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La Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C41 del 3 febbraio pubblica l’avviso della Relazione speciale della Corte dei Conti europea su «Rispondere alla COVID-19 adattando le norme sulla politica di coesione –I fondi sono stati usati con più flessibilità, ma occorre riflettere sulla politica di coesione quale strumento di risposta alle crisi»

La Corte ha esaminato in che modo la Commissione abbia adattato la normativa per offrire maggiore flessibilità agli Stati membri nell’usare i fondi della politica di coesione del periodo 2014-2020 in risposta alla pandemia di COVID-19.

Ha constatato che la Commissione ha reagito con prontezza e adattato in maniera soddisfacente la normativa, agevolando la ridistribuzione delle risorse esistenti in circostanze di grave crisi economica.

Le ingenti nuove risorse apportate hanno consentito agli Stati membri di finanziare ulteriori investimenti, ma hanno anche accresciuto la spinta a spendere i fondi in maniera adeguata.

La Corte raccomanda alla Commissione di analizzare l’impatto che l’uso dei finanziamenti destinati alla coesione per fronteggiare le crisi esercita sugli obiettivi a lungo termine della politica afferente, nonché di monitorare la spesa degli Stati membri per aiutarli a conseguire i valori-obiettivo di performance.

LA RELAZIONE INTEGRALE IN ITALIANO (PDF)
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La Commissione europea ha comunicato sul sito della DG Politica Regionale di aver istituito il 31 gennaio un gruppo di specialisti di alto livello sul futuro della politica di coesione che rifletterà sulle principali sfide identificate nell’8° rapporto sulla coesione, dal divario dell’innovazione al cambiamento demografico.

Il gruppo valuterà anche come garantire che la politica possa continuare a raggiungere il suo obiettivo principale di coesione sociale, economica e territoriale nell’UE, contribuendo nel contempo a una transizione digitale e verde equa che sia socialmente inclusiva. Il gruppo si riunirà a Bruxelles nove volte nel corso del 2023, con il primo incontro avvenuto il 31 gennaio. Pubblicherà conclusioni e raccomandazioni strategiche all’inizio del 2024.

Il gruppo, presieduto dal professor Andres Rodriguez-Pose della London School of Economics, è composto da specialisti altamente qualificati selezionati in base alla loro vasta competenza ed esperienza nella politica di coesione in Europa.

Le sessioni mattutine degli incontri del gruppo saranno trasmesse in web streaming mentre i documenti rilevanti, comprese le relazioni degli esperti, saranno resi pubblici sul sito InfoRegio.

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L’adozione delle decisioni necessarie per avviare e far funzionare il periodo di programmazione della politica di coesione 2021-2027 è ora finalizzata e consente agli Stati membri di accelerare gli investimenti per un importo totale di 378 miliardi di EUR per promuovere la coesione economica, sociale e territoriale dell’UE.

Lo annuncia il sito della DG Politica Regionale della Commissione europea.

Queste decisioni includono i 27 accordi di partenariato conclusi tra la Commissione e ciascuno Stato membro che definiscono le loro strategie di coesione fino alla fine del decennio. Comprendono inoltre più di 380 programmi regionali e tematici che renderanno operativi gli investimenti sul campo del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), del Fondo sociale europeo + (FSE+), del Fondo di coesione e del Fondo per una transizione giusta (JTF).

Nei prossimi anni, scriva la DG, di fronte alle trasformazioni geopolitiche, la politica di coesione rimarrà fondamentale per garantire uno sviluppo armonioso e sostenibile dell’Europa attraverso:

Iniziative basate sul territorio, multilivello e guidate da partenariati, adattando il proprio sostegno ai territori più vulnerabili;

Realizzazione delle priorità dell’UE in stretta sinergia con altre politiche e strumenti dell’UE e nazionali;

Adattabilità alle sfide emergenti e inaspettate.

Coesione economica, sociale e territoriale

La politica di coesione continuerà a perseguire il suo obiettivo principale, ovvero ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra le regioni dell’UE e accelerare la convergenza delle regioni e degli Stati membri.

Con oltre 92 miliardi di euro, la nuova generazione di programmi della politica di coesione svolgerà un ruolo fondamentale nel sostenere il Green Deal europeo. Gli investimenti promuoveranno, ad esempio, ristrutturazioni efficienti dal punto di vista energetico di edifici pubblici e multiresidenziali, un maggiore impiego di energie rinnovabili, un migliore adattamento ai cambiamenti climatici, un’economia circolare e la protezione della natura e della biodiversità.

Inoltre, gli investimenti verdi promuoveranno una mobilità rispettosa del clima con migliori collegamenti ferroviari, mobilità urbana sostenibile e nuove infrastrutture ciclabili.

Una parte importante di questi investimenti sosterrà anche il raggiungimento degli obiettivi di REPowerEU, tra cui la decarbonizzazione e la transizione energetica attraverso il risparmio energetico, lo sviluppo delle energie rinnovabili, lo stoccaggio di energia, l’idrogeno o le infrastrutture verdi.

Da parte sua, il JTF contribuirà a realizzare una transizione climatica giusta per tutti grazie a 19 miliardi di euro che saranno investiti nelle regioni che fanno affidamento sui combustibili fossili o in attività ad alte emissioni.

13,5 miliardi di euro aiuteranno le regioni dell’UE a migliorare la loro connettività digitale. I programmi di coesione sosterranno la trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni con soluzioni TIC, servizi elettronici e applicazioni che promuovono la capacità della banda larga in Europa per i cittadini e le PMI. Di conseguenza, circa 356.500 PMI, ad esempio, dovrebbero essere dotate di una banda larga ad alta capacità che fornisca servizi migliori, più rapidi e meno costosi.

Inoltre, più di 34 miliardi di euro sosterranno la ricerca e l’innovazione, stimolando lo sviluppo economico e la competitività delle regioni.

Una parte importante dei fondi di coesione affronterà le sfide sociali, con 106 miliardi di euro a sostegno dell’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e alla formazione.

Interreg è uno degli strumenti chiave dell’UE a sostegno della cooperazione transfrontaliera. Con un budget di 10,1 miliardi di euro per 86 programmi, Interreg sosterrà la cooperazione tra regioni frontaliere, cittadini e attori economici, aiutandoli ad affrontare sfide comuni e trovare soluzioni condivise in settori quali la salute, l’ambiente, la ricerca, l’istruzione, i trasporti e l’energia sostenibile.

Per la prima volta, i fondi sono destinati a migliorare la cooperazione delle regioni ultraperiferiche dell’UE con i paesi limitrofi per stimolare gli scambi economici e lo sviluppo economico reciproco.

Altrettanto importante, il programma PEACE PLUS finanziato dal FESR continuerà a sostenere la pace e la riconciliazione tra le contee di confine dell’Irlanda e dell’Irlanda del Nord e la cooperazione nord-sud nell’ambito dell’accordo del Venerdì santo, fondamento del processo di pace nell’Irlanda del Nord.

Inoltre, con un importo totale di 665 milioni di euro, sei programmi Interreg sosterranno la cooperazione con l’Ucraina e la Moldavia.

1,1 miliardi di euro nell’ambito dei programmi di cooperazione Interreg NEXT miglioreranno anche la cooperazione con i paesi partner lungo le frontiere esterne dell’UE.

Ulteriori informazioni

Nuova politica di coesione dell’UE 2021-2027 con sottotitoli nelle lingue nazionali – YouTube

Comunicazione sull’8a relazione sulla coesione: la coesione in Europa verso il 2050

Piattaforma di dati aperti per la coesione dell’UE
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La Corte dei conti europea rende noto di aver iniziato a valutare se la Commissione europea abbia agito in modo efficace nel proteggere gli interessi finanziari dell’UE dalle violazioni dello Stato di diritto negli Stati membri. Gli auditor della Corte analizzeranno le misure adottate dalla Commissione per far sì che i paesi ricevano i finanziamenti dalle casse dell’UE solo se rispettano lo Stato di diritto. L’audit sarà incentrato sui finanziamenti a titolo della politica di coesione dell’UE e della ripresa dalla pandemia di COVID-19.

ANTEPRIMA DELL’AUDIT

IL COMUNICATO DELLA CORTE
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L’Italia riceverà un miliardo di € nell’ambito del Fondo per una transizione giusta a seguito dell’approvazione del suo piano territoriale per una transizione giusta. Questo sostegno dell’UE contribuirà al conseguimento di una transizione climatica giusta a Taranto (Puglia) e nel Sulcis Iglesiente (Sardegna) in quanto incoraggerà la diversificazione economica e la creazione di posti di lavoro in settori verdi, tra cui quello dell’energia rinnovabile. Lo rende noto il sito della Rappresentanza italiana della Commissione europea.

La transizione climatica della provincia di Taranto è condizionata dalla presenza della più grande acciaieria d’Europa: Acciaierie d’Italia (ex Ilva). Per trasformare la produzione dell’acciaio è indispensabile introdurre nuovi modelli imprenditoriali, garantire una maggiore disponibilità di energia rinnovabile e di idrogeno verde e riqualificare la forza lavoro.

Poiché nella provincia di Taranto un terzo dei lavoratori dell’industria è impiegato nel settore siderurgico, scrive la Commissione, il Fondo supporterà la riqualificazione di 4 300 lavoratori in vista di un loro reimpiego in posti di lavoro verdi connessi alla transizione verso l’energia pulita e all’economia circolare. Rafforzerà anche i servizi di cura, al fine di valorizzare il potenziale delle donne attualmente escluse dal mercato del lavoro e garantire un’assistenza alle persone più vulnerabili.

Il Fondo sosterrà la costruzione di turbine eoliche, lo sviluppo di idrogeno verde e la produzione di impianti geotermici per gli edifici della provincia, al fine di assicurare la disponibilità di energia rinnovabile per le attività economiche e residenziali a prezzi accessibili.

Finanzierà la realizzazione di centri servizi che aiuteranno le PMI a diversificare, nonché di hub e di acceleratori di impresa per lo sviluppo di competenze, la specializzazione intelligente e un supporto alla transizione industriale. Saranno finanziati progetti volti a introdurre soluzioni innovative per sfruttare il potenziale delle imprese culturali e creative, dell’aerospazio e di altri settori di eccellenza dell’economia locale.

Il Fondo concorrerà infine alla creazione di una cintura verde intorno alla città di Taranto: questa infrastruttura verde costituita da parchi urbani e aree naturalistiche contribuirà al ripristino dei terreni degradati e alla riduzione delle emissioni di CO2.

L’Italia si è impegnata a eliminare gradualmente la produzione di energia elettrica dal carbone entro il 2025. Questo impegno inciderà sull’area del Sulcis Iglesiente (Sardegna), sede dell’ultima miniera di carbone italiana, che presenta tuttavia un forte potenziale per la produzione di energia rinnovabile.

Il Fondo investirà in tale regione per stimolare la diversificazione economica negli ambiti dell’economia verde, dell’agricoltura, del turismo e dell’economia del mare. Il supporto sarà destinato in particolare alle microimprese per introdurre innovazioni di processo, di prodotto, organizzative e di marketing, mentre le PMI e le start-up beneficeranno di progetti di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, soprattutto in chiave di economia circolare.

Il Fondo aiuterà 2 250 lavoratori ad acquisire nuove competenze attraverso corsi di formazione e rafforzerà il sostegno alle persone in cerca di lavoro e ai servizi dedicati alla creazione di nuove imprese.

Sarà agevolata la creazione di comunità energetiche rinnovabili volte a ridurre la povertà energetica. Il Fondo concorrerà anche a ridurre e ottimizzare il consumo energetico delle PMI incoraggiando l’uso di tecnologie pulite per la produzione di energia eolica, solare e marina. I siti contaminati saranno bonificati, riabilitati e destinati a nuove attività economiche.

Il Fondo per una transizione giusta garantisce che la transizione verso un’economia climaticamente neutra avvenga in modo equo, senza lasciare indietro nessuno, in particolare nelle regioni per cui la transizione è più difficile. I territori in questione sono individuati nel corso dei negoziati tra le autorità italiane e la Commissione per gli accordi di partenariato 2021-2027 e i programmi associati. La Commissione ha approvato l’accordo di partenariato con l’Italianel luglio 2022.

Per ulteriori informazioni

Il meccanismo per una transizione giusta: per non lasciare indietro nessuno

La piattaforma per una transizione giusta: accompagnare gli Stati membri e le regioni verso una transizione giusta

Ripartizione delle dotazioni per Stato membro a titolo del Fondo per una transizione giusta

Domande e risposte sul pacchetto legislativo sulla politica di coesione UE 2021-2027

Piattaforma Open Data Coesione

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Il sito DG Politica Regionale dell’unione europea informa il 30 novembre che l’Unione sta finanziando la prima delle due fasi di costruzione necessarie per completare il circuito dell’anello ferroviario di Palermo. La tratta elettrificata a binario unico di 1,7 km oggetto del progetto va dall’attuale fermata Giachery alla stazione Politeama. Insieme al Politeama, l’opera prevede la realizzazione di altre due stazioni: Porto, tra Giachery e Politeama; e Libertà.

Il nuovo tratto dell’Anello Ferroviario di Palermo migliorerà le infrastrutture di trasporto della città, favorendo il passaggio dal trasporto privato a quello pubblico. Meno automobili sulle strade ridurranno le emissioni e il consumo di energia, con conseguente migliore qualità dell’aria, un ambiente più pulito, una migliore qualità della vita e un centro cittadino più vivibile.
Ridurrà inoltre i tempi di viaggio per le persone che continuano a utilizzare le strade e ridurrà il rischio di incidenti attualmente elevato. Altri vantaggi socioeconomici includono la creazione di posti di lavoro in un’area con un alto tasso di disoccupazione, un più facile accesso ai servizi e minori costi di trasporto. Il progetto sarà operativo entro dicembre 2023.

A settembre, la Commissione ha già adottato un investimento dell’UE di 101 milioni di euro in Sicilia, per un migliore collegamento ferroviario tra Bicocca e Catenanuova.

Maggiori informazioni nella Cohesion Open Data Platform e nella piattaforma Kohesio .
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Sono state pubblicate sul portale OpenCoesione le tavole relative alle Risorse della politica di coesione nei tre cicli di programmazione 2021-2027, 2014-2020 e 2007-2013 aggiornate alla data del 31 agosto 2022.

I dati rilasciati fanno riferimento alla dotazione complessiva della politica di coesione, che a quest’ultimo aggiornamento è pari a: oltre 148,24 miliardi di euro per il ciclo 2021-2027, a circa 139 miliardi di euro per il ciclo 2014-2020 e ad oltre 74,5 miliardi di euro per il ciclo 2007-2013.

La dotazione è la somma delle risorse comunitarie e nazionali che in relazione a ogni singolo ciclo possono essere assegnate a piani e programmi e quindi a finanziare i progetti i cui dati sono poi oggetto di puntuale monitoraggio e di pubblicazione sul portale OpenCoesione. Dalla homepage è possibile seguire anche la progressiva approvazione dei programmi del ciclo 2021-2027, attraverso un contatore.

OpenCoesione è l’iniziativa di open government sulle politiche di coesione in Italia, coordinata dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri istituito in seguito alla trasformazione del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica (DPS) del Ministero dello sviluppo economico. Si rivolge a cittadini singoli e organizzati, amministratori, tecnici e imprenditori dell’innovazione, ricercatori e giornalisti perché tutti abbiano a disposizione dati e informazioni per valutare l’efficacia e la coerenza dell’impiego delle risorse delle politiche di coesione. Queste politiche intervengono sui territori per rispondere a esigenze specifiche dei diversi luoghi, in termini di infrastrutture o di servizi ma anche di capitale umano e sociale, per eguagliarne le opportunità di sviluppo.
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​​​I membri della #CohesionAlliance – la coalizione a livello dell’UE di 12.000 firmatari che sostengono una politica di coesione più forte – reagiscono alle conclusioni sulla politica di coesione adottate il 22 novembre dal Consiglio Affari generali dell’UE.

La #CohesionAlliance accoglie con favore le conclusioni adottate dal Consiglio “Affari generali”, che sottolineano l’importanza della coesione come principio, politica, obiettivo e pilastro dell’Unione europea, sottolineando nel contempo che la coesione è una politica a lungo termine di cui dovrebbero continuare a beneficiare tutte le regioni dell’UE .

Sebbene abbia contribuito a mitigare gli effetti delle recenti crisi, come la pandemia di COVID-19 e la guerra della Russia contro l’Ucraina, la politica di coesione deve rimanere la più importante politica a lungo termine dell’UE per ridurre le disparità tra i territori.

L’Alleanza è pronta a lavorare con la Commissione europea e gli Stati membri per definire ulteriormente il principio “non nuocere alla coesione”, che dovrebbe impedire la creazione di nuove disuguaglianze in Europa. Rafforzare la coesione come valore complessivo dell’Unione europea è più urgente che mai.

La #CohesionAlliance accoglie con favore il riconoscimento che la politica di coesione dovrebbe continuare a basarsi su una gestione condivisa e accordi di partenariato tra autorità europee, nazionali, regionali e locali, con il coinvolgimento delle parti interessate locali.
Inoltre, l’Alleanza sottolinea l’appello dei ministri contro la moltiplicazione e la frammentazione degli strumenti di finanziamento per evitare il rischio di sovrapposizioni con la politica di coesione. L’invito accoglie la richiesta inclusa nella nuova dichiarazione adottata dai membri di #CohesionAlliance in ottobre.

La coalizione a livello dell’UE ricorda il proprio impegno per una futura semplificazione della politica di coesione e per il miglioramento della sua efficacia e dei risultati positivi per i cittadini europei. I partner sono mobilitati per l’efficace attuazione dei piani di investimento 2021-27 e sono pronti a contribuire al dibattito sul futuro della politica di coesione.

Ricordiamo che, a margine del Comitato politico del CEMR di Soria, in Spagna, il 18 gennaio 2018 l’AICCRE aveva sottoscritto l’Alleanza per la politica di coesione e lanciato i dialoghi sulla politica di coesione in Italia.

CohesionAlliance@cor.europa.eu
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