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L’organizzazione mondiale Città unite e governi locali (UCLG) e il Consiglio provinciale di Barcellona, ​​attraverso l’Osservatorio per la cooperazione decentrata e l’apprendimento dell’UCLG, lanciano il corso online della 4a edizione “Localizing the Sustainable Development Goals (SDGs): Tools for Local Transformation” con nuovi contenuti aggiornati e buone pratiche innovative, adeguate ai tempi più recenti.

Lo rende noto un comunicato pubblicato sul sito dell’UCLG.

“Considerando la nuova realtà globale post-pandemia del COVID-19, e le sfide globali che si impongono a livello locale e regionale, l’Agenda 2030 emerge, con un ampio consenso globale, come il quadro di riferimento per guidare il processo di ripresa dopo il crisi sanitaria, nonché proteggere l’ambiente, l’uguaglianza, la giustizia e altri diritti universali, e quindi raggiungere uno sviluppo sostenibile globale”, scrive il sito dell’UCLG.

A tal fine, il corso mira a formare e fornire strumenti ai governi locali e regionali (LRG) e alle loro associazioni per implementare e adattare gli SDG a livello locale, un processo noto come “localizzazione degli SDG”.

Per consentire la partecipazione del maggior numero possibile di paesi, l’UCLG comunica che il corso sarà disponibile in tre lingue: spagnolo, inglese e francese .

Questa formazione si basa sui 3 moduli di apprendimento sulla localizzazione degli SDG e sulla roadmap progettata dall’UCLG e dalla Global Taskforce dei governi locali e regionali, UNDP-Art e UN-Habitat, per supportare i governi locali e regionali nella formulazione, pianificazione e attuazione di politiche al fine di creare un ambiente che faciliti l’azione per lo sviluppo sostenibile.

Il programma di formazione è destinato principalmente alle autorità tecniche e politiche nei settori delle relazioni internazionali, della cooperazione allo sviluppo, della pianificazione strategica e delle politiche pubbliche o di qualsiasi altro settore di attività governativa correlato all’attuazione dell’Agenda 2030. Incoraggia inoltre la partecipazione di profili che guidano e gestiscono politiche o programmi di sviluppo locale sostenibili ad altri livelli pubblici.

Contatti: ocd.bcn@diba.cat / leanning@uclg.org

9 settembre 2022: termine del periodo di registrazione

26 settembre 2022: Inizio del corso

12 dicembre 2022: completamento del corso


Iscrizioni in inglese presso: 4a edizione del Corso online “Localizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: Strumenti per la Trasformazione Locale” | Osservatori (observ-ocd.org)
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La Gazzetta ufficiale C243 del 27 giugno pubblica una Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea relativa all’apprendimento per la transizione verde e lo sviluppo sostenibile

Nel documento, tra l’altro, il Consiglio dell’Unione raccomanda agli Stati membri “nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità” di: Intensificare e potenziare gli sforzi volti a sostenere i sistemi di istruzione e formazione nell’adozione di misure a favore della transizione verde e dello sviluppo sostenibile, in modo che i discenti di tutte le età e di qualsiasi provenienza possano accedere a un’istruzione e a una formazione eque, inclusive e di elevata qualità in materia di sostenibilità, cambiamenti climatici, protezione dell’ambiente e biodiversità, tenendo debitamente conto delle considerazioni ambientali, sociali ed economiche.

Definire l’apprendimento per la transizione verde e lo sviluppo sostenibile come uno dei settori prioritari nelle politiche e nei programmi di istruzione e formazione al fine di sostenere e consentire il contributo del settore a un futuro sostenibile, integrato in una visione olistica dell’istruzione. Attuare e sviluppare ulteriormente approcci globali e collaborativi all’insegnamento e all’apprendimento per la transizione verde e lo sviluppo sostenibile che coinvolgano tutte le parti interessate del sistema di istruzione e formazione e i portatori di interessi di altri settori pertinenti.

Offrire una serie di opportunità di apprendimento in contesti formali, non formali e informali, in modo che gli individui di tutte le età possano prepararsi per la transizione verde e contribuirvi attivamente, nonché agire a favore di un’economia ecocompatibile, sostenibile, circolare e a impatto climatico zero e di società giuste, inclusive e pacifiche.

rafforzare, anche attraverso un sostegno finanziario in linea con i regimi di sostegno finanziario nazionali pertinenti, un apprendimento permanente di alta qualità per la transizione verde e lo sviluppo sostenibile, compresi tirocini, apprendistati, volontariato, attività extracurricolari, attività di animazione socioeducativa e altre forme di apprendimento formale, non formale e informale, insieme ai legami tra di esse. Incoraggiare e riconoscere le azioni e i programmi di impegno civico a tale riguardo.

LA RACCOMANDAZIONE INTEGRALE IN ITALIANO (PDF)
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La Commissione europea ha presentato il 22 giugno un nuovo piano per rafforzare il contributo degli accordi commerciali dell’UE alla protezione del clima, dell’ambiente e dei diritti del lavoro in tutto il mondo. Lo rende noto il servizio stampa della Commissione europea. Nella sua comunicazione “Il potere dei partenariati commerciali: insieme per una crescita economica verde e giusta”, la Commissione propone come rafforzare ulteriormente l’attuazione e l’applicazione dei capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile (TSD) degli accordi commerciali dell’UE.

Tutti i moderni accordi commerciali dell’UE includono capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile, con un’ampia serie di impegni reciprocamente concordati. La comunicazione individua le priorità politiche e i punti d’azione chiave, che secondo Bruxelles rafforzeranno ulteriormente l’efficacia dell’attuale approccio basato sull’impegno nei confronti del TSD, fondato nel quadro e negli standard internazionali, con una maggiore attuazione e applicazione. In particolare, il nuovo approccio includerà l’uso di sanzioni commerciali in caso di violazione delle disposizioni fondamentali in materia di TSD. Sarà applicato ai negoziati futuri e, a seconda dei casi, ai negoziati in corso.

In particolare, il nuovo approccio al TSD copre i seguenti aspetti:

Impegno orientato ai risultati e basato sulle priorità con i paesi partner

. La Commissione:

Negozierà con i paesi partner obiettivi su misura e tabelle di marcia a scadere per risultati più efficaci;

Intensificherà il coinvolgimento con i partner commerciali in un processo cooperativo per promuovere il rispetto degli standard internazionali del lavoro e dell’ambiente, anche attraverso l’assistenza tecnica e finanziaria.

Lavorerà a stretto contatto sia con gli Stati membri che con il Parlamento europeo per monitorare e attuare gli impegni in materia di TSD.

Lavorerà per aprire nuovi mercati per l’importazione e l’esportazione di beni e servizi verdi e materie prime, che è particolarmente importante per ridurre le dipendenze nell’attuale clima geopolitico.

La Commissione europea inoltre si impegna per “rendere più facile per la società civile e i gruppi consultivi nazionali (DAG) presentare reclami per violazioni degli impegni di sostenibilità”. Bruxelles sta introducendo le tempistiche che seguirà come regola generale per trattare i reclami di TSD attraverso un aggiornamento delle Linee guida operative per il Punto di ingresso unico;

I DAG saranno maggiormente coinvolti nei progetti di assistenza tecnica e negli incontri con gli Stati membri dell’UE;

Bruxelles garantirà una maggiore trasparenza sul lavoro dei DAG, inclusa la pubblicazione degli elenchi delle organizzazioni partecipanti;

La Commissione rafforzerà ulteriormente il ruolo dei DAG dell’UE fornendo risorse per il loro funzionamento.


Per maggiori informazioni

Comunicazione su “Il potere delle partnership commerciali: insieme per una crescita economica verde e giusta”

Aggiornate le linee guida operative per lo sportello unico e il meccanismo di reclamo per l’applicazione degli accordi e delle intese commerciali dell’UE

Scheda informativa

Altro su commercio e sviluppo sostenibile
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La Commissione europea, attraverso un suo comunicato stampa, informa che il 23 maggio Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, ha pubblicato il ‘Sustainable development in the European Union — 2022 monitoring report on progress to the SDGs in an EU context’, che fornisce una panoramica statistica dei progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) nell’UE.

I dati inclusi nella relazione mostrano che l’UE ha compiuto progressi verso la maggior parte degli obiettivi negli ultimi cinque anni, in linea con le priorità della Commissione in settori politici chiave come il Green Deal europeo, la strategia digitale e il piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali. Mentre i progressi verso il raggiungimento di alcuni obiettivi sono stati più rapidi rispetto ad altri, l’allontanamento dagli obiettivi di sviluppo sostenibile è avvenuto solo in poche aree specifiche, informa Bruxelles.

Lo strumento senza precedenti di NextGenerationEU adottato dalla Commissione in risposta alla pandemia, e le riforme e gli investimenti previsti dagli Stati membri nei loro piani di ripresa e resilienza, “daranno un importante contributo al raggiungimento degli SDG nell’UE in futuro. La relazione mostra che, negli ultimi cinque anni, l’UE ha compiuto progressi significativi verso cinque SDG e progressi moderati verso la maggior parte degli altri”. In particolare:

Come negli anni precedenti, continua la Commissione, l’UE ha continuato a compiere i maggiori progressi verso la promozione della pace e della sicurezza personale all’interno del suo territorio, migliorando l’accesso alla giustizia e la fiducia nelle istituzioni (OSS 16). La quota della popolazione dell’UE che denuncia reati, violenze e atti vandalici nei propri quartieri è scesa dal 13,2% nel 2015 al 10,9% nel 2020. Inoltre, la quota della popolazione dell’UE che considera sufficientemente indipendente il sistema giudiziario nel proprio paese è aumentata di 4 punti percentuali tra il 2016 e il 2021 (dal 50% al 54%).

Sono stati compiuti progressi significativi anche verso gli obiettivi di riduzione della povertà e dell’esclusione sociale (SDG 1), dell’economia e del mercato del lavoro (SDG 8), dell’energia pulita e a prezzi accessibili (SDG 7), nonché dell’innovazione e delle infrastrutture (SDG 9). Nell’area della povertà (SDG 1), i dati disponibili si riferiscono in parte al periodo pre-pandemia e pertanto non coglie ancora completamente l’impatto della pandemia.

La valutazione favorevole dell’SDG 7 è stata fortemente influenzata da una notevole riduzione dei consumi energetici nel 2020 (meno 8% rispetto al 2019) a seguito delle restrizioni alla vita pubblica legate al COVID-19 e alla minore attività economica. Pertanto, “l’UE è riuscita a raggiungere il suo obiettivo di efficienza energetica per il 2020 e, sulla base dei progressi compiuti finora, sembra essere sulla buona strada verso il suo obiettivo per il 2030”. Inoltre, informa la Commissione, l’uso delle energie rinnovabili è cresciuto costantemente, con il raddoppio della sua quota dal 2005. Entro il 2020, le energie rinnovabili rappresentavano il 22,1% del consumo finale lordo di energia. Tuttavia, informa Bruxelles, le importazioni di combustibili fossili coprono ancora più della metà della domanda energetica dell’UE ed è probabile che il minor consumo di energia registrato nel 2020 sia temporaneo.

Allo stesso modo, i progressi verso l’SDG 8 sull’economia e il mercato del lavoro, per i quali gli ultimi dati disponibili sono il 2021, sono stati positivamente influenzati dalla forte crescita economica e dall’andamento del mercato del lavoro dello scorso anno. Ad esempio, il tasso di occupazione è salito al 73,1% nel 2021, superando addirittura il livello pre-pandemia.

Progressi verso gli obiettivi nei settori della salute e del benessere (SDG 3), vita sott’acqua (SDG 14), uguaglianza di genere (SDG 5), città e comunità sostenibili (SDG 11), riduzione delle disuguaglianze (SDG 10), responsabilità consumo e produzione (SDG 12), istruzione di qualità (SDG 4), azione per il clima (SDG 13) e fame zero (SDG 2) sono stati moderati.

La valutazione complessiva dei progressi dell’UE per i partenariati (SDG 17) e l’acqua pulita e servizi igienico-sanitari (SDG 6) è stata neutra, il che significa che sono stati caratterizzati da un numero quasi uguale di sviluppi sostenibili e non sostenibili.

Infine, negli ultimi cinque anni è stato riscontrato un leggero allontanamento dai rispettivi obiettivi di sviluppo sostenibile per la vita sulla terraferma (SDG 15), indicando che gli ecosistemi e la biodiversità sono rimasti sotto pressione a causa delle attività umane. Sebbene sia la superficie forestale dell’UE che le aree protette terrestri siano leggermente aumentate, “la pressione sulla biodiversità ha continuato ad intensificarsi”, sottolinea la Commissione. Ad esempio, la presenza di uccelli comuni è un indicatore di biodiversità perché molti di loro richiedono habitat specifici per riprodursi e trovare cibo, che spesso ospitano anche molte specie animali e vegetali minacciate. Dal 2000, si stima che il numero di uccelli comuni sia diminuito del 10%. Tuttavia, dopo molti anni di declino, sembra che il numero di uccelli comuni abbia iniziato a stabilizzarsi.

Il set di indicatori dell’UE SDG viene riesaminato ogni anno. L’indicatore fissato per il rapporto 2022 è stato rivisto per allinearlo all’8° Programma d’azione per l’ambiente e ai nuovi obiettivi del piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali. C’è anche un’analisi migliorata degli effetti di spillover che riguardano le emissioni di CO2, l’impronta del suolo, l’impronta dei materiali e il valore aggiunto lordo generato al di fuori dell’UE dal consumo all’interno dell’UE. Infine, il rapporto include un’analisi specifica dell’impatto del COVID-19 sugli SDG.

APPROFONDIMENTI

Sviluppo sostenibile nell’Unione europea: rapporto di monitoraggio 2022 sui progressi verso gli SDG nel contesto dell’UE

Lo sviluppo sostenibile nell’Unione Europea. Panoramica dei progressi verso gli SDG nel contesto dell’UE

Pubblicazione digitale “SDGs & me”

Strumento di visualizzazione “Punteggi Paese SDG”

Statistiche Articoli spiegati sullo sviluppo sostenibile nell’UE

Sezione dedicata agli indicatori di sviluppo sostenibile dell’UE

Database sugli indicatori di sviluppo sostenibile dell’UE

Comunicazione della Commissione: “Prossime tappe per un futuro europeo sostenibile – Azione europea per la sostenibilità”

Documento di lavoro dei servizi della Commissione ” Realing on the Sustainable Development Goals – Un approccio globale
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Il sito del Comitato economico e sociale europeo (CESE) informa che secondo una sua audizione, il forte aumento del lavoro minorile e forzato nonché il continuo sfruttamento dei lavoratori in tutto il mondo rendono l’azione dell’UE sul lavoro dignitoso sempre più urgente.

L’audizione sul lavoro dignitoso nel mondo, svoltasi il 4 maggio, ha riunito membri del CESE, rappresentanti delle istituzioni europee e dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), nonché accademici e organizzazioni della società civile.

L’audizione si è svolta per raccogliere contributi per il prossimo parere del CESE sull’argomento, incentrato sulla comunicazione della Commissione sul lavoro dignitoso, adottata a febbraio, e sulla sua proposta di direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità aziendale.

Con queste iniziative, precisa il CESE, “la Commissione europea si adopera per posizionare l’UE come paladina del lavoro dignitoso sia a casa che nel mondo e per consentire a milioni di persone di lavorare e vivere dignitosamente. Uno degli obiettivi principali di questi sforzi è eliminare il lavoro minorile e forzato, che sono in aumento“. Inoltre, continua il CESE, la creazione di condizioni di lavoro dignitose è al centro della transizione verde e digitale ed è un prerequisito per lo sviluppo sostenibile dell’Europa.

La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente aggravato la situazione nel mondo del lavoro, con molti paesi che hanno segnalato un picco di condizioni di lavoro precarie. Ha colpito in modo sproporzionato le donne e i gruppi vulnerabili, come i bambini e i lavoratori dell’economia informale. Il numero dei bambini impegnati nel lavoro, denuncia il Comitato, ha iniziato a salire anche prima della pandemia, essendo aumentato di oltre 8 milioni nel periodo compreso tra il 2016 e il 2020, dopo il precedente calo.

Dati raccapriccianti: attualmente conta 160 milioni di bambini lavoratori, ovvero un bambino su dieci in tutto il mondo. Sono 25 milioni le persone in situazione di lavoro forzato. In assenza di una copertura sociale sufficiente, altri 46 milioni di bambini potrebbero essere vittime del lavoro minorile nel prossimo futuro.

L’obiettivo dell’impegno dell’UE è incoraggiare comportamenti aziendali sostenibili e responsabili nei mercati interni, nei paesi terzi e lungo le catene del valore globali.

Ai sensi della direttiva, le aziende dovranno prevenire e porre fine agli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente nelle proprie operazioni e nelle loro filiali e catene del valore. Ciò significa, ad esempio, che dovrebbero combattere attivamente il lavoro minorile e lo sfruttamento dei lavoratori. Dovrebbero inoltre tenere conto delle conseguenze ambientali delle loro decisioni aziendali, sia nell’UE che in qualsiasi altro luogo in cui operano.
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“L’UE e i suoi Stati membri si impegnano a tre nuovi impegni per portare avanti lo sviluppo urbano sostenibile e accelerare la realizzazione della nuova agenda urbana delle Nazioni Unite”, scrive sul proprio sito il 29 aprile la DG Politica Regionale della Commissione europea

I tre impegni sono:

Rafforzare il supporto alla cooperazione esterna e alle partnership internazionali. Nel quadro del Global Gateway e della dimensione esterna del Green Deal europeo, l’UE intensificherà notevolmente il suo impegno e il suo sostegno allo sviluppo urbano sostenibile integrato nei paesi partner dell’UE, compreso il rafforzamento dell’accesso ai finanziamenti. L’UE, rende noto la DG, cercherà di lavorare di concerto con gli Stati membri dell’UE per un maggiore coordinamento, portata e impatto nell’ambito delle iniziative Team Europe.

Supportare 100 città europee per fungere da hub di sperimentazione e innovazione per trasformazioni verdi, digitali e inclusive. A loro volta, queste città serviranno da modello e ispirazione per le città di tutto il mondo attraverso iniziative come il Patto globale dei sindaci.

Presentazione del New European Bauhaus per avviare una conversione globale su questo movimento culturale che ispira la trasformazione verde. Questa iniziativa mira a progettare spazi sostenibili per tutti e migliorare la vita dei cittadini attraverso un modo innovativo e incentrato sull’uomo.

L’annuncio in merito ai nuovi impegni è stato dato il 28 aprile nel contesto della riunione ad alto livello sull’attuazione della Nuova agenda urbana delle Nazioni Unite, sei anni dopo la sua adozione durante la conferenza Habitat III.

Allo stesso tempo, sottolinea la DG Politica Regionale, l’UE e i suoi Stati membri rinnovano i tre impegni esistenti per i quali continuano le attività:

Realizzare un’agenda urbana rinnovata per l’UE, per continuare a promuovere la governance multilivello e migliorare la dimensione urbana delle politiche dell’UE.

Promuovere l’uso del Grado di Urbanizzazione, proposto insieme ai partner, come nuovo metodo globale di aggregazione dei dati urbani subnazionali. Sarà supportato con strumenti e ne incoraggerà l’uso per una più ampia comparabilità, una migliore misurazione e rendicontazione sull’attuazione degli SDG a livello locale.

Estendere il programma internazionale di cooperazione urbana e regionale (IURC), che sostiene la cooperazione tra città e regioni a livello globale, affinché lavorino a soluzioni sostenibili alle sfide urbane comuni, in particolare per le transizioni verde e digitale e per la ripresa.

La New Urban Agenda è stata adottata nell’ottobre 2016 alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano sostenibile (Habitat III) a Quito, in Ecuador. Stabilisce una visione comune e standard globali per lo sviluppo urbano incentrato sulle persone e contribuisce all’attuazione della dimensione urbana degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

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La pandemia da Covid-19 sta causando anche in Europa conseguenze negative sotto l’aspetto economico ed occupazionale, coinvolgendo cittadini ed imprese ed accentuando le disparità territoriali. L’Ufficio Esecutivo del CEMR ha recentemente promosso una discussione con la Commissaria europea per la Coesione e le Riforme Elisa Ferreira su come utilizzare al meglio i fondi di coesione europei per una ripresa sostenibile.



L’Unione europea ha risposto alla crisi sbloccando oltre 37 miliardi di euro di fondi di coesione non spesi, da utilizzare in misure di emergenza sanitaria e di sostegno sociale. “La politica di coesione è stata una delle primissime risposte di bilancio dell’UE a COVID” ha dichiarato il Presidente del CEMR Stefano Bonaccini. “Questo dimostra che la coesione non è solo adatta a correggere le disparità territoriali, ma è anche uno strumento per adattarsi a una crisi emergente”.

Bonaccini ha sottolineato che i governi locali e regionali stanno affrontando enormi perdite fiscali a causa della crisi ed ha aggiunto che queste non dovrebbero impedire investimenti a lungo termine nello sviluppo sostenibile: “Dobbiamo ridisegnare i nostri territori e ci sarà una nuova stagione di resilienza”. Nel mese di maggio, sia Bonaccini che Ilaria Bugetti, portavoce CEMR sullo sviluppo territoriale, avevano sottolineato l’importanza della politica di coesione per sostenere le economie locali che hanno sofferto per l’isolamento, per ridisegnare gli spazi urbani e per rendere le nostre società più resistenti e innovative.



Il Commissario Ferreira ha illustrato la risposta sociale ed economica dell’Unione alla pandemia di coronavirus, rilevando che non ha responsabilità per le questioni sanitarie. Oltre all’utilizzo dei fondi di coesione, l’UE ha allentato le regole sugli aiuti di Stato, ha sbloccato miliardi di euro di fondi di emergenza per le attrezzature mediche e il sostegno alle imprese, ed ha proposto Next Generation EU, un piano di ripresa a lungo termine da 750 miliardi di euro. Rilevando che l’impatto del Covid-19 è stato molto disomogeneo nei diversi Paesi e territori, Ferreira ha sottolineato la necessità di solidarietà per la ripresa di tutta l’Europa. “Metà dell’Europa rischia una perdita a due cifre del PIL, che significa molto in termini di occupazione”, ha detto. “O ci riprenderemo insieme o non ci riprenderemo affatto. Dobbiamo mettere la coesione e il riequilibrio al centro della nostra agenda”.
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Il mondo delle autonomie locali, a causa della pandemia Covid-19, ha preso maggiore consapevolezza del proprio ruolo, avendo dovuto le città e le regioni affrontare sul campo, e molto spesso senza aiuti, una emergenza improvvisa, costringendoli così a fornire risposte immediate alla cittadinanza, in un mondo oltretutto che si è scoperto vulnerabile. La pandemia ha fatto emergere molte contraddizioni sociali alle quali hanno dovuto mettere una pezza proprio i terrori. Se l’Italia sta superando la crisi pandemica lo dobbiamo innanzitutto all’impegno degli enti locali, ha sottolineato qualche giorno fa il Presidente AICCRE e CCRE/CEMR Stefano Bonaccini. Attenuata l’emergenza, ora trovano spazio le riflessioni dei rappresentanti degli enti locali per delineare il mondo che verrà. Come è stata affrontata la pandemia dagli enti locali e regionali? Cosa ci ha insegnato la pandemia? Quali cambiamenti strategici suggerisce per il futuro?

Frasi e concetti ricorrenti hanno attraversato il webinar dell’AICCRE, segno non solo di assoluta concordanza di idee e prospettive ma anche e soprattutto marcatori di una strategia univoca del mondo delle autonomie locali, che mai come in questo periodo appare compatta e con le idee chiare.



Nessuno si salva da solo, e quindi occorre accentuare la cooperazione internazionale tra i territori, ma, reclamano gli enti locali, le legislazioni nazionali ed europee dovrebbero riconoscerne il ruolo come soggetti attivi e non solo come attuatori. Agenda 2030 è la bussola, in quanto fornisce risposte su tutti i temi e lo fa con quella globalità che oggi più che mai è indispensabile, in un mondo sempre più interconnesso ed attraversato dagli stessi problemi, quali, per esempio, povertà, salute pubblica, climate change, sostenibilità, pari opportunità etc.

La necessità di un dialogo multilivello che coinvolga territori, governi, Unione Europea ed organizzazioni mondiali come l’ONU e ripensare a nuovi modelli di governance.

L’opportunità che offre la crisi della pandemia per nuovi modelli di crescita sostenibile. Tutti temi affrontati e ribaditi nel corso del webinar.

E’ cruciale, ha sottolineato in apertura Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, “che le città del mondo possano intraprendere direttamente attività di scambio e di apprendimento reciproco. La fragilità del nostro sistema, le diseguaglianze nel mondo, le vulnerabilità sociali richiedono necessariamente l’ interdipendenza tra i governi ed i Paesi del mondo”. All’AICCRE va riconosciuto il grande merito di aver puntato da anni sulla sensibilizzazione di Agenda2030 presso i nostri enti locali, con corsi di formazione sul territorio e convegni internazionali svoltisi in Italia.

“Le priorità dei territori sono cambiate alla luce della pandemia da Covid-19, ma guai a toccare quello che indica l’Agenda 2030 dell’ONU e cioè la sostenibilità. Se, infatti, non investiamo nella crescita sostenibile in tutto il mondo, rischiamo di giocarci il nostro bene più prezioso: il Pianeta Terra”, ha affermato Stefano Bonaccini, che sul dialogo multilivello ha portato l’esempio della sua Regione, l’Emilia Romagna dove “abbiamo creato una cabina di regia per condividere le decisioni non solo con il Governo, ma con i presidenti di Provincia ed i sindaci dei capoluoghi. Insomma, da soli non se ne esce e su questo tema insisteremo come AICCRE, CEMR ed UCLG. La pandemia, ricordiamolo, ha colpito tutti i Paesi del mondo, non facendo distinzioni di razza o economiche”.

Emilia Saiz, Segretario generale dell’UCLG, ha sottolineato il ruolo “d’avanguardia delle autonomie locali per quanto riguarda le individuazione delle priorità”. Essenziale è stata l’attività delle reti internazionali dei poteri territoriali “che hanno creato spazi sia per lo scambio di esperienze che soprattutto di apprendimento”. Per la dirigente dell’UCLG “locale e globale vanno di pari passo ed anche per questo è importante l’Agenda 2030 che contempla entrambe le dimensioni”.

Frederic Vallier, Segretario generale del CCRE/CEMR, ha rimarcato come la pandemia è stata meglio affrontata non nei paesi centralizzati, ma in quelli dove gli enti locali recitano un ruolo politico importante. Il CCRE/CEMR sta lavorando con la Commissione europea per aiutare gli enti locali nella crisi economica che stanno attraversando e affinché i piani di rilancio prevedano modelli di sviluppo sostenibile e rispondano ai bisogni dei territori.



Una esperienza concreta e sicuramente paradigmatica è stata esposta da Pilar Diaz, Vice Consigliere per le relazioni internazionali del Consiglio provinciale di Barcellona, Sindaco di Esplugues de Llobregat e Rappresentante dell’Osservatorio per la Cooperazione decentrata. “La Provincia di Barcellona destina il 7% del budget alla cooperazione decentralizzata. Con Montevideo abbiamo creato un Osservatorio sulla cooperazione con la priorità di analizzare e rafforzare quindi i processi di decentralizzazione per seguire gli sviluppi di Agenda 2030”. L’Alleanza Europa-America latina ha il chiaro scopo di uno “sviluppo ulteriore” che riduca, tra l’ altro, le disparità sociali, tecnologiche e agisca contro il climate change”.

Il webinar ha fatto emergere, nel corso della sessione dedicata alle esperienze dei sindaci durante l’emergenza covid-19, alcune costanti, e cioè la capacità da parte dei territori di fornire risposte anche quando quelle dei governi arrivano in ritardo. La spinta dal basso e “naturale” a cooperare con altri comuni anche quando non vi è una regia di alto livello. Per esempio, Pietro Puccio, sindaco di capaci e portavoce CCRE/CEMR sui migranti, ha denunciato il ritardo delle Regione Sicilia e del Governo, ma ha sottolineato come questo vuoto sia stato colmato da “una straordinaria solidarietà sia tra i cittadini che tra comuni siciliani e non solo”. Così come Andreas Wolter, sindaco di Colonia, ha rimarcato la collaborazione durante la pandemia con le città gemellate e con il comune di Bergamo. Colonia sì è spinta anche fuori dai confini europei, fornendo aiuti alimentari e sanitari al Perù. “con le reti di enti locali peruviane abbiamo organizzato aiuti agli abitanti dell’Amazzonia”.



Un altro tema sul quale hanno concordato tutti è stato sollevato da Puccio, che ha messo in rilievo nel suo intervento “l’abbandono politico e pratico dei migranti, causato dalle leggi sulla sicurezza” e la coniugazione tra città inclusive e sicurezza. Più c’è accoglienza meno esistono tensioni sociali. La pandemia, oltretutto, ha fatto emergere in evidenza la fragilità del nostro sistema e con questo si spiega la difficoltà a raggiungere gli obiettivi di Agenda 2030. Basti pensare che nel sud dell’Italia il 50% delle famiglie non possiede un PC e le reti sono insufficienti. Questa clamorosa carenza ha influenzato ed influisce in negativo, in questo periodo di lezioni a distanza, lo stesso diritto allo studio (ob. 4).

Le emergenze sono purtroppo cicliche ed occorre ripensare ai nostri territori. Dalla crisi pandemica sono emerse in maniera evidente le diseguaglianze, ha ribadito Massimo Seri, Sindaco di Fano. L’AICCRE deve continuare a sensibilizzare gli enti locali su Agenda2030, che deve essere il perno delle nostre politiche. “Tutte le grandi strategie, se non trovano il coinvolgimento pratico ed attivo degli enti territoriali, non raggiungono i loro obiettivi”. La crisi della pandemia può essere una grande opportunità per “sperimentare nuovi percorsi grazie anche ad una alleanza tra i territori”.

Sulla maggiore importanza dopo la pandemia che ha assunto l’obiettivo 11 di Agenda 2030 (città e comunità sostenibili) si è soffermata Annalisa Palozzo, vicesindaco del comune di Ceppagatti e portavoce CCRE/CEMR sulle politiche giovanili. “soprattutto i ragazzi hanno bisogno di spazi naturali condivisi e in sicurezza”.

La terza sessione dei lavori (Quali cambiamenti strategici nelle politiche locali devono essere attuate velocemente per non perdere l’obiettivo dell’Agenda 2030 e degli SDGs?) è stata aperta da Ilaria Bugetti, consigliere regionale della Toscana e portavoce CCRE/CEMR sullo sviluppo territoriale. La Bugetti ha messo in rilievo le difficoltà finanziare degli enti territoriali e della popolazione. Prioritari dopo la pandemia gli SDGs legati alla lotta contro la povertà e per un lavoro dignitoso (obb 1 e 8), alla salute pubblica (ob 3) e alla salute climatica (ob13).



“L’urgenza covid-19 non sia la scusa per non seguire le tematiche importanti come il clima”, ha ammonito Belinda Gottardi, Sindaco di Castel Maggiore e portavoce CCRE/CEMR sul clima. “La sfida futura sarà quella di coniugare emergenza sanitaria con quella climatica. Il Piano di ripresa si deve focalizzare sull’aspetto “Green” dello sviluppo sostenibile e mantenere le tempistiche per la decarbonizzazione. Per puntare allo sviluppo ed alla mobilità sostenibili occorreranno finanziamenti a città e regioni. Sia il Piano di rinascita che il QFP devono entrambi sostenere le sfide dei territori”.

Su Agenda 2030 ed in particolare sull’ob 5 si è soffermata anche Silvia Baraldi, consigliera comunale di Legnago e portavoce CCRE/CEMR per la gender equality. La pandemia ha messo in evidenza la fragilità di alcune categorie, come donne, ragazze e bambini. La Baraldi ha fornito un dato drammatico: nel mondo 740 milioni di donne lavorano nella cosiddetta “economia informale”. A livello locale c’è molto ancora da fare per sostenere le famiglie e garantire dignità alla sovraesposta figura femminile. L’hastag #iorestoacasa non deve diventare una condizione permanente del mondo femminile. La portavoce del CEMR ha anche denunciato episodi di omofobia avvenuti nel suo territorio e di violenza alle donne che “non devono diventare problemi di serie B”.

Accendere un faro sull’ “economia informale”, che nei Paesi in via di sviluppo è un fenomeno assai diffuso, è stato l’auspicio anche di Mohamed Sefiani, Sindaco di Chefchaouen, Marocco: queste persone hanno diritto ad assicurazioni sulle malattie e a sussidi di disoccupazione. Le città intermedie hanno un ruolo fondamentale nella cooperazione e nell’attuazione di Agenda 2030 che, anche secondo il sindaco marocchino, è fondamentale per la cooperazione internazionale tra enti locali, per condividere e preparare progetti che rispondano alla mobilità sostenibile.

Da sottolineare anche che tutti i sindaci intervenuti hanno espresso la necessità di fondi europei diretti per i territori, senza intermediazioni, al fine di utilizzarli in breve tempo e più efficacemente. L’ultima sessione, introdotta da Amandine Sabourin, Platforma Policy Officer, ha visto la partecipazione di Anna Lixi, Team Leader, DEVCO C5 – Città, autorità locali, digitalizzazione, infrastrutture e di Diana Lopez Camarazana, Specialista in partenariato, Urbanizzazione, UNDP.

” Le città sono in prima linea ed hanno ruolo chiave per la sostenibilità, ha detto la Sabourin. “Stiamo lavorando con la DG global della Commissione europea affinché sia alimentato il dialogo tra enti locali di tutto il mondo. L’idea è quella di rafforzare la cooperazione e la capacity building . Vi sono strumenti garantiti fino al 2027”.

Altri segnali positivi per il ruolo degli enti locali arriva dall’ONU. Diana Lopez ha informato che a breve sarà pubblicata una raccomandazione del Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres sul tema specifico dell’impatto del covid-19 sulle città. Un importante segnale politico per i territori. Oltretutto, UNDP e Un-Habitat stanno lavorando ad un network per una analisi delle politiche urbane e sulle strategie di sviluppo territoriale.

Anna Lixi
ha fatto un excursus sui finanziamenti della Commissione europea a favore della cooperazione tra l’UE ed i Paesi Terzi, mettendo sul piatto 15,6 bilioni di euro. Questa cifra si spiega con gli accorpamenti e ridefinizioni di precedenti linee di finanziamento.

Pur ringraziando la Commissione europea per il suo impegno a favore della cooperazione internazionale, Carla Rey, alla fine dei lavori, ha ribadito: La volontà da parte dei poteri territoriali di divenire soggetti attivi della cooperazione e non semplici attuatori; che nella prossima programmazione dei fondi europei, i poteri locali possano usufruire di fondi diretti per la cooperazione, con le associazioni nazionali che rappresentano gli enti locali pronte a seguirli in questo processo di accompagnamento.


ENGLISH VERSION




SPEECHES IN BRIEF




#Aiccre4cooperation


GLI INTERVENTI INTEGRALI IN ITALIANO E INGLESE


STEFANO BONACCINI

CARLA REY

EMILIA SAIZ

FREDERIC VALLIER

PILAR DIAZ

PIETRO PUCCIO

ANDREAS WOLTER

MASSIMO SERI

ANNALISA PALOZZO

ILARIA BUGETTI

BELINDA GOTTARDI

SILVIA BARALDI

MOHAMED SEFIANI

AMANDINE SABOURIN

DIANA LOPEZ

ANNA LIXI
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