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La Commissione europea rende noto in un comunicato di aver lanciato il 24 novembre l’invito a presentare proposte nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà per il 2023. Il Corpo europeo di solidarietà è un programma dell’UE per i giovani che desiderano impegnarsi in attività di solidarietà in vari settori che vanno dall’aiutare le persone svantaggiate al contribuire all’azione sanitaria e ambientale , in tutta l’UE e oltre.

Basandosi sull’Anno europeo della gioventù, l’invito intende creare maggiori opportunità di solidarietà per i giovani, mettendo a disposizione oltre 142 milioni di euro. Finanzierà il volontariato, i progetti di solidarietà guidati dai giovani, le squadre di volontariato in aree ad alta priorità incentrate sull’assistenza alle persone in fuga da conflitti armati e altre vittime di calamità naturali o non naturali, nonché la prevenzione, la promozione e il sostegno nel campo della salute, e anche la prossima edizione del Corpo volontario europeo di aiuto umanitario.

Questo invito offre inoltre ai partecipanti la possibilità di contribuire alle operazioni di aiuto umanitario in tutto il mondo. Con l’aiuto del Corpo volontario europeo di aiuto umanitario, dovrebbe essere sviluppata la solidarietà tra organizzazioni e volontari degli Stati membri, dei paesi terzi associati al programma e delle persone e delle comunità al di fuori dell’Unione europea. Di conseguenza, i primi volontari saranno impiegati in progetti in lungo e in largo.

Il programma è aperto a persone di età compresa tra i 18 e i 30 anni per attività di solidarietà che affrontano le sfide della società e tra i 18 e i 35 anni per il volontariato a sostegno delle attività di aiuto umanitario internazionale.

I giovani che desiderano partecipare alle attività del Corpo europeo di solidarietà devono registrarsi nel portale del Corpo europeo di solidarietà, dove possono navigare e trovare le organizzazioni che attuano i progetti. I gruppi di giovani registrati nel portale del Corpo europeo di solidarietà possono anche richiedere finanziamenti per progetti di solidarietà da loro stessi condotti.

Qualsiasi ente pubblico o privato può richiedere un finanziamento per svolgere attività nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà sulla base di un marchio di qualità, che certifica che è in grado di svolgere attività di solidarietà di alta qualità nel rispetto dei principi, degli obiettivi e dei requisiti del programma. Possono presentare domanda con l’aiuto delle agenzie nazionali del Corpo europeo di solidarietà con sede in tutti gli Stati membri dell’UE e nei paesi terzi associati al programma o dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA) per le azioni centralizzate.

PER L’ITALIA L’AGENZIA DI RIFERIMENTO E’:
Agenzia nazionale per i giovani (ANG)
Via Sabotino 4
00195 Roma
tel. +39 06 37 59 12 01
direzione@agenziagiovani.it
http://www.agenziagiovani.it/corpo-europeo-di-solidarieta


L’invito a presentare proposte elenca i diversi tipi di azioni, i relativi criteri di ammissibilità e le rispettive scadenze per la presentazione delle domande.

IL BANDO IN ITALIANO SULLA GAZZETTA UFFICIALE DELL’UNIONE EUROPEA (PDF)
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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sottolinea che i trasporti pubblici sono essenziali per garantire l’accesso e la continuità dei servizi di base. La pandemia di COVID-19 ha cambiato il comportamento dei cittadini sul piano della mobilità, e l’UE deve dotarsi di una strategia specifica per migliorare la mobilità e renderla realmente rispettosa dell’ambiente e delle persone.

Lo rende noto un comunicato del CESE.
I trasporti pubblici “possono svolgere un ruolo chiave nella ripresa post-pandemia dell’Europa: possono contribuire ad affrontare le questioni climatiche e, al tempo stesso, a migliorare la qualità di vita dei cittadini, consentendo loro di lavorare, avere una vita sociale e accedere alla cultura”.

In un parere d’iniziativa adottato dal CESE nella sessione plenaria di ottobre, il Comitato sottolinea che la mobilità sostenibilepuò trasformare in realtà la ripresa verde dell’UE: i trasporti pubblici rispettosi dell’ambiente e a misura degli utenti potrebbero costituire un vero e proprio motore della ripresa dopo la pandemia di COVID-19.

Secondo il CESE, “l’UE deve dotarsi di strategie per accrescere la mobilità e migliorare i trasporti pubblici, rendendoli più attraenti e accessibili ai cittadini, in particolare per le fasce a basso reddito”.

Il CESE chiede che la “mobilità sia riconosciuta quale diritto individuale e bene pubblico che deve essere a disposizione di tutti. I trasporti pubblici garantiscono l’accesso al lavoro, alla vita sociale e alla cultura, e l’UE deve dare la priorità a rendere disponibili per tutti servizi di trasporto pubblico di qualità, accessibili, dal costo contenuto, sicuri e con personale sufficiente”.

Al tempo stesso, il Comitato afferma che è “essenziale adottare un approccio partecipativo in materia di pianificazione dei trasporti pubblici a livello regionale, nazionale ed europeo“. Per esempio, le strategie e le misure di ripresa devono rispondere alle esigenze e alle aspettative di tutti coloro che utilizzano i trasporti pubblici e ne garantiscono il funzionamento, vale a dire gli utenti e i lavoratori.

Sono inoltre necessari nuovi modelli aziendali che rendano i sistemi di trasporto più innovativi e attraenti, capaci di garantire servizi di qualità e buone condizioni di lavoro e protezione sociale per i dipendenti, che devono essere motivati e adeguatamente formati.

Per realizzare l’obiettivo di una mobilità sostenibile è necessario, secondo il CESE, un impegno politico forte da parte di tutti gli attori e a tutti i livelli. Le istituzioni dell’UE devono dar prova di una forte leadership politica e fungere da guida, definendo obiettivi chiari e rendendo disponibili i finanziamenti necessari.

Il CESE invita la Commissione europea a fissare obiettivi misurabili e ambiziosi per promuovere il passaggio dall’utilizzo dell’automobile privata ai mezzi pubblici e alla mobilità attiva, e incoraggiamo l’Unione europea e gli Stati membri a contribuire alla transizione verso modalità di trasporto più ecologiche, rendendole più attraenti in termini generali.

Un’altra misura importante per promuovere il passaggio a trasporti pubblici e sostenibili è la “sensibilizzazione in merito all’impatto ambientale delle scelte in termini di trasporto e mobilità personale”. Per questo motivo, il CESE ha invitato la Commissione europea a dedicare il 2024 ai trasporti pubblici e ai loro utenti e lavoratori.
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Belinda Gottardi, Sindaco di Castel Maggiore (Bologna) e portavoce CEMR sul clima ha aderito agli European days of Local Solidarity, evento in programma dal 15 al 30 novembre 2022 in tutta Europa.

Le Giornate europee della solidarietà locale sono state lanciate nel 2016 e sono coordinate da PLATFORMA, con il sostegno finanziario dell’Unione Europea. PLATFORMA è la coalizione europea dei governi locali e regionali e delle loro associazioni attive nella cooperazione allo sviluppo da città a città e da regione a regione, nota come “cooperazione decentrata”. Dalla sua creazione nel 2008, PLATFORMA rappresenta più di 100.000 governi locali e regionali. Tutti sono attori chiave della cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile.

Blinda Gottardi, per l’occasione, ha registrato un video nel quale sottolinea come a Castel Maggiore “è tradizione collaborare con una rete attiva di cittadini per progettare insieme iniziative, anche quelle rivolte alla sostenibilità ambientale“. Un’altra rete, ha proseguito Gottardi, è quella con le bambine ed i bambini delle nostre scuole. In occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia sarò promosso tra i bambini un decalogo sulla sostenibilità ambientale.

IL VIDEO INTERVENTO DI BELINDA GOTTARDI

EUROPEAN DAYS OF LOCAL SOLIDARITY: L’AGENDA
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Il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CEMR) ha pubblicato un rapporto online completo e uno strumento intitolato Finanze locali e transizione verde in Europa. Questo studio, unico nel suo genere, fornisce dati e analisi sull’andamento delle finanze locali e regionali in 40 paesi europei negli ultimi 10 anni. Lo studio offre una visione sia dei cambiamenti nelle finanze subnazionali che della notevole diversità delle situazioni nazionali.

Lo rende noto una nota sul sito del CEMR.
Lo studio rivela ad esempio che, nonostante rappresentino il 25% di tutta la spesa pubblica, i governi locali e regionali finanziano il 54% di tutti gli investimenti pubblici. Ciò riflette il ruolo di primo piano dei comuni e delle regioni nell’investire in settori quali alloggi efficienti dal punto di vista energetico, trasporti pubblici più intelligenti e protezione dell’ambiente locale. La transizione climatica ed energetica avverrà solo collaborando con i governi locali e regionali, scrive il CEMR.

Degno di nota è anche che il debito pubblico subnazionale è a un livello gestibile nei 36 paesi in cui erano disponibili dati comparativi. In effetti, il debito locale è basso e stabile, in media appena il 4,8% del PIL. A titolo di confronto, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato a metà del decennio al 67% del PIL (e all’81% nel 2020).

Nello studio è presente anche in una sezione speciale sull’impatto del piano di ripresa post-COVID dell’UE da 720 miliardi di euro sui governi locali e regionali. Questo capitolo esamina in particolare le implicazioni per la transizione verde e la coesione territoriale.

I dati mostrano chiaramente che la quota di transizione verde tra le principali aree di spesa di RRF è maggiore nei paesi decentrati. Governi locali e regionali più forti possono sostenere più programmi e azioni di ripresa e resilienza.

“Finanze locali e transizione verde in Europa” è disponibile come strumento online interattivo e in formato PDF. Lo strumento online contiene:

una struttura di facile navigazione, che ti consente di ingrandire qualsiasi parte del rapporto che ti interessa, dall’analisi macroeconomica alle raccomandazioni politiche da asporto

una mappa interattiva con dati finanziari locali selezionabili

la possibilità di visualizzare uno qualsiasi dei 36 grafici dello studio, 12 tabelle statistiche e 25 casi di studio nazionali

Guarda il video introduttivo

Lo studio è attualmente disponibile solo in inglese. La versione francese è in fase di sviluppo.

Lo studio è stato avviato il 10 novembre 2022 in occasione di un seminario che ha riunito i rappresentanti di molte associazioni membri del CCRE, l’OCSE, la KDZ e il coautore dello studio Gábor Péteri.
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La Commissione europea rende noto in un comunicato stampa di aver approvato, in base alle norme dell’UE sugli aiuti di Stato, un regime italiano da 500 milioni di euro per aiutare le aziende del settore del trasporto marittimo ad acquisire navi pulite e a emissioni zero, nonché per adattare le navi più inquinanti. La misura contribuisce al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo e del pacchetto “Fit for 55” della Commissione europea.

Il regime notificato dall’Italia, con una dotazione di 500 milioni di euro, sarà finanziato attraverso il suo Fondo complementare istituito con risorse nazionali a integrazione del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza dell’Italia nell’ambito di una più ampia strategia di modernizzazione dell’economia del Paese.

Il programma mira a incoraggiare le compagnie di navigazione a sostituire le navi esistenti con basse prestazioni ambientali e a ridurre l’uso di combustibili fossili nel settore del trasporto marittimo. Il regime sosterrà progetti volti a migliorare le prestazioni ambientali e l’efficienza energetica delle navi che effettuano servizi di lungo, medio e corto mare per il trasporto passeggeri, merci e combinato, nonché di altre navi che operano nei porti italiani.

In particolare, l’aiuto sosterrà l’acquisizione di navi pulite e a zero emissioni, comprese le navi alimentate da elettricità e idrogeno, e l’adeguamento delle navi. L’adeguamento consentirà alle navi di: utilizzare o aumentare l’uso di biocarburanti e combustibili sintetici (ad es. combustibili liquidi rinnovabili, gassosi per autotrazione di origine non biologica) in aggiunta o in alternativa ai combustibili fossili; e utilizzare la propulsione eolica come alternativa ad altri sistemi di propulsione. La misura sostiene un’ampia gamma di tecnologie che vanno dall’installazione di batterie e celle a combustibile ai sistemi di propulsione eolica.

Il regime sarà aperto alle compagnie di navigazione registrate in Italia che forniscono collegamenti di trasporto marittimo tra un porto italiano e porti europei e/o mediterranei, o operano all’interno dei porti italiani. I beneficiari saranno selezionati inuna procedura aperta, non discriminatoria e trasparente.

L’aiuto assumerà la forma di sovvenzioni dirette. L’importo massimo dell’aiuto per beneficiario è del 40% dei costi ammissibili, che può essere aumentato fino al 60% per le piccole e medie imprese e al 45% per i progetti riguardanti navi a emissioni zero.
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“Noi al Congresso siamo convinti che sia essenziale costruire resilienza e inclusività in modo sostenibile. Per raggiungere questo obiettivo, gli enti locali devono essere dotati delle competenze pertinenti, di risorse finanziarie adeguate per svolgere i loro compiti e della necessaria autonomia decisionale”, ha affermato il Vicepresidente del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa Xavier Cadoret, alla 13a sessione plenaria dell’Assemblea regionale e locale euromediterranea (ARLEM), svoltasi nei giorni scorsi a Izmir, in Turchia.

“Solo rafforzando l’autonomia locale attraverso il decentramento del potere e l’equa distribuzione delle risorse tra i diversi livelli di governance possiamo aumentare la resilienza e l’inclusività a livello locale”, ha sottolineato Cadoret.

Affrontando il tema dell’azione per il clima nella regione, il Vicepresidente ha evidenziato il rapporto del Congresso su “Un diritto fondamentale all’ambiente: una questione per gli enti locali e regionali”, adottato nella sua 43a sessione in ottobre, e la proposta di revisione del Congresso della Carta Urbana II .

La vicepresidente del Congresso ha sottolineato che “le sfide affrontate oggi dagli Stati membri del Consiglio d’Europa sono interconnesse con le sfide del Mediterraneo meridionale e la loro complessità richiede un approccio globale”. Il Congresso si impegna a rendere le comunità più resilienti e sostenibile su entrambe le sponde del Mediterraneo, come dimostrano gli scambi tra pari e la condivisione di esperienze tra le autorità territoriali europee e le loro controparti del Marocco e della Tunisia che hanno lo status di Partner per la Democrazia Locale con il Congresso.

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La recente decima riunione della Task Force dell’UNECE (Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite) sulla partecipazione pubblica al processo decisionale ai sensi della Convenzione di Aarhus , si è concentrata sull’effettiva partecipazione del pubblico al processo decisionale nel contesto della malattia da coronavirus (COVID-19 ) e su questioni sanitarie legate all’inquinamento atmosferico e allo sviluppo urbano.

.La Convenzione UNECE sull’accesso all’informazione, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l’accesso alla giustizia in materia ambientale è stata adottata il 25 giugno 1998 nella città danese di Aarhus.

Il diritto a vivere in un ambiente sano è radicato nella Convenzione di Aarhus ed è direttamente collegato al diritto universale a un ambiente pulito, sano e sostenibile – come recentemente riconosciuto dal Consiglio per i diritti umani e dall’Assemblea generale.

È stato dimostrato che, nonostante gli sforzi significativi da parte dei governi e della società civile per migliorare la legislazione e la pratica per promuovere la partecipazione pubblica, permangono numerose sfide.

Tali sfide devono essere affrontate, ad esempio: rafforzando la capacità delle autorità pubbliche di attuare procedure; mitigare le barriere logistiche e amministrative esistenti per i giovani; e adattare le modalità di partecipazione pubblica per soddisfare le esigenze dei diversi gruppi target, in particolare quelli in situazioni vulnerabili, come le donne, gli anziani e le comunità indigene. Inoltre, è stato sottolineato che le guerre e altre forme di offensive militari, insieme ai disastri naturali, hanno inevitabilmente un impatto negativo sulla partecipazione pubblica; quindi i governi devono salvaguardare procedure efficaci nei piani di recupero e ricostruzione.

Il blocco causato dalla pandemia di COVID-19 ha contribuito a potenziare tecnologicamente più persone. Tuttavia, la maggiore necessità di acquisire nuove competenze tecnologiche ha esacerbato i divari di genere e di età.

Sebbene l’uso degli strumenti digitali presenti nuove opportunità per una più ampia sensibilizzazione e per l’uguaglianza per quanto riguarda la connessione online, tali strumenti devono essere adeguatamente regolamentati per evitare una maggiore sorveglianza, sostenendo così l’esercizio dei diritti umani.

I miglioramenti nella legislazione e nelle misure pratiche, come gli emendamenti legislativi e lo sviluppo di applicazioni di orientamento e coinvolgimento della comunità, sono esempi degli sforzi del governo per affrontare varie sfide nel contesto della pandemia. A questo proposito, il consiglio del comitato di conformità della Convenzione di Aarhus sullo svolgimento di audizioni pubbliche durante la pandemia è stato “tempestivo e prezioso”.

È stata sottolineata l’importanza della partecipazione pubblica al processo decisionale su questioni sanitarie legate all’inquinamento atmosferico. Diverse buone pratiche, come la scienza dei cittadini e le iniziative di crowdsourcing, hanno approfondito il ruolo del cittadino e rafforzato il coinvolgimento del pubblico nelle questioni relative alla salute legate all’inquinamento atmosferico. .

Le discussioni hanno rivelato che una serie di fattori, come gli interessi contrastanti di diversi attori governativi, economici e della società civile, insieme alle barriere relative alla cooperazione tra loro e alla diversità dei gruppi pubblici che vivono nelle aree urbane, hanno un impatto sulla partecipazione pubblica al processo decisionale sullo sviluppo urbano.

È stato inoltre osservato che i paesi con una struttura federale affrontano sfide nell’attuazione di un approccio legislativo armonizzato tra le loro entità territoriali al fine di garantire pari diritti alla partecipazione pubblica a livello nazionale. Allo stesso tempo, numerosi esempi hanno illustrato che un approccio olistico alla pianificazione territoriale che coinvolge processi partecipativi in ​​diverse fasi, sviluppo e applicazione di linee guida e toolkit, nonché stimolazione dell’uso delle tecnologie digitali.

Rappresentanti di Armenia, Bulgaria, Bosnia ed Erzegovina, Guinea-Bissau, Italia, Kazakistan, Kirghizistan, Lituania, Slovenia, UN-Habitat, progetto ACTION, progetto Right to Clean Air, progetto URBiNAT e European ECO-Forum hanno condiviso esperienze, buone pratiche e sfide su questi temi.

La Task Force, guidata dall’Italia, ha riunito rappresentanti di Stati, giovani, organizzazioni internazionali e non governative (ONG), centri di Aarhus, istituzioni finanziarie internazionali, mondo accademico e altri stakeholder. Si prevede che le esperienze condivise contribuiranno a rafforzare la partecipazione pubblica al processo decisionale, portando così all’effettiva attuazione della Convenzione di Aarhus e al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare l’Obiettivo 3 e il suo obiettivo 3.9 (ridurre sostanzialmente il numero di morti e malattie dovute a sostanze chimiche pericolose e inquinamento e contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo), Obiettivo 11 e relativo obiettivo 11.3 (migliorare l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile).

Pagina web dell’incontro
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Il sito del Parlamento europeo pubblica un approfondimento sulle cause della deforestazione e sulle misure dell’UE per combatterla.

Il tasso di perdita di foreste nel mondo è allarmante. Per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), tra il 1990 e il 2020 sono andati persi 420 milioni di ettari di foresta a causa della deforestazione, un’area equivalente a quella dell’UE.

Col termine deforestazione si intende la distruzione delle foreste, in modo da poter destinare la terra ad altri usi. Per converso, il degrado forestale consiste in un processo più graduale legato alla perdita della capacità delle foreste di produrre benefici essenziali, come il legname o la biodiversità.

Questi processi avvengono principalmente nei tre principali bacini forestali: Amazzonia (Sud America), Congo (Africa centrale) e Sud-est asiatico. Un processo inverso sta accadendo invece nell’UE, dove, tra il 1990 e il 2020, le foreste sono aumentate del 10%.

La perdita di foreste è un problema globale che l’UE vuole affrontare per combattere i danni ambientali e il cambiamento climatico.

La deforestazione e il degrado forestale sono principalmente conseguenze delle attività umane.

Agricoltura industriale
L’agricoltura è il principale motore della deforestazione in tutte le regioni ad eccezione dell’Europa. La conversione delle foreste in terreni coltivati ​​è il principale motore della perdita di foreste. Secondo la FAO, è la causa di almeno il 50% della deforestazione globale, principalmente per la produzione di olio di palma e semi di soia.

Il pascolo del bestiame è responsabile di quasi il 40% della deforestazione globale. In Europa, la conversione in terreni coltivati ​​rappresenta circa il 15% della deforestazione e il 20% è dovuto al pascolo del bestiame.

Urbanizzazione
Lo sviluppo urbano e infrastrutturale, compresa la costruzione e l’espansione delle strade, è la terza causa principale della deforestazione globale. Rappresenta poco più del 6% del totale. Eppure è la causa principale della deforestazione in Europa.

Sfruttamento eccessivo delle risorse legnose
Altre attività dannose legate alle attività umane includono la raccolta eccessiva di legname, anche per il combustibile, e il disboscamento illegale o non sostenibile.

Cambiamento climatico
Il cambiamento climatico è sia una causa che una conseguenza della deforestazione e del degrado forestale. Gli eventi estremi che provoca, come incendi, siccità e inondazioni, colpiscono le foreste. A sua volta, la perdita di foreste è dannosa per il clima, poiché le foreste svolgono un ruolo importante nel fornire aria pulita, regolare il ciclo dell’acqua, catturare CO2, prevenire la perdita di biodiversità e l’erosione del suolo.

Consumo dell’UE di beni prodotti su terreni deforestati
Gran parte delle foreste tropicali convertite all’agricoltura vengono utilizzate per produrre beni commercializzati a livello globale. Il consumo dell’UE rappresenta circa il 10% della deforestazione globale, principalmente olio di palma e soia, che rappresentano oltre i due terzi.

Secondo la valutazione d’impatto della Commissione europea, i principali prodotti importati nell’UE con provenienza da terreni disboscati sono:

Olio di palma 34%
Soia 32,8%
Legno 8,6%
Cacao 7,5%
Caffè 7%
Gomma 3,4%
Mais 1,6%

Verso un regolamento europeo sui prodotti senza deforestazione
La deforestazione e il degrado forestale hanno un impatto sugli obiettivi ambientali dell’UE come la lotta ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità, ma anche sui diritti umani, la pace e la sicurezza. Questo è il motivo per cui l’UE sta lavorando per combattere la scomparsa delle foreste nel mondo.

Nel settembre 2022, il Parlamento ha fissato la propria posizione sul regolamento della Commissione sui prodotti privi di deforestazione, che richiederà alle aziende di verificare che i prodotti venduti nell’UE non siano stati prodotti su terreni deforestati o degradati. Il Parlamento vuole includere più prodotti nell’elenco e garantire che i diritti umani ei diritti dei popoli indigeni siano rispettati.

Nel luglio 2021 la Commissione ha presentato la nuova strategia forestale dell’UE per il 2030, che mira ad aumentare la quantità e la qualità delle foreste dell’UE e promuoverne il ruolo di pozzi di carbonio.

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