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La Commissione ha adottato il 14 ottobre la sua proposta formale per fare del 2022 l’Anno europeo della gioventù.

Con l’Anno europeo della gioventù, la Commissione intende, in collaborazione con il Parlamento europeo, gli Stati membri, le autorità regionali e locali, le parti interessate e i giovani stessi:
onorare e sostenere la generazione che si è sacrificata di più durante la pandemia, dando loro nuove speranze, forza e fiducia nel futuro evidenziando come le transizioni green e digitale offrano rinnovate prospettive e opportunità;
incoraggiare tutti i giovani, in particolare quelli con minori opportunità, provenienti da contesti svantaggiati, provenienti da aree rurali o remote, o appartenenti a gruppi vulnerabili, a diventare cittadini attivi e attori di cambiamento positivo;
promuovere le opportunità offerte dalle politiche dell’UE ai giovani per sostenere il loro sviluppo personale, sociale e professionale. L’Anno europeo della gioventù andrà di pari passo con l’attuazione di successo di NextGenerationEU nel fornire posti di lavoro di qualità, istruzione e opportunità di formazione;
trarre ispirazione dalle azioni, dalla visione e dalle intuizioni dei giovani per rafforzare e rinvigorire ulteriormente il progetto comune dell’UE, basandosi sulla Conferenza sul futuro dell’Europa.

La Commissione europea sta inoltre pubblicando la sua ultima relazione dell’UE sulla gioventù, che fornisce una panoramica della situazione dei giovani europei in termini di istruzione, formazione, apprendimento, occupazione e partecipazione civica e politica.La relazione, tra l’altro, presenta statistiche molto interessanti.
Nell’UE-28 vivevano circa 86 milioni di giovani (una persona su sei aveva tra i 15 e i 29 anni). Tra il 2010 e il 2019 la percentuale di giovani rispetto alla popolazione totale dell’UE è diminuita di 1,8 punti percentuali (le massime contrazioni si sono registrate nelle regioni baltiche e dell’Europa orientale), confermando una tendenza di lungo periodo alla riduzione delle dimensioni della popolazione giovanile. Al contempo la migrazione dei giovani verso l’Europa e al suo interno ha tuttavia registrato un’accelerazione dagli anni ’90.

Nel 2019 un giovane su tre nell’UE ha riferito di avere trascorso almeno due settimane all’estero per motivi di studio, formazione, lavoro, scambi o volontariato.
Oltre il 40 % dei giovani che, pur avendo preso in considerazione l’ipotesi di andare all’estero a fini di apprendimento o volontariato non lo ha mai fatto, ha dichiarato di non disporre dei mezzi finanziari necessari o ha indicato motivi familiari, personali o lavorativi.

Nel 2019 più di 5 milioni di abitanti di età compresa tra i 15 e i 29 anni nell’UE-28 erano ancora disoccupati (il 6,3 % di tutti i giovani).
Tra il 2015 e il 2019 i tassi di disoccupazione giovanile sono diminuiti in tutti gli Stati membri dell’UE, ma sono sempre rimasti più che doppi rispetto a quelli che hanno interessato la disoccupazione generale. Nel 2020, nel contesto della pandemia, i tassi di disoccupazione giovanile nell’UE-27 sono aumentati passando dall’11,9 % del 2019 al 13,3 %.
Le sfide comprendono connettività, accesso a banda larga e disponibilità di dispositivi digitali. Poiché le apparecchiature digitali e una connessione internet sono diventate indispensabili per l’apprendimento, i costi dell’istruzione associati hanno inasprito le disuguaglianze.

La pandemia di COVID-19, precisa la relazione, ha determinato: l’accelerazione delle tendenze digitali e un forte impatto negativo su istruzione, occupazione e salute mentale.Il passaggio all’apprendimento a distanza ha avuto un effetto sproporzionatamente negativo su chi era già svantaggiato, aumentando la probabilità di abbandono scolastico da parte dei discenti a rischio. Inoltre la COVID-19 sta avendo un impatto senza precedenti sulla salute mentale ed emotiva dei giovani, che rappresentava una preoccupazione già prima della pandemia, come denunciato nei mesi scorsi già dal CEMR e dall’AICCCRE.
Bambini, adolescenti e giovani adulti, scrive la relazione, sono stati estremamente colpiti dalle interruzioni dei legami familiari e sociali e la crisi economica provocata dai confinamenti ha colpito i giovani europei in particolare.

I settori più colpiti dalla crisi sono stati quelli in cui lavora la maggioranza dei giovani europei (ad es. commercio al dettaglio, ospitalità, servizi di ristorazione). È probabile che a risentirne siano in particolare le giovani donne, poiché le lavoratrici in tali settori sono più numerose rispetto ai giovani uomini.

Affrontare l’impatto della pandemia sui bambini e sui giovani è pertanto stata una delle priorità della Commissione fin dall’inizio. Nel corso dell’ultimo anno la Commissione ha adeguato strumenti quali Erasmus+ e il Corpoeuropeo di solidarietà per rispondere a tali sconvolgimenti offrendo soluzioni alternative, specialmente digitali, alle loro attività.Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà sostengono la mobilità ai fini dell’apprendimento, il volontariato e l’impegno democratico, e offrono ai giovani preziose opportunità di ampliare i propri orizzonti, sviluppare nuove competenze e rafforzare il senso di appartenenza all’UE.

Con una dotazione finanziaria maggiore rispetto al periodo 2014-2020 e l’inclusione di nuove azioni ad hoc, i nuovi programmi per il 2021-2027 sono strumenti efficaci per affrontare molte delle sfide con cui è alle prese la nostra generazione più giovane.

Erasmus+ 2021-2027 è diventato più inclusivo e accessibile, continuando contestualmente a sostenere l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita nonché l’istruzione e la formazione innovative in Europa e non solo.
L’adozione del nuovo piano d’azione per l’istruzione digitale sostiene l’impiego delle tecnologie digitali necessarie per l’istruzione e la formazione e mira a dotare tutti i cittadini di competenze digitali.

È fondamentale anche, secondo la Commissione, rafforzare la partecipazione democratica dei giovani e fornire spazi dedicati ai giovani in tutti i settori della società per mantenere una società civile dinamica in Europa.

La dimensione verde è stata integrata come priorità generale anche nei nuovi programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà. Con una dotazione finanziaria quasi raddoppiata, il nuovo programma Erasmus+ offre nuove e maggiori opportunità di cooperazione e mobilità transnazionale ai fini dell’apprendimento per tutti i settori dell’istruzione e della formazione, introducendo opportunità di mobilità anche per gli alunni delle scuole.
DiscoverEU, una recente iniziativa pilota di successo che dà ai diciottenni l’opportunità di scoprire l’Europa attraverso esperienze di apprendimento all’estero, è stata integrata nel programma Erasmus+.
Il nuovo Corpo europeo di solidarietà, informa Bruxelles, permetterà ai giovani di contribuire ad affrontare le sfide sociali tramite il volontariato o istituendo i propri progetti di solidarietà, compreso il volontariato nel settore dell’aiuto umanitario in tutto il mondo a partire dal 2022.

Il portale europeo per i giovani, che è il portale di riferimento multilingue dello sportello unico per i giovani in Europa, offre un’ampia gamma di informazioni sulla strategia dell’UE per la gioventù. Con l’aiuto della rete di Eurodesk ed Eurodesk Brussels Link, il Portale fornisce fra l’altro informazioni per i giovani sulle opportunità di mobilità e sui progetti di scambio nonché sulle attività di partecipazione democratica in settori strategici quali l’occupazione, i diritti umani o la costruzione della pace.

La strategia per l’inclusione e la diversità dei nuovi programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà fornirà un quadro solido per potenziare le azioni finalizzate al raggiungimento di tale obiettivo e incoraggerà nuove forme di partecipazione, volte a promuovere il coinvolgimento dei giovani provenienti da contesti svantaggiati. Il Fondo sociale europeo Plus accorda particolare attenzione al sostegno dei giovani NEET e di altri giovani svantaggiati o vulnerabili.

La Commissione europea, recita la relazione, “sta anche aumentando gli sforzi per coinvolgere i giovani in iniziative europee fondamentali. I giovani hanno un ruolo attivo da svolgere in seno alla Conferenza sul futuro dell’Europa, che affronta questioni pertinenti quali il cambiamento climatico, un’economia più forte tra cui il futuro dell’occupazione e dei posti di lavoro, politiche in materia di istruzione, formazione e gioventù e la crescente importanza delle tecnologie digitali. I giovani sono invitati a svolgere un ruolo attivo nell’iniziativa per un nuovo Bauhaus europeo, un movimento volto a co-progettare e a co-sviluppare nuovi modi di vivere in armonia con il pianeta”.

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato il 15 settembre 2021, la presidente von der Leyen ha annunciato che la Commissione europea proporrà che il 2022 sia l’anno europeo dei giovani, “un anno dedicato a valorizzare i giovani che si sono tanto sacrificati per gli altri”. L’anno europeo punterà a rafforzare gli sforzi dell’Unione, degli Stati membri e delle autorità regionali e locali per rendere omaggio ai giovani, sostenerli e dialogare con loro, in una prospettiva di uscita dalla pandemia, dal momento che “l’Europa ha bisogno di tutti i suoi giovani”.

Leggi la relazione della Commissione sull’attuazione della strategia dell’UE per la gioventù
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L’AICCRE ha partecipato attivamente alla quarta edizione del CEMR Virtual Retreat: l’incontro annuale per l’Europa locale e regionale svoltosi il 29 e 30 settembre 2021.

È stata una grande occasione per le associazioni ed i leader locali di rafforzare i legami, trovare sinergie e orientare il lavoro comune in un momento di grandi cambiamenti in Europa e nel mondo.

L’evento è stato organizzato e diviso in più sessioni per riuscire a trattare i diversi macro- argomenti in programma.

Il dibattito politico di apertura “Il futuro dell’Europa: È ora di un cambiamento locale”, è stato avviato da Stefano Bonaccini, Presidente del CEMR, Presidente AICCRE e Presidente della Regione Emilia-Romagna, che ha dato così il via alla discussione con le istituzioni europee: “Gli ultimi anni hanno chiarito il ruolo fondamentale dei governi locali e regionali nel gestire le conseguenze della crisi e garantire la continuità dei servizi pubblici. Next Generation EU, il piano europeo di ripresa economica che mira a creare un'Europa post-crisi più verde, più digitale e più resiliente, può essere infatti realizzato solo con il coinvolgimento degli attori sul territorio: i governi locali e regionali”.

Durante la successiva sessione “I presidenti delle associazioni nazionali dei governi locali e regionali fanno sentire la loro voce per una ripresa locale sostenibile” il Presidente ha incontrato le 60 associazioni europee del CEMR: “il ruolo del CEMR è stato quello di stabilire un dialogo permanente con le istituzioni europee per garantire che le autorità locali e regionali siano incluse nei piani nazionali di ripresa dalla pandemia”.

Anche i rappresentanti della nostra associazione AICCRE hanno preso la parola. Il Vicesindaco del Comune di Cepagatti Annalisa Palozzo, portavoce del CEMR per il comitato dei giovani eletti locali e regionali, nella sessione “come raggiungere società decarbonizzate e resilienti” ha parlato delle nuove generazioni e di come siano le più interessate a raggiungere gli obiettivi degli Accordi di Parigi in quanto le meno responsabili del cambiamento climatico, ma quelle che subiranno il peso maggiore del suo impatto.

Nella stessa sessione è intervenuta Belinda Gottardi Sindaco del Comune di Castel Maggiore, portavoce del CEMR sul clima e membro dell’European board del Patto dei Sindaci, che ha ricordato all’assemblea i punti chiave che il CEMR porterà alla Conferenza sul clima COP26 a Glasgow.

Durante il workshop “Attingere alla nostra intelligenza collettiva: come dovrebbe la nostra rete condividere la propria conoscenza?” svoltosi durante la seconda giornata di Retreat, è intervenuto il Segretario Generale dell’AICCRE Carla Rey, che si è focalizzata sulla predisposizione di una nuova strategia di scambio e formazione all’interno delle associazioni del CEMR.
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Si apre il 15 ottobre 2021 si aprirà il terzo bando dell’European City Facility (EUCF), finanziata dal programma Horizon 2020, che supporta gli enti locali e gli enti pubblici locali nello sviluppo di strategie per accelerare gli investimenti nell’ambito dell’energia sostenibile.

L’EUCF mette a disposizione una sovvenzione di 60.000 euro per servizi e attività volti a sostenere lo sviluppo di strategie di investimento, come studi di fattibilità, analisi di mercato, analisi degli stakeholder, analisi legali, economiche e finanziarie, e altri servizi.
In particolare, EUCF nasce per aiutare a superare due principali ostacoli, ovvero: mancanza di capacità finanziaria o legale delle autorità locali per trasformare le proprie strategie energetiche e climatiche di lungo periodo (SEAP e SECAP) in solidi concept di investimento;
mancanza di capacità di aggregazione tra piccoli progetti e quindi scarsa attrattività per il settore finanziario.

I candidati devono essere in grado di dimostrare l’esistenza di (i) piani energetici e climatici; (ii) impegno politico (es. lettera di sostegno da parte del sindaco) e (iii) impegno per il periodo di monitoraggio per i due anni successivi alla presentazione finale della strategia di investimento.

Il bando ha un budget totale di 4,14 milioni di euro e sosterrà lo sviluppo di 69 strategie di investimento. È possibile candidarsi entro il 17 dicembre 2021 attraverso la pagina web dedicata.
Leggi tutti i dettagli.
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15 città polacche (che coprono oltre 4 milioni di abitanti) hanno firmato la Carta europea per l’uguaglianza di donne e uomini nella vita locale in una cerimonia collettiva che si è svolta a Poznań lo scorso 11 ottobre.

L’evento, organizzato dall’Associazione delle città polacche (APC) e dal CEMR, si è svolto in una giornata simbolica per l’uguaglianza di genere e i diritti umani, la Giornata internazionale delle bambine, nonché il giorno di apertura del Forum europeo dei diritti fondamentali 2021.

Silvia Baraldi, AICCRE e portavoce CEMR per l’uguaglianza di genere, in un videomessaggio ha evidenziato: “In qualità di custodi della Carta, il CEMR e il suo Comitato permanente promettono il loro sostegno e incoraggiamento a coloro che sono motivati ​​a creare luoghi in cui tutti possano perseguire le proprie ambizioni in condizioni di parità, senza discriminazioni”.

La firma della Carta dimostra la volontà politica e il desiderio di numerose città polacche di essere luoghi egualitari e amichevoli per tutti. Questa mobilitazione presenta anche un volto diverso dei governi locali polacchi in contrasto con l’ondata di risoluzioni anti-Lgbt che sono state adottate in Polonia negli ultimi anni. Sebbene i contesti nazionali e i dibattiti politici siano controversi, le città hanno un ampio margine di manovra per attuare politiche e programmi locali che siano sensibili al genere e inclusivi. (Leggi il nostro articolo a proposito)

I nuovi firmatari, che comprendono cinque delle dieci maggiori città della Polonia, sono: Bydgoszcz, Chełmno, Jaslo, Łódź, Lublin, Ostrów Wielkopolski, Płońsk, Poznań, Pruszków, Puck, Skarzysko-Kamienna, Sopot, brzychnica e Varsavia, Wa.

Il Commissario europeo per l’uguaglianza, Helena Dalli, ha dichiarato: “La firma della Carta è un impegno pubblico, che implica l’accettazione della diversità e la garanzia di pari diritti e opportunità. Un tale atto è particolarmente apprezzato in questi tempi difficili in cui le donne e le minoranze hanno sperimentato un maggiore impatto degli effetti della pandemia”.

I 15 nuovi firmatari polacchi si uniscono a una comunità europea di quasi 2.000 governi locali con idee simili in 36 paesi che si sono impegnati a rispettare i principi della Carta e la utilizzano per guidare lo sviluppo delle loro politiche di uguaglianza di genere.
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Meno di sei italiani su dieci (57%) vede un impatto positivo nella loro città o regione dall’uso dei fondi Ue (sotto la media Ue dell’80%), il 14% vede un impatto negativo e il 19% non ne vede alcuno. Lo rileva la Commissione europea nel suo ultimo Eurobarometro flash basato su oltre mille interviste in Italia e pubblicato in occasione della Settimana europea delle città e delle regioni.

La notizia positiva, osserva Bruxelles, è che il 75% degli italiani intervistati si è detto consapevole del sostegno dato dalla politica regionale della Ue alla ripresa economica nel contesto della pandemia di Covid, un dato superiore al 69% della media Ue.

Il rapporto mostra inoltre che la consapevolezza generale sui progetti finanziati dalla Ue è in aumento: il dato italiano è ora al 56%, rispetto al 41% in Ue. In vista della nuova programmazione, tra le priorità identificate dagli italiani ci sono la ricerca e l’innovazione (95%), le infrastrutture per l’istruzione, sanitarie o sociali (94%), l’ambiente e l’energia rinnovabile e pulita (92%). Infine, alla domanda sul livello a cui andrebbero prese le decisioni sui progetti di politica regionale, il 24% degli italiani predilige Bruxelles (contro il 21% degli europei in media) mentre il 50% sceglie la governance locale o regionale (il 55% in Ue).
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Intervista a Stefano Bonaccini, Presidente CEMR e AICCRE, Fonte: CEMR, originariamente pubblicata dal Comitato delle regioni





Presidente Bonaccini, dopo sette decenni di lavoro per responsabilizzare gli enti locali e regionali in Europa, quali sono, secondo lei, i principali risultati del CEMR?

Settant’anni sono tanti in politica e c’è molto da scegliere. Nei primi anni il CEMR ha contribuito notevolmente al progetto europeo con la promozione dei gemellaggi tra città. Questo movimento è stato cruciale per riconciliare le persone in tutto il continente all’indomani della guerra. Oggi si stima che ci siano oltre 20.000 gemellaggi in tutta Europa.
Anche la protezione della democrazia e dell’autonomia locali è stata cruciale. La difesa del CEMR in questo settore è culminata nella Carta europea dell’autonomia locale del Consiglio d’Europa del 1985. Oggi i 47 firmatari della Carta si impegnano tutti al rispetto della democrazia locale e il Congresso dei poteri locali e regionali ha il compito di valutare l’applicazione della Carta, in ciascuno Stato membro, attraverso un monitoraggio periodico, Paese per Paese.
Nel corso degli anni abbiamo esteso la nostra azione a una sempre più ampia varietà di ambiti, tra cui le tematiche della parità di genere, dell’ambiente o della cooperazione internazionale. Ma in termini di risultati, citerei due esempi recenti.
Insieme ad altre reti di governi locali e regionali, abbiamo influenzato con successo i negoziati sulla politica di coesione per garantire che le città e le regioni debbano essere consultate durante la progettazione e l’erogazione dei fondi dell’UE. Per rafforzare i nostri sforzi, ci siamo uniti ad altri sostenitori di una forte politica regionale per formare l’Alleanza per la #Coesione, lanciata dal Comitato europeo delle regioni (CdR) nel 2018.
Il

Il CEMR ha anche recentemente ottenuto il riconoscimento che le associazioni nazionali ed europee di associazioni locali e regionali i governi non devono più comparire nel registro per la trasparenza dell’UE. Pertanto, i comuni, le regioni ei loro rappresentanti non sono più trattati come lobbisti del settore privato, ma sono parte integrante della governance democratica dell’Europa.


Il contesto è decisamente cambiato negli ultimi decenni. Qual è oggi la ragion d’essere del CEMR?

L’integrazione europea ha permesso ai suoi Stati membri di godere del periodo di pace più lungo di sempre, ma oggi stiamo combattendo altri tipi di battaglie. La pandemia ha dimostrato che le nostre vite possono cambiare facilmente in pochi giorni, ma anche che i governi locali e regionali svolgono un ruolo chiave, in tutti i tipi di territorio, per rispondere ai bisogni primari dei cittadini e garantire coesione e sicurezza nelle nostre comunità in tempi di crisi.
Il CEMR ha reagito rapidamente, offrendo ai suoi membri lo spazio per uno scambio su come i governi locali e regionali stavano attuando misure sociali e protettive durante l’evolversi della crisi sanitaria. Abbiamo valutato da vicino l’impatto devastante della crisi sulle finanze locali e regionali e lanciato l’allarme sulle loro ridotte capacità di investire in un futuro più sostenibile.
Ma dobbiamo ancora lottare per far sentire la loro voce, sia a livello dell’UE che nazionale. In una consultazione condotta insieme al CdR, abbiamo documentato lo scarso livello di consultazione dei rappresentanti di comuni e regioni nella stesura dei piani nazionali di rilancio e resilienza. Dobbiamo prendere una posizione forte per affermare il loro diritto ad essere coinvolti. Per fortuna abbiamo potuto contare sul sostegno della Commissione Europea e del Parlamento Europeo, per amplificare il nostro messaggio. Il CEMR continuerà a monitorare l’implementazione di questi piani nei prossimi mesi.


Il clima rimane in cima all’agenda legislativa dell’UE (Fit for 55, fondo sociale, ecc.): in che modo le città e le regioni contribuiscono a far progredire la transizione verde?

La lotta al cambiamento climatico è l’altra battaglia che non possiamo permetterci di perdere! I nostri territori sono soggetti a sempre più inondazioni, come abbiamo visto quest’estate in Belgio, Germania e Paesi Bassi. Ma ci sono stati anche incendi in Grecia, Francia, Turchia e nel mio paese, l’Italia. Il cambiamento climatico non è più una sfida per domani, ma una che influenza le nostre vite adesso.
L’impegno della presidente von der Leyen nel Green Deal europeo è un chiaro segnale che l’UE sta spingendo per andare avanti nella transizione verde. Ma senza un effettivo sostegno dell’UE e nazionale ai governi locali e regionali, queste rimarranno solo belle parole. E qui l’Ue deve riflettere su come non lasciarsi indietro territori, compresi territori più piccoli e meno connessi, con meno mezzi umani e finanziari.
Non basta stanziare fondi quando arriva una catastrofe come quella dell’estate scorsa. Dobbiamo lavorare su una struttura preventiva per aiutare i comuni e le regioni ad adattarsi ai cambiamenti climatici ed essere preparati ad affrontare qualsiasi evento climatico estremo. Questi sono alcuni temi su cui il CEMR può lavorare e contribuire a costruire la resilienza contro il cambiamento climatico.


In che misura il programma Next Generation EU può aiutare le città e le regioni ad affrontare tale sfida?

Secondo le regole di spesa, almeno il 37% dei fondi per la ripresa dell’UE dovrebbe affrontare il cambiamento climatico. In Italia si prevede di integrare più regioni nella rete ferroviaria ad alta velocità e di estendere le piste ciclabili o le reti di autobus a zero emissioni. I cittadini chiedono più interventi sul campo e i piani di rilancio sono una grande opportunità per soddisfare le loro aspettative!
Inoltre, la transizione digitale. Il piano di rilancio dell’Italia stanzierà il 25% del budget totale per sostenere la digitalizzazione delle nostre amministrazioni pubbliche o per implementare servizi pubblici digitali tra molti altri progetti. Ma punteremo anche a trasformare i territori vulnerabili in aree intelligenti e sostenibili investendo in alloggi sociali o rafforzando i servizi sociali locali.
Ora che la maggior parte dei piani è stata approvata, dobbiamo tenere d’occhio la loro attuazione. Abbiamo bisogno che la presidente von der Leyen si attenga alle sue parole quando ha affermato che i governi locali e regionali saranno al centro della nostra ripresa.


Le finanze locali e regionali sono state fortemente colpite durante la pandemia, qual è lo stato di avanzamento delle finanze locali?

La pandemia ha gravemente danneggiato i bilanci locali! Mentre la crisi ha confermato il ruolo cruciale dei governi locali e regionali, l’impatto sulle nostre finanze e sulla capacità di investire a lungo termine è stato devastante.
Secondo il nostro monitoraggio delle finanze locali, si conferma l'”effetto forbice” con un forte calo delle entrate e un’impennata della spesa, dovuta in particolare all’assistenza sociale, all’acquisto di dispositivi di protezione e al sostegno alle imprese, al settore turistico , attività culturali e associazioni locali. Abbiamo anche visto una disparità nella quantità e nel tipo di sostegno fornito dai governi nazionali a paesi, città e regioni.
Seguiremo da vicino l’imminente riforma della governance economica dell’UE, sostenendo un quadro favorevole per gli investimenti locali e regionali.

Quale sarà il ruolo dei governi locali e regionali e delle loro associazioni nel futuro dell’Europa?
Oggi, il 77% degli europei ritiene che i governi locali e regionali e la società civile dovrebbero essere consultati sull’utilizzo dei fondi Next Generation EU. Questo è un chiaro segnale che i comuni e le regioni devono svolgere un ruolo nella governance europea.
I governi locali e regionali e le loro associazioni sono nella posizione migliore per creare il legame tra i cittadini e le istituzioni dell’UE. Questo è ciò che questa crisi ha dimostrato: è solo lavorando fianco a fianco – Europa, governi nazionali, comuni e regioni – che possiamo fornire soluzioni per il benessere delle persone. E posso assicurarvi che siamo pronti a mobilitare i cittadini attorno ai dibattiti sul futuro dell’Europa: il CCRE svolgerà il suo ruolo in questo processo democratico.
La Conferenza sul futuro dell’Europa è un’occasione da non perdere per rafforzare la cooperazione con i governi locali e regionali. Cerchiamo di cogliere questa occasione per mettere i comuni e le regioni al centro del progetto europeo!

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Importanti riconoscimenti per il Veneto e per l’Italia in materia di ambiente, clima ed energia.

Treviso è fra le sei città europee selezionate per il titolo ‘foglia verde’ 2022, dedicato agli sforzi e alle conquiste dei centri urbani più piccoli in fatto di ambiente. Potrebbe così diventare la prima città italiana a vincere 200.000 euro come contributo alle iniziative di sostenibilità ambientale che si vorranno intraprendere il prossimo anno. Il premio Ue, istituito nel 2015, è nato sulla scia di quello per la ‘capitale verde’ che invece si concentra sulle città con più di 100.000 abitanti e ha in palio 600.000 euro. Obiettivo del premio Foglia Verde è di aumentare la consapevolezza ambientale e il senso civico dei cittadini, ricompensando le città per i risultati ottenuti in campo ambientale e per l’impegno a favore della crescita verde. Le candidature erano aperte a tutti i centri con una popolazione compresa fra 50.000 e 100.000 abitanti che dimostrassero di avere migliorato le loro prestazioni in termini creazione di crescita verde e di condizione dell’ambiente in cui vivono i loro cittadini.
Le valutazioni relative al premio prendono in considerazione sei categorie ambientali, ovvero:
– cambiamento climatico e performance energetica
– mobilità
– biodiversità e uso del suolo
– qualità dell’aria e ambiente acustico
– rifiuti e economia verde
– gestione dell’acqua>.



Il Patto dei sindaci per l’energia e il clima ha assegnato alla città di Padova il prestigioso Covenant of Mayors Award 2021 per le città di media grandezza (sotto i 250.000 abitanti), un riconoscimento che premia l’impegno dell’amministrazione su questi temi, messo nero su bianco nel PAESC (Piano d’azione per l’energia e il clima) approvato lo scorso 14 giugno.

Ad essere valutati positivamente sono stati i risultati già raggiunti dal Comune di Padova, che dal 2005 al 2017 ha già ridotto del 37,5% le emissioni di gas climalteranti, e gli obiettivi ambiziosi posti per il 2030: meno 55% di emissioni sempre rispetto all’anno di riferimento del 2005. Inoltre, un apprezzamento particolare è stato dato alla capacità di collaborare con il settore privato nell’attuazione del PAESC, attraverso l’attivazione di un percorso partecipato e la sottoscrizione di patti di collaborazione tra imprese ed enti pubblici.

In breve, secondo la giuria, questo importante documento strategico permetterà al Comune di Padova di implementare gli obiettivi comunitari su clima ed energia, facendo fede agli impegni presi con l’adesione al Patto dei sindaci stesso.

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La Corte dei conti europea ha informato sulla GUCE C402 del 5 ottobre scorso che è stata pubblicata la relazione speciale n. 21/2021 «Finanziamenti dell’UE per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici nelle foreste dell’UE: risultati positivi ma limitati».

La Corte ha riscontrato che nei settori in cui l’UE è pienamente competente ad agire, la Commissione avrebbe potuto adottare misure più incisive per contribuire alla protezione delle foreste dell’UE. La Corte raccomanda alla Commissione di migliorare questo contributo, rafforzare la lotta contro il disboscamento illegale e concentrare maggiormente sulla biodiversità e sulla lotta ai cambiamenti climatici le misure forestali adottate nell’ambito dello sviluppo rurale.

LEGGI LA RELAZIONE (ITALIANO)
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