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Il sito del Comitato europeo delle regioni (CdR) rende noto di aver pubblicato il primo manuale del Green Deal incentrato sull’adattamento ai cambiamenti climatici. Il manuale è un kit di strumenti interattivo che fornisce informazioni sugli aiuti finanziari e sugli strumenti tecnici per l’attuazione di misure di adattamento ai cambiamenti climatici base su diverse aree geografiche e specificità regionali. L’obiettivo è dotare gli enti locali e regionali serie di strumenti e raccomandazioni per danni adatti ai cambiamenti climatici, ridurre al minimo le restrizioni e rafforzare la resilienza per ridurre i rischi di catastrofi nonché le e i perditempo.

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La Commissione europea ha accolto con favore il forte sostegno del Parlamento europeo, espresso recentemente con una votazione in plenaria, al nuovo Bauhaus europeo, che celebra i due anni di esistenza. La relazione del Parlamento chiede in particolare maggiori finanziamenti per l’iniziativa. Nel prossimo programma di lavoro di Orizzonte Europa 2023-2024, la Commissione intende aumentare considerevolmente i finanziamenti per i temi del nuovo Bauhaus europeo, con una dotazione di bilancio di oltre 100 milioni di €.Lo comunica il sito della rappresentanza italiana della Commissione europea.

Nei due anni trascorsi dall’annuncio dell’iniziativa da parte della Presidente Ursula von der Leyen nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione, scrive la Commissione, il nuovo Bauhaus europeo ha iniziato a mostrare risultati tangibili sul campo, in linea con l’obiettivo di portare il Green Deal nella nostra vita quotidiana e negli spazi in cui viviamo. Tra questi risultati si annovera una prima serie di progetti di ampia portata geografica.

I premi del nuovo Bauhaus europeo assegnati nel 2021 e nel 2022 hanno celebrato le buone prassi, gli esempi e i concetti che illustrano i valori del nuovo Bauhaus, ossia sostenibilità, estetica e inclusione. In giugno la Commissione ha inoltre organizzato il primo festival del nuovo Bauhaus europeo, raggiungendo quasi 200 000 persone online e in presenza. La comunità del nuovo Bauhaus europeo conta ormai più di 500 partner ufficiali.

La tavola rotonda ad alto livello, composta da pensatori e professionisti che sono fonte di ispirazione e ambasciatori del movimento, è un elemento importante dell’iniziativa. Tre nuovi membri si sono uniti al gruppo: Francis KéréCerca, architetto di fama internazionale e recente vincitore del premio Pritzker, Hilda Flavia Nakabuye, attivista per il clima, la parità di genere e i diritti ambientali, ed Emeka Ogboh, artista e produttore musicale. Apporteranno nuove prospettive e punti di vista al movimento, grazie, ad esempio, all’esperienza di Francis Kéré nella creazione di un ambiente edificato rispettoso del clima, efficiente sul piano energetico e rispettoso della natura. Rafforzeranno inoltre le dimensioni internazionale e culturale del nuovo Bauhaus europeo.

Maggiori informazioni sul nuovo Bauhaus europeo
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Dal 2004 la quantità di rifiuti recuperati è aumentata notevolmente (da 870 milioni di tonnellate nel 2004 a 1 221 milioni di tonnellate nel 2020). Ciò significa che la quota di recupero nel trattamento totale dei rifiuti è aumentata in modo significativo (dal 46% nel 2004 al 60% nel 2020; da 100 a 140 punti indice).

Lo rende noto Eurostat, l’ufficio statistiche dell’Unione europea.

Al contrario, la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento è diminuita (da 1 027 milioni di tonnellate nel 2004 a 808 milioni di tonnellate nel 2020). Ciò significa che la quota di smaltimento sul totale del trattamento dei rifiuti è diminuita a meno della metà (dal 54% nel 2004 al 45% nel 2020; da 100 a 79 punti indice). Si potrebbero osservare differenze significative tra gli Stati membri dell’UE per quanto riguarda l’uso che hanno fatto di questi vari metodi di trattamento.

Tassi di riciclaggio molto elevati sono stati registrati in Italia (83%), Belgio (74%), Slovacchia e Lettonia (entrambi 64%). D’altra parte, lo smaltimento in discarica e altro era la categoria di trattamento prevalente per altri paesi: Romania (93% discarica, 5% riciclaggio), Bulgaria (92% discarica, 8% riciclaggio) e Finlandia (84% discarica – 10% riciclaggio ).

Grafico interattivo Eurostat sulla produzione di rifiuti pro capite nell’UE, negli Stati membri e nei paesi EFTA.

Questo grafico fa parte dello strumento di visualizzazione interattiva di Eurostat che mostra le statistiche rilevanti per il Green Deal europeo. Presenta una panoramica di 26 indicatori suddivisi in 3 temi principali: ridurre il nostro impatto sul clima, proteggere il nostro pianeta e la nostra salute e consentire una transizione verde e giusta.

Approfondimenti

Articolo Eurostat sulle statistiche sui rifiuti

Quanti rifiuti vengono trattati nell’UE?

Quali sono le principali destinazioni dell’esportazione di rifiuti dell’UE?

Sezione Eurostat dedicata ai rifiuti

Banca dati Eurostat sui rifiuti
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Nella legge europea sul clima, l’Unione europea si impegna a raggiungere il traguardo della neutralità carbonica, le cosiddette “emissioni zero”, entro il 2050. Cosa comporterà in pratica?

Ce lo racconta il sito del Parlamento europeo.

Il cambiamento climatico sta colpendo il nostro pianeta, sotto forma di condizioni climatiche estreme quali siccità, ondate di caldo, piogge intense, alluvioni e frane sempre più frequenti, anche in Europa. L’innalzamento del livello dei mari, l’acidificazione dell’oceano e la perdita della biodiversità sono ulteriori conseguenze dei rapidi cambiamenti climatici.

Per riuscire a contenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5° – reputata sicura dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) – raggiungere il traguardo emissioni zero entro la metà del ventunesimo secolo è essenziale. Tale obiettivo è previsto anche dall’Accordo di Parigi firmato da 195 paesi, inclusa l’Unione europea.

A dicembre 2019 la Commissione europea ha presentato il Green deal europeo, il piano per rendere l’Europa climaticamente neutrale entro il 2050. Questo obiettivo sarà raggiunto attraverso la legge europea sul clima che inserisce la neutralità climatica nella legislazione vincolante comunitaria.Cos’è la neutralità carbonica?

Le emissioni zero (o neutralità carbonica) consistono nel raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di carbonio. Quando si rimuove anidride carbonica dall’atmosfera si parla di sequestro o immobilizzazione del carbonio. Per raggiungere tale obiettivo, l’emissione dei gas ad effetto serra (GHG) dovrà essere controbilanciata dall’assorbimento delle emissioni di carbonio.

Viene definito pozzo di assorbimento un sistema in grado di assorbire maggiori quantità di carbonio rispetto a quelle che emette. I principali pozzi di assorbimento naturali sono rappresentati dal suolo, dalle foreste, e dagli oceani. Secondo le stime, i pozzi naturali rimuovono tra i 9.5 e gli 11 Gt di CO2 all’anno. Nel 2020, le emissioni globali di CO2 hanno superato di più di tre volte (36.0 GT) la capacità totale di assorbimento dei pozzi naturali.

Ad oggi, nessun pozzo di assorbimento artificiale è in grado di rimuovere la necessaria quantità di carbonio dall’atmosfera necessaria a combattere il riscaldamento globale. Il carbonio conservato nei pozzi naturali come le foreste è rilasciato nell’atmosfera attraverso gli incendi nelle foreste, i cambiamenti nell’uso del terreno o i disboscamenti. Per questo motivo è fondamentale ridurre le emissioni di carbonio per poter raggiungere la neutralità climatica.

Un altro modo per ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità carbonica consiste nel compensare le emissioni prodotte in un settore riducendole in un altro. Questo può essere fatto investendo nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica o in altre tecnologie pulite. Il Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE è un esempio di schema per la compensazione delle emissioni di carbonio.

Il meccanismo della delocalizzazione della CO2 è un altro modo per ridurre le emissioni. Attraverso questo sistema, si conta di aiutare a prevenire la delocalizzazione delle emissioni di CO2 scoraggiando lo spostamento della produzione verso paesi con norme meno rigorose sulle emissioni di gas serra. La Commissione dovrebbe proporre questa tassa sul carbonio nel 2021.

L’Unione europea è impegnata in un’ambiziosa politica climatica. Secondo il piano stabilito dal Green Deal, l’UE aspira a diventare il primo continente a eliminare dall’atmosfera almeno tanta CO2 quanta ne produce entro il 2050.

Tale obiettivo è diventato giuridicamente vincolante quando il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato la legge UE sul clima nel 2021. Inoltre, anche l’obiettivo provvisorio di riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030 è stato aggiornato dal 40% ad almeno il 55%.

APPROFONDISCI

Obiettivi nazionali per il 2030

Auto e inquinamento, obiettivi per le emissioni

Emissioni CO2 delle auto: infografica

Azioni dell’UE per ridurre le emissioni di navi e aerei

La storia dei negoziati sul cambiamento climatico: infografica
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In occasione delle Giornate europee del patrimonio 2022, che quest’anno ruotano attorno al tema della sostenibilità, la Commissione europea rende noto il 7 settembre attraverso un comunicato stampa di aver pubblicato una relazione sul rafforzamento della resilienza del patrimonio culturale per proteggerlo dagli effetti dei cambiamenti climatici. Le informazioni raccolte da un gruppo di esperti sono allarmanti, poiché il cambiamento climatico sta minacciando direttamente e indirettamente tutte le forme di patrimonio culturale, tra l’altro a causa di forti precipitazioni, lunghe ondate di caldo, siccità, forti venti e innalzamento del livello del mare, tutti fattori che dovrebbero aumentare in futuro. Nella relazione, il gruppo di esperti ha avanzato una serie di dieci raccomandazioni volte ad aiutare a rafforzare la resilienza del patrimonio culturale ai cambiamenti climatici.

Il miglioramento della resilienza del patrimonio culturale ai cambiamenti climatici comporterà uno spostamento strategico verso investimenti in nuove forme di salvaguardia e restauro. Nel rapporto, continua la Commissione, gli esperti sottolineano che, poiché diversi ministeri sono responsabili delle politiche per il patrimonio culturale e il cambiamento climatico a livello nazionale, molti attori devono allineare continuamente e coerentemente le proprie strategie per essere veramente efficienti. Ciò è complicato dal fatto che non esistono metodologie coerenti per ottenere informazioni affidabili, dati quantitativi o una conoscenza approfondita del degrado e della perdita del patrimonio culturale.

Il gruppo di esperti raccomanda che vengano intraprese azioni per integrare pienamente le questioni relative alla cultura e al patrimonio culturale nella sostenibilità ambientale e nell’elaborazione delle politiche climatiche a tutti i livelli (locale, regionale, nazionale, europeo, internazionale). Una mappa europea di valutazione del rischio del patrimonio culturale del cambiamento climatico regolarmente aggiornata fornirebbe informazioni preziose sul patrimonio a rischio. Inoltre, saranno intraprese ulteriori ricerche al fine di identificare e comprendere meglio le minacce più gravi e i loro potenziali impatti, nonché i costi connessi al fine di rendere il patrimonio culturale resiliente ai cambiamenti climatici.

Il rapporto sottolinea inoltre che il patrimonio culturale può essere una preziosa fonte di conoscenza e ispirazione per i responsabili politici, i gestori del patrimonio e la società nel suo insieme. Gli esperti hanno raccolto un totale di 83 esempi di buone pratiche da 26 paesi, che illustrano sia l’impatto del cambiamento climatico sul patrimonio culturale sia il potenziale delle soluzioni del patrimonio culturale nel contesto del cambiamento climatico. Prendendo l’esempio del patrimonio costruito, il rapporto spiega in dettaglio che funge da deposito di conoscenze tradizionali e tecniche artigianali che spesso sono nate dalla scarsità di energia e risorse. Una percentuale molto elevata del patrimonio costruito utilizza materiali da costruzione rispettosi del clima, che sono stati tradizionalmente acquistati e prodotti localmente, evitando costi di trasporto elevati ed emissioni di CO 2 .

Il gruppo di esperti ha lavorato in linea con il Green Deal europeo.
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Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C298 del 5 agosto sono pubblicati gli Orientamenti a sostegno dell’applicazione del regolamento (UE) 2020/741 recante prescrizioni minime per il riutilizzo dell’acqua

Nell’introduzione, si sottolinea che le risorse idriche dell’UE sono sottoposte a pressioni crescenti, che determinano una situazione di stress idrico, quando le risorse disponibili non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno, e un deterioramento della qualità dell’acqua. Inoltre i cambiamenti climatici, le condizioni meteorologiche imprevedibili e le siccità contribuiscono in misura significativa all’esaurimento delle riserve di acqua dolce. Il riutilizzo delle acque affinate è ampiamente riconosciuto come una pratica che favorisce una gestione più efficiente delle risorse idriche e l’adattamento dei nostri sistemi ai cambiamenti climatici, in linea con la strategia dell’UE definita nel Green Deal europeo.

Il regolamento sul riutilizzo dell’acqua, applicabile dal 26 giugno 2023, stabilisce prescrizioni minime uniformi in materia di qualità dell’acqua per il riutilizzo sicuro delle acque reflue urbane trattate a fini irrigui in agricoltura. Le prescrizioni minime armonizzate garantiranno inoltre il corretto funzionamento del mercato unico dei prodotti agricoli e dovrebbero rafforzare la fiducia dei consumatori.

Una sezione degli orientamenti riguarda gli obblighi generali e amministrativi stabiliti dal regolamento

Un’altra sezione mette in primo piano la gestione dei rischi.

LA COMUNICAZIONE COMPLETA IN ITALIANO (PDF)
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Il Comitato europeo delle regioni rende noto sul proprio sito di aver lanciato un nuovo invito a condividere le buone pratiche, rivolto ai suoi membri, titolari e supplenti, ai giovani rappresentanti politici eletti e agli aderenti alla sua rete europea di consiglieri regionali e locali, allo scopo di raccogliere e promuovere progetti sostenibili e a basse emissioni di carbonio, nonché impegni per il clima assunti da enti locali e regionali di tutta l’UE per ridurre le loro emissioni di gas a effetto serra.

Possono partecipare all’invito città o regioni che portano avanti un progetto specifico per il conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo.

I progetti alimenteranno una piattaforma che raccoglierà le buone pratiche e mostrerà come le città e le regioni stiano già contribuendo a una ripresa verde intesa a costruire una società più sostenibile, inclusiva e resiliente.

I Progetti e iniziative, conclusi di recente o ancora in corso, devono essere incentrati sui seguenti temi:

Adattamento ai cambiamenti climatici
Mitigazione dei cambiamenti climatici
Economia circolare
Questioni legate all’energia, come ad esempio l’efficienza energetica, la povertà energetica o le energie rinnovabili
Mobilità pulita
Inquinamento zero
Rimboschimento e inverdimento urbano
Bilanci verdi

In vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 27 dell’UNFCCC), in programma a Sharm el-Sheik (Egitto) nel novembre 2022, gli impegni per il clima assunti dagli enti locali e regionali saranno raccolti in una mappa per sostenere gli sforzi del CdR volti a conferire alle città e alle regioni un ruolo più incisivo nella governance climatica a livello globale e nell’attuazione dell’accordo di Parigi.

Per condividere progetti verdi e impegni per il clima, il CdR invita a rispondere alle domande di un breve sondaggio.

Progetti e impegni saranno pubblicati sul sito del CdR sotto forma di mappa interattiva e verranno promossi presso le istituzioni dell’UE, le parti interessate e la stampa.

Cliccare qui per accedere alla pagina web del CdR sul Green Deal e per saperne di più sul gruppo di lavoro Green Deal a livello locale.
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