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La Gazzetta ufficiale serie C del 23 aprile ha pubblicato il Parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) sul tema «Rafforzare il dialogo civile e la democrazia partecipativa nell’UE: la strada da seguire».

Al fine di salvaguardare, rafforzare e promuovere la democrazia nell’UE, scrive il >CESE, e quale strumento per avvicinare il processo decisionale dell’UE ai cittadini, il CESE accoglie con favore la richiesta della presidenza belga del Consiglio dell’UE di elaborare un parere sul tema Rafforzare il dialogo civile e la democrazia partecipativa nell’UE: la strada da seguire. L’argomento da trattare è assai vasto e ingloba temi quali l’attivismo, il volontariato, l’adesione a movimenti e altre forme di partecipazione attiva civica diretta, con una funzione di complemento a quella svolta dalla democrazia rappresentativa. Pertanto, il presente parere verte principalmente su una valutazione di quali potrebbero essere gli elementi da includere in un quadro più favorevole alla promozione della partecipazione diretta dei cittadini e del dialogo con e attraverso i cosiddetti corpi intermedi, sia a livello dell’UE che dei singoli Stati membri.

IL PARERE COMPLETO DEL CESE IN ITALIANO (PDF)
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In un parere adottato in una recente sessione plenaria, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha sottolineato che l’energia eolica è una componente fondamentale della transizione verde, ed ha evidenziato la necessità di ampliare e modernizzare le reti energetiche, di introdurre criteri socio-ambientali nelle aste e di garantire un’ampia partecipazione dei cittadini.

Un settore solido dell’eolico potrebbe migliorare il benessere ambientale, economico e sociale dell’UE. Questo è il messaggio principale che scaturisce dal parere del CESE.

Di fronte alla crescente pressione esercitata da concorrenti internazionali come la Cina, l’Unione europea deve potenziare il suo settore dell’eolico e promuovere lo sviluppo dell’energia eolica sul suo territorio.

Per realizzare questo obiettivo, il blocco degli Stati membri deve ampliare, modernizzare e digitalizzare in modo significativo le sue infrastrutture di rete e, al tempo stesso, creare la relativa infrastruttura di stoccaggio.
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Nella plenaria di marzo del Comitato economico e sociale europeo, che si terrà a Bruxelles il 20 e 21 marzo 2024, le elezioni europee del 2024 saranno in prima linea nelle discussioni.

Con dibattiti chiave su argomenti come il futuro del mercato unico, approfondimenti sulle elezioni europee del 2024 attraverso la lente della società civile, discussioni sulla situazione umanitaria a Gaza e elaborazione di una forte agenda strategica sociale per l’Europa.

Sessione plenaria in streaming web
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In una risposta congiunta al rinvio dell’Iniziativa sulla resilienza dell’acqua da parte della Commissione europea, i rappresentanti del Comitato economico e sociale europeo (CESE), del Gruppo Acqua del Parlamento europeo (PE) e del Comitato europeo delle regioni (CdR) hanno inviato una lettera aperta al vicepresidente esecutivo della Commissione Maroš Šefčovič, chiedendo alla Commissione di adottare un approccio globale all’acqua e ribadendo la richiesta di un Blue Deal europeo.

La lettera riflette le preoccupazioni condivise di queste istituzioni riguardo al rinvio della Water Resilience Initiative, che considerano un segnale preoccupante riguardo all’impegno dell’UE nell’affrontare le crescenti sfide idriche in Europa.

Propongono un approccio olistico e collaborativo che integra l’acqua in tutte le politiche per garantire un accesso sociale equo, l’accesso per agricoltori, industrie e infrastrutture e gli aspetti sociali, economici e ambientali dell’acqua. Questo cambiamento mira ad andare oltre gli approcci frammentati esistenti, promuovendo una strategia idrica autonoma più completa ed efficace.

Questo appello interistituzionale esorta la Commissione a proseguire il lavoro sull’Iniziativa sulla resilienza idrica e a rendere l’acqua una priorità assoluta dell’UE nel prossimo mandato (2024-2029).

Vedi la lettera completa qui .
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L’inquinamento da microplastiche è emerso come una grave preoccupazione ambientale, con il suo impatto dannoso che si estende in lungo e in largo attraverso gli ecosistemi e la salute umana.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) riconosce l’urgenza di affrontare la questione e sostiene la proposta della Commissione europea di regolamentare le operazioni e le emissioni di pellet di microplastica.

La plenaria di febbraio del CESE ha adottato una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prevenzione delle perdite di pellet di plastica per ridurre l’inquinamento da microplastiche .
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La Gazzetta ufficiale serie C del 6 febbraio ha pubblicato il Parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) sul tema «Politiche e strategie energetiche nella regione euromediterranea».

La regione mediterranea sarà colpita in modo sproporzionato dalla crisi climatica ed è già stata identificata come uno dei punti nevralgici della crisi climatica globale. La sua drammatica situazione evidenzia l’assoluta necessità di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite. Dato che il settore dell’approvvigionamento energetico è quello che maggiormente contribuisce alle emissioni di gas a effetto serra, è una priorità accelerare la transizione energetica dai combustibili fossili a un settore energetico a zero emissioni di carbonio nella regione del Mediterraneo.

LEGGI IL PARERE COMPLETO DEL CESE
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In un parere adottato in una recente sessione plenaria, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha proposto una strategia per affrontare le sfide socioeconomiche cui devono far fronte le isole, le regioni montane e le aree scarsamente popolate dell’UE.

Il CESE chiede che l’azione dell’UE venga intrapresa attraverso la politica di coesione, sottolineando la necessità di strategie su misura, dati affidabili e meccanismi specifici per la crescita sostenibile.

Le regioni remote dell’UE si trovano ad affrontare sfide molteplici: una serie di ostacoli economici, sociali, ambientali e di governance che ne frenano il progresso. Le isole isolate sono alle prese con costi più elevati dovuti all’isolamento, che influiscono sul loro sviluppo. Il cambiamento climatico comporta rischi ambientali per le aree montane, colpendo settori chiave come il turismo e le industrie. Nel frattempo, le zone scarsamente popolate si confrontano con un calo demografico e un’accessibilità limitata, che richiedono strategie di crescita creative.

Ciascuna classificazione ha le sue caratteristiche geografiche, demografiche e di sviluppo distinte, presentando sfide uniche che richiedono approcci e politiche su misura per la crescita e lo sviluppo sostenibili all’interno dell’UE , spiega la relazione CESE, che chiede un’azione coesa a livello dell’UE per garantire la solidarietà territoriale, riconoscendo l’unicità regionale e mirando a evitare che qualsiasi area venga emarginata.

In questo parere d’iniziativa, il CESE sottolinea che esiste una solida base giuridica nel diritto primario dell’UE ed esorta l’UE ad agire nel quadro della politica di coesione. Il Comitato suggerisce di incorporare obiettivi condivisi nei documenti della politica di coesione dell’UE e di puntare a scambi coordinati di know-how per trasformare i piani in strategie pratiche.

Il CESE propone di stanziare fondi specifici per queste regioni e suggerisce meccanismi come il “Patto per le isole”, il “Patto per le zone montane” o il “Patto per le zone scarsamente popolate”. Tali strategie adatterebbero le strategie alle sfide specifiche di ciascuna area, rispecchiando i patti urbani e rurali di successo.

Per affrontare le sfide economiche, il CESE raccomanda di affrontare i costi operativi aggiuntivi, migliorare la connettività e aumentare la flessibilità degli aiuti di Stato. Le questioni sociali richiedono un focus sulla creazione di posti di lavoro, sullo sviluppo delle competenze e sulla costruzione della comunità, preservando al tempo stesso la cultura locale. Le preoccupazioni ambientali richiedono che venga data priorità alla sicurezza energetica, alla conservazione della biodiversità e alle soluzioni di economia circolare.

Dati accurati e sviluppo di capacità sono fondamentali per prendere decisioni informate e soluzioni su misura. Il CESE incoraggia la partecipazione attiva e il dialogo a livello nazionale e dell’UE, nonché con le parti interessate a livello locale. Ciò garantirà una migliore comproprietà e un’elaborazione politica informata, che rifletta le circostanze specifiche di queste aree distinte all’interno dell’Unione europea.

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Un dibattito organizzato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha evidenziato che, nonostante le recenti iniziative, gli uomini continuano a essere la maggioranza nei settori delle scienze, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica. L’UE deve adottare nuove misure specifiche per promuovere la partecipazione delle donne e garantire così una transizione verde e digitale giusta.

I settori all’avanguardia delle nuove tecnologie continuano a essere tra gli ambiti di lavoro a minor tasso di diversità e inclusione. Le scienze, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica, le cosiddette “STEM”, sono ancora a predominanza maschile, e le attuali politiche in materia di occupazione verde rischiano di rafforzare ulteriormente le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro e di ostacolare una transizione giusta.

Il dibattito tematico sul tema Le donne in una transizione equa sotto il profilo del genere, organizzato recentemente dalla sezione Trasporti, energia, infrastrutture e società dell’informazione (TEN) del CESE, ha messo in luce dati allarmanti.

La ricerca dimostra che nel settore dell’energia circa l’80 % della forza lavoro è costituito da uomini. Per quanto riguarda in particolare le energie rinnovabili, le donne rappresentano in media il 35 % della manodopera, una quota leggermente più elevata ma ancora significativamente squilibrata.

Questo divario non riflette necessariamente la mancanza di partecipazione femminile all’istruzione nelle discipline STEM. La maggior parte degli studenti di master nelle materie scientifiche sono donne, ma rispetto agli uomini esse tendono ad abbandonare il settore in percentuali più elevate, un fenomeno noto con il termine leaky pipeline (“conduttura che perde”).

Inoltre, come nel resto del mercato del lavoro, permangono i consueti divari di genere, e le donne sono ancora sovrarappresentate nei settori a bassa retribuzione e sottorappresentate nelle posizioni decisionali.

Nel complesso, sebbene esistano ancora disuguaglianze, negli ultimi anni l’UE ha compiuto progressi significativi. Nel 2020 la Commissione europea ha adottato la strategia per la parità di genere 2020‑2025, nella quale si evidenziano le norme sociali discriminatorie e gli stereotipi sulle competenze delle donne e degli uomini e si mette in rilievo la sottovalutazione del lavoro femminile in determinati settori.

L’obiettivo finale è quello di un’Europa equa dal punto di vista del genere, un’Unione in cui le donne e gli uomini siano liberi di seguire il percorso scelto nella vita in tutta la loro diversità e abbiano pari opportunità nella società europea.

Inoltre, nel contesto dell’Anno europeo delle competenze 2023, la Commissione ha fissato l’obiettivo di abbinare le aspirazioni e le competenze delle persone alle opportunità sul mercato del lavoro, invitando a colmare il divario tra le donne laureate e la loro occupazione nelle carriere STEM.

Analogamente, nella revisione del 2023 dei piani nazionali per l’energia e il clima, gli Stati membri sono stati invitati a indicare piani d’azione specifici per promuovere posti di lavoro per le donne nel campo dell’energia pulita e ridurre gli squilibri di genere in tale settore.

L’UE ha un ruolo fondamentale da svolgere nel rafforzamento della parità di genere e dell’inclusione, e necessita di maggiori iniziative su questo percorso, in particolare per contrastare il fenomeno della leaky pipeline e garantire una transizione giusta sotto il profilo del genere.

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