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all’iniziativa del 22 maggio Global Day of Solidarity, coordinata e alimentata da un folto gruppo di organizzazioni della società civile di tutto il mondo, convocate dalla Campagna di azione dell’SDG delle Nazioni Unite, Project Everyone, Global Call to Action Against Poverty e Action for Sustainable Development.



“Abbiamo bisogno della solidarietà globale per proteggere tutti, ovunque, e per garantire che nessuno venga lasciato indietro”, affermano gli organizzatori dell’iniziativa.
“Il COVID-19 non conosce confini. È una minaccia globale e la nostra umanità necessita di una risposta globale. Il virus sta già avendo conseguenze devastanti per le persone di tutto il mondo. I sistemi sanitari in alcuni paesi sono sopraffatti, le economie stanno scivolando verso la depressione e la violenza domestica è in aumento. Molte persone stanno già affrontando la fame e la prospettiva della povertà”, sottolineano i promotori dell’iniziativa.
“In un momento in cui un virus rischia di dividerci e polarizzarci, ci stiamo unendo, con le persone e la società civile di tutto il mondo, per dimostrare che siamo più forti insieme”, affermano gli organizzatori, che puntano molto sul coinvolgimento di città e governi locali e regionali in quanto “sono in prima linea nella lotta contro COVID-19”.

Puoi partecipare attraverso molte tipologie di azioni simboliche per mostrare solidarietà (e speranza) e condividerle con #StrongerTogether

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Un approfondimento dell’AICCRE su quanto sta avvenendo in Polonia dopo il triste primato che l’ha vista primo Paese omofobo tra quelli dell’UE. Quel che emerge è il contrasto tra una opinione pubblica tollerante ed una classe politica poco sensibile ai diritti umani. Gli enti locali reagiscono: due comuni europei interrompono i gemellaggi con due comuni polacchi. L’impegno del CCRE/CEMR e dell’AICCRE. Una battaglia di civiltà contro tutte le forme di discriminazione.



ENGLISH VERSION

Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri, diceva Nelson Mandela. Non siamo ancora liberi, purtroppo: persistono in molti Paesi d’Europa e del mondo, anche in questo periodo di pandemia, forti discriminazioni nei confronti degli orientamenti sessuali delle persone.
Discriminazioni che costituiscono “una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani che trovano, invece, specifica tutela nella nostra Costituzione e nell’ordinamento internazionale”, come ha sottolineato il 17 maggio Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia.
La lotta contro l’omofobia è soprattutto lotta di civiltà che si estende a tutte le forme di discriminazione: la legislazione europea rende illegale la discriminazione sul luogo di lavoro o nella formazione fondata sulla religione, disabilità, razza, origine etnica, età e orientamento sessuale. Tuttavia, anche nell’UE esistono incredibili storie di omofobia: sono già 86 gli enti locali che in Polonia hanno istituito le zone franche dove gli omosessuali non sono tollerati, adottando 91 provvedimenti nei quali l’omotransfobia è permessa e azioni violente contro la diversità sono tollerate.


Che succede in Polonia? Tra imbarazzo e contraddizioni

Secondo la nuova “Rainbow Europe Map”, resa nota a ridosso della Giornata mondiale contro l’omofobia da Ilga Europe (International Lesbian and Gay Association – Europe), la Polonia è il leader omofobo dei Paesi dell’Unione Europea. La Polonia appartiene a un gruppo di 6 paesi dell’UE in cui gay e lesbiche non possono sposarsi. Gli altri Paesi sono: Romania, Bulgaria, Slovacchia, Lituania e Lettonia. Non esistono restrizioni di questo tipo negli altri 22 Stati membri.

È stato evidente l’imbarazzo di molti media polacchi al non certo prestigioso primato del proprio Paese. La maggior parte di essi ha reagito con grandi enfasi ed approfondimenti sul triste primato del loro Paese. “Abbiamo ottenuto questo titolo vergognoso nella classifica europea più importante per quanto riguarda la ricerca sull’uguaglianza LGBT”, ha commentato il giornale polacco Oko.press che ha tenuto a precisare “che la ricerca dalla quale è scaturito il marchio di omofobia non riguarda l’opinione pubblica, ma la legislazione nel Paese”. “Il 79% degli omosessuali polacchi ha paura di violenze e per questo non si tengono per mano”, ha scritto Noizza.pl., denunciando che le “minacce a persone LGBT non sono prese sul serio”.

“Invece di metterci al passo con Malta, il Belgio e la Gran Bretagna, ci stiamo avvicinando sempre di più alla Russia”, Paese nel quale è “proibito promuovere l’omosessualità”, ha commentato Oko.press.

Finora la Polonia si era classificata piuttosto in alto su questo tema, ma, ci informa il giornale on-line polacco, “nel 2019 sono successi molti eventi negativi. Divieti molto frequenti sulle marce dell’uguaglianza. Divieti poi revocati dai tribunali, “il che non cambia il fatto che gli organi amministrativi – cioè i sindaci delle città, – emettendo queste decisioni hanno limitato significativamente la libertà di riunione”. Abbiamo perso il maggior numero di punti in questa categoria rispetto all’anno precedente, commenta amaramente il quotidiano. “Sono costantemente valutati molto male da noi: il diritto alla protezione della vita privata e familiare e crimini di odio e discorsi di odio. In Polonia non esistono affatto disposizioni legali, né per la protezione contro i crimini d’odio né per la protezione della vita privata”.

“Per anni al penultimo posto, abbiamo finalmente conquistato una posizione che riflette al meglio la situazione socio-giuridica delle persone non eterosessuali, ovvero l’ultima nell’Unione. Abbiamo davvero meritato questo titolo, il paese più omofobo dell’UE”, ha pubblicato amaramente in prima pagina polityka.pl.

“Realtà terrificante”, ha commentato Slava Melnyk, direttore dell’associazione Campagna contro l’omofobia, su neesweek.pl.

L’annus horribilis

Nel 2019, che molti commentatori polacchi hanno definito l’annus horribilis per i diritti civili, il divieto di marcia sull’uguaglianza è diventato una pratica costante dei sindaci, ribadisce neewsweek.pl “con piena consapevolezza che poi questi sarebbe stati annullati dai tribunali” . Li hanno vietati per motivi politici – ha commentato l’avvocato Karolina Gierdal di KPH (ong Campagna contro l’omofobia) davanti alla corte Uguaglianza a Rzeszów nello scorso marzo. La Polonia vede i voivodati (województwa) come prima suddivisione nel sistema enti locali, seguiti dai distretti (powiat) e dai comuni (gmina). I provvedimenti discriminatori sono stati presi, tra gli altri, da 4 voivodati, grandi regioni che interessano l’angolo sud-est del paese, e comprendono Lublino e Bialystok.



La maglia nera della Polonia per l’omofobia sarebbe stata ancora più nera se L’ILGA, non avesse assegnato tre punti in più alla Polonia per l’impegno di Adam Bodnar, Mediatore, che con il suo team ha promosso numerose attività in difesa degli LGBT. Tuttavia, il mandato dell’attuale mediatore Bodnar terminerà presto. “Non sappiamo cosa accadrà dopo la fine di questo mandato, chi diventerà il nuovo Mediatore e se la persona scelta dalla maggioranza attuale si impegnerà ugualmente contro la discriminazione”, scrive con preoccupazione il giornale.
Dai giornali polacchi emerge anche un altro fatto: il raggiungimento di tale risultato da parte della Polonia è la conseguenza di 30 anni di azioni volte ad impedire cambiamenti nella direzione dell’uguaglianza.
Il Sejm (la Camera dei deputati polacca) ha già respinto un totale di 10 progetti che regolano unioni omosessuali, il presidente Duda ha posto il veto alla legge sulla riconciliazione di genere, diverse volte i deputati hanno detto “no” all’ampliamento del catalogo dei crimini ispirati dall’odio. Nel dibattito presidenziale del 6 maggio, tutti i candidati alla carica suprema dello stato hanno risposto che non avrebbero firmato l’atto che avrebbe permesso alle coppie dello stesso sesso di sposarsi e garantire loro il diritto di adottare. Ci sono “questioni più importanti”, ha affermato Małgorzata Kidawa-Błońska, candidata alle elezioni presidenziali polacche del 2020, nell’anniversario della morte del transgender Milo e prima sull’anniversario della morte del 14enne Dominik di Bieżuń. Morti suicidi. La sinistra proporrà l’europarlamentare dichiaratamente omosessuale Robert Biedrón come loro leader.



Secondo molti osservatori, per il partito sovranista di maggioranza PiS (Prawo i Sprawiedlywosc), gli omosessuali sono oggi il nemico numero uno. Su questa idea il partito ha impostato la campagna elettorale per le europee di maggio: ora si prepara a fare lo stesso in vista delle elezioni, previste per l’autunno. Il ritornello usato da PisS è sempre lo stesso: “i valori progressisti occidentali non sono parte dell’identità polacca. Fra questi rientrano le comunità LGBT e le loro ideologie. Una minaccia alla storia, alla cultura, alla famiglia. Minaccia che deve essere annientata”.

Ma c’è anche chi attacca la Chiesa polacca, la quale, racconta l’attivista per i diritti delle persone LGBT Jakub Gawron al portale Wired Gawron, “attacca la nostra comunità più duramente che la politica. Marek Jędraszewski (arcivescovo cattolico polacco, ndr) ha usato per la prima volta il termine ‘piaga arcobaleno‘ che è stato immediatamente ripreso dall’ultradestra”. Gawron, insieme ad altri attivisti, ha creato una mappa interattiva di monitoraggio di tutte le Strefa wolna od lgbt, letteralmente zone libere da lgbt.

Se l’omofobia non è… un’ opinione

Tuttavia, un sondaggio condotto per Gazeta Wyborcza, svela che le unioni tra persone dello stesso sesso sono supportate da tre quarti degli abitanti delle città polacche di oltre 500.000. L’omofobia è quindi più diffusa nei piccoli centri e non è certo l’”anima” del Paese, quasi a testimonianza di una frattura tra società civile polacca e la sua classe politica.

Contro l’omofobia è scesa in campo anche la scienza: la società polacca che riunisce scienziati che si occupano di sessualità umana, ha adottato una risoluzione in cui si oppone agli attacchi contro le persone associate all’ambiente LGBT + e alle campagne che diffondono disinformazione su di loro. Ha invitato inoltre medici, esperti e attivisti a correggere la falsificazione e la calunnia.



Enti locali in prima linea contro l’omofobia

Ancora una volta, nella storia europea, gli enti locali si pongono all’avanguardia e reagiscono prima dei governi nazionali, offrendo lezioni di civiltà. Il sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, nel febbraio scorso ha appoggiato pubblicamente una dichiarazione contro ogni discriminazione omofoba e a giugno ha parlato al Gay Pride della città.

Ma c’è chi ha fatto anche di più. “Noi eletti di Saint-Jean-de-Braye – hanno scritto i consiglieri comunali in una dichiarazione votata all’unanimità – riaffermiamo che si devono applicare i diritti umani a ogni essere umano senza discriminazioni, indipendentemente dal suo orientamento sessuale e dalla sua identità di genere. Chiediamo l’applicazione senza ostacoli delle libertà individuali di tutti“. Con queste motivazioni il comune francese ha deciso di sospendere il gemellaggio con il villaggio polacco, finché la risoluzione di Tuchów non verrà revocata.

Ha fatto eco al comune francese la città tedesca di Schwerte che ha interrotto lo storico, trentennale gemellaggio con il comune polacco di Nowy Sącz. “La decisione del vostro consiglio contraddice la nostra idea europea di diversità, e quindi il requisito per la comprensione internazionale”, ha scritto il sindaco Dimitrios Axourgos a Ludomir Handzl. – “Questo è inaccettabile per me e la città di Schwerte.”

L’impegno del CCRE/CEMR: “rispettare i valori europei”

Il CCRE/CEMR si è recentemente mobilitato, attraverso una lettera aperta firmata dal Segretario generale Vallier e da Broberg, uno dei due portavoce sulla gender equality, (l’altro è la nostra Silvia Baraldi, delegata AICCRE), nella quale, tra l’altro, si esprime il sostegno per i governi locali e regionali polacchi che resistono e continuano a rispettare e promuovere i valori europei fondamentali comuni di libertà e diritti umani.La lettera puo essere sottoscritta: clicca qui

AICCRE: riprendere il tema dei diritti umani

L’AICCRE sta accentuando il suo impegno nelle sedi europee ed internazionali nelle quali opera da anni a favore dei diritti delle minoranze, come per esempio all’interno delle sessioni del Consiglio d’Europa.
In una recente videoconferenza tra il Segretario generale del CPLRE del Consiglio d’Europa Andreas Kiefer e i membri del Segretariato del Congresso, l’AICCRE, preoccupata dalle tendenze di chiusura delle frontiere di molti Paesi, Carla Rey, segretario generale dell’Associazione, ha sottolineato come la pandemia da Covid-19 abbia modificato alcuni importanti temi che vanno assolutamente ripresi, come i diritti umani.
I dati danno ragione alla dirigente dell’AICCRE: per esempio, restando nel tema dell’omofobia, il 40% degli adolescenti italiani LGBT hanno subito violenza e discriminazione durante la quarantena, secondo una ricerca effettuata dal servizio Gay help on-line.

Tuttavia, la questione dei diritti non è legata a questo o a quel tema. L’AICCRE è infatti convinta che tutte le forme di discriminazione siano da affrontare e combattere a 360 gradi. In questo caso viene in soccorso la concreta Agenda 2030 dell’ONU che da anni in Italia L’Associazione sta veicolando ai nostri associati, attraverso eventi internazionali nel nostro Paese e formazione sul territorio. Ad Agenda 2030 va riconosciuto anche il merito di richiedere l’implementazione degli Obiettivi in accordo con i trattati internazionali sui diritti umani per far sì che i programmi e le politiche di sviluppo non inaspriscano le disuguaglianze e le intolleranze.

La lotta alla discriminazione, l’impegno per l’uguaglianza a tutti i livelli, la sostenibilità per l’AICCRE sono gli strumenti indispensabili per rimodellare le società di tutto il mondo, infiacchite ed impoverite dalla pandemia da Covid-19.

Un modo per riportare l’essere umano al centro del progetto perché, come ha detto il Capo dello Stato “tutti devono essere messi nella condizione di esprimere la propria personalità e di costruire il rispetto di sé”.
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Stefano Bonaccini, Presidente del CCRE/CEMR e dell’AICCRE, ha firmato un articolo apparso il 6 maggio sul prestigioso quotidiano spagnolo “El Pais”, nel quale ribadisce, tra l’altro, l’esigenza di misure straordinarie europee per il 2021 per garantire la continuità della risposta alle sfide economiche e sociali emergenti.Inoltre, emerge la necessità di una collaborazione multilivello per affrontare l’emergenza Covid-19. Occorre inoltre promuovere a livello globale la cooperazione verticale e orizzontale tra tutti i livelli di governo, nonché il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

L’articolo in italiano

La pandemia COVID-19 è una situazione senza precedenti per tutti i cittadini e per il territorio europeo, nonché per l’Unione stessa. Ad oggi, il numero di persone infette ha raggiunto più di 3,6 milioni e più di 257.000 persone sono morte a causa della malattia. E purtroppo queste cifre continuano a crescere di settimana in settimana.

Tutte le nostre vite sono state influenzate in un modo o nell’altro. Come Presidente della Regione Emilia-Romagna e del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE), sono stato testimone degli sforzi e dei sacrifici fatti dai nostri medici, infermieri, polizia, addetti alle pulizie, funzionari e volontari per proteggere i nostri cittadini e continuare a servire le nostre comunità.

Come spesso accade durante una crisi, i comuni e le regioni sono in prima linea. Giorno dopo giorno hanno assicurato la fornitura di servizi essenziali facendo tutto il possibile per fermare la catena del contagio. E l’hanno fatto in un contesto di grande difficoltà: deficit di reddito dovuto al crollo dell’attività imprenditoriale, al rallentamento dell’economia, o alla chiusura di teatri, musei e impianti sportivi.

In Italia, le città dovranno affrontare un deficit di entrate di circa 3 miliardi di euro. E in un momento in cui ciò di cui avevamo più bisogno era la solidarietà, la risposta iniziale degli Stati europei è stata scoraggiante. In molti paesi sono riemersi sentimenti nazionalisti, che hanno imposto l’embargo sull’esportazione di alcuni prodotti medici o hanno permesso l’espressione della xenofobia.

Se vogliamo ripristinare il benessere del nostro continente, tutti i governi, nazionali e subnazionali, devono lavorare fianco a fianco per combattere questo virus, che non comprende né confini né nazionalità. La rapida mobilitazione delle risorse da parte delle istituzioni europee è stata un passo incoraggiante. Tuttavia, dobbiamo andare oltre per superare questa crisi e prepararci per la prossima.

Il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa e i suoi membri sostengono un’Europa forte e unita, basata sull’azione comune, sui valori condivisi e sulla solidarietà. Sebbene non sia stata concepita per rispondere a situazioni di emergenza, la politica di coesione europea ha più che dimostrato la sua utilità come cammino verso la solidarietà europea. La nuova Iniziativa di investimento della Commissione Europea per la risposta al Coronavirus (IIRC; CRII), che consente di utilizzare i fondi strutturali inutilizzati nel 2019 per aiutare i comuni e le regioni a far fronte alla crisi, fornisce un sostegno di cui c’è molto bisogno.

E’ vero che la nuova assistenza finanziaria non sarà sufficiente e sarà addirittura marginale rispetto ai piani di sostegno nazionali su larga scala in preparazione negli Stati membri. Pertanto, al di là della risposta all’emergenza, il CCRE esorta la Commissione a prendere in considerazione misure straordinarie per il 2021 per garantire la continuità della risposta alle sfide economiche e sociali emergenti. Più in generale, chiediamo alla Commissione europea di collaborare con noi e con gli Stati membri per includere le associazioni nazionali dei governi locali e regionali nei loro gruppi di lavoro immediati e a lungo termine sull’azione contro il coronavirus. Perché? Grazie alla nostra esperienza, alla nostra conoscenza della realtà sul campo e al nostro continuo contatto con i funzionari locali e regionali. Per tutti questi motivi, possiamo essere di grande aiuto.

In tutti i Paesi colpiti, e in particolare tra quelli più colpiti come nel caso dell’Italia, abbiamo visto che una risposta e un dialogo coordinato tra città, regioni e governi nazionali è stato fondamentale. Mentre entriamo in una nuova fase di graduale abolizione delle misure restrittive, i comuni e le regioni continueranno a svolgere un ruolo cruciale. Come ha osservato la Commissione Europea nella sua recente roadmap della strategia di uscita dal coronavirus: “L’abolizione delle misure dovrebbe iniziare dove c’è un impatto locale ed estendersi gradualmente alle misure con una copertura geografica più ampia”.

Una stretta collaborazione con i governi locali e regionali sarà essenziale per svolgere in sicurezza questo importante compito. Il calvario di covid-19 dovrebbe portarci a riflettere sulle nostre politiche e a prepararci per il futuro. La risposta immediata alla crisi non deve farci dimenticare la necessità di investire in settori orientati alla costruzione di un futuro prospero e sostenibile. Il Green Deal europeo e la strategia digitale europea sono passi nella giusta direzione e altri devono seguirli.

Questa crisi dimostra, ancora una volta, la necessità di un forte coordinamento internazionale e di territori resilienti. In quanto tale, l’Europa deve continuare a promuovere a livello globale la cooperazione verticale e orizzontale tra tutti i livelli di governo, nonché il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Si dice spesso che l’Unione europea adotti le misure necessarie in tempi di crisi. Se questo è vero, non dobbiamo rimanere passivi in questa tragedia. Dobbiamo sfruttare al massimo questo avvertimento per prepararci a un domani più sano e sicuro. Non è troppo tardi per unirsi e costruire un futuro sostenibile basato sulla solidarietà. I comuni e le regioni d’Europa sono pronti a fare la loro parte.

Stefano Bonaccini
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Il futuro strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI) porterà importanti cambiamenti all’architettura degli aiuti esterni dell’Unione europea.

La crescente importanza dei programmi geografici e l’assenza di un programma specifico e della relativa linea di bilancio a sostegno dei governi locali e regionali mineranno la loro capacità di localizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS).

I partenariati internazionali tra governi locali e regionali o la cooperazione decentralizzata sono uno strumento efficace per aumentare le capacità istituzionali e personali dei governi locali dei paesi partner per sviluppare piani e fornire servizi, affrontare sfide comuni e migliorare la qualità delle riforme del decentramento.

Questi tipi di relazioni internazionali, transnazionali, di cooperazione territoriale transfrontaliera esistono da decenni e coinvolgono  molti governi locali e regionali europei e le loro associazioni nazionali rappresentative.  AICCRE, partner di PLATFORMA, la coalizione paneuropea dei governi locali e regionali, insieme alle associazioni nazionali, europee e globali attive nel campo della cooperazione allo sviluppo, ha supportato una serie di raccomandazioni per rivendicare il ruolo dei governi locali e regionali come attori chiave dello sviluppo dell’Unione europea nel campo della cooperazione.

“Il rischio è che nella prossima programmazione 2021-2027 gli enti locali e le loro associazioni non possano contare su adeguate risorse e garanzie di eleggibilità per le azioni tematiche di cooperazione. La partecipazione dei governi locali e regionali al dialogo politico nel contesto nazionale deve essere garantita e rafforzata grazie alle risorse e al miglioramento delle capacità, in particolare delle loro associazioni nazionali rappresentative. Per garantire un coinvolgimento efficace dei governi subnazionali nel dialogo politico e tecnico con le delegazioni dell’Unione europea e i governi nazionali, l’Unione dovrebbe fornire un sostegno specifico alle associazioni nazionali rappresentative dei governi locali e regionali nei paesi partner e una modalità di finanziamento per i governi locali nell’ambito dei programmi tematici.” Lo ha detto il 23 aprile Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE , nel corso di una riunione di PLATFORMA con la Commissione europea.



The future Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument (NDICI) will bring important changes to the EU’s external aid architecture.

The growing importance of geographical programmes and the absence of a specific programme and related budget line to support local and regional governments will undermine their ability to target sustainable development objectives (SDGs).

International partnerships between local and regional governments or decentralised cooperation are an effective tool to increase the institutional and personal capacities of local governments in partner countries to develop plans and deliver services, address common challenges and improve the quality of decentralisation reforms.

These types of international, transnational, cross-border territorial cooperation relationships have existed for decades and involve many European local and regional governments and their representative national associations. AICCRE, partner of PLATFORMA, the pan-European coalition of local and regional governments, together with national, European and global associations active in the field of development cooperation, has supported a series of recommendations to claim the role of local and regional governments as key players in EU development cooperation.

“The risk is that in the next programming period 2021-2027 local authorities and their associations will not be able to count on adequate resources and guarantees of eligibility for thematic cooperation actions. The participation of local and regional governments in the political dialogue in the national context must be ensured and strengthened through resources and capacity building, in particular of their representative national associations. In order to ensure effective involvement of sub-national governments in the political and technical dialogue with EU delegations and national governments, the Union should provide specific support to national representative associations of local and regional governments in partner countries and a funding modality for local governments under thematic programmes”. This was said on 23 April by Carla Rey, Secretary General of AICCRE, during a meeting of PLATFORMA with the European Commission.
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La pandemia da COVID-19 è un problema che non conosce confini. L’Unione Europea ha recentemente presentato la sua “risposta globale” al coronavirus, che mobiliterà 20 miliardi di euro per i partners in Africa, Asia, America Latina ed Europa orientale. PLATFORMA ha espresso 11 raccomandazioni per garantire un approccio internazionale coordinato.

Mentre la pandemia è globale, le città e le regioni sono in prima linea nella crisi, gestendo lockdown, servizi sanitari e rifiuti. Pertanto, è fondamentale che i governi locali e regionali collaborino e imparino gli uni dagli altri, soprattutto attraverso la cooperazione decentralizzata.

Le 11 raccomandazioni di PLATFORMA:

    La coerenza delle risposte sarà fondamentale per garantire che le misure adottate in Europa non abbiano un impatto negativo sulle strutture sociali e sulle economie dei paesi partner.

    Il nuovo meccanismo di coordinamento “Team Europe” dovrebbe coinvolgere le associazioni rappresentative dei governi locali e regionali e delle organizzazioni della società civile.

    Qualsiasi azione internazionale dovrebbe essere coordinata con il sistema di governance locale in atto nei paesi partner, nonché con le delegazioni dell’UE.

    Il sostegno dell’UE deve essere mirato e basato sulla valutazione e sul contesto delle necessità locali e deve essere mirato al territorio in cui le conseguenze sono maggiormente avvertite: il livello locale.

    L’UE deve dedicare parte del suo sostegno finanziario alla cooperazione decentralizzata tra i comuni e le regioni dell’UE e dei paesi partner, poiché i governi locali e regionali lavorano a stretto contatto con i loro pari nella quotidianetà.

    Il sostegno al bilancio dell’UE a livello locale, i gemellaggi e l’assistenza tecnica dovrebbero aiutare a trovare soluzioni più guidate a livello locale.

    L’UE deve garantire spazio per il coordinamento e sostenere l’approccio multilivello nel suo dialogo con i paesi partner, in particolare contattando le associazioni nazionali dei governi locali e regionali.

    A più lungo termine, è necessario costruire società resilienti ed evitare le disparità territoriali con l’Agenda 2030 come spina dorsale.

    Lo sviluppo sostenibile deve includere ingenti investimenti in servizi pubblici, compresa un’assistenza sanitaria di qualità accessibile e alla portata di tutti.

    Dobbiamo sensibilizzare e raggiungere i cittadini e promuovere la solidarietà tra persone e generazioni per promuovere la cittadinanza attiva.

    È possibile adottare misure di sostegno mirate per colmare il divario digitale tra persone e territori. Ciò può includere politiche pubbliche innovative, raggiungere i cittadini attraverso le nuove tecnologie o fornire supporto di e-learning ai comuni.

Fonte: CCRE/CEMR
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Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, è stata invitata a partecipare il 9 aprile al workshop internazionale organizzato da UCLG, Metropolis e UN-Habitat sul ruolo delle Associazioni di enti locali e regionali durante l’emergenza del COVID-19. Il workshop fa parte dell’iniziativa “Live Learnig Experience: Beyond The Immediate Response to the outbreak”.

Solidarietà, coerenza, unità, sono le parole chiave che dovrebbero orientare questo periodo di emergenza”, ha esordito la dirigente dell’AICCRE.
“Le Associazioni di enti locali ovviamente non possono occuparsi, in questo periodo di emergenza, dei servizi base, ai quali provvedono altre istituzioni, dal governo, ai ministeri alle regioni”. Tuttavia, “il ruolo delle Associazioni è importante, in quanto possono raccogliere informazioni e buone pratiche per condividerle a livello nazionale ed internazionale”.

Il Segretario generale dell’AICCRE ha quindi espresso preoccupazione per quanto sta emergendo a livello europeo durante il COVID-19 e che rischia di compromettere le stesse basi sulle quali è stata fondata l’Unione europea e cioè il libero movimento di beni e persone e la sicurezza (compresa quella sanitaria) dei propri cittadini.
“La Commissione europea ha espresso linee guida, ha continuato la Rey, ma i Paesi membri hanno chiuso confini, vietando movimenti e scambi”.

Quindi, si è chiesta il Segretario generale, “come può questo atteggiamento di chiusura rapportarsi ai valori espressi dall’Agenda 2030 dell’ONU?
In che modo gli Stati membri a livello di UE possono segnalare il loro rapporto nazionale a HLPF (High Level Political Forum) dell’ONU quando la loro risposta a un’emergenza riguardante la salute pubblica è quella di chiudere i loro paesi?
Come facilitare lo scambio di dispositivi medici in transito verso i paesi che ne hanno urgente bisogno?
Perché chiudere i confini ai migranti?
Come si può ignorare il principio di solidarietà tra le persone?

Per questi motivi, “le Associazioni dei poteri territoriali devono reagire e contrastare le politiche nazionaliste contrarie ai principi di solidarietà che rappresentiamo e ribadiamo”.
Le associazioni di enti locali devono alzare la voce ed essere unite per “contrastare, tutte insieme, le decisioni nazionali contrarie all’Unione Europea e all’Agenda 2030”.

In secondo luogo, dopo l’emergenza COVID-19, “come priorità, miglioreremo le nostre attività di cooperazione internazionale per implementare in tutto il mondo i valori che gli SDGs incorporano per formare e assistere le nostre città.
Inoltre, rafforzeremo la nostra attività di sostegno dei poteri territoriali con la Commissione europea”.

La Rey ha lanciato anche una importante richiesta politica: dobbiamo essere, noi associazioni, riconosciute dalla Commissione europea per il nostro ruolo chiave perché essa ancora non lo fa nel campo della cooperazione decentralizzata”.

Concludendo il suo intervento, la dirigente dell’AICCRE ha ripreso e declinato le tre parole chiave: dobbiamo rivendicare:
la coerenza a livello di governo nazionale
la solidarietà tra i nostri membri
l’unità tra le associazioni di enti locali.

IL PROGRAMMA DEL WORKSHOP





Carla Rey, AICCRE Secretary General, was invited to participate on April 9 in the international workshop organized by UCLG, Metropolis and UN-Habitat on the role of associations of local and regional authorities during the emergency of COVID-19. The workshop is part of the “Live Learnig Experience: Beyond The Immediate Response to the outbreak” initiative.

“Solidarity, coherence, unity, should be the keywords that should guide this period of emergency”, began the AICCRE executive. “In this period of emergency, associations of local authorities obviously cannot deal with basic services, which are provided by other institutions, from the government, to the ministries to the regions”. However, “the role of the Associations is important, as they can gather information and good practices to share it nationally and internationally”. The Secretary General of AICCRE therefore expressed concern about what is emerging at European level during the COVID-19 emergency and which risks jeopardizing the same foundations on which the European Union was founded, namely the free movement of goods and people. and the safety (including health) of its citizens. “The European Commission has issued guidelines, Rey continued, but member countries have closed borders, prohibiting movements and exchanges.”
So, the Secretary General wonders, “how can this attitude of closure relate to the values ​​expressed by the UN 2030 Agenda? How can EU-level member states report their national report to the UN High Level Political Forum (HLPF) when their response to a public health emergency is to close their countries? How to facilitate the exchange of medical devices in transit to countries that need them urgently? Why close the borders to migrants? How can we ignore the principle of solidarity between people? ”
For these reasons, “the associations of territorial powers must react and contrast nationalist policies contrary to the principles of solidarity that we represent and express”.The associations of local authorities must raise their voices and be united to “counter all national decisions contrary to the European Union and the 2030 Agenda”.

Secondly, after the COVID-19 emergency, “as a priority, we will improve our international cooperation activities to implement the values ​​that SDGs incorporate to train and assist our cities around the world. In addition, we will strengthen our support for territorial powers with the European Commission “.

Carla Rey also makes an important political request: we must be associations, recognized by the European Commission for our key role because it does not recognize associations in the field of decentralized cooperation “.

Concluding his speech, Carla Rey took up and declined the three key words: we must claim:
the coherence at the national government level
solidarity among our members
unity between associations of local authorities.
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L’Associazione delle città e delle regioni per la gestione sostenibile delle risorse (ACR +) sta raccogliendo e condividendo le migliori pratiche delle città europee su come gestire i rifiuti urbani minimizzando la diffusione del coronavirus. Iniziative delle Regioni Italiane e delle Aziende di igiene urbana associate ad UTILITALIA
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La scadenza per l’invio delle domande all’invito a presentare proposte della Commissione europea “Autorità locali: partenariati per le città sostenibili” per il 2020 è stata posticipata alle ore 16:00 del 14 aprile.

L’obiettivo di questo invito a presentare proposte è promuovere lo sviluppo urbano integrato attraverso partenariati creati tra governi locali e regionali di Stati membri dell’UE e paesi partner, conformemente all’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile.

Vi informiamo tra l’altro che che UCLG-Aspac è alla ricerca di un partner nell’UE per il Progetto IRIGA (Filippine): l’obiettivo generale è quello di trasformare i 36 villaggi della città di Iriga in comunità inclusive, sicure, resistenti e sostenibili. Approfondisci.

Il sito di EuropeAid
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