SDG
5 – Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

La disuguaglianza di genere è uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla riduzione della povertà. Grazie all’ OSM 3 sulla parità di genere e l’empowerment delle donne, i progressi nella possibilità alle bambine di iscriversi a scuola e l’integrazione delle donne nel mercato del lavoro, sono stati stato considerevoli. L’OSM 3 ha dato alla questione della parità di genere grande visibilità, ma sono ancora sensibili questioni importanti come la violenza contro le donne, le disparità economiche e la bassa partecipazione delle donne al processo decisionale politico. Il Goal 5 sostiene le pari opportunità tra uomini e donne nella vita economica, l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, l’eliminazione dei matrimoni precoci e forzati, e la parità di partecipazione a tutti i livelli.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 5 NEL 2017

La disparità di genere persiste in tutto il mondo, privando le donne e le ragazze dei loro diritti e delle opportunità più essenziali. Il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze richiederà sforzi maggiori, tra cui un quadro legislativo di riferimento atto a contrastare la discriminazione di genere profondamente radicata e spesso derivante da atteggiamenti patriarcali e relative norme sociali.

· Sulla base dei dati dal 2005 al 2016 relativi a 87 paesi, il 19% delle donne tra i 15 e i 49 anni ha dichiarato di aver subito violenza fisica e/o sessuale da un partner nei 12 mesi precedenti il sondaggio. Nei casi più estremi, tale violenza può portare alla morte. Nel 2012, quasi la metà di tutte le donne vittime di omicidio intenzionale a livello mondiale sono state uccise da un partner o da un membro della famiglia, rispetto al 6% delle vittime maschili.

· Il matrimonio dei bambini è in calo, ma ad una velocità insufficiente. Intorno al 2000, quasi una donna su tre tra i 20 e i 24 anni ha dichiarato di essersi sposata prima dei 18 anni di età. Intorno al 2015, il rapporto era appena superiore a 1 su 4. Il calo è legato a una riduzione più drastica del tasso di matrimonio tra le bambine sotto i 15 anni di età nello stesso periodo.

· La dolorosa pratica della mutilazione genitale femminile ha subito un calo del 24% rispetto al 2000 circa. Tuttavia, la pratica è ancora molto diffusa in alcuni dei 30 Paesi con dati disponibili. In tali Paesi, secondo i dati del sondaggio relativi al 2015 circa, più di 1 ragazza su 3 tra i 15 e 19 anni di età ha subito tale pratica, rispetto al rapporto di quasi 1 ragazza su 2 intorno al 2000.

· La media del tempo dedicato dalle donne al lavoro domestico e di cura non remunerato è più di tre volte superiore rispetto agli uomini, secondo i dati del sondaggio relativo a 83 Paesi e regioni. Secondo i dati disponibili, il tempo dedicato ai lavori domestici è responsabile in grande misura del divario di genere nel lavoro non remunerato.

· A livello globale, la partecipazione delle donne nelle Camere basse o uniche dei Parlamenti nazionali ha raggiunto il 23,4% nel 2017, appena 10 punti percentuali in più rispetto al 2000. Questo lento progresso mette in luce la necessità un maggiore impegno politico e di provvedimenti e quote più ambiziosi per incrementare la partecipazione politica e l’emancipazione delle donne.

· Le donne sono ancora sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali. Tra il 2009 e 2015, nella maggioranza dei 67 Paesi con dati disponibili, le donne occupavano meno di un terzo delle posizioni manageriali di livello alto e medio.

· Appena più della metà (52%) delle donne tra i 15 e i 49 anni di età sposate o in un’unione prendono autonomamente decisioni sui rapporti sessuali consensuali e sull’utilizzo dei contraccettivi e dei servizi sanitari. La statistica è basata sui dati disponibili del 2012 relativi a 45 Paesi, di cui 43 nelle regioni in via di sviluppo.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

5.1 Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, ragazze e bambine di ogni parte del mondo

5.2 Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, ragazze e bambine nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico di esseri umani, lo sfruttamento sessuale e di altri tipi

5.3 Eliminare tutte le pratiche dolorose, come il matrimonio delle bambine, precoce e forzato, nonché le mutilazioni genitali femminili

5.4 Riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e domestico non remunerato tramite la fornitura di servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione della responsabilità condivisa all’interno del nucleo familiare, secondo le caratteristiche nazionali

5.5 Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica

5.6 Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi, come concordato in base al Programma d’azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo e la Piattaforma di azione di Pechino, nonché a

5.A Adottare riforme per offrire alle donne pari diritti di accesso alle risorse economiche, come l’accesso alla proprietà e al controllo della terra e ad altre forme di proprietà, servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in base alle leggi nazionali

5.B Promuovere l’uso della tecnologia, in particolare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per favorire l’emancipazione delle donne

5.C Adottare e consolidare politiche concrete e leggi applicabili per la promozione dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne, ragazze e bambine a tutti i livelli

INDICATORI

5.1.1 Presenza o assenza di quadri legislativi di riferimento per promuovere, adottare e monitorare la parità e la non discriminazione sulla base del sesso

5.2.1 Percentuale di donne e ragazze che hanno avuto un partner dai 15 anni in su vittime di violenza fisica, sessuale o psicologica da parte di un partner presente o passato nei 12 mesi precedenti, per tipo di violenza e per età

5.2.2 Percentuale di donne e ragazze dai 15 anni in su vittime di violenza sessuale da parte di persone diverse dal partner nei 12 mesi precedenti, per età e luogo in cui è avvenuto

5.3.1 Percentuale di donne tra i 20 ei 24 anni sposate o in un’unione prima dei 15 e prima dei 18 anni

5.3.2 Percentuale di ragazze e donne tra i 15 e i 49 anni che hanno subito una mutilazione genitale femminile, per età

5.4.1 Percentuale di tempo dedicato al lavoro domestico e di e cura, per sesso, età e luogo

5.5.1 Percentuale di seggi occupati da donne nei Parlamenti nazionali e nei governi locali

5.5.2 Percentuale di donne in posizioni dirigenziali

5.6.1 Percentuale di donne tra i 15 e i 49 anni che prendono decisioni informate in maniera autonoma rispetto a rapporti sessuali, uso dei contraccettivi e salute riproduttiva

5.6.2 Numero di Paesi con leggi e regolamenti che garantiscono alle donne tra i 15 e i 49 anni accesso a strutture sanitarie, informazioni ed educazione sessuale e riproduttiva

5.A.1 (a) Percentuale di popolazione agricola totale con proprietà o diritti garantit su terreni agricoli, per sesso e (b) percentuale di donne rispetto ai proprietari e ai titolari di diritti sui terreni agricoli, per tipo di proprietà

5.A.2 Percentuale di Paesi in cui il quadro legislativo di riferimento (inclusa la legge ordinaria) garantisce pari diritti di proprietà e/o controllo della terra alle donne

5.B.1 Percentuale di individui che possiedono un telefono cellulare, per sesso

5.C.1 Percentuale di Paesi con sistemi di monitoraggio e fondi pubblici per la promozione delle pari opportunità e dell’emancipazione femminile
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SDG
4 – Fornire un’educazione di qualità equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti

La comunità internazionale ha ribadito l’importanza della formazione e istruzione di buona qualità per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, delle comunità e intere società. Partendo dalle molte lezioni utili dei Millennium Development Goals (MDG), il nuovo obiettivo di sviluppo sostenibile 4 va oltre l’istruzione primaria dei bambini, evidenziando in particolare il legame tra istruzione di base e la formazione professionale. Inoltre, sottolinea l’equità e la qualità dell’istruzione in un approccio di apprendimento per tutta la vita, due aspetti che non sono state affrontate nel MDG.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 4 NEL 2017

Al fine di raggiungere l’obiettivo di un’istruzione di qualità inclusiva ed equa per tutti saranno necessari sforzi più intensi, soprattutto nell’Africa subsahariana e in Asia meridionale e per le popolazioni vulnerabili, incluse le persone con disabilità, gli indigeni, i bambini rifugiati e i bambini poveri che vivono nelle zone rurali.

· Nel 2014, circa 2 bambini su 3 in tutto il mondo hanno preso parte all’istruzione pre-primaria o primaria nell’anno precedente a quello dell’ingresso ufficiale nella scuola primaria. Tuttavia, nei Paesi meno sviluppati, la proporzione era di appena 4 su 10.

· Nonostante i significativi progressi compiuti nell’ambito dell’istruzione negli ultimi 15 anni a livello mondiale, nel 2014 il tasso di frequenza netto era di 91% per la scuola primaria, 84% per la scuola secondaria inferiore e 63% per la scuola secondaria superiore. Circa 263 milioni di bambini e di giovani erano fuori dal sistema di istruzione, inclusi 61 milioni di bambini di età per la scuola primaria. In Africa subsahariana e Asia meridionale si trova oltre il 70% della popolazione globale fuori dall’istruzione primaria e secondaria.

· Anche se il numero di bambini che vanno a scuola non è mai stato così elevato, molti non acquisiscono competenze di base in lettura e matematica. Secondo recenti studi di valutazione dell’apprendimento, in 9 Paesi dell’Africa subsahariana su 24 e in 6 Paesi dell’America Latina su 15 con dati disponibili, meno della metà degli studenti ha raggiunto al termine della scuola primaria un livello di competenza minima in matematica. In 6 Paesi dell’Africa subsahariana su 24 con dati disponibili, meno della metà degli studenti ha raggiunto al termine della scuola primaria un livello di competenze minimo nella lettura.

· Secondo una recente valutazione, le questioni legate all’equità costituiscono una sfida importante nell’istruzione. In tutti i Paesi con dati disponibili, i bambini provenienti da famiglie appartenenti al 20% più ricco della società ha raggiunto al termine della scuola primaria e della scuola secondaria inferiore un livello di competenza nella lettura maggiore rispetto ai bambini provenienti da famiglie appartenenti al 20% più povero della società. Nella maggior parte dei Paesi con dati disponibili, i bambini che vivono in zone urbane hanno raggiunto punteggi più elevati nella lettura rispetto ai bambini che vivono in zone rurali.

· La mancanza di insegnanti qualificati e le cattive condizioni delle scuole in molte parti del mondo stanno mettendo in pericolo le prospettive di istruzione di qualità per tutti. In Africa subsahariana la percentuale di insegnanti qualificati nella scuola pre-primaria, primaria e secondaria è relativamente bassa (rispettivamente 44%, 74% e 55%). Inoltre la maggioranza delle scuole nella regione non ha accesso all’elettricità o all’acqua potabile.

· Sulla base dei dati relativi a 65 Paesi in via di sviluppo, la percentuale media delle scuole dotate di computer e con accesso a Internet per finalità didattiche è al di sopra del 60% sia nell’istruzione primaria che secondaria. Tuttavia, la percentuale è inferiore al 40% in oltre la metà dei Paesi subsahariani con dati disponibili.

· L’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) stanziato per le borse di studio è stato di 1 miliardo di dollari nel 2015, in calo rispetto a 1,2 miliardi di dollari nel 2014. I finanziatori principali erano Australia, Francia e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

4.1 Entro il 2030, assicurarsi che tutti i bambini e le bambine conseguano un’istruzione primaria e secondaria libera, equa e di qualità che porti a risultati di apprendimento rilevanti ed efficaci

4.2 Entro il 2030, assicurarsi che tutte le bambine e i bambini abbiano accesso a uno sviluppo della prima infanzia, alle cure necessarie e a un’istruzione pre-primaria di qualità, al fine di essere preparati per l’istruzione primaria

4.3 Entro il 2030, garantire pari accesso a tutte le donne e a tutti gli uomini all’istruzione tecnica, professionale e di terzo livello (inclusa l’università) a costi accessibili e di qualità

4.4 Entro il 2030, aumentare in misura significativa il numero di giovani e adulti che dispongano delle competenze necessarie, incluse quelle tecniche e professionali, per l’impiego, per un lavoro dignitoso e per fare impresa

4.5 Entro il 2030, eliminare le disparità di genere nell’istruzione e garantire pari accesso a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale per i soggetti vulnerabili, comprese le persone con disabilità, le popolazioni indigene e i bambini in situazioni vulnerabili

4.6 Entro il 2030, assicurarsi che tutti i giovani e una parte sostanziale di adulti, sia uomini che donne, conseguano l’alfabetizzazione e la capacità di calcolo

4.7 Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra gli altri, l’educazione allo sviluppo sostenibile e agli stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione della cultura della pace e della non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile

4.A Costruire e adeguare le strutture scolastiche in base alle esigenze dei bambini, con un’attenzione alla disabilità e alle differenze di genere e garantendo ambienti di apprendimento sicuri, non violenti, inclusivi ed efficaci per tutti

4.B Entro il 2020, aumentare a livello globale sensibilmente il numero di borse di studio a disposizione dei Paesi in via di sviluppo, in particolare dei Paesi meno sviluppati, dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e dei Paesi africani, per favorire l’iscrizione all’istruzione superiore, comprendendo programmi per la formazione professionale e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché programmi tecnici, ingegneristici e scientifici, nei Paesi sviluppati e in altri Paesi in via di sviluppo

4.C Entro il 2030, aumentare in maniera significativa l’offerta di insegnanti qualificati, anche attraverso la cooperazione internazionale per la formazione degli insegnanti nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nei Paesi meno sviluppati e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo

INDICATORI

4.1.1 Percentuale di bambini e giovani: (a) nella seconda e terza classe; (b) al termine della scuola primaria e (c) al termine della scuola secondaria inferiore con un livello di competenza minimo in (i) lettura e (ii) matematica, per sesso

4.2.1 Percentuale di bambini sotto i 5 anni di età il cui sviluppo progredisce normalmente rispetto a salute, apprendimento e salute psicosociale, per sesso 4.2.2 Tasso di partecipazione nell’apprendimento organizzato (un anno prima dell’ingresso ufficiale nella scuola primaria), per sesso

4.3.1 Tasso di partecipazione di giovani e adulti nell’istruzione e formazione formale e non formale nei 12 mesi precedenti, per sesso

4.4.1 Percentuale di giovani e adulti con competenze nell’ambito delle tecnologia dell’informazione e comunicazione (TIC), per tipo di competenza

4.5.1 Indici di parità (donna/uomo, rurale/urbano, quintile di ricchezza basso/alto e altri fattori come la disabilità, le popolazioni indigene o colpite da conflitti, sulla base dei dati disponibili) per tutti gli indicatori relativi all’istruzione presenti in questa lista che possono essere disaggregati

4.6.1 Percentuale di popolazione in una determinata fascia d’età che ha raggiunto un livello minimo fissato di competenza in (a) alfabetizzazione funzionale e (b) capacità di calcolo, per sesso

4.7.1 Misura in cui (i) l’educazione alla cittadinanza globale e (ii) l’educazione allo sviluppo sostenibile, inclusa l’uguaglianza di genere e i diritti umani, sono integrati a tutti i livelli in: (a) politiche nazionali di istruzione, (b) programmi, (c) formazione degli insegnanti e (d) valutazione degli studenti

4.A.1 Percentuale di scuole con accesso a: (a) elettricità; (b) Internet per finalità didattiche; (c) computer per finalità didattiche; (d) infrastrutture e materiali adatti per studenti con disabilità; (e) acqua potabile di base; (f) servizi igienico-sanitari distinti per sesso e (g) impianti di base per lavare le mani (come nelle definizioni dell’indicatore WASH)

4.B.1 Volume di fondi di aiuti pubblici allo sviluppo per borse di studio divisi per settore e tipo di studio

4.C.1 Percentuale di insegnanti in: (a) istruzione pre-primaria; (b) primaria; (c) secondaria inferiore e (d) secondaria superiore che hanno ricevuto almeno la minima formazione organizzata per l’insegnamento (ad esempio una formazione pedagogica) prima o durante l’insegnamento, come previsto in un determinato Paese per l’attività didattica a tutti i livelli
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SDG

3 – Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) hanno dato un contributo significativo al miglioramento della salute globale, per esempio nella lotta contro le malattie come l’AIDS, la tubercolosi e la malaria. Ad esempio, il numero di morti per malaria è sceso del 60% a partire dal 2000. Tuttavia, i risultati non sono riusciti a soddisfare le aspettative in molti settori, come la riduzione della mortalità infantile e materna.

L’esperienza degli OSM ha dimostrato che i problemi di salute devono essere visti nel contesto, non in forma isolata. Formazione e sicurezza alimentare influenzano l’efficacia dei programmi di assistenza sanitaria. L’Obiettivo 3 continua lungo le stesse linee degli MDG, ad esempio per quanto riguarda la mortalità infantile e materna, così come le malattie trasmissibili, come l’AIDS, la malaria e la tubercolosi, includendo anche disposizioni in materia di lotta contro le malattie non trasmissibili, come il diabete e la prevenzione degli incidenti stradali e abuso di droghe. Tutte le persone dovrebbero avere accesso ai servizi sanitari e ai farmaci di buona qualità. Un altro obiettivo per il 2030 è quello di garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva, compresa la pianificazione familiare, l’informazione e l’educazione.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 3 NEL 2017

Dal 2000, sono stati compiuti progressi significativi su molti fronti relativi alla salute. Tuttavia per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in materia di salute entro il 2030, occorre accelerare i progressi, in particolare nelle regioni con tassi più elevati di malattie.

Salute riproduttiva, materna, neonatale e infantile

· Nel 2015, il tasso globale di mortalità materna ha raggiunto quota 216 decessi delle madri ogni 100.000 nati vivi. Raggiungere l’obiettivo di rimanere al di sotto dei 70 decessi delle madri entro il 2030 richiede una riduzione del tasso annuale di almeno 7,5%, oltre il doppio rispetto al progresso annuale registrato tra il 2000 e il 2015. La maggior parte delle morti durante il parto può essere prevenuta. Nel 2016, il 78% dei nati vivi a livello mondiale ha tratto grande beneficio da assistenza qualificata durante il parto, rispetto al 61% nel 2000. Tuttavia, in Africa subsahariana, nel 2016 la percentuale di nati vivi era di appena 53%.

· Il tasso di mortalità infantile al di sotto dei 5 anni globalmente era di 43 morti ogni 1.000 nati vivi nel 2015. Tale tasso rappresenta una riduzione del 44% rispetto al 2000. La mortalità tra i bambini al di sotto dei 5 anni di età rimane elevata in Africa subsahariana, con un tasso di 84 morti ogni 1.000 nati vivi nel 2015.

· Il periodo di maggiore vulnerabilità dei bambini sono i primi 28 giorni di vita (periodo neonatale). Nel 2015, il tasso di mortalità neonatale era di 19 morti ogni 1.000 nati vivi, in calo rispetto ai 31 morti ogni 1.000 nati vivi del 2000. La mortalità neonatale raggiunge i tassi più elevati in Asia centrale e meridionale e in Africa subsahariana, con 29 morti ogni 1.000 nati vivi in ciascuna di queste regioni del 2015.

· La prevenzione di gravidanze indesiderate e la riduzione di maternità in età adolescenziale attraverso l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva è cruciale per le la salute e il benessere di donne, bambini e adolescenti. A livello mondiale el 2017, il 78% delle donne in età riproduttiva (dai 15 ai 49 anni) che era sposata o in una relazione ha potuto soddisfare le loro esigenze di pianificazione familiare con metodi moderni, in aumento rispetto al 75% nel 2000. Il progresso è stato sostanziale nei Paesi meno sviluppati, con un aumento del 18% tra il 2000 e il 2017.

· A livello globale, il tasso di gravidanza fra le adolescenti tra i 15 e i 19 anni è sceso del 21% tra il 2000 e il 2015. In America settentrionale e in Asia meridionale la percentuale è scesa di oltre il 50%. Tuttavia, il tasso di gravidanza in età adolescenziale rimane elevato in due terzi di tutti i Paesi, con più di 20 nascite ogni 1.000 ragazze adolescenti nel 2015.

Malattie infettive

· Sono stati compiuti progressi significativi nella lotta alle malattie infettive. Nel 2015 a livello globale, sono stati registrati 0,3 nuovi casi di HIV (virus di immunodeficienza umana) ogni 1.000 persone non infette. Tra i bambini sotto i 15 anni sono state registrate 0,08 nuove infezioni di HIV. Questo dato rappresenta un calo rispettivamente del 45% e del 71% rispetto al 2000. L’incidenza di HIV è rimasta ai livelli più elevati in Africa subsahariana, con 1,5 nuove infezioni ogni 1.000 persone non infette nel 2015.

· Nel 2015, sono stati registrati a livello mondiale 10,4 milioni di nuovi casi di tubercolosi, ovvero 142 nuovi casi ogni 100.000 persone, ovvero una riduzione del 17% rispetto al 2000. Nel 2015, il tasso di incidenza della malaria a livello globale era di 94 ogni 1.000 persone a rischio, un calo del 41% rispetto al 2000. Nel 2015, 1,6 miliardi di persone sono ricorse a un trattamento di massa o individuale e a cure per malattie tropicali trascurate, un calo del 21% rispetto al 2010 .

· Nel 2015, circa 1,34 milioni di decessi sono stati attribuiti all’epatite, inclusi 0,9 milioni di decessi causati dall’epatite B. L’epatite B può essere prevenuta attraverso i vaccini. La copertura mondiale di vaccini per tale patologia tra i bambini di 1 anno di età è aumentata dal 29% nel 2000 all’84% nel 2015.

· Un fattore di rischio significativo che favorisce la diffusione di malattie infettive e aumenta la mortalità è costituito dalla mancanza di acqua e di sistemi igienico-sanitari sicuri, un fenomeno che riguarda soprattutto l’Africa subsahariana e l’Asia centrale e meridionale. I tassi di mortalità legati alla mancanza di servizi acqua e servizi igienico-sanitari in tali regioni erano rispettivamente di 46 e 23 ogni 100.000 persone, rispetto a 12 ogni 100.000 persone a livello mondiale nel 2012.

Patologie non trasmissibili e salute mentale

· Le morti premature (prima dei 70 anni di età) causate da patologie cardiovascolari, cancro, malattie respiratorie croniche o diabete hanno raggiunto la quota totale di 13 milioni nel 2015, responsabili del 43% di tutti i decessi prematuri a livello globale. Dal 2000 al 2015, il rischio di decesso tra i 30 e i 60 anni di età a causa di una di queste quattro patologie è sceso dal 23% al 19%, non raggiungendo la percentuale fissata per raggiungere l’obiettivo di riduzione di un terzo fissata per il 2030.

· Problemi mentali come la depressione possono portare al suicidio. Nel 2015 sono stati registrati quasi 800.000 suicidi a livello mondiale, con gli uomini in percentuale doppia rispetto alle donne.

· L’utilizzo di tabacco e alcol contribuiscono a causare patologie non trasmissibili. La Convenzione quadro per il controllo del tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è stata ratificata da 180 firmatari che insieme rappresentano il 90% della popolazione globale. Tuttavia, più di 1,1 miliardi di persone, soprattutto uomini, nel 2015 hanno consumato tabacco. L’abitudine del fumo tra questa popolazione dai 15 anni in su è diminuita dal 23% nel 2007 al 21% nel 2013. Nel 2016, il consumo medio di alcool puro tra gli individui dai 15 anni in su è stato di 6,4 litri pro capite all’anno.

· L’inquinamento dell’aria in ambienti interni e esterni costituisce il rischio ambientale per la salute più importante. A livello globale, si stima che nel 2012 l’inquinamento atmosferico all’interno degli alloggi durante la preparazione dei pasti con l’impiego di combustibili non puliti o tecnologie inefficienti ha portato a 4,3 milioni di decessi, mentre l’inquinamento dell’aria in ambienti esterni causati da traffico, attività industriali, combustione di rifiuti o di carburanti per nelle aree residenziali ha portato a 3 milioni di decessi.

Altri rischi per la salute

· Nel 2013, circa 1,25 milioni di persone sono morte a causa di ferite dovute a incidenti stradali, che rappresenta la maggiore causa di morte tra gli uomini tra i 15 ei 29 anni. Globalmente, i decessi a causa di incidenti stradali sono aumentati del 13% dal 2000.

· Nel 2015 a livello globale, si stima che 108000 persone siano morte a causa di avvelenamento non intenzionale. Tale cifra rappresenta una, 5 morti ogni 100.000 persone, un calo del 33% rispetto al 2000.

Sistemi sanitari e finanziamenti

· Nel 2015, i fondi pubblici totali destinati alla ricerca medica e alla salute di base stanziati da tutti i Paesi donatori e dalle organizzazioni multilaterali hanno raggiunto la cifra di 9,7 miliardi di dollari, un aumento in termini reali del 30% rispetto al 2010. Di questa cifra totale, i Paesi membri del Comitato per l’Aiuto allo Sviluppo dell’OCSE hanno stanziato 4,3 miliardi di dollari.

· Secondo i dati disponibili tra il 2005 e 2015, in oltre il 40% di tutti i Paesi la percentuale di medici ogni 1.000 abitanti è inferiore a 1, mentre in circa la metà dei Paesi ci sono meno di 3 infermieri e ostetriche ogni 1.000 abitanti. Quasi in tutti i Paesi meno sviluppati, per ogni 1.000 abitanti c’è meno di un medico e meno di 3 infermieri e ostetriche.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI

Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI

3.1 Entro il 2030, ridurre il tasso di mortalità materna globale a meno di 70 ogni 100.000 nati vivi

3.2 Entro il 2030, evitare le morti evitabili di neonati e bambini sotto i 5 anni di età, con l’obiettivo per tutti i Paesi di ridurre la mortalità neonatale a non più di 12 ogni 1.000 nati vivi e, per i bambini al di sotto dei 5 anni, ridurre la mortalità a non più di 25 ogni 1.000 nati vivi

3.3 Entro il 2030, porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate e combattere l’epatite, le malattie legate all’uso dell’acqua e altre malattie trasmissibili

3.4 Entro il 2030, ridurre di un terzo la mortalità prematura causata da malattie non trasmissibili attraverso la prevenzione e la cura e promuovere la salute mentale e il benessere

3.5 Intensificare la prevenzione e la cura per abuso di sostanze, tra cui l’abuso di stupefacenti e il consumo nocivo di alcool

3.6 Entro il 2020, dimezzare il numero di decessi e feriti causate da incidenti stradali a livello mondiale

3.7 Entro il 2030, garantire l’accesso universale ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, compresi quelli per la pianificazione familiare, l’informazione e l’educazione, e l’integrazione della salute riproduttiva nelle strategie e nei programmi nazionali

3.8 Raggiungere una copertura sanitaria universale, compresa la protezione dai rischi finanziari, l’accesso a servizi essenziali di assistenza sanitaria di qualità e l’accesso per tutti a farmaci e vaccini essenziali sicuri, efficaci, di qualità e a prezzi accessibili

3.9 Entro il 2030, ridurre in maniera significativa il numero di decessi e malattie causati da sostanze chimiche pericolose e da inquinamento e contaminazione di aria, acqua e suolo.

3.A Rafforzare l’attuazione della Convenzione quadro per il controllo del tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità in maniera appropriata in tutti i Paesi

3.B Sostenere la ricerca e lo sviluppo di vaccini e farmaci per le malattie trasmissibili e non trasmissibili che colpiscono soprattutto i Paesi in via di sviluppo, fornire l’accesso ai farmaci e ai vaccini essenziali a prezzi accessibili, in conformità con la Dichiarazione di Doha sull’Accordo TRIPS e la salute pubblica, che sancisce il diritto dei Paesi in via di sviluppo a beneficiare pienamente delle disposizioni dell’accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale in materia di flessibilità per proteggere la salute pubblica e, in particolare, di fornire l’accesso ai farmaci per tutti

3.C Aumentare in misura significativa i finanziamenti alla sanità e le assunzioni, lo sviluppo, la formazione e il mantenimento del personale sanitario nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto nei Paesi meno sviluppati e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo

3.d Rafforzare la capacità di tutti i Paesi, in particolare i Paesi in via di sviluppo, per la segnalazione preventiva, la riduzione e la gestione dei rischi per la salute nazionale e globale

INDICATORI

3.1.1 Tasso di mortalità materna

3.1.2 Percentuale di parti con l’assistenza di personale sanitario qualificato

3.2.1 Tasso di mortalità sotto i 5 anni

3.2.2 Tasso di mortalità neonatale

3.3.1 Numero di nuove infezioni HIV ogni 1.000 persone non infette per sesso, età e gruppi chiave

3.3.2 Incidenza di tubercolosi ogni 1.000 abitanti

3.3.3 Incidenza di malaria ogni 1.000 abitanti

3.3.4 Incidenza di epatite B ogni 100.000 abitanti

3.3.5 Numero di persone che hanno richiesto interventi per contrastare malattie tropicali trascurate

3.4.1 Tasso di mortalità attribuita a patologie cardiovascolari, cancro, diabete e malattie respiratorie croniche

3.4.2 Tasso di mortalità per suicidio

3.5.1 Copertura di cure (farmacologiche, psicologiche e servizi di riabilitazione e post-cure) per abusi di sostanze

3.5.2 Abuso di alcol, definito secondo il contesto nazionale come consumo pro capite di alcol (per persone dai 15 anni in su) durante un anno calendariale sotto forma di litri di alcol puro

3.6.1 Tasso di mortalità causato da ferite da incidenti stradali

3.7.1 Percentuale di donne in età riproduttiva (tra i 15 ei 49 anni) che hanno potuto soddisfare le loro esigenze di pianificazione familiare con metodi moderni

3.7.2 Maternità fra adolescenti (tra i 10 ei 14 anni, tra i 15 e i 19 anni) ogni 1.000 donne di quella fascia d’età

3.8.1 Copertura di servizi sanitari essenziali (definiti come la copertura media di servizi essenziali sulla base di interventi di monitoraggio che includono salute riproduttiva, materna, neonatale e infantile, malattie infettive, malattie non trasmissibili, accesso e capacità dei servizi, all’interno della popolazione in generale e nelle fasce maggiormente svantaggiate)

3.8.2 Numero di persone coperte da assicurazione sanitaria o da sistema sanitario pubblico ogni 1.000 persone

3.9.1 Tasso di mortalità attribuito a inquinamento dell’aria in ambienti interni e esterni

3.9.2 Tasso di mortalità attribuito ad acqua insalubre, servizi igienico-sanitari insalubri e mancanza di igiene (esposizione ad acqua e servizi igienico-sanitari insalubri)

3.9.3 Tasso di mortalità attribuita ad avvelenamento involontario

3.A.1 Incidenza standardizzata per fascia di età di utilizzo di tabacco tra persone dai 15 anni in su

3.B.1 Percentuale della popolazione con accesso a farmaci e vaccini a prezzi accessibili su base sostenibile

3.B.2 Aiuto pubblico allo sviluppo netto totale per la ricerca medica e nei settori sanitari di base

3.C.1 Densità e distribuzione della salute dei lavoratori

3.D.1 Capacità dei Regolamenti sanitari internazionali (RSI) e preparazione alle emergenze sanitarie

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SDG
2 – Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Anche se la situazione è migliorata in numerosi paesi, molte persone soffrono ancora la fame e la malnutrizione in tutto il mondo. La denutrizione colpisce quasi 800 milioni di persone in tutto il mondo – la maggior parte dei quali donne e bambini. L’obiettivo del 2030 dell’ Agenda è quello di porre fine alla fame e tutte le forme di malnutrizione in tutto il mondo entro i prossimi 15 anni. In considerazione della rapida crescita della domanda globale di cibo, si stima che la produzione alimentare mondiale dovrà essere raddoppiata entro il 2050. Circa il 70% delle persone che sono denutrite devono direttamente o indirettamente all’agricoltura il loro sostentamento, quindi sono i piccoli agricoltori a rischio di denutrizione.

Oltre l’obiettivo di eliminare la fame, l’Obiettivo 2 mira a porre fine a tutte le forme di malnutrizione. La qualità del cibo è altrettanto importante quanto la quantità di cibo. L’Obiettivo 2 mira anche agli aspetti economici, come ad esempio a raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei piccoli agricoltori entro il 2030. Inoltre, è dotato di disposizioni in materia di agricoltura sostenibile per prevenire un aumento della produzione di cibo che possa danneggiare l’ambiente.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 2 NEL 2017

Dal 2000, gli sforzi per combattere la fame e la malnutrizione sono aumentati in maniera significativa. Tuttavia, porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e alla manutenzione per tutti richiederà sforzi continui e mirati, specialmente in Asia e in Africa. Saranno necessari maggiori investimenti in agricoltura, con stanziamenti di fondi governativi e aiuti al fine di aumentare le capacità per la produttività agricola.

· La percentuale di persone denutrite a livello mondiale è diminuita del 15% nel 2000-2002 all’11% nel 2014-2016. Circa 793 milioni di persone a livello globale sono malnutrite, in calo rispetto ai 930 milioni di persone nello stesso arco di tempo

· Nel 2016, si stima che 155 milioni di bambini sotto i 5 anni fossero affetti da rachitismo (troppo bassi per la loro età a causa di malnutrizione cronica). A livello globale, il livello di rachitismo è sceso dal 33% nel 2000 al 23% nel 2016. L’Asia meridionale e l’Africa subsahariana quell’anno hanno registrato i tre quarti di casi di rachitismo infantile.

· Nel 2016, si stima che 52 milioni di bambini sotto i 5 anni a livello mondiale soffrissero di deperimento (peso troppo basso in proporzione all’altezza, solitamente a causa di una carenza di cibo acuta e significativa e/o a causa di patologie). Il tasso di deperimento globale nel 2016 era del 7,7%, con la percentuale più alta (15,4%) in Asia meridionale. All’estremo opposto, nel 2016 41 milioni di bambini sotto i 5 anni a livello globale erano affetti da problemi di sovrappeso e obesità (6%)

· Porre fine alla fame richiede sistemi di produzione alimentare sostenibili e pratiche agricole resilienti. Un aspetto di tale sforzo è costituito dalla protezione della diversità genetica di vegetali e animali, elemento chiave per l’agricoltura e la produzione alimentare. Nel 2016, 4,7 milioni di campioni di sementi e altro materiale genetico vegetale per cibo e agricoltura è stato preservato in 602 banche genetiche in 82 paesi e 14 centri regionali e internazionali, ossia un aumento del 2% rispetto al 2014. Il materiale genetico animale è stato sottoposto a crioconservazione, tuttavia solo per il 15% delle popolazioni delle razze nazionali, secondo le informazioni trasmesse da 128 paesi. Il materiale genetico stoccato è sufficiente a ricostruire solamente il 7% delle popolazioni delle razze nazionali in caso di estinzione. A febbraio 2017 era stato stoccato il 20% delle specie locali classificate come a rischio.

· Sono necessari maggiori investimenti per aumentare la capacità di produttività agricola. Tuttavia, l’indice di orientamento agricolo globale, definito come la quota di spesa dei governi per l’agricoltura diviso la quota di prodotto interno lordo (PIL) derivante da questo settore, è sceso da 0,38 nel 2001 a 0,24 nel 2013 e a 0,21 nel 2015.

· La percentuale di aiuti stanziabili per il settore erogari per l’agricoltura da parte dei Paesi membri del Comitato di aiuto allo sviluppo dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) è sceso da quasi il 20% a metà degli anni ’80 al 7% alla fine degli anni ’90, percentuale rimasta inalterata fino al 2015. Questo calo riflette uno spostamento dagli aiuti per finanziare le infrastrutture e la produzione verso una maggiore concentrazione sui settori sociali

· Nel 2016, 21 Paesi hanno avuto prezzi nazionali alti moderatamente alti rispetto ai loro livelli storici per uno o più prodotti alimentari e cereali di base. Tredici di questi Paesi si trovavano in Africa subsahariana. La causa principale di questi prezzi elevati sono state il calo di produzione nazionale, il deprezzamento della valuta e l’insicurezza. Aumenti localizzati dei costi del carburante hanno altresì contribuito all’aumento dei prezzi.

· Sono stati fatti alcuni progressi nella prevenzione delle distorsioni nei mercati agricoli mondiali. I sussidi globali per l’esportazione agricola sono stati ridotti del 94% dal 2000 al 2014. A dicembre 2015, i membri dell’Organizzazione mondiale del commercio hanno adottato una decisione ministeriale che ha sancito l’eliminazione dei sussidi alle esportazioni per i prodotti agricoli e la limitazione di provvedimenti per l’esportazione con le medesime finalità.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI


Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI


2.1 Entro il 2030, eliminare la fame e assicurare a tutte le persone, in particolare i poveri e le persone in situazioni vulnerabili, tra cui i bambini, l’accesso a un’alimentazione sicura, nutriente e sufficiente per tutto l’anno

2.2 Entro il 2030, eliminare tutte le forme di malnutrizione e raggiungere, entro il 2025, i traguardi concordati a livello internazionale sul rachitismo e il deperimento dei bambini sotto i 5 anni di età, e soddisfare le esigenze nutrizionali di ragazze adolescenti, donne in gravidanza e in allattamento e persone anziane

2.3 Entro il 2030, raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di alimenti su piccola scala, in particolare donne, popolazioni indigene, aziende agricole a conduzione familiare, pastori e pescatori, anche attraverso l’accesso sicuro ed equo alla terra, ad altre risorse e fonti produttive, alla conoscenza, ai servizi finanziari, ai mercati e alle opportunità in grado di creare valore aggiunto e occupazione non agricola

2.4 Entro il 2030, garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili e adottare pratiche agricole resilienti in grado di aumentare la produttività e la produzione, aiutare a conservare gli ecosistemi, rafforzare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, alle condizioni meteorologiche estreme, alla siccità, alle inondazioni e altre catastrofi, e di migliorare progressivamente la qualità del terreno e del suolo

2.5 Entro il 2020, assicurare la diversità genetica di sementi, specie vegetali coltivate e animali da allevamento e domestici e le loro specie selvatiche affini, anche attraverso banche delle sementi e delle piante gestite efficacemente e diversificate a livello nazionale, regionale e internazionale, e promuovere l’accesso e la giusta ed equa distribuzione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali collegate, come concordato a livello internazionale

2.A Incrementare gli investimenti, anche attraverso una maggiore cooperazione internazionale, in infrastrutture rurali, servizi di ricerca e di divulgazione in ambito agricolo, nello sviluppo tecnologico e nelle banche genetiche di specie vegetali e animali, al fine di migliorare la capacità produttiva agricola nei paesi in via di sviluppo, in particolare nei paesi meno sviluppati

2.B Correggere e prevenire restrizioni e distorsioni commerciali nei mercati agricoli mondiali, anche attraverso l’eliminazione parallela di tutte le forme di sussidi alle esportazioni agricole e tutte le misure di esportazione con effetto equivalente, conformemente al mandato del “Doha Development Round”

2.C Adottare provvedimenti per garantire il corretto funzionamento dei mercati delle materie prime alimentari e dei loro derivati e facilitare l’accesso tempestivo alle informazioni di mercato, anche per quanto riguarda le riserve di cibo, al fine di contribuire a limitare l’estrema volatilità dei prezzi degli alimentari

INDICATORI


2.1.1 Prevalenza di denutrizione

2.1.2 Prevalenza di insicurezza alimentare moderata o acuta nella popolazione, sulla base della scala di esperienza dell’insicurezza alimentare (FIES)

2.2.1 Prevalenza di rachitismo (altezza per età, deviazione <-2 dallo standard rispetto alla mediana degli standard sulla crescita dei bambini stilati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)) tra i bambini di età inferiore ai 5 anni

2.2.2 Prevalenza di malnutrizione (peso per altezza, deviazione >+2 o <-2 dallo standard rispetto alla mediana degli standard sulla crescita dei bambini stilati dell’OMS) tra i bambini di età inferiore ai 5 anni, per tipo (deperimento e sovrappeso)

2.3.1 Volume di produzione per unità di lavoro, per dimensione di azienda attiva in agricoltura/pastorizia/silvicoltura

2.3.2 Reddito medio di piccoli produttori di alimenti, per sesso e gruppo indigeno

2.4.1 Percentuale di area agricola impiegata per produzione agricoltura sostenibile

2.5.1 Numero di risorse genetiche vegetali e animali per uso alimentare e agricolo stoccato in impianti di conservazione a medio o lungo termine

2.5.2 Percentuale di specie locali classificate come a rischio di estinzione, non a rischio o a livello di rischio sconosciuto

2.A.1 Indice di orientamento agricolo per le spese sostenute dal governo

2.A.2 Quantità totale di fondi (aiuto pubblico allo sviluppo e altri fondi pubblici) destinati al settore agricolo

2.B.1 Stima del sostegno ai produttori

2.B.2 Sussidi per l’esportazione agricola

2.C.1 Indicatore delle anomalie dei prezzi degli alimentari
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SDG
1 – Porre fine a ogni forma di povertà nel mondo

Nonostante i notevoli progressi nella lotta contro la povertà a partire dal 1990, più di 800 milioni di persone, il 70% dei quali sono donne, vivono ancora in condizioni di estrema povertà. La nuova Agenda per lo sviluppo sostenibile si pone l’obiettivo di eliminare la povertà estrema entro il 2030.

Oltre l’obiettivo di sradicare la povertà estrema, l’Obiettivo 1 riguarda un approccio globale alla povertà nel suo complesso, ma pone anche un bersaglio sulle singole realtà nazionali di povertà. I poveri sono particolarmente vulnerabili alle crisi economiche e politiche, alle problematiche di biodiversità e degli ecosistemi, delle catastrofi naturali e della violenza. Per garantire che i popoli fuggiti alla povertà non ricadano di nuovo in essa, questo obiettivo prevede anche misure per rafforzare la resilienza al sostentamento e i sistemi di sicurezza sociale.

PROGRESSO VERSO L’OBIETTIVO 1 NEL 2017

Nonostante la povertà globale sia stata dimezzata rispetto al 2000, sono necessari sforzi più intensi per incrementare i redditi, alleviare le sofferenze e costruire la resilienza degli individui che si trovano ancora in stato di povertà estrema, in particolare in Africa subsahariana. Occorre ampliare i sistemi di protezione sociale e ridurre i rischi per paesi soggetti a catastrofi, che solitamente sono anche quelli più poveri.

· Si stima che nel 2013 767 milioni di persone vivevano sotto la soglia internazionale di povertà di 1,90 dollari al giorno, rispetto a 1,7 miliardi di persone registrate nel 1999. Questa cifra riflette una riduzione del tasso di povertà globale dal 28% nel 1999 al 11% nel 2013. Il progresso più significativo è stato registrato in Asia orientale e sud-orientale, dove la percentuale è scesa dal 35% del 1999 al 3% nel 2013. Invece, in Africa subsahariana il 42% della popolazione nel 2013 continuava a vivere in condizioni di povertà estrema.

· Nel 2016, appena meno del 10% dei lavoratori nel mondo vivevano mantenendo le loro famiglie con meno di 1,90 dollari a persona al giorno, rispetto al 28% nel 2000. Nei paesi meno sviluppati, circa il 38% dei lavoratori nel 2016 viveva al di sotto della soglia di povertà.

· I sistemi di protezione sociale sono fondamentali per prevenire e ridurre la povertà e le diseguaglianze in ogni fase della vita delle persone, sotto forma di sussidi per bambini, madri con neonati, persone con disabilità, anziani e le persone povere e disoccupate. I dati provvisori mostrano che nel 2016, solo il 45% della popolazione mondiale disponeva effettivamente di un sistema di protezione sociale e la copertura variava sensibilmente tra Paesi e regioni.

· Nel 2016, il 68% della popolazione in età pensionabile riceveva una pensione. Tuttavia, la media globale cela significative differenze regionali. In Oceania, escludendo Australia e Nuova Zelanda, e in Africa subsahariana, solo il 10% e il 22% rispettivamente delle persone al di sopra dell’età pensionabile nel 2016 riceveva una pensione.

· Anche altri gruppi vulnerabili sono sprovvisti di protezioni sociali. Nel 2016, solo il 28% della popolazione affetta da disabilità gravi riceveva sussidi di disabilità, solo il 22% dei disoccupati a livello mondiale riceveva sussidi di disoccupazione e solo il 41% delle donne che avevano partorito ricevevano sussidi di maternità.

· Costruire la resilienza delle persone povere e ridurre il rischio di catastrofi costituisce una strategia di sviluppo chiave per porre fine alla povertà estrema nei paesi più vulnerabili. Attualmente le catastrofi causano perdite economiche medie tra i 250 miliardi e i 300 miliardi di dollari l’anno. A livello globale il rischio di catastrofi è molto concentrato nei Paesi a reddito basso e medio-basso. In proporzione alla dimensione delle loro economie, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo hanno subito un impatto eccessivamente pesante.

Fonte: Rapporto del Segretario Generale “Progresso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” E/2017/66

TRAGUARDI & INDICATORI


Il quadro globale per gli indicatori è stato sviluppato dal Gruppo inter-agenzie di esperti sugli indicatori per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (IAEG-SDGs) ed è stato stabilito in quanto punto di partenza pratico durante la 47° sessione della Commissione statistica delle Nazioni Unite tenutasi a marzo 2016. Il rapporto della Commissione, che includeva il quadro globale per gli indicatori è stato poi analizzato dall’ECOSOC durante la sua 70° sessione tenutasi a giugno 2016. Maggiori informazioni.

TRAGUARDI


1.1 Entro il 2030, eliminare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata tramite il numero delle persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno

1.2 Entro il 2030, ridurre di almeno della metà la percentuale di uomini, donne e bambini di ogni età che vivono in povertà in tutte le sue forme in base alle definizioni nazionali

1.3 Adottare a livello nazionale sistemi e misure di protezione sociale adeguati per tutti, includendo i livelli minimi, ed entro il 2030 raggiungere una copertura sostanziale dei poveri e dei
soggetti vulnerabili

1.4 Entro il 2030, garantire che tutti gli uomini e le donne, in particolare i poveri e i soggetti vulnerabili, godano di pari diritti rispetto alle risorse economiche, così come l’accesso ai servizi di base, la proprietà e il controllo sulla terra e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, tecnologie moderne e servizi finanziari adeguati, tra cui il microcredito

1.5 Entro il 2030, costruire la resilienza dei poveri e dei soggetti in condizioni vulnerabili e ridurre la loro esposizione e vulnerabilità ad eventi estremi legati al clima e ad altri shock e catastrofi economiche, sociali e ambientali

1.A Garantire una significativa mobilitazione di risorse da una varietà di fonti, anche attraverso una maggiore cooperazione allo sviluppo, al fine di fornire mezzi adeguati e prevedibili per i paesi in via di sviluppo, in particolare per i paesi meno sviluppati, ad attuare programmi e politiche per porre fine alla povertà in tutte le sue forme

1.B Creare solidi quadri di riferimento politici a livello nazionale, regionale e internazionale, basati su strategie di sviluppo a favore dei poveri e attenti all’uguaglianza di genere, per favorire maggiori investimenti nelle azioni di lotta alla povertà

INDICATORI


1.1.1 Percentuale di popolazione al di sotto della soglia internazionale di povertà, per sesso, età, occupazione e provenienza geografica (urbana/rurale)

1.2.1 Percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia nazionale di povertà, per sesso ed età

1.2.2 Percentuale di uomini, donne e bambini di tutte le età che vivono in stato di povertà in tutte le sue foem secondo le definizioni nazionali

1.3.1 Percentuale di popolazione coperta da sistemi di protezione sociale/di base, per sesso, distinguendo bambini, disoccupati, anziani, persone con disabilità, donne in gravidanza, neonati, vittime di infortuni sul lavoro e persone povere e vulnerabili

1.4.1 Percentuale di popolazione che vive in alloggi con accesso ai servizi di base

1.4.2 Percentuale di popolazione adulta totale con diritti garantiti di proprietà della terra, con documentazione legalmente riconosciuta e che percepisce il proprio diritto a possedere la terra come una sicurezza, per sesso e tipo di proprietà

1.5.1 Numero di morti, dispersi e persone che hanno subito danni da catastrofi su 100.000 abitanti

1.5.2 Perdite economiche direttamente derivanti da catastrofi in proporzione al Prodotto Interno Lordo (PIL)

1.5.3 Numero di Paesi con strategie nazionali e locali di riduzione del rischio

1.A.1 Percentuale di risorse stanziate dai governi direttamente per programmi di riduzione della povertà

1.A.2 Percentuale di fondi totali erogati dal governo per servizi di base (istruzione, sanità e protezione sociale)

1.B.1 Percentuale di fondi e capitale erogati regolarmente dal governo per settori che favoriscono in maniera specifica donne e gruppi poveri e vulnerabili
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