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Dopo la Settimana europea per l’uguaglianza di genere organizzata dal Parlamento europeo (24-30 ottobre), il Comitato economico e sociale europeo (CESE) rende noto sul proprio sito che sta pianificando una serie di dibattiti tematici organizzati dal varie sezioni.

Questi eventi sono programmati per ottobre, novembre e dicembre 2022 presso il CESE e toccano la parità di genere nell’economia sociale e nell’UE, le donne in condizioni di povertà energetica, il potenziale delle donne nell’imprenditorialità e nell’accesso ai finanziamenti, la situazione delle donne in aree geografiche come l’America Latina e l’Iran.

Al giorno d’oggi, scrive il CESE, parità di retribuzione a parità di lavoro, parità di accesso all’istruzione, pari responsabilità familiari, equilibrata rappresentanza di genere nei consigli di amministrazione delle aziende e nella vita politica “possono sembrare logici ma non vengono messi in pratica”.

Se si vuole davvero migliorare la situazione, continua il Comitato, soprattutto laddove sussistono ancora discriminazione, povertà, violenza contro le donne, disparità di retribuzione nelle posizioni dirigenziali, il coinvolgimento della società civile è fondamentale.

La parità di genere, sottolinea il CESE, non è una “questione femminile”. È un prerequisito per costruire società giuste, resilienti e prospere. Ecco perché è così importante che donne e uomini percorrano questo percorso insieme, mano nella mano, con rispetto e sostegno reciproci.

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La Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C184 del 5 maggio pubblica la Risoluzione del Parlamento europeo sulle politiche occupazionali e sociali della zona euro nel 2021.

Il Parlamento europeo sottolinea che, nel contesto dei piani di ripresa e resilienza, a fronte di livelli del debito pubblico che aumentano vertiginosamente e dell’imminente riforma del patto di stabilità e crescita e del processo del semestre, la proposta del Parlamento per l’adozione di un patto per il benessere sostenibile e il progresso sociale che renda obbligatori obiettivi sociali e sostenibili al fine di conseguire gli OSS delle Nazioni Unite sia diventata più pertinente che mai; osserva, a tale proposito, che l’OSS n. 8 sulla crescita sostenibile, l’occupazione e il lavoro dignitoso si è dimostrato un fattore trainante per l’intera Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’Assemblea di Strasburgo ritiene che una crescita sostenibile, intelligente e inclusiva debba garantire una politica fiscale sostenibile nel medio termine, e che le politiche sociali ed economiche dell’UE siano improntate al conseguimento di una ripresa duratura che renda “le nostre economie e società più sostenibili, inclusive, resilienti e meglio preparate per le transizioni verde e digitale“; il PE sottolinea, a tale riguardo, che l’attuazione del piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali contribuirà a rafforzare la dimensione sociale di tutte le politiche dell’Unione, garantendo una ripresa inclusiva.

La Risoluzione sottolinea inoltre che una maggiore governance economica e sociale tra gli Stati membri, in particolare in direzione di una maggiore convergenza delle norme fiscali, rappresenterebbe una forza trainante per la ripresa.

Strasburgo sottolinea che un orientamento politico e un approccio di governance che mirino a porre le persone e il loro benessere al centro della politica e del processo decisionale sono fondamentali per il futuro dell’Unione europea; il documento chiede alla Commissione europea di presentare, a tal fine, una proposta completa che specifichi una serie di obiettivi sociali, ecologici ed economici specifici, i quali dovrebbero rispecchiare i pertinenti impegni dell’UE sul piano sia internazionale che interno, compresi quelli derivanti dalla risoluzione del Parlamento europeo del 17 dicembre 2020 su un’Europa sociale forte per transizioni giuste, gli OSS delle Nazioni Unite, l’accordo di Parigi, l’obiettivo della legge europea sul clima di conseguire la neutralità dai gas a effetto serra entro il 2050 e i relativi traguardi intermedi, la Carta europea dei diritti fondamentali e il pilastro europeo dei diritti sociali, nonché l’impegno di eliminare la povertà in Europa entro il 2050 mediante una legge europea contro la povertà.

Il Parlamento concorda con i leader europei sul fatto che, con l’aumento della disoccupazione e delle disuguaglianze a causa della pandemia, è importante incanalare le risorse dove sono maggiormente necessarie in modo da rafforzare le nostre economie e concentrare i nostri sforzi politici sulla parità di accesso a servizi di qualità per migliorare le pari opportunità, sul miglioramento e la creazione di posti di lavoro di qualità, sull’imprenditorialità, sul miglioramento delle competenze e la riqualificazione professionale, nonché sulla riduzione della povertà e dell’esclusione; sottolinea che le risorse straordinarie messe a disposizione per sostenere la ripresa dell’Europa sono un’opportunità che non deve essere sprecata.

Il Parlamento sottolinea l’impatto negativo della crisi COVID-19 sul mercato del lavoro europeo e le conseguenti perdite di posti di lavoro senza precedenti, soprattutto nei settori strategici, così come il conseguente aumento della povertà e le divergenze nel tenore di vita, che colpiscono in particolare i giovani, le donne e i lavoratori in posizioni poco qualificate nonché i lavoratori precari.

Il PE accoglie con favore la proposta della Commissione sul rafforzamento dell’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore mediante la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi; si compiace per il fatto che la proposta in questione introduca misure vincolanti in materia di trasparenza retributiva; sollecita l’adozione rapida di tali misure al fine di prevenire ulteriori disuguaglianze di genere; invita gli Stati membri e la Commissione a sostenere l’imprenditorialità femminile e ad agevolare l’accesso delle donne ai finanziamenti; invita gli Stati membri a sbloccare con urgenza i negoziati in seno al Consiglio sulla direttiva relativa alla presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società.

Nella Risoluzione si sottolinea tra l’altro l’importanza di garantire che i lavoratori nell’UE siano tutelati mediante salari minimi adeguati definiti per legge o dai contratti collettivi, in linea con le consuetudini e le pratiche nazionali, che assicurino loro un tenore di vita dignitoso a prescindere dal luogo di lavoro; si compiace, a tal proposito, della proposta di direttiva della Commissione europea relativa a salari minimi adeguati nell’Unione europea, che mira ad aumentare la copertura della contrattazione collettiva, a combattere la povertà lavorativa e ad accrescere la convergenza sociale verso l’alto.

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