’uomo rivestono un’importanza decisiva nelle relazioni dell’UE con altri paesi e regioni del mondo. La Carta dei diritti fondamentali dell’UE garantisce i diritti dei cittadini europei. Sancisce i diritti fondamentali vincolanti per le istituzioni e gli organi dell’Unione e si applica anche ai governi nazionali quando mettono in atto il diritto dell’Unione.



Per questo, noi dell’AICCRE non possiamo restare in silenzio di fronte ai ripetuti fenomeni di omofobia che stanno avvenendo in Polonia dove, purtroppo, molti enti locali hanno assunto decisioni discriminatorie nei confronti delle comunità LGBT.

Sia con dichiarazioni di Carla Rey, Segretario generale, che del Presidente Stefano Bonaccini che con inchieste sull’argomento pubblicate sul nostro sito, abbiamo fermamente condannato questi gravi ed anti-storici episodi, che rischiano di portare indietro in modo drammatico le lancette dell’orologio della storia.



Il CCRE/CEMR si è mobilitato attraverso una lettera aperta firmata dal Segretario generale Vallier e da Broberg, uno dei due portavoce sulla gender equality, (l’altro è la nostra Silvia Baraldi, delegata AICCRE), nella quale, tra l’altro, si esprime il sostegno per i governi locali e regionali polacchi che resistono e continuano a rispettare e promuovere i valori europei fondamentali comuni di libertà e diritti umani.

La lettera fino ad oggi è stata sottoscritta da un centinaio di sindaci europei. Vi invitiamo a sottoscriverla. Occorre mantenere alta la guardia sui diritti umani. In tutta Europa, nel periodo del Covid-19, sono aumentati gli episodi di violenza nei confronti non solo delle comunità LGBT ma anche nei confronti delle donne.

Questo è inaccettabile.

Sottoscrivi la lettera cliccando qui e riempiendo il form a fondo pagina
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Il Presidente del CCRE/CEMR e dell’AICCRE Stefano Bonaccini ha aperto i lavori del webinar organizzato dal CCRE/CEMR l’11 giugno, “European Municipalities and Regions facing the COVID-19 crisis and its consequences”. Ai lavori ha partecipato anche Carla Rey, Segretaario generale dell’AICCRE. Di seguito l’intervento del Presidente Bonaccini.


La pandemia COVID-19 è una situazione senza precedenti, finora sono stati individuati quasi due milioni di europei con il virus e oltre 160.000 sono morti per questa malattia in Europa. Queste cifre drammatiche continueranno ad aumentare nelle prossime settimane, oltre a tutte le misure drastiche che sono state adottate, e dobbiamo essere molto vigili per monitorare l’evoluzione fino a quando non si potrà procedere alla vaccinazione generale. Tutte le nostre vite sono state colpite in un modo o nell’altro.

Nella mia regione, l’Emilia Romagna, la situazione è stata molto difficile perché è una delle regioni più colpite in Italia. Come leader dei governi locali e regionali, siamo stati in prima linea nella crisi e grazie ai servizi pubblici locali, il nostro continente è stato in grado di affrontare la situazione sanitaria.

I dipendenti del settore pubblico hanno garantito l’erogazione ininterrotta dei nostri servizi pubblici più importanti, a dimostrazione del ruolo chiave dei servizi pubblici locali organizzati e adeguatamente finanziati per la fornitura continuativa di servizi di interesse generale ai cittadini, soprattutto nei momenti di emergenza.

Questa crisi ha anche dimostrato l’importanza vitale del nostro modello sociale europeo, basato sullo stato sociale, sulle pratiche di dialogo sociale nazionale, sul corretto finanziamento dei sistemi sanitari, sulla protezione dei lavoratori, dei disoccupati e delle persone vulnerabili. Ora iniziamo ad aprirci e vediamo quanto dovremo sostenere la ripresa della nostra economia e della nostra società. Le conseguenze dell’isolamento saranno un’altra sfida per noi. Avremo bisogno del sostegno dell’Unione europea per superare le conseguenze, avremo bisogno di maggiore solidarietà anche a livello globale, con i nostri vicini dei confini mediterranei, orientali e settentrionali. Dovremo ricominciare da capo, in linea con gli obiettivi di lotta al cambiamento climatico e di costruzione di un modello di sviluppo più sostenibile.

All’inizio della crisi, i governi centrali hanno fallito nel coordinare le loro risposte e hanno agito unilateralmente. A partire da metà marzo, la Commissione europea ha lanciato diverse iniziative nei settori della salute pubblica, della tutela delle libertà fondamentali e della gestione delle frontiere, nonché delle questioni economiche e monetarie. Ci siamo resi conto di quanto sia necessario lavorare insieme per agire in una crisi di questo tipo.

Accogliamo con favore la Coronavirus Response della Commissione europea, in particolare le iniziative per affrontare le sfide economiche, sociali e fiscali. Sosteniamo gli sforzi della Commissione per ammorbidire le regole sugli aiuti di Stato e rinnoviamo la nostra richiesta di una revisione delle regole di concorrenza per sostenere la nostra economia attraverso la localizzazione della produzione di beni essenziali.

Nei prossimi mesi, gli Stati membri e il Parlamento europeo negozieranno la proposta della Commissione per il piano di ripresa e il bilancio a lungo termine per l’UE. Valuteremo le varie proposte ed esprimeremo le nostre opinioni. Già oggi esortiamo la Commissione europea a fare del principio di partenariato un prerequisito per la preparazione dei programmi operativi e invitiamo il legislatore europeo a collaborare con i governi locali e regionali, seguendo la raccomandazione della risoluzione del Parlamento europeo del 2018 di fare del CEMR un partner chiave soprattutto in questa fase prelegislativa.


ENGLISH VERSION

The President of CCRE/CEMR and AICCRE Stefano Bonaccini opened the webinar organized by CCRE/CEMR on June 11, “European Municipalities and Regions facing the COVID-19 crisis and its consequences”. Carla Rey, General Secretary of AICCRE, also participated in the work. Here follows the speech of President Bonaccini.

The COVID-19 pandemic is an unprecedented situation, so far almost two million Europeans have been detected with the virus and over 160,000 have died from the disease in Europe. These dramatic figures will continue to increase in the coming weeks, in addition to all the drastic measures that have been taken, and we must be very vigilant to monitor the evolution until general vaccination can be carried out. All our lives have been affected in one way or another.

In my region, Emilia Romagna, the situation has been very difficult because it is one of the most affected regions in Italy. As leaders of local and regional governments, we have been at the forefront of the crisis and thanks to local public services, our continent has been able to deal with the health situation.

Public sector employees have ensured the uninterrupted delivery of our most important public services, demonstrating the key role of organised and adequately funded local public services for the continuous provision of services of general interest to citizens, especially in times of emergency.

This crisis has also demonstrated the vital importance of our European social model, based on the welfare state, national social dialogue practices, proper financing of health systems, protection of workers, the unemployed and vulnerable people. Now we are starting to open up and see how much we should support the recovery of our economy and society. The consequences of isolation will be another challenge for us. We will need the support of the European Union to overcome the consequences, we will need more solidarity at global level too, with our neighbours on the Mediterranean, eastern and northern borders. We will have to make a fresh start, in line with the objectives of combating climate change and building a more sustainable development model.

At the beginning of the crisis, central governments failed to coordinate their responses and acted unilaterally. Since mid-March, the European Commission has launched several initiatives in the areas of public health, protection of fundamental freedoms and border management, as well as economic and monetary issues. We have realised how necessary it is to work together to act in a crisis of this kind.

We welcome the European Commission’s Coronavirus Response, in particular, initiatives to address economic, social and fiscal challenges. We support the Commission’s efforts to relax state aid rules and renew our call for a review of competition rules to support our economy through the localisation of the production of essential goods.

In the coming months, Member States and the European Parliament will negotiate the Commission proposal for the recovery plan and the long-term budget for the EU. We will assess the various proposals and express our views. Already today, we call on the European Commission to make the partnership principle a prerequisite for the preparation of operational programmes and we invite the European legislator to work with local and regional governments, following the recommendation of the 2018 European Parliament resolution to make the ERMC a key partner especially in this pre-legislative phase.

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In Polonia circa 100 comuni hanno istituito zone “anti-LGBTI” o altre misure discriminatorie
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Esprimendo il suo punto di vista sulla situazione in Polonia, il Presidente del CCRE/CEMR e dell’AICCRE Stefano Bonaccini ha dichiarato che “l’uguaglianza è per tutti gli europei ed è un valore fondamentale per l’Europa. Poiché ci stiamo sforzando di costruire un futuro migliore e più luminoso per tutti, non possiamo semplicemente portare indietro l’orologio dei diritti umani e spazzare via decenni di progresso”.

Frédéric Vallier, Segretario Generale del CCRE/CEMR, e Emil Broberg, Consigliere Regionale di Östergötland (Svezia) e Presidente del Comitato Permanente per l’Uguaglianza del CCRE, hanno scritto congiuntamente una lettera aperta contro queste misure a comuni, contee e regioni polacche. Essi chiedono ai governi locali e regionali di tutta Europa di esprimere il loro sostegno firmando la lettera. Ad oggi, il CCRE/CEMR ha raccolto 70 firme da 14 paesi europei.



“Nel mondo in cui viviamo oggi, l’uguaglianza deve essere costruita dalle fondamenta”, ha detto Emil Broberg. “I governi locali e regionali non devono cedere il passo ai movimenti politici nazionali che si oppongono all’uguaglianza. Al contrario, i comuni e le regioni possono dare l’esempio tenendo fede ai principi dei diritti umani e ai progressi che abbiamo fatto finora”.

Un’ulteriore conferma della gravità della situazione è arrivata la scorsa settimana con la pubblicazione dell’indagine dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali sull’uguaglianza LGBTI, che ha rivelato che il 40% delle persone intervistate in Europa ha dichiarato di aver subito molestie a causa del proprio orientamento sessuale. Nel caso della Polonia, l’intolleranza nei confronti delle persone LGBTI è aumentata nel complesso e il Paese ha il più alto tasso di aggressioni fisiche o sessuali motivate dal fatto che la vittima è LGBTI (15%).

La lettera aperta cerca anche di contrastare l’aumento della retorica anti-LGBTI. Essa afferma il sostegno dei firmatari ai governi locali e regionali polacchi che hanno respinto e resistito alle misure discriminatorie e che continuano a difendere i valori fondamentali comuni europei della libertà e dei diritti umani.



Molti funzionari locali e regionali in Polonia stanno combattendo contro queste misure anti-LGBTI. Marta Mazurek, consigliere comunale di Poznan, è una di loro. “Come rappresentante eletta polacca e come europea, sono molto grata per qualsiasi sostegno internazionale a favore dei diritti umani e delle politiche di parità di genere”, ha detto. “Un tale sostegno stimola i nostri sforzi e rafforza il nostro coraggio”.

Con questa azione, il CCRE invita al dialogo e invita le città europee che hanno relazioni con i comuni e le regioni polacche interessate a sollevare la questione. I governi locali e regionali di tutta Europa dovrebbero condividere le loro esperienze nell’affrontare le questioni della discriminazione e della parità di diritti, a beneficio di tutti.

L’ELENCO DEI FIRMATARI DELLA LETTERA APERTA DEL CCRE/CEMR AL 9 GIUGNO

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Quale miglior momento per parlare di cittadinanza, dei diritti dei cittadini e della cittadinanza mondiale in coincidenza dei 231 anni dalla Dichiarazione della Rivoluzione francese della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e da quando è stato affermato che la ragione e le relazioni umane devono essere alla base del viver civile.

231 anni dopo, alla luce di questa pandemia che sta colpendo il mondo, dobbiamo riflettere sulla società che vogliamo costruire. Cominciamo a ricostruire il senso della cittadinanza quale riconoscenza e pieno esercizio dei diritti fondamentali, che dobbiamo mettere in evidenza.La scrittrice spagnola Almudena Grandes afferma che i nostri avi ci hanno insegnato che i diritti non difesi si perdono. Oggi possiamo ratificare con la road map dell’Agenda 2030 che le Regioni e i cittadini vogliono che tutto ciò possa essere portato a termine. In alcune zone del mondo si dice: “resta a casa!”, ma senza servizi fondamentali e senza un salario minimo. In questo momento i contagi sono più forti nei paesi in via di sviluppo perché la gente va alla ricerca di un lavoro. L’obiettivo fame-zero è un’utopia. Diritti classici ma fondamentali ai quali dobbiamo aggiungere nuovi diritti, quelli digitali compresi, ma in continenti come America o Africa sono una grande sfida per tutti.

Per questa nuova lotta per i diritti, abbiamo tre possibilità: l’Agenda 2030, i 17 obiettivi che devono essere raggiunti nel corso di questa decade. Nel post-Covid, dobbiamo sviluppare e pensare di più agli acceleratori di cui ci parla l’ONU per raggiungere questi obiettivi, per non permettere che nessuno rimanga indietro e affincè questi problemi strutturali della pandemia non colpiscano i più sfavoriti o i gruppi più deboli. Abbiamo la seconda road map, il cambiamento climatico, gli accordi di Parigi e il ruolo che abbiamo dato alla natura che ci ha dimostrato che il cambiamento climatico è qui, e pertanto è necessario agire.

La terza via è l’Agenda Urbana che dal Foro delle Regioni abbiamo battezzato come Agenda Urbana e dei diritti al territorio. La pandemia ci porta a ridefinire l’urbanizzazione e la visione del territorio urbano. Adesso bisogna decidere con chi farlo, dobbiamo dire categoricamente che qualche cosa deve essere accantonata e costruire qualcosa di nuovo.

La crisi degli Stati-nazione è evidente come è evidente che c’è molto da fare; pertanto ci sono livelli sub-nazionali, Municipi e Regioni, che si sono trovati in prima fila di fronte alla pandemia, e vorrei esprimere riconoscenza a tutti i lavoratori dei sistemi di salute pubblica del mondo per il lavoro svolto. Questa situazione, in mezzo a questa pandemia, fa nascere problemi di razzismo e con limitazione di risorse per i livelli sopra-regionali. Cosa proponiamo?

Dobbiamo decentrare con maggiore profondità, con maggior risorse per superare le ineguaglianze territoriali, dobbiamo costruire dal locale migliori sistemi di partecipazione cittadina, di pianificazione, di revisione dei conti come è stato recentemente detto dall’ex Presidente dell’Ecuador Maria Fernandez Espinosa: lavorare a tutti i livelli del governo, la governance multilivello.

Infine, come diceva il nostro Presidente, Mohamed Boudra, tutto questo assume un nuovo impatto sociale che potrà implicare un nuovo patto territoriale e come dice il nostro Segretario generale delle Nazioni Unite, la solidarietà quale guida comportamentale e la lotta permanente per la pace oggi più che mai colpita dalla disperazione dei popoli.



What better time to talk about citizenship, citizens’ rights and world citizenship to coincide with the 231 years since the French Revolution’s Declaration of Human Rights and since it was stated that reason and human relations must be the basis of civilised living.
231 years later, in the light of this pandemic that is affecting the world, we must reflect on the society we want to build. The Spanish writer Almudena Grandes says that our ancestors taught us that undefended rights are lost. Today we can ratify with the road map of Agenda 2030 that the regions and citizens want this to be completed. In some parts of the world they say: “stay at home!” but without basic services and without a minimum wage. At the moment the contagions are stronger in developing countries because people are looking for work. The fame-zero goal is a utopia. Classic but fundamental rights to which we must add new rights, including digital rights, but in continents like America or Africa they are a great challenge for everyone.

For this new fight for rights, we have three possibilities: Agenda 2030, the 17 objectives that must be achieved during this decade. In the post-Covid period, we need to develop and think more about the accelerators that the UN is telling us about in order to achieve these goals, so that no one is left behind and these structural problems of the pandemic do not affect the most disadvantaged or the weakest groups. We have the second road map, climate change, the Paris Accords and the role we have given to nature, which has shown us that climate change is here, and so action is needed.

The third road is the Urban Agenda, which we have baptised from the Forum of Regions as the Urban Agenda and Rights to Territory. The pandemic leads us to redefine urbanization and the vision of the urban territory. Now we have to decide with whom to do it, we have to say categorically that something must be set aside and build something new.

The crisis in the nation-states is as obvious as it is evident that there is a lot to be done; therefore there are sub-national levels, municipalities and regions, which have found themselves in the front row in the face of the pandemic, and I would like to express my gratitude to all the workers in the public health systems of the world for the work they have done. This situation, in the midst of this pandemic, gives rise to problems of racism and limited resources for supra-regional levels. What are we proposing?

We need to decentralize with greater depth, with more resources to overcome territorial inequalities, we need to build from the local better systems of citizen participation, planning, auditing as was recently said by the former President of Ecuador Maria Fernandez Espinosa: work at all levels of government, multi-level governance.

Finally, as our President, Mohamed Boudra, said, all this takes on a new social impact that may imply a new territorial pact and, as our UN Secretary-General says, solidarity as a behavioural guide and the permanent struggle for peace today more than ever affected by the desperation of peoples.
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Il Segretario generale del CPLRE (Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa) Andreas Kiefer e i membri del Segretariato del Congresso hanno promosso il 30 aprile una videoconferenza, un incontro tecnico, il primo dall’inizio dell’anno, con i segretari di delegazione dei 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa.

Come è noto, da alcuni anni la segreteria della delegazione italiana è tornata in seno all’AICCRE.
Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, nel suo intervento, ha voluto inizialmente sottolineare lo sforzo e l’impegno di sindaci e governatori italiani che “sono in emergenza piena per garantire ai propri cittadini i servizi pubblici, i quali oltretutto hanno dovuto subire cambiamenti a causa della pandemia”.

La Rey ha informato i rappresentanti dei Paesi membri riguardo la situazione dell’Italia, “uno dei Paesi europei più colpiti”, e sulla Fase 2 “che si aprirà il 4 maggio, secondo il DPCM del 26 aprile. “Nonostante la riapertura di varie attività e la probabile estensione di esse dal 1 giugno, ha evidenziato il Segretario generale dell’AICCRE, “non sarà però facile ricominciare e sarà quasi impossibile tornare subito alla normalità”.

Particolarmente apprezzata dall’AICCRE l’idea del Segretario generale Kiefer di ripensare l’Agenda dei lavori del CPLRE alla luce della pandemia da Covid-19: “importante capire, ha sottolineato la Rey durante l’incontro, che la pandemia non solo sta cambiando le nostre abitudini ed i servizi pubblici nelle nostre città, ma ha modificato alcuni importanti temi che vanno assolutamente ripresi: la democrazia locale, i diritti umani, la trasparenza amministrativa e la cooperazione internazionale”.

E’ importante che il CPLRE “riprenda il proprio ruolo politico, in quando la diffusione della pandemia ci ha mostrato con evidenza la necessità del dialogo tra enti locali e Stati membri, ma soprattutto il bisogno di solidarietà tra gli Stati europei”.

Solidarietà che durante questo drammatico periodo è venuta a mancare. “e questo non solo è preoccupante ma inaccettabile. Il futuro dialogo politico dovrà concentrarsi sui temi espressi nel mio intervento, ha concluso il Segretario generale dell’AICCRE.

“Gli scambi sono stati fruttuosi, ha commentato il comunicato stampa del Cplre seguito alla videoconferenza, “ed hanno sottolineato la necessità di tornare al più presto a una situazione normale al fine di preservare la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto.
Inoltre, i partecipanti hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle associazioni nazionali e dei membri del Congresso, che devono essere coinvolti nel dialogo con i governi, in quanto rappresentanti eletti locali e regionali, al fine di garantire che le politiche nazionali siano realmente efficaci il più vicino possibile al cittadini.
L’attuale crisi che ha portato alla chiusura delle frontiere evidenzia la necessità di esaminare le possibilità di mantenere la cooperazione a livello transfrontaliero in tempi di crisi”.


The Secretary General of the Congress of Local and Regional Authorities of the Council of Europe Andreas Kiefer and the members of the Congress Secretariat promoted a videoconference, a technical meeting, the first since the beginning of the year, with the delegation secretaries of the 47 member countries of the Council of Europe. As is well known, for some years now the secretariat of the Italian delegation has returned to AICCRE. Carla Rey, Secretary General of AICCRE, initially wanted to underline the effort and commitment of Italian mayors and governors who “are in full emergency to guarantee public services to their citizens, which have had to undergo changes due to the pandemic”. Carla Rey informed the representatives of the member countries about the situation of Italy, “one of the most affected European countries”, and about Phase 2 “which will open on May 4, according to the DPCM of April 26. “Despite the reopening of various activities and the probable extension of them from June 1, the Secretary General of AICCRE pointed out, “it will not be easy to start again and it will be almost impossible to return immediately to normal”. Particularly appreciated by the AICCRE the idea of the Secretary General Kiefer to rethink the agenda of the Congress after the emergency of Covid-19 pandemic: “it is important to understand, Rey stressed during the meeting, that the pandemic is not only changing our habits and public services in our cities, but it has changed some important issues that must be absolutely resumed: local democracy, human rights, administrative transparency and international cooperation”. It is important that the Congress “resume its political role, as the spread of the pandemic has clearly shown us the need for dialogue between local authorities and Member States, but above all the need for solidarity between European states”. Solidarity that has been lacking during this dramatic period. “and this is not only worrying but unacceptable. The future political dialogue must focus on the issues expressed in my speech, concluded the AICCRE Secretary General.

“The exchanges were fruitful and emphasized the need to return, as soon as possible, to a normal situation in order to preserve democracy, human rights and the rule of law”. expressed a press release which followed the video conference.” In addition, the participants stressed the importance of the role of national associations and Congress members, who must be involved in dialogue with governments, as local and regional elected representatives, in order to ensure that national policies are genuinely effective as close as possible to the citizens. Furthermore, the current crisis which has led to the closure of borders highlights the need to examine the possibilities of maintaining co-operation at transfrontier level in times of crisis”.
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Un approfondimento dell’AICCRE su quanto sta avvenendo in Polonia dopo il triste primato che l’ha vista primo Paese omofobo tra quelli dell’UE. Quel che emerge è il contrasto tra una opinione pubblica tollerante ed una classe politica poco sensibile ai diritti umani. Gli enti locali reagiscono: due comuni europei interrompono i gemellaggi con due comuni polacchi. L’impegno del CCRE/CEMR e dell’AICCRE. Una battaglia di civiltà contro tutte le forme di discriminazione.



ENGLISH VERSION

Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri, diceva Nelson Mandela. Non siamo ancora liberi, purtroppo: persistono in molti Paesi d’Europa e del mondo, anche in questo periodo di pandemia, forti discriminazioni nei confronti degli orientamenti sessuali delle persone.
Discriminazioni che costituiscono “una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani che trovano, invece, specifica tutela nella nostra Costituzione e nell’ordinamento internazionale”, come ha sottolineato il 17 maggio Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia.
La lotta contro l’omofobia è soprattutto lotta di civiltà che si estende a tutte le forme di discriminazione: la legislazione europea rende illegale la discriminazione sul luogo di lavoro o nella formazione fondata sulla religione, disabilità, razza, origine etnica, età e orientamento sessuale. Tuttavia, anche nell’UE esistono incredibili storie di omofobia: sono già 86 gli enti locali che in Polonia hanno istituito le zone franche dove gli omosessuali non sono tollerati, adottando 91 provvedimenti nei quali l’omotransfobia è permessa e azioni violente contro la diversità sono tollerate.


Che succede in Polonia? Tra imbarazzo e contraddizioni

Secondo la nuova “Rainbow Europe Map”, resa nota a ridosso della Giornata mondiale contro l’omofobia da Ilga Europe (International Lesbian and Gay Association – Europe), la Polonia è il leader omofobo dei Paesi dell’Unione Europea. La Polonia appartiene a un gruppo di 6 paesi dell’UE in cui gay e lesbiche non possono sposarsi. Gli altri Paesi sono: Romania, Bulgaria, Slovacchia, Lituania e Lettonia. Non esistono restrizioni di questo tipo negli altri 22 Stati membri.

È stato evidente l’imbarazzo di molti media polacchi al non certo prestigioso primato del proprio Paese. La maggior parte di essi ha reagito con grandi enfasi ed approfondimenti sul triste primato del loro Paese. “Abbiamo ottenuto questo titolo vergognoso nella classifica europea più importante per quanto riguarda la ricerca sull’uguaglianza LGBT”, ha commentato il giornale polacco Oko.press che ha tenuto a precisare “che la ricerca dalla quale è scaturito il marchio di omofobia non riguarda l’opinione pubblica, ma la legislazione nel Paese”. “Il 79% degli omosessuali polacchi ha paura di violenze e per questo non si tengono per mano”, ha scritto Noizza.pl., denunciando che le “minacce a persone LGBT non sono prese sul serio”.

“Invece di metterci al passo con Malta, il Belgio e la Gran Bretagna, ci stiamo avvicinando sempre di più alla Russia”, Paese nel quale è “proibito promuovere l’omosessualità”, ha commentato Oko.press.

Finora la Polonia si era classificata piuttosto in alto su questo tema, ma, ci informa il giornale on-line polacco, “nel 2019 sono successi molti eventi negativi. Divieti molto frequenti sulle marce dell’uguaglianza. Divieti poi revocati dai tribunali, “il che non cambia il fatto che gli organi amministrativi – cioè i sindaci delle città, – emettendo queste decisioni hanno limitato significativamente la libertà di riunione”. Abbiamo perso il maggior numero di punti in questa categoria rispetto all’anno precedente, commenta amaramente il quotidiano. “Sono costantemente valutati molto male da noi: il diritto alla protezione della vita privata e familiare e crimini di odio e discorsi di odio. In Polonia non esistono affatto disposizioni legali, né per la protezione contro i crimini d’odio né per la protezione della vita privata”.

“Per anni al penultimo posto, abbiamo finalmente conquistato una posizione che riflette al meglio la situazione socio-giuridica delle persone non eterosessuali, ovvero l’ultima nell’Unione. Abbiamo davvero meritato questo titolo, il paese più omofobo dell’UE”, ha pubblicato amaramente in prima pagina polityka.pl.

“Realtà terrificante”, ha commentato Slava Melnyk, direttore dell’associazione Campagna contro l’omofobia, su neesweek.pl.

L’annus horribilis

Nel 2019, che molti commentatori polacchi hanno definito l’annus horribilis per i diritti civili, il divieto di marcia sull’uguaglianza è diventato una pratica costante dei sindaci, ribadisce neewsweek.pl “con piena consapevolezza che poi questi sarebbe stati annullati dai tribunali” . Li hanno vietati per motivi politici – ha commentato l’avvocato Karolina Gierdal di KPH (ong Campagna contro l’omofobia) davanti alla corte Uguaglianza a Rzeszów nello scorso marzo. La Polonia vede i voivodati (województwa) come prima suddivisione nel sistema enti locali, seguiti dai distretti (powiat) e dai comuni (gmina). I provvedimenti discriminatori sono stati presi, tra gli altri, da 4 voivodati, grandi regioni che interessano l’angolo sud-est del paese, e comprendono Lublino e Bialystok.



La maglia nera della Polonia per l’omofobia sarebbe stata ancora più nera se L’ILGA, non avesse assegnato tre punti in più alla Polonia per l’impegno di Adam Bodnar, Mediatore, che con il suo team ha promosso numerose attività in difesa degli LGBT. Tuttavia, il mandato dell’attuale mediatore Bodnar terminerà presto. “Non sappiamo cosa accadrà dopo la fine di questo mandato, chi diventerà il nuovo Mediatore e se la persona scelta dalla maggioranza attuale si impegnerà ugualmente contro la discriminazione”, scrive con preoccupazione il giornale.
Dai giornali polacchi emerge anche un altro fatto: il raggiungimento di tale risultato da parte della Polonia è la conseguenza di 30 anni di azioni volte ad impedire cambiamenti nella direzione dell’uguaglianza.
Il Sejm (la Camera dei deputati polacca) ha già respinto un totale di 10 progetti che regolano unioni omosessuali, il presidente Duda ha posto il veto alla legge sulla riconciliazione di genere, diverse volte i deputati hanno detto “no” all’ampliamento del catalogo dei crimini ispirati dall’odio. Nel dibattito presidenziale del 6 maggio, tutti i candidati alla carica suprema dello stato hanno risposto che non avrebbero firmato l’atto che avrebbe permesso alle coppie dello stesso sesso di sposarsi e garantire loro il diritto di adottare. Ci sono “questioni più importanti”, ha affermato Małgorzata Kidawa-Błońska, candidata alle elezioni presidenziali polacche del 2020, nell’anniversario della morte del transgender Milo e prima sull’anniversario della morte del 14enne Dominik di Bieżuń. Morti suicidi. La sinistra proporrà l’europarlamentare dichiaratamente omosessuale Robert Biedrón come loro leader.



Secondo molti osservatori, per il partito sovranista di maggioranza PiS (Prawo i Sprawiedlywosc), gli omosessuali sono oggi il nemico numero uno. Su questa idea il partito ha impostato la campagna elettorale per le europee di maggio: ora si prepara a fare lo stesso in vista delle elezioni, previste per l’autunno. Il ritornello usato da PisS è sempre lo stesso: “i valori progressisti occidentali non sono parte dell’identità polacca. Fra questi rientrano le comunità LGBT e le loro ideologie. Una minaccia alla storia, alla cultura, alla famiglia. Minaccia che deve essere annientata”.

Ma c’è anche chi attacca la Chiesa polacca, la quale, racconta l’attivista per i diritti delle persone LGBT Jakub Gawron al portale Wired Gawron, “attacca la nostra comunità più duramente che la politica. Marek Jędraszewski (arcivescovo cattolico polacco, ndr) ha usato per la prima volta il termine ‘piaga arcobaleno‘ che è stato immediatamente ripreso dall’ultradestra”. Gawron, insieme ad altri attivisti, ha creato una mappa interattiva di monitoraggio di tutte le Strefa wolna od lgbt, letteralmente zone libere da lgbt.

Se l’omofobia non è… un’ opinione

Tuttavia, un sondaggio condotto per Gazeta Wyborcza, svela che le unioni tra persone dello stesso sesso sono supportate da tre quarti degli abitanti delle città polacche di oltre 500.000. L’omofobia è quindi più diffusa nei piccoli centri e non è certo l’”anima” del Paese, quasi a testimonianza di una frattura tra società civile polacca e la sua classe politica.

Contro l’omofobia è scesa in campo anche la scienza: la società polacca che riunisce scienziati che si occupano di sessualità umana, ha adottato una risoluzione in cui si oppone agli attacchi contro le persone associate all’ambiente LGBT + e alle campagne che diffondono disinformazione su di loro. Ha invitato inoltre medici, esperti e attivisti a correggere la falsificazione e la calunnia.



Enti locali in prima linea contro l’omofobia

Ancora una volta, nella storia europea, gli enti locali si pongono all’avanguardia e reagiscono prima dei governi nazionali, offrendo lezioni di civiltà. Il sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, nel febbraio scorso ha appoggiato pubblicamente una dichiarazione contro ogni discriminazione omofoba e a giugno ha parlato al Gay Pride della città.

Ma c’è chi ha fatto anche di più. “Noi eletti di Saint-Jean-de-Braye – hanno scritto i consiglieri comunali in una dichiarazione votata all’unanimità – riaffermiamo che si devono applicare i diritti umani a ogni essere umano senza discriminazioni, indipendentemente dal suo orientamento sessuale e dalla sua identità di genere. Chiediamo l’applicazione senza ostacoli delle libertà individuali di tutti“. Con queste motivazioni il comune francese ha deciso di sospendere il gemellaggio con il villaggio polacco, finché la risoluzione di Tuchów non verrà revocata.

Ha fatto eco al comune francese la città tedesca di Schwerte che ha interrotto lo storico, trentennale gemellaggio con il comune polacco di Nowy Sącz. “La decisione del vostro consiglio contraddice la nostra idea europea di diversità, e quindi il requisito per la comprensione internazionale”, ha scritto il sindaco Dimitrios Axourgos a Ludomir Handzl. – “Questo è inaccettabile per me e la città di Schwerte.”

L’impegno del CCRE/CEMR: “rispettare i valori europei”

Il CCRE/CEMR si è recentemente mobilitato, attraverso una lettera aperta firmata dal Segretario generale Vallier e da Broberg, uno dei due portavoce sulla gender equality, (l’altro è la nostra Silvia Baraldi, delegata AICCRE), nella quale, tra l’altro, si esprime il sostegno per i governi locali e regionali polacchi che resistono e continuano a rispettare e promuovere i valori europei fondamentali comuni di libertà e diritti umani.La lettera puo essere sottoscritta: clicca qui

AICCRE: riprendere il tema dei diritti umani

L’AICCRE sta accentuando il suo impegno nelle sedi europee ed internazionali nelle quali opera da anni a favore dei diritti delle minoranze, come per esempio all’interno delle sessioni del Consiglio d’Europa.
In una recente videoconferenza tra il Segretario generale del CPLRE del Consiglio d’Europa Andreas Kiefer e i membri del Segretariato del Congresso, l’AICCRE, preoccupata dalle tendenze di chiusura delle frontiere di molti Paesi, Carla Rey, segretario generale dell’Associazione, ha sottolineato come la pandemia da Covid-19 abbia modificato alcuni importanti temi che vanno assolutamente ripresi, come i diritti umani.
I dati danno ragione alla dirigente dell’AICCRE: per esempio, restando nel tema dell’omofobia, il 40% degli adolescenti italiani LGBT hanno subito violenza e discriminazione durante la quarantena, secondo una ricerca effettuata dal servizio Gay help on-line.

Tuttavia, la questione dei diritti non è legata a questo o a quel tema. L’AICCRE è infatti convinta che tutte le forme di discriminazione siano da affrontare e combattere a 360 gradi. In questo caso viene in soccorso la concreta Agenda 2030 dell’ONU che da anni in Italia L’Associazione sta veicolando ai nostri associati, attraverso eventi internazionali nel nostro Paese e formazione sul territorio. Ad Agenda 2030 va riconosciuto anche il merito di richiedere l’implementazione degli Obiettivi in accordo con i trattati internazionali sui diritti umani per far sì che i programmi e le politiche di sviluppo non inaspriscano le disuguaglianze e le intolleranze.

La lotta alla discriminazione, l’impegno per l’uguaglianza a tutti i livelli, la sostenibilità per l’AICCRE sono gli strumenti indispensabili per rimodellare le società di tutto il mondo, infiacchite ed impoverite dalla pandemia da Covid-19.

Un modo per riportare l’essere umano al centro del progetto perché, come ha detto il Capo dello Stato “tutti devono essere messi nella condizione di esprimere la propria personalità e di costruire il rispetto di sé”.
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Continuano, nonostante l’emergenza COVID-19, le riunioni internazionali alle quali partecipa anche l’AICCRE. Organizzato dal CCRE/CEMR, si è svolta oggi, 29 aprile, lo “Standing Committee for Equality and gender equality”, per condividere esperienze:in che modo in cui associazioni ed enti locali e regionali stanno vivendo e reagendo alla situazione COVID-19?.

Ha partecipato Silvia Baraldi (consigliera comunale di Legnago), delegata AICCRE e portavoce del CCRE/CEMR sulla gender equality.
“Il 4 maggio in Italia molte mamme e papà torneranno al lavoro”, ha esordito la Baraldi. “Prioritario è affrontare la delicata questione relativa alla cura dei figli e il supporto alla figura femminile, sovraesposta in quelli che attualmente sono riconosciuti come i servizi essenziali in prima linea durante il Covid (salute, cura, supermercati o contesti educativi)”.

In Italia le donne sono poco presenti in ogni processo decisionale di alto livello:
nel comitato di esperti del governo italiano solo 4 su 17 sono donne, ha evidenziato la rappresentante dell’AICCRE.

“In questa situazione donne e bambini sono certamente gli anelli più deboli e di cui si è parlato meno. I bambini in particolare, ormai rinchiusi in casa da più di due mesi, hanno bisogno per una crescita sana di poter fare esperienze all’aria aperta e socializzanti”.

Non possiamo pensare, ha sottolineato la portavoce, “che le famiglie e le donne in particolare siano lasciate sole fino a settembre, momento in cui, speriamo, verranno aperte le scuole. I comuni devono fare qualcosa subito! “

Molte donne presentano situazioni occupazionali vulnerabili ed è ormai chiaro che la chiusura di asili e scuole abbia un impatto complessivamente negativo sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro a causa dell’aumento del carico assistenziale non retribuito che spesso ricade sulle loro spalle.

E’ necessario dunque lanciare idee immediate per sostenere il welfare soprattutto delle donne lavoratrici.



Speech by Silvia Baraldi Councillor to the Municipality of Legnago), AICCRE delegate and CCRE/CEMR spokesperson on gender equality



“On May 4th in Italy many mums and dads will return to work. The priority is to address the delicate issue of childcare and support for women, overexposed in what are currently recognized as essential frontline services during Covid (health, care, supermarkets or educational settings). In Italy women are scarcely present in any high-level decision-making process: in the committee of experts of the Italian government only 4 out of 17 are women. In this situation, women and children are certainly the weakest and least talked about links. Children in particular, who have been locked up at home for more than two months now, need to be able to have outdoor and socializing experiences for healthy growth. We cannot expect families and women in particular to be left alone until September, when, we hope, schools will be opened. The municipalities must do something now! Many women have vulnerable employment situations and it is now clear that the closure of kindergartens and schools has an overall negative impact on women’s participation in the labour market due to the increased unpaid care burden that often falls on their shoulders. It is therefore necessary to launch immediate ideas to support the welfare of working women in particular”.
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