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“Se la pandemia di coronavirus ha avuto un impatto scioccante sulla salute dei cittadini, sulla loro vita quotidiana e sulle economie locali, il piano di ripresa dell’UE costituisce un atto storico di solidarietà per il nostro continente e un punto di svolta per la nostra Unione. Senza questa nuova manna finanziaria, non saremo in grado di superare una crisi di proporzioni colossali come quella attuale”. Così Stefano Bonaccini, Presidente CEMR ed AICCRE in un suo intervento apparso sul sito del CEMR.



“Lo shock creato da questa situazione senza precedenti non avrà solo un effetto importante sulle nostre economie, ma anche sul modo in cui vediamo collettivamente la relazione tra l’ambiente e il nostro modo di vivere. Le decisioni che stiamo per prendere per superare questa crisi daranno forma al mondo del prossimo secolo e ciò che è chiaro è che la ricostruzione e gli investimenti per il futuro dovranno essere fatti con e dai governi regionali e locali. Hanno già dimostrato la loro capacità di gestire la pandemia, proteggere il benessere dei nostri cittadini e sostenere le imprese locali”.



“Questo è il motivo per cui sindaci, consiglieri e leader regionali in tutta Europa chiedono partenariati forti ed efficaci tra tutti i livelli di governo. Tali partenariati ci consentiranno, tra l’altro, di gettare le basi per un’Europa resiliente e sostenibile, meglio preparata per le sfide e le opportunità che ci attendono verso le transizioni verdi e digitali”. Enti locali che hanno trovato un’alleata nella Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha dichiarato di essere attenta alle priorità di investimento di comuni e regioni. Però, la Commissione ha semplicemente raccomandato agli Stati membri di coinvolgere i governi locali e regionali nella preparazione dei piani di ripresa. Non vi è quindi alcun obbligo in tal senso. La palla passa agli Stati membri. Lo scorso dicembre, continua Bonaccini, “abbiamo collaborato con il Comitato europeo delle regioni per determinare in che misura gli Stati membri stanno coinvolgendo i governi locali e regionali nella definizione dei loro piani di ripresa post-COVID. I risultati sono inequivocabili: la maggior parte degli Stati membri dell’UE non riesce a informare e coinvolgere adeguatamente i rappresentanti dei comuni e delle regioni nella definizione delle priorità di investimento e nella stesura di questi piani nazionali di ripresa”.

Solo i governi locali e regionali e le loro associazioni nazionali di Finlandia, Irlanda e Lituania hanno affermato di essere veramente parte del processo che garantirà il recupero dei loro territori. “Ancora più preoccupanti, sottolinea il prsidente, sono stati gli ostacoli evidenziati dalla maggior parte degli intervistati. Questi denunciano una mancanza di volontà tivo o di un tempo insufficiente assegnato loro per poter contribuire alla progettazione dei piani nazionali. Data la vastità di ciò che l’Europa deve affrontare, abbiamo bisogno che il nostro approccio di governance in partenariato sia più efficace e rapido“.

In un momento in cui la Commissione europea sta preparando la sua visione a lungo termine per le aree rurali, “questi piani di ripresa potrebbero essere anche un’opportunità per rilanciare le campagne e investire in quei territori che devono ancora recuperare il ritardo nella digitalizzazione, nell’accesso ai servizi di base , istruzione, salute, mobilità e altro ancora”.



La spinta dell’Europa verso una transizione digitale e verde deve anche “tener conto di tutti i territori. Se vogliamo una ripresa reale ed efficace, non possiamo adottare un approccio “taglia unica”. Devono essere considerate le esigenze specifiche di territori di tutte le dimensioni”.

“Coinvolgendo le associazioni nazionali che rappresentano i comuni, le città e le regioni, prospetta Bonaccini, garantiremo che la voce delle città intermedie, delle città più piccole e dei territori più rurali venga ascoltata anche nel processo decisionale nazionale sulle priorità di investimento. Sicuramente consentirebbe ai governi centrali di includere i punti di vista e gli interessi di una gamma più ampia di territori nel processo decisionale”.



È passato circa un anno dallo scoppio della pandemia, “è fondamentale evitare di ripetere gli errori delle prime settimane della crisi, ammonisce il Presidente Troppe delle misure iniziali sono state prese a livello nazionale e spesso hanno trascurato il ruolo cruciale che i governi locali e regionali stavano svolgendo nelle loro circoscrizioni”.

“Ma nonostante i ripetuti appelli negli ultimi mesi, vediamo che, in assenza di un obbligo legale, i leader locali e regionali non vengono consultati adeguatamente. Questo è il motivo per cui ci rammarichiamo che il principio di partenariato, obbligatorio nell’ambito della politica di coesione, sia stato escluso dal regolamento sullo strumento di ripresa e resilienza”.

Fondamentale per Bonaccini “consultare e coinvolgere paesi, città e regioni e le loro associazioni nazionali per garantire investimenti efficaci e riforme reali sul campo”.

“Inoltre, la collaborazione con il livello locale e regionale contribuirà a garantire la coerenza nell’uso dei diversi fondi dell’UE a livello locale. Questo è il motivo per cui esortiamo la Commissione e il Parlamento a verificare la coerenza dei piani nazionali di ripresa alla luce degli accordi di partenariato che sostengono l’uso dei Fondi strutturali e di investimento europei in ciascuno Stato membro”.



“Nonostante il fatto che 19 Stati membri abbiano già presentato i loro progetti di piani nazionali alla Commissione europea, continueremo a spingere per il coinvolgimento di città e regioni in modo più sistematico. Tuttavia, per garantire l’adesione ai principi di base della governance multilivello, abbiamo bisogno del Parlamento europeo a bordo. Incoraggiamo gli eurodeputati a fare pieno uso dei loro poteri di controllo per contribuire a garantire che l’UE tragga il massimo beneficio ed efficacia dai fondi per il recupero e la resilienza”.

“Il piano di ripresa dell’Europa ha un grande potenziale non solo per rinvigorire la nostra economia, ma per andare oltre, per affrontare gli enormi problemi che la pandemia ha esposto e plasmare il futuro del nostro continente. Lavorando e dando potere alle nostre città e regioni, conclude Bonaccini, l’Unione europea uscirà da questa crisi più forte e in grado di affrontare meglio la crisi COVID, l’emergenza climatica, la transizione digitale e le sfide future che ci attendono. I nostri cittadini se lo aspettano. Non c’è tempo da perdere!”
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Il Comitato politico del CEMR si è riunito il 28 gennaio per accogliere nuovi funzionari e preparare il lavoro futuro dell’organizzazione. Il principale organo decisionale del CEMR ha adottato una serie di piani per il futuro, tra cui il programma di lavoro 2021-2022, la nostra strategia internazionale e una nuova strategia pluriennale che copre l’intero decennio fino al 2030.

La strategia pluriennale stabilisce i principi fondamentali e la visione generale per le attività del CEMR fino al 2030: “dare potere all’Europa locale e regionale dal 1951, promuovendo nel contempo un futuro più inclusivo e sostenibile per tutti i cittadini e le generazioni a venire”. La strategia contribuisce a sforzi internazionali condivisi, compresi gli obiettivi politici dell’UE, gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e l’accordo di Parigi sul clima.

Il CEMR continuerà a lavorare per il riconoscimento e l’emancipazione dei governi locali e regionali, in particolare per contribuire alle sfide comuni come la ripresa post-pandemia e la lotta al cambiamento climatico. La strategia è organizzata attorno a quattro “P“: people (società inclusive), partnership (forti governi locali e regionali), places (società connesse) e planet (società a emissioni zero).

Il programma di lavoro 2021-2022 delinea azioni più specifiche da intraprendere in questo quadro. Il CEMR vuole essere punto di riferimento europeo sulle questioni locali e regionali e cercherà di diventare leader di pensiero con un’agenda di comunicazione modernizzata che attinge pienamente all’esperienza e alla conoscenza dei suoi membri. Lo stesso CEMR intraprenderà anche azioni per diventare un’organizzazione più sostenibile, in particolare attraverso l’uso intelligente di strumenti tecnologici come la teleconferenza online.

Il già considerevole lavoro del CEMR sugli affari globali viene formalizzato con una nuova strategia internazionale, elaborata in collaborazione con i membri della sua commissione per gli affari internazionali, creata lo scorso anno. La profonda interdipendenza tra la politica locale e quella globale sta diventando più evidente che mai: le agende globali come gli SDG e l’accordo di Parigi hanno un grande impatto sui comuni e sulle regioni e, al contrario, non possono essere raggiunte senza il loro consenso e il loro pieno coinvolgimento.

La strategia internazionale delinea diversi obiettivi, tra cui: rendere il CEMR un interlocutore chiave per l’UE, l’ONU, l’OCSE e altre organizzazioni internazionali; rafforzare la nostra posizione di contributore principale all’interno di reti di governo locale globale come UCLG e Global Taskforce (GTF); rafforzare la leadership attraverso iniziative internazionali come PLATFORMA, il Global Covernant of Mayors e il Patto dei sindaci per l’Africa subsahariana.

Il CEMR ha un nuovo Vice Presidente per l’Europa dell’Est con Nino Rukhadze, in sostituzione di Tamar Taliashvili. Nino Rukhadze è membro dell’Assemblea della città di Tibilisi e professore di diritto internazionale, avendo precedentemente prestato servizio presso il Ministero della giustizia della Georgia.

Il Consigliere Gail Macgregor è il nuovo portavoce sulle questioni occupazionali. Il consigliere Macgregor parteciperà in particolare alle attività del comitato per il dialogo sociale dell’UE. Il CEMR lavorerà nel prossimo anno al piano dell’UE sui diritti sociali e alla proposta di direttiva sui salari minimi.

LA NOTA SUL SITO DEL CEMR
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La Commissione europea ha adottato il 3 dicembre un piano d’azione per sostenere la ripresa e la trasformazione dei settori dei media e degli audiovisivi Questi settori, particolarmente colpiti dalla crisi del coronavirus, “sono essenziali per la democrazia, la diversità culturale e l’autonomia digitale dell’Europa”, recita il comunicato stampa. Il piano d’azione si concentra su tre campi di attività e 10 azioni concrete per aiutare il settore dei media a riprendersi dalla crisi facilitando e ampliando l’accesso ai finanziamenti, attuarne la trasformazione stimolando investimenti che consentano di procedere alla duplice transizione digitale e verde, garantendo nel contempo la futura resilienza del settore, e dotare di maggiori strumenti i cittadini e le imprese europei.
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Organizzato dall’AICCRE e dal Consiglio d’Europa, si è svolto on-line il 6 ottobre la Conferenza “Enti e Comunità locali: nuovi protagonisti nell’azione politica europea” lancio del Programma ELoGE in Friuli Venezia Giulia.

ELoGE – European Label of Governance Excellence (Marchio Europeo di Eccellenza della Governance) è un programma del Consiglio d’Europa – Centre of Expertise for Good Governance.

Il marchio ELoGE è assegnato ai comuni che hanno raggiunto un livello elevato di “Buona Governance” misurato rispetto ai parametri di riferimento elaborati dal Consiglio d’Europa.
Il premio è un dodecaedro di cristallo su cui sono incisi i 12 Principi della Buona Governance democratica.

Nel 2020, La federazione Friuli dell’AICCRE ha acquisito l’accreditamento, da parte della Piattaforma Europea della Strategia per l’Innovazione e la Governance a livello locale del Consiglio d’Europa, per promuovere ed attuare il Programma ELoGE in Italia.



Sono intervenuti, tra gli altri, Carla Rey, Segretario generale dell’ AICCRE, Massimiliano Fedriga, Presidente Regione Friuli Venezia Giulia
, Franco Brussa, Presidente AICCRE Federazione Friuli Venezia Giulia.

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Stefano Bonaccini, Presidente AICCRE e CCRE/CEMR è tra i firmatari di un appello nel quale si chiede partnership “forti ed efficaci tra tutti i livelli di governo, non solo per guidare la via d’uscita dalla crisi, ma anche per gettare le basi per un’Europa resistente e sostenibile”.

Dobbiamo evitare di ripetere gli errori delle prime settimane della crisi. “Troppe delle misure iniziali sono state adottate a livello nazionale, senza coordinamento europeo, e spesso hanno trascurato il ruolo cruciale che i nostri governi locali e regionali stavano svolgendo nei loro territori. Il coordinamento tra i diversi livelli di governance può e deve essere migliorato”, continua l’appello firmato tra gli altri anche da Jan Van Zanen, sindaco de l’Aia e da Yordanka Fandakova, sindaca di Sofia.

“Le città e le regioni hanno fornito servizi essenziali nell’assistenza sociale, nella gestione dei rifiuti, nell’igiene, nella mobilità e nell’assistenza sanitaria, facendo il possibile per limitare il rischio di ulteriori contagi”.

L’appello poi si concentra sulla grave crisi economica post-Covid: “con una previsione di contrazione economica europea di oltre l’8% nel 2020, ci saranno gravi conseguenze per i lavoratori e le imprese, anche nei settori del commercio al dettaglio, della cultura e del settore alberghiero. I Comuni e le Regioni soffrono anche di enormi perdite di entrate – stimate in miliardi e fino al 20% delle imposte locali in alcuni paesi – che minacciano la loro capacità di fornire servizi pubblici”.

Gli enti locali e regionali vogliono contare di più: “In molti paesi, la gestione della pandemia è in fase di localizzazione, poiché ha dimostrato che le azioni e gli interventi su misura sono più efficaci. Per questo noi, in quanto sindaci e leader regionali, non accetteremo di essere semplici esecutori delle politiche pubbliche europee e nazionali, senza avere voce in capitolo. Vogliamo e dobbiamo essere agenti di cambiamento”.

In Europa, continua l’appello, “abbiamo bisogno di un cambiamento di paradigma per la governance. Noi, in quanto rappresentanti dei Comuni e delle Regioni d’Europa, chiediamo ai leader europei e nazionali di lavorare con noi e di mobilitare tutte le nostre energie per costruire il nuovo modello di sviluppo che i nostri concittadini si aspettano”.

Il Covid-19 è il segnale d’allarme della natura: “non dobbiamo affidarci a un modello economico in disaccordo con l’ambiente. Il Green Deal dell’Ue dovrebbe essere il motore di una ripresa che trasformi la nostra economia, rendendola più sostenibile, inclusiva e resistente agli shock futuri. Le città stanno già spianando la strada. Durante la crisi, sono stati costruiti chilometri di piste ciclabili, le strade sono state trasformate per far posto a percorsi pedonali e molti centri urbani sono stati trasformati in aree pedonali”.

“Mentre gli Stati membri elaborano i propri piani di ripresa nazionali, dobbiamo assicurarci che i leader locali e regionali siano pienamente coinvolti nella loro progettazione e realizzazione”.

Un milione di politici eletti a livello locale e regionale in tutta Europa, sottolinea l’appello pubblicato da euractiv.it, “forniscono servizi vitali per i loro cittadini e le loro comunità. Chi potrebbe essere in una posizione migliore per garantire che il denaro dell’Ue venga speso in quei settori che hanno davvero bisogno del nostro sostegno?”.

Per avere successo, i territori hanno bisogno di essere potenziati. L’appello svela una contraddizione: “negli ultimi anni, le Città e le Regioni hanno assistito a un aumento delle responsabilità, mentre il loro accesso ai finanziamenti nazionali è diminuito. Per questo motivo la Commissione europea dovrebbe garantire un accesso diretto e semplificato ai finanziamenti dell’Ue ed estendere la flessibilità per gli aiuti di Stato a favore delle imprese locali”.

“Da una prospettiva più ampia e più lungimirante, invitiamo la Commissione a stabilire un dialogo permanente con noi, attraverso la nostra organizzazione rappresentativa, il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa”.

Prevista fino all’estate del 2022, “la Conferenza sul futuro dell’Europa è un’altra occasione da non perdere per rafforzare la cooperazione con i governi locali e regionali. Questa Conferenza offre un’opportunità storica per l’Ue di consultare e coinvolgere tutti i livelli di governo. I leader europei e nazionali devono sviluppare un dialogo permanente con noi e, attraverso di noi, con una moltitudine di cittadini”.

“Il piano di ripresa dell’Europa ha un grande potenziale non solo per rinvigorire la nostra economia, ma anche per trasformare il nostro modo di fare. Lavorando con le nostre Città e Regioni e dando loro potere, la nostra Unione uscirà da questa crisi più forte e meglio, in grado di affrontare la crisi Covid, l’emergenza climatica e le sfide future”.
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Il Presidente del CCRE/CEMR e dell’AICCRE Stefano Bonaccini ha aperto i lavori del webinar organizzato dal CCRE/CEMR l’11 giugno, “European Municipalities and Regions facing the COVID-19 crisis and its consequences”. Ai lavori ha partecipato anche Carla Rey, Segretaario generale dell’AICCRE. Di seguito l’intervento del Presidente Bonaccini.


La pandemia COVID-19 è una situazione senza precedenti, finora sono stati individuati quasi due milioni di europei con il virus e oltre 160.000 sono morti per questa malattia in Europa. Queste cifre drammatiche continueranno ad aumentare nelle prossime settimane, oltre a tutte le misure drastiche che sono state adottate, e dobbiamo essere molto vigili per monitorare l’evoluzione fino a quando non si potrà procedere alla vaccinazione generale. Tutte le nostre vite sono state colpite in un modo o nell’altro.

Nella mia regione, l’Emilia Romagna, la situazione è stata molto difficile perché è una delle regioni più colpite in Italia. Come leader dei governi locali e regionali, siamo stati in prima linea nella crisi e grazie ai servizi pubblici locali, il nostro continente è stato in grado di affrontare la situazione sanitaria.

I dipendenti del settore pubblico hanno garantito l’erogazione ininterrotta dei nostri servizi pubblici più importanti, a dimostrazione del ruolo chiave dei servizi pubblici locali organizzati e adeguatamente finanziati per la fornitura continuativa di servizi di interesse generale ai cittadini, soprattutto nei momenti di emergenza.

Questa crisi ha anche dimostrato l’importanza vitale del nostro modello sociale europeo, basato sullo stato sociale, sulle pratiche di dialogo sociale nazionale, sul corretto finanziamento dei sistemi sanitari, sulla protezione dei lavoratori, dei disoccupati e delle persone vulnerabili. Ora iniziamo ad aprirci e vediamo quanto dovremo sostenere la ripresa della nostra economia e della nostra società. Le conseguenze dell’isolamento saranno un’altra sfida per noi. Avremo bisogno del sostegno dell’Unione europea per superare le conseguenze, avremo bisogno di maggiore solidarietà anche a livello globale, con i nostri vicini dei confini mediterranei, orientali e settentrionali. Dovremo ricominciare da capo, in linea con gli obiettivi di lotta al cambiamento climatico e di costruzione di un modello di sviluppo più sostenibile.

All’inizio della crisi, i governi centrali hanno fallito nel coordinare le loro risposte e hanno agito unilateralmente. A partire da metà marzo, la Commissione europea ha lanciato diverse iniziative nei settori della salute pubblica, della tutela delle libertà fondamentali e della gestione delle frontiere, nonché delle questioni economiche e monetarie. Ci siamo resi conto di quanto sia necessario lavorare insieme per agire in una crisi di questo tipo.

Accogliamo con favore la Coronavirus Response della Commissione europea, in particolare le iniziative per affrontare le sfide economiche, sociali e fiscali. Sosteniamo gli sforzi della Commissione per ammorbidire le regole sugli aiuti di Stato e rinnoviamo la nostra richiesta di una revisione delle regole di concorrenza per sostenere la nostra economia attraverso la localizzazione della produzione di beni essenziali.

Nei prossimi mesi, gli Stati membri e il Parlamento europeo negozieranno la proposta della Commissione per il piano di ripresa e il bilancio a lungo termine per l’UE. Valuteremo le varie proposte ed esprimeremo le nostre opinioni. Già oggi esortiamo la Commissione europea a fare del principio di partenariato un prerequisito per la preparazione dei programmi operativi e invitiamo il legislatore europeo a collaborare con i governi locali e regionali, seguendo la raccomandazione della risoluzione del Parlamento europeo del 2018 di fare del CEMR un partner chiave soprattutto in questa fase prelegislativa.


ENGLISH VERSION

The President of CCRE/CEMR and AICCRE Stefano Bonaccini opened the webinar organized by CCRE/CEMR on June 11, “European Municipalities and Regions facing the COVID-19 crisis and its consequences”. Carla Rey, General Secretary of AICCRE, also participated in the work. Here follows the speech of President Bonaccini.

The COVID-19 pandemic is an unprecedented situation, so far almost two million Europeans have been detected with the virus and over 160,000 have died from the disease in Europe. These dramatic figures will continue to increase in the coming weeks, in addition to all the drastic measures that have been taken, and we must be very vigilant to monitor the evolution until general vaccination can be carried out. All our lives have been affected in one way or another.

In my region, Emilia Romagna, the situation has been very difficult because it is one of the most affected regions in Italy. As leaders of local and regional governments, we have been at the forefront of the crisis and thanks to local public services, our continent has been able to deal with the health situation.

Public sector employees have ensured the uninterrupted delivery of our most important public services, demonstrating the key role of organised and adequately funded local public services for the continuous provision of services of general interest to citizens, especially in times of emergency.

This crisis has also demonstrated the vital importance of our European social model, based on the welfare state, national social dialogue practices, proper financing of health systems, protection of workers, the unemployed and vulnerable people. Now we are starting to open up and see how much we should support the recovery of our economy and society. The consequences of isolation will be another challenge for us. We will need the support of the European Union to overcome the consequences, we will need more solidarity at global level too, with our neighbours on the Mediterranean, eastern and northern borders. We will have to make a fresh start, in line with the objectives of combating climate change and building a more sustainable development model.

At the beginning of the crisis, central governments failed to coordinate their responses and acted unilaterally. Since mid-March, the European Commission has launched several initiatives in the areas of public health, protection of fundamental freedoms and border management, as well as economic and monetary issues. We have realised how necessary it is to work together to act in a crisis of this kind.

We welcome the European Commission’s Coronavirus Response, in particular, initiatives to address economic, social and fiscal challenges. We support the Commission’s efforts to relax state aid rules and renew our call for a review of competition rules to support our economy through the localisation of the production of essential goods.

In the coming months, Member States and the European Parliament will negotiate the Commission proposal for the recovery plan and the long-term budget for the EU. We will assess the various proposals and express our views. Already today, we call on the European Commission to make the partnership principle a prerequisite for the preparation of operational programmes and we invite the European legislator to work with local and regional governments, following the recommendation of the 2018 European Parliament resolution to make the ERMC a key partner especially in this pre-legislative phase.

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Il Presidente dell’AICCRE Stefano Bonaccini ha partecipato oggi pomeriggio alla diretta facebook organizzata da AICCRE, Movimento Federalista europeo (MFE) e Movimento europeo per rilanciare il processo di integrazione europea, messo ulteriormente a dura prova dalle iniziale incertezze dell’UE nell’affrontare la crisi legata alla pandemia del COVID-19.

ASCOLTA L’INTERVENTO DI STEFANO BONACCINI

A 70 anni dalla dichiarazione di Robert Schumann, è necessario rilanciare il progetto europeo attualizzandolo alle necessità del momento, in modo che gli enti locali e i cittadini non si sentano abbandonati soprattutto nei momenti di difficoltà.

L’intervento di Bonaccini

“L’attuale Europa serve a poco. Ogni volta che nell’UE accadono eventi che necessiterebbero di una risposta univoca e nel segno della solidarietà emergono invece egoismi, alimentati da quelle forze politiche anti-europee che trovano terreno fertile nei cittadini, che avvertono l’Europa lontana dai propri bisogni.

Per questo occorre una Conferenza europea che parta dei territori e coinvolga i cittadini. Se i Paesi membri tentennano, il Parlamento europeo prenda le sue iniziative.

Dobbiamo arrivare ad un’ Europa che non condivida soltanto la moneta, ma anche e soprattutto politiche sociali, fiscali, economiche, di difesa comune etc.

E’ scoppiata una terribile pandemia, il covid-19, inaspettata ed inimmaginabile nelle conseguenza che ha provocato. Se ci fossero risorse senza condizionabilità, un’Europa quindi che si mette a disposizione dei terrori, andrebbero colte senza esitazioni, che si chiamino MES o meno. Invece, si è sviluppato un dibattito ideologico, finalizzato al consenso per le prossime elezioni. Se all’Italia arrivano 30 miliardi di euro per la sanità pubblica dovremmo ringraziare l’Europa che finalmente mette a disposizione risorse senza condizioni. Bisogna capire che questa è l’ultima chiamata per l’Europa solidale, dei popoli e dei territori.

Una chiamata che deve comprendere da un lato il “Green new deal” lanciato da Ursula Von Der Leyen, dall’altro la volontà di aiutare i Paesi, a partire dall’Italia, con liquidità senza condizioni e un piano massiccio di investimenti che mi auguro possa far ripartire la nostra economia. Chi proponeva la sanità privata si sta rendendo conto che senza una sanità pubblica universalistica i rischi per una comunità di fonte alle grandi emergenze sanitarie sono troppo elevati: i cittadini vanno trattati allo stesso modo, abbienti e meno abbienti.

Se è vero che questa Europa non serve è anche vero che l’Europa unita è indispensabile. Quale Paese infatti può cavarsela da solo? Ai tempi della Dichiarazione Schuman, l’Europa vantava il 25% della popolazione totale mondiale, oggi siamo meno del 10% e nel 2050 saremo meno del 7%. Dobbiamo lavorare affinché strumenti adeguati, anche quelli attualmente non ancora messi in campo a sufficienza, possano essere lo strumento per dare un futuro nel quale vi sia più Europa e più europeismo”.

All’evento sono intervenuti: ; gli europarlamentari Sandro Gozi e Brando Benifei; Mara Carfagna, vicepresidente della Camera dei deputati; Tommaso Nannicini, intergruppo fedelarista del Senato; Bruno Tabacci, integruppo federalista della Camera; Antonio Misiani, viceministro dell’economia; Debora Serracchiani, parlamentare; Daniela Rondinelli (Parlamento europeo); Domenec Devesa, Gruppo Spinelli al Parlamento europeo; Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo; Monica Frassoni dei Verdi europei; Giuseppe Gallo, Presidente Fondazione Tarantelli.

RIVEDI TUTTA LA DIRETTA

IL DOCUMENTO CONGIUNTO AICCRE-MFE-MOVIMENTO EUROPEO
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Il 9 maggio, festa dell’Europa, scende in campo la forza federalista: AICCRE, Movimento Federalista europeo (MFE) e Movimento europeo hanno organizzato una diretta Facebook con parlamentari europei alle ore 14 e 30 per rilanciare il processo di integrazione europea, messo ulteriormente a dura prova dalle iniziale incertezze dell’UE nell’affrontare la crisi legata alla pandemia del COVID-19.
Per l’AICCRE parteciperà il Presidente Stefano Bonaccini.

Tra gli ospiti: gli europarlamentari Sandro Gozi e Brando Benifei; Mara Carfagna, vicepresidente della Camera dei deputati; Tommaso Nannicini, intergruppo fedelarista del Senato; Bruno Tabacci, integruppo federalista della Camera; Antonio Misiani, viceministro dell’economia; Debora Serracchiani, parlamentare; Daniela Rondinelli (Parlamento europeo),Domenec Devesa, Gruppo Spinelli al Parlamento europeo; Monica Frassoni dei Verdi europei; Giuseppe Gallo, Presidente Fondazione Tarantelli.

Abbiamo constatato quanto una Unione legata a logiche intergovernative abbia fatto emergere ancora una volta egoismi ed incertezze, proprio in un momento in cui sarebbero state necessarie come non mai solidarietà, unità e coesione.

E’ tempo di riformare l’Unione e farlo in senso federalista. A 70 anni dalla Dichiarazione Schuman, come ribadito anche dal documento congiunto, la forza federalista si appella al Parlamento europeo perché colga l’occasione dell’anniversario per rivendicare – a nome delle cittadine e dei cittadini che lo hanno eletto – quel potere costituente che possa aprire la strada ad una costituzione federale per l’Europa.

Sarà molto importante, in questa prospettiva, anche il ruolo degli enti locali e regionali che, attraverso l’AICCRE ed il CCRE/CEMR, hanno offerto dal secondo dopoguerra in poi un decisivo contributo politico al processo di integrazione europea ed al radicamento della democrazia e della cultura europeista nei territori. Basti pensare alla lunga battaglia dell’AICCRE e del CCRE/CEMR, iniziata negli anni 50 dello scorso secolo e sostenuta da migliaia di amministratori locali europei, affinché il Parlamento europeo fosse eletto dai cittadini.

“La crisi che stiamo vivendo può essere una straordinaria opportunità di rinascita e di rilancio del progetto europeo, se si capiscono e si correggono gli errori di fondo”, ha commentato Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE. “Per quanto concerne la futura UE chiediamo più Europa con un Governo politico europeo, controllato dal Parlamento europeo, una unione fiscale, un governo economico ed un ruolo politico più importante per gli enti locali e regionali, che devono essere coinvolti strutturalmente e permanentemente nelle decisioni che li riguardano”.

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