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Nessun Paese si salva da solo: noi enti locali lo diciamo da sempre e lo abbiamo visto con le migrazioni, con il cambiamento climatico ed in questi ultimi mesi con la pandemia da covid-19″. Cosi Carla Rey, segretario generale dell’AICCRE a margine del webinar “Localization of SDGs and decentralized cooperation with Covid19”, organizzato il 3 giugno dall’Associazione.

“L’unica soluzione è la cooperazione allo sviluppo. La legislazione italiana non riconosce le autorità locali come soggetti alla cooperazione internazionale e lo stesso la Commissione europea, pur permettendo che gli enti locali siano soggetti attuatori della cooperazione”.

E’ cruciale invece, ha sottolineato Carla Rey “che le città del mondo possano intraprendere direttamente attività di scambio e di apprendimento reciproco. La fragilità del nostro sistema, le diseguaglianze nel mondo, le vulnerabilità sociali richiedono necessariamente l’ interdipendenza tra i governi ed i Paesi del mondo”.

Con i sindaci intervenuti al webinar dell’AICCRE, ha ha continuato la dirigente AICCRE, “abbiamo parlato delle visioni delle politiche urbane nei mesi a venire mantenendo come faro l’Agenda 2030 dell’ONU e i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Chiediamo inoltre che, “nella prossima programmazione dei fondi europei, i poteri locali possano usufruire di fondi diretti per la cooperazione, con le associazioni nazionali che rappresentano gli enti locali pronte a seguirli in questo processo di accompagnamento. Occorre convogliare in questo senso le energie affinché i poteri territoriali possano far sentire la loro voce univoca in questa fase di programmazione dei fondi europei”, ha concluso la Rey.



“No country saves itself: we local authorities have always said so and we have seen it with migration, climate change and in recent months with the covid-19″ pandemic. So Carla Rey, Secretary General of AICCRE at the webinar “Localization of SDGs and decentralized cooperation with Covid19”, organized on June 3 by the Association.

“The only solution is development cooperation. The Italian legislation does not recognise local authorities as subjects of international cooperation and the European Commission itself”.

It is crucial, Carla Rey stressed, “that cities of the world can directly undertake exchange and mutual learning activities. The fragility of our system, inequalities in the world, social vulnerabilities necessarily require interdependence between governments and countries of the world”.

With the mayors who attended the AICCRE webinar, continued the AICCRE leader, “we talked about the visions of urban policies in the coming months while maintaining as a flagship the UN Agenda 2030 and its 17 sustainable development objectives”.

We also ask that, “in the next programming of European funds, local authorities can benefit from direct funds for cooperation, with national associations representing local authorities ready to follow them in this accompanying process. Energy must be channelled in this direction so that local authorities can make their voice heard at this stage of the programming of European funds”, concluded Ms Rey.
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Il mondo delle autonomie locali, a causa della pandemia Covid-19, ha preso maggiore consapevolezza del proprio ruolo, avendo dovuto le città e le regioni affrontare sul campo, e molto spesso senza aiuti, una emergenza improvvisa, costringendoli così a fornire risposte immediate alla cittadinanza, in un mondo oltretutto che si è scoperto vulnerabile. La pandemia ha fatto emergere molte contraddizioni sociali alle quali hanno dovuto mettere una pezza proprio i terrori. Se l’Italia sta superando la crisi pandemica lo dobbiamo innanzitutto all’impegno degli enti locali, ha sottolineato qualche giorno fa il Presidente AICCRE e CCRE/CEMR Stefano Bonaccini. Attenuata l’emergenza, ora trovano spazio le riflessioni dei rappresentanti degli enti locali per delineare il mondo che verrà. Come è stata affrontata la pandemia dagli enti locali e regionali? Cosa ci ha insegnato la pandemia? Quali cambiamenti strategici suggerisce per il futuro?

Frasi e concetti ricorrenti hanno attraversato il webinar dell’AICCRE, segno non solo di assoluta concordanza di idee e prospettive ma anche e soprattutto marcatori di una strategia univoca del mondo delle autonomie locali, che mai come in questo periodo appare compatta e con le idee chiare.



Nessuno si salva da solo, e quindi occorre accentuare la cooperazione internazionale tra i territori, ma, reclamano gli enti locali, le legislazioni nazionali ed europee dovrebbero riconoscerne il ruolo come soggetti attivi e non solo come attuatori. Agenda 2030 è la bussola, in quanto fornisce risposte su tutti i temi e lo fa con quella globalità che oggi più che mai è indispensabile, in un mondo sempre più interconnesso ed attraversato dagli stessi problemi, quali, per esempio, povertà, salute pubblica, climate change, sostenibilità, pari opportunità etc.

La necessità di un dialogo multilivello che coinvolga territori, governi, Unione Europea ed organizzazioni mondiali come l’ONU e ripensare a nuovi modelli di governance.

L’opportunità che offre la crisi della pandemia per nuovi modelli di crescita sostenibile. Tutti temi affrontati e ribaditi nel corso del webinar.

E’ cruciale, ha sottolineato in apertura Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, “che le città del mondo possano intraprendere direttamente attività di scambio e di apprendimento reciproco. La fragilità del nostro sistema, le diseguaglianze nel mondo, le vulnerabilità sociali richiedono necessariamente l’ interdipendenza tra i governi ed i Paesi del mondo”. All’AICCRE va riconosciuto il grande merito di aver puntato da anni sulla sensibilizzazione di Agenda2030 presso i nostri enti locali, con corsi di formazione sul territorio e convegni internazionali svoltisi in Italia.

“Le priorità dei territori sono cambiate alla luce della pandemia da Covid-19, ma guai a toccare quello che indica l’Agenda 2030 dell’ONU e cioè la sostenibilità. Se, infatti, non investiamo nella crescita sostenibile in tutto il mondo, rischiamo di giocarci il nostro bene più prezioso: il Pianeta Terra”, ha affermato Stefano Bonaccini, che sul dialogo multilivello ha portato l’esempio della sua Regione, l’Emilia Romagna dove “abbiamo creato una cabina di regia per condividere le decisioni non solo con il Governo, ma con i presidenti di Provincia ed i sindaci dei capoluoghi. Insomma, da soli non se ne esce e su questo tema insisteremo come AICCRE, CEMR ed UCLG. La pandemia, ricordiamolo, ha colpito tutti i Paesi del mondo, non facendo distinzioni di razza o economiche”.

Emilia Saiz, Segretario generale dell’UCLG, ha sottolineato il ruolo “d’avanguardia delle autonomie locali per quanto riguarda le individuazione delle priorità”. Essenziale è stata l’attività delle reti internazionali dei poteri territoriali “che hanno creato spazi sia per lo scambio di esperienze che soprattutto di apprendimento”. Per la dirigente dell’UCLG “locale e globale vanno di pari passo ed anche per questo è importante l’Agenda 2030 che contempla entrambe le dimensioni”.

Frederic Vallier, Segretario generale del CCRE/CEMR, ha rimarcato come la pandemia è stata meglio affrontata non nei paesi centralizzati, ma in quelli dove gli enti locali recitano un ruolo politico importante. Il CCRE/CEMR sta lavorando con la Commissione europea per aiutare gli enti locali nella crisi economica che stanno attraversando e affinché i piani di rilancio prevedano modelli di sviluppo sostenibile e rispondano ai bisogni dei territori.



Una esperienza concreta e sicuramente paradigmatica è stata esposta da Pilar Diaz, Vice Consigliere per le relazioni internazionali del Consiglio provinciale di Barcellona, Sindaco di Esplugues de Llobregat e Rappresentante dell’Osservatorio per la Cooperazione decentrata. “La Provincia di Barcellona destina il 7% del budget alla cooperazione decentralizzata. Con Montevideo abbiamo creato un Osservatorio sulla cooperazione con la priorità di analizzare e rafforzare quindi i processi di decentralizzazione per seguire gli sviluppi di Agenda 2030”. L’Alleanza Europa-America latina ha il chiaro scopo di uno “sviluppo ulteriore” che riduca, tra l’ altro, le disparità sociali, tecnologiche e agisca contro il climate change”.

Il webinar ha fatto emergere, nel corso della sessione dedicata alle esperienze dei sindaci durante l’emergenza covid-19, alcune costanti, e cioè la capacità da parte dei territori di fornire risposte anche quando quelle dei governi arrivano in ritardo. La spinta dal basso e “naturale” a cooperare con altri comuni anche quando non vi è una regia di alto livello. Per esempio, Pietro Puccio, sindaco di capaci e portavoce CCRE/CEMR sui migranti, ha denunciato il ritardo delle Regione Sicilia e del Governo, ma ha sottolineato come questo vuoto sia stato colmato da “una straordinaria solidarietà sia tra i cittadini che tra comuni siciliani e non solo”. Così come Andreas Wolter, sindaco di Colonia, ha rimarcato la collaborazione durante la pandemia con le città gemellate e con il comune di Bergamo. Colonia sì è spinta anche fuori dai confini europei, fornendo aiuti alimentari e sanitari al Perù. “con le reti di enti locali peruviane abbiamo organizzato aiuti agli abitanti dell’Amazzonia”.



Un altro tema sul quale hanno concordato tutti è stato sollevato da Puccio, che ha messo in rilievo nel suo intervento “l’abbandono politico e pratico dei migranti, causato dalle leggi sulla sicurezza” e la coniugazione tra città inclusive e sicurezza. Più c’è accoglienza meno esistono tensioni sociali. La pandemia, oltretutto, ha fatto emergere in evidenza la fragilità del nostro sistema e con questo si spiega la difficoltà a raggiungere gli obiettivi di Agenda 2030. Basti pensare che nel sud dell’Italia il 50% delle famiglie non possiede un PC e le reti sono insufficienti. Questa clamorosa carenza ha influenzato ed influisce in negativo, in questo periodo di lezioni a distanza, lo stesso diritto allo studio (ob. 4).

Le emergenze sono purtroppo cicliche ed occorre ripensare ai nostri territori. Dalla crisi pandemica sono emerse in maniera evidente le diseguaglianze, ha ribadito Massimo Seri, Sindaco di Fano. L’AICCRE deve continuare a sensibilizzare gli enti locali su Agenda2030, che deve essere il perno delle nostre politiche. “Tutte le grandi strategie, se non trovano il coinvolgimento pratico ed attivo degli enti territoriali, non raggiungono i loro obiettivi”. La crisi della pandemia può essere una grande opportunità per “sperimentare nuovi percorsi grazie anche ad una alleanza tra i territori”.

Sulla maggiore importanza dopo la pandemia che ha assunto l’obiettivo 11 di Agenda 2030 (città e comunità sostenibili) si è soffermata Annalisa Palozzo, vicesindaco del comune di Ceppagatti e portavoce CCRE/CEMR sulle politiche giovanili. “soprattutto i ragazzi hanno bisogno di spazi naturali condivisi e in sicurezza”.

La terza sessione dei lavori (Quali cambiamenti strategici nelle politiche locali devono essere attuate velocemente per non perdere l’obiettivo dell’Agenda 2030 e degli SDGs?) è stata aperta da Ilaria Bugetti, consigliere regionale della Toscana e portavoce CCRE/CEMR sullo sviluppo territoriale. La Bugetti ha messo in rilievo le difficoltà finanziare degli enti territoriali e della popolazione. Prioritari dopo la pandemia gli SDGs legati alla lotta contro la povertà e per un lavoro dignitoso (obb 1 e 8), alla salute pubblica (ob 3) e alla salute climatica (ob13).



“L’urgenza covid-19 non sia la scusa per non seguire le tematiche importanti come il clima”, ha ammonito Belinda Gottardi, Sindaco di Castel Maggiore e portavoce CCRE/CEMR sul clima. “La sfida futura sarà quella di coniugare emergenza sanitaria con quella climatica. Il Piano di ripresa si deve focalizzare sull’aspetto “Green” dello sviluppo sostenibile e mantenere le tempistiche per la decarbonizzazione. Per puntare allo sviluppo ed alla mobilità sostenibili occorreranno finanziamenti a città e regioni. Sia il Piano di rinascita che il QFP devono entrambi sostenere le sfide dei territori”.

Su Agenda 2030 ed in particolare sull’ob 5 si è soffermata anche Silvia Baraldi, consigliera comunale di Legnago e portavoce CCRE/CEMR per la gender equality. La pandemia ha messo in evidenza la fragilità di alcune categorie, come donne, ragazze e bambini. La Baraldi ha fornito un dato drammatico: nel mondo 740 milioni di donne lavorano nella cosiddetta “economia informale”. A livello locale c’è molto ancora da fare per sostenere le famiglie e garantire dignità alla sovraesposta figura femminile. L’hastag #iorestoacasa non deve diventare una condizione permanente del mondo femminile. La portavoce del CEMR ha anche denunciato episodi di omofobia avvenuti nel suo territorio e di violenza alle donne che “non devono diventare problemi di serie B”.

Accendere un faro sull’ “economia informale”, che nei Paesi in via di sviluppo è un fenomeno assai diffuso, è stato l’auspicio anche di Mohamed Sefiani, Sindaco di Chefchaouen, Marocco: queste persone hanno diritto ad assicurazioni sulle malattie e a sussidi di disoccupazione. Le città intermedie hanno un ruolo fondamentale nella cooperazione e nell’attuazione di Agenda 2030 che, anche secondo il sindaco marocchino, è fondamentale per la cooperazione internazionale tra enti locali, per condividere e preparare progetti che rispondano alla mobilità sostenibile.

Da sottolineare anche che tutti i sindaci intervenuti hanno espresso la necessità di fondi europei diretti per i territori, senza intermediazioni, al fine di utilizzarli in breve tempo e più efficacemente. L’ultima sessione, introdotta da Amandine Sabourin, Platforma Policy Officer, ha visto la partecipazione di Anna Lixi, Team Leader, DEVCO C5 – Città, autorità locali, digitalizzazione, infrastrutture e di Diana Lopez Camarazana, Specialista in partenariato, Urbanizzazione, UNDP.

” Le città sono in prima linea ed hanno ruolo chiave per la sostenibilità, ha detto la Sabourin. “Stiamo lavorando con la DG global della Commissione europea affinché sia alimentato il dialogo tra enti locali di tutto il mondo. L’idea è quella di rafforzare la cooperazione e la capacity building . Vi sono strumenti garantiti fino al 2027”.

Altri segnali positivi per il ruolo degli enti locali arriva dall’ONU. Diana Lopez ha informato che a breve sarà pubblicata una raccomandazione del Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres sul tema specifico dell’impatto del covid-19 sulle città. Un importante segnale politico per i territori. Oltretutto, UNDP e Un-Habitat stanno lavorando ad un network per una analisi delle politiche urbane e sulle strategie di sviluppo territoriale.

Anna Lixi
ha fatto un excursus sui finanziamenti della Commissione europea a favore della cooperazione tra l’UE ed i Paesi Terzi, mettendo sul piatto 15,6 bilioni di euro. Questa cifra si spiega con gli accorpamenti e ridefinizioni di precedenti linee di finanziamento.

Pur ringraziando la Commissione europea per il suo impegno a favore della cooperazione internazionale, Carla Rey, alla fine dei lavori, ha ribadito: La volontà da parte dei poteri territoriali di divenire soggetti attivi della cooperazione e non semplici attuatori; che nella prossima programmazione dei fondi europei, i poteri locali possano usufruire di fondi diretti per la cooperazione, con le associazioni nazionali che rappresentano gli enti locali pronte a seguirli in questo processo di accompagnamento.


ENGLISH VERSION




SPEECHES IN BRIEF




#Aiccre4cooperation


GLI INTERVENTI INTEGRALI IN ITALIANO E INGLESE


STEFANO BONACCINI

CARLA REY

EMILIA SAIZ

FREDERIC VALLIER

PILAR DIAZ

PIETRO PUCCIO

ANDREAS WOLTER

MASSIMO SERI

ANNALISA PALOZZO

ILARIA BUGETTI

BELINDA GOTTARDI

SILVIA BARALDI

MOHAMED SEFIANI

AMANDINE SABOURIN

DIANA LOPEZ

ANNA LIXI
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A VeniceCitySolutions 2030 edizione 2019, il fulcro della Conferenza verteva sulla ricostruzione della fiducia tra i cittadini e i loro rappresentanti. Credo che questo tema sia oggi ancora ancora più importante.

La Commissione Edelman, nel mezzo della pandemia, ha realizzato un sondaggio sulla fiducia verso le istituzioni durante il Covid, ed è molto interessante constatare che, per la prima volta da cinque anni a questa parte, la fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni è aumentata, soprattutto nei confronti del governo locale o regionale. Quest’ultimo, che è quello che si vuole porre all’avanguardia per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, e che è quello dell’impegno e della passione nel contrastare la pandemia e al contempo unire tutti i cittadini verso il raggiungimento degli SDGs, ha visto quindi ripagati i suoi sforzi.

Noi come Campagna vogliamo cogliere le opportunità che la pandemia sta creando. So che le Nazioni Unite stanno parlando di ricostruire meglio e noi con i nostri partner stiamo spingendo la narrativa verso una sorta di ri-immaginare una nuova società, così come auspicano i cittadini, che non vogliono tornare indietro. Quindi stiamo parlando con i nostri partner e siamo molto attenti nel lavorare per le popolazioni del pianeta. Vediamo grandi opportunità che ci possono aiutare a utilizzare questa crisi così difficile, e a volte devastante, come un fattore che ci può aiutare a migliorare la situazione.

Gli SDGs sono nati come impegno politico e i governi locali sono molto attenti a queste priorità. Era difficile coinvolgere i cittadini attorno a questi obiettivi ma credo che la pandemia ha fatto emergere con evidenza l’importanza di una vita salutare, dell’accesso all’istruzione e di tutta una serie di altri fattori, come le politiche ambientali. Nell’insieme sono diventati qualcosa di molto importante per tutti i cittadini che adesso chiedono ai governi locali e nazionali di raggiungere gli SDGs.

Abbiamo anche dei nuovi stakeholder che supportano il raggiungimento di questi obiettivi e sono lieta che a questo evento dell’AICCRE partecipino leader di diverso livello perché crediamo che il cambiamento trasformativo sia possibile. In passato, anche coi governi o coi leader che sostenevano gli obiettivi di Agenda 2030, a volte avevano dei timori che fosse difficile cambiare il “business model” o il funzionamento dell’economia. Adesso che siamo fermi con così tante risorse, c’è molto spazio per riprogettare e reinventare la nostra società.

Noi crediamo che il cambiamento sia possibile; molti governi locali e regionali stanno sfruttando questa occasione per ridisegnare una società che sia giusta, inclusiva e sostenibile.

Il terzo è l’“effetto farfalla”. Abbiamo sempre creduto, come Campagna, nel ruolo degli individui: tutti possono essere agenti del cambiamento. Credo che il Covid-19 abbia reso le azioni individuali ancora più evidenti e tangibili. Siamo di fronte ad una pandemia che colpisce tutti. Abbiamo visto che l’unica strategia che sta dando risultati consiste nell’azione individuale, e voi governi locali siete quelli più vicini ai cittadini. Dobbiamo continuare a coinvolgere le persone in modo che le vostre politiche innovative possano andare di pari passi con un cambiamento graduale nel comportamento delle persone.

Quarto ed ultimo punto. Il tema del movimento della solidarietà globale che sta chiedendo più cooperazione tra le istituzioni multilaterali. Il Covid-19 ha reso evidente che è fondamentale una reazione coordinata alle difficoltà globali. Abbiamo imparato col cambiamento climatico e ora con la pandemia che il virus non conosce frontiere. C’è necessità di Istituzioni forti a tutti i livelli per individuare, analizzare e trovare soluzioni comuni.

Riteniamo di essere ad un punto di svolta. Lavoriamo con molti partner e con molti governi locali per promuovere una mobilitazione globale che venga poi realizzata a partire da settembre per accompagnare la prima Assemblea generale virtuale. Appoggeremo la Action Zone sugli SDGs e speriamo davvero che tutti possano partecipare ed assumere la leadership diventando agenti del cambiamento.



At VeniceCitySolutions 2030 edition 2019, the focus of the Conference was on rebuilding trust between citizens and their representatives. I believe that this theme is even more important today.br>
The Edelman Commission, in the midst of the pandemic, carried out a survey on confidence in institutions during Covid, and it is very interesting to note that, for the first time in five years, the confidence of citizens in institutions has increased, especially in local or regional government. The latter, which is what is intended to be at the forefront of achieving the objectives of Agenda 2030, and which is that of commitment and passion in combating the pandemic and at the same time uniting all citizens towards achieving the SDGs, has thus seen its efforts paid off.

We as the Campaign want to seize the opportunities that the pandemic is creating. I know that the United Nations is talking about rebuilding better and we with our partners are pushing the narrative towards a kind of reimagining a new society, just as the citizens want, who do not want to go back. So we are talking to our partners and we are very careful in working for the people of the planet. We see great opportunities that can help us to use this crisis so difficult, and sometimes devastating, as a factor that can help us to improve the situation.

SDGs were born as a political commitment and local governments are very attentive to these priorities. It was difficult to involve citizens around these goals, but I believe that the pandemic has highlighted the importance of a healthy life, access to education and a whole range of other factors, such as environmental policies. All in all, they have become something very important for all citizens who are now asking local and national governments to reach the SDGs.

We also have new stakeholders supporting the achievement of these goals and I am pleased that different level leaders are participating in this AICCRE event because we believe that transformative change is possible. In the past, even with governments or leaders who supported the Agenda 2030 goals, there have sometimes been fears that it would be difficult to change the business model or the way the economy works. Now that we are stuck with so many resources, there is plenty of room to redesign and reinvent our society.

We believe that change is possible; many local and regional governments are using this opportunity to redesign a society that is fair, inclusive and sustainable.

The third is the “butterfly effect”. We have always believed, as a Campaign, in the role of individuals: everyone can be agents of change. I believe that Covid-19 has made individual actions even more evident and tangible. We are facing a pandemic that affects everyone. We have seen that the only strategy that is delivering results is individual action, and you local governments are the closest to the citizens. We must continue to involve people so that your innovative policies can go hand in hand with a gradual change in people’s behaviour.

Fourth and last point. The global solidarity movement is calling for more cooperation between multilateral institutions. Covid-19 has made it clear that a coordinated response to global difficulties is essential. We have learned with climate change and now with the pandemic that the virus knows no borders. There is a need for strong institutions at all levels to identify, analyse and find common solutions.

We believe that we are at a turning point. We are working with many partners and many local governments to promote a global mobilisation to accompany the first virtual General Assembly from September onwards. We will support the Action Zone on SDGs and we really hope that everyone can participate and assume leadership by becoming agents of change.
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Abbiamo gestito conflitti in Africa da oramai 28 anni a questa parte. La nostra previsione è che il terreno dei conflitti si sposterà verso le aree urbane, grazie anche ad una rapida crescita della popolazione che confluisce nelle grandi città e che esercita una pressione forte sull’occupazione, sulle infrastrutture, sull’accesso alle risorse idriche e igieniche.

Questa è la nostra prospettiva per i paesi in via di sviluppo, particolarmente per l’Africa. Il focolaio del Covid-19 potrebbe svilupparsi anche in altri paesi, già sviluppati, perché abbiamo visto che la pandemia ha velocizzato una serie di crisi: sanitaria, economica e ora abbiamo registrato conflitti in 55 paesi africani dall’inizio del lockdown ed in Sud Africa intorno alla prima settimana di marzo. Riteniamo che sia la crisi sanitaria che quella economica precipiteranno in una crisi di sicurezza che, a sua volta, scatenerà una crisi umanitaria.

Quindi, temiamo di vedere una convergenza di alcune queste crisi che creeranno un quadro particolarmente complesso da affrontare. Non riteniamo che solamente il mondo in via di sviluppo affronterà questa situazione, lo abbiamo visto negli Stati Uniti e anche in molte altre regioni del mondo: ci sono elementi di vulnerabilità che porteranno a una destabilizzazione della sicurezza della salute ovunque nel mondo.

Secondo punto; per risolvere questi conflitti dobbiamo concentrarci sulle cause per poterli affrontare debitamente. Gli SDGs, come sappiamo, sono stati concepiti per affrontare le cause ultime di queste sperequazioni. Il Covid-19 ha messo nuovamente tutti i livelli istituzionali (Stato centrale, regionale o locale) ancora una volta al centro dello sviluppo, non solo quindi più il settore privato.

Lo Stato adesso non è più solo un facilitatore, un creatore di un ambiente favorevole allo sviluppo, ma anche un motore, un importante attore per i progressi della società civile.

Le città sono quel livello di governo che eroga i servizi ai cittadini e, in quanto tale, deve fungere da ponte in questo accordo sociale per far sì che il pubblico e il privato lavorino insieme per affrontare le cause ultime delle disuguaglianze, della povertà e questo mi porta al mio ultimo punto ossia che le città cresceranno fino a diventare il livello più importante di governo e di controllo.

Le autorità municipali dovranno concentrarsi su quanto è più importante per i propri cittadini e perseguire con vigore i propri interessi locali. In un mondo interconnesso ma sempre più polarizzato da nazionalisti con interessi ristretti, è importante creare un sistema di valori condivisi da tutelare, ossia la coniugazione tra responsabilità globale e interessi locali.

Dobbiamo pensare a come rafforzare il multilateralismo in un contesto di globalizzazione. Non dobbiamo dimenticare che la globalizzazione è iniziata e temo che non finirà mai.

Certo, adesso si parla di localizzazione, ma credo che abbiamo tutti un imperativo e il Covid-19 ci ha mostrato che i problemi e le difficoltà del futuro saranno globali e pertanto nel perseguire i nostri interessi nazionali o locali (e giustamente lo facciamo), lo dobbiamo fare con un senso di responsabilità globale.
*Executive Director of the African Centre for the Constructive Resolution of Disputes (ACCORD)



We have managed conflicts in Africa for 28 years now. Our prediction is that the terrain of conflict will shift to urban areas, thanks in part to rapid population growth flowing into large cities and exerting strong pressure on employment, infrastructure and access to water and sanitation.

This is our perspective for developing countries, particularly Africa. The Covid-19 outbreak could also develop in other, already developed countries, because we have seen that the pandemic has speeded up a series of crises: health, economic and now we have seen conflicts in 55 African countries since the beginning of the lockdown and in South Africa around the first week of March. We believe that both the health crisis and the economic crisis will plunge into a security crisis which, in turn, will trigger a humanitarian crisis.

Therefore, we fear that we will see a convergence of some of these crises that will create a particularly complex picture to deal with. We do not believe that only the developing world will face this situation, we have seen it in the United States and also in many other regions of the world: there are elements of vulnerability that will lead to a destabilisation of health security everywhere in the world.

Secondly, to resolve these conflicts we need to focus on the causes so that we can address them properly. The SDGs, as we know, are designed to address the root causes of these inequalities. Covid-19 has once again put all institutional levels (central, regional or local state) at the centre of development, not just the private sector.

The state is now no longer just a facilitator, a creator of a favourable environment for development, but also a driving force, an important actor for the progress of civil society.

Cities are the level of government that provides services to citizens and, as such, it must act as a bridge in this social agreement to ensure that the public and the private sector work together to tackle the root causes of inequality, poverty and this brings me to my final point, which is that cities will grow to become the most important level of government and control.

Municipal authorities will have to focus on what is most important to their citizens and vigorously pursue their local interests. In a world that is interconnected but increasingly polarised by nationalists with narrow interests, it is important to create a system of shared values that must be protected, i.e. the combination of global responsibility and local interests.

We need to think about how to strengthen multilateralism in a context of globalisation. We must not forget that globalisation has begun and I fear that it will never end.

Of course, we are now talking about localisation, but I believe that we all have an imperative and Covid-19 has shown us that the problems and difficulties of the future will be global and therefore, in pursuing our national or local interests (and rightly so), we must do so with a sense of global responsibility.

*Executive Director of the African Centre for the Constructive Resolution of Disputes (ACCORD)
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Quale miglior momento per parlare di cittadinanza, dei diritti dei cittadini e della cittadinanza mondiale in coincidenza dei 231 anni dalla Dichiarazione della Rivoluzione francese della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e da quando è stato affermato che la ragione e le relazioni umane devono essere alla base del viver civile.

231 anni dopo, alla luce di questa pandemia che sta colpendo il mondo, dobbiamo riflettere sulla società che vogliamo costruire. Cominciamo a ricostruire il senso della cittadinanza quale riconoscenza e pieno esercizio dei diritti fondamentali, che dobbiamo mettere in evidenza.La scrittrice spagnola Almudena Grandes afferma che i nostri avi ci hanno insegnato che i diritti non difesi si perdono. Oggi possiamo ratificare con la road map dell’Agenda 2030 che le Regioni e i cittadini vogliono che tutto ciò possa essere portato a termine. In alcune zone del mondo si dice: “resta a casa!”, ma senza servizi fondamentali e senza un salario minimo. In questo momento i contagi sono più forti nei paesi in via di sviluppo perché la gente va alla ricerca di un lavoro. L’obiettivo fame-zero è un’utopia. Diritti classici ma fondamentali ai quali dobbiamo aggiungere nuovi diritti, quelli digitali compresi, ma in continenti come America o Africa sono una grande sfida per tutti.

Per questa nuova lotta per i diritti, abbiamo tre possibilità: l’Agenda 2030, i 17 obiettivi che devono essere raggiunti nel corso di questa decade. Nel post-Covid, dobbiamo sviluppare e pensare di più agli acceleratori di cui ci parla l’ONU per raggiungere questi obiettivi, per non permettere che nessuno rimanga indietro e affincè questi problemi strutturali della pandemia non colpiscano i più sfavoriti o i gruppi più deboli. Abbiamo la seconda road map, il cambiamento climatico, gli accordi di Parigi e il ruolo che abbiamo dato alla natura che ci ha dimostrato che il cambiamento climatico è qui, e pertanto è necessario agire.

La terza via è l’Agenda Urbana che dal Foro delle Regioni abbiamo battezzato come Agenda Urbana e dei diritti al territorio. La pandemia ci porta a ridefinire l’urbanizzazione e la visione del territorio urbano. Adesso bisogna decidere con chi farlo, dobbiamo dire categoricamente che qualche cosa deve essere accantonata e costruire qualcosa di nuovo.

La crisi degli Stati-nazione è evidente come è evidente che c’è molto da fare; pertanto ci sono livelli sub-nazionali, Municipi e Regioni, che si sono trovati in prima fila di fronte alla pandemia, e vorrei esprimere riconoscenza a tutti i lavoratori dei sistemi di salute pubblica del mondo per il lavoro svolto. Questa situazione, in mezzo a questa pandemia, fa nascere problemi di razzismo e con limitazione di risorse per i livelli sopra-regionali. Cosa proponiamo?

Dobbiamo decentrare con maggiore profondità, con maggior risorse per superare le ineguaglianze territoriali, dobbiamo costruire dal locale migliori sistemi di partecipazione cittadina, di pianificazione, di revisione dei conti come è stato recentemente detto dall’ex Presidente dell’Ecuador Maria Fernandez Espinosa: lavorare a tutti i livelli del governo, la governance multilivello.

Infine, come diceva il nostro Presidente, Mohamed Boudra, tutto questo assume un nuovo impatto sociale che potrà implicare un nuovo patto territoriale e come dice il nostro Segretario generale delle Nazioni Unite, la solidarietà quale guida comportamentale e la lotta permanente per la pace oggi più che mai colpita dalla disperazione dei popoli.



What better time to talk about citizenship, citizens’ rights and world citizenship to coincide with the 231 years since the French Revolution’s Declaration of Human Rights and since it was stated that reason and human relations must be the basis of civilised living.
231 years later, in the light of this pandemic that is affecting the world, we must reflect on the society we want to build. The Spanish writer Almudena Grandes says that our ancestors taught us that undefended rights are lost. Today we can ratify with the road map of Agenda 2030 that the regions and citizens want this to be completed. In some parts of the world they say: “stay at home!” but without basic services and without a minimum wage. At the moment the contagions are stronger in developing countries because people are looking for work. The fame-zero goal is a utopia. Classic but fundamental rights to which we must add new rights, including digital rights, but in continents like America or Africa they are a great challenge for everyone.

For this new fight for rights, we have three possibilities: Agenda 2030, the 17 objectives that must be achieved during this decade. In the post-Covid period, we need to develop and think more about the accelerators that the UN is telling us about in order to achieve these goals, so that no one is left behind and these structural problems of the pandemic do not affect the most disadvantaged or the weakest groups. We have the second road map, climate change, the Paris Accords and the role we have given to nature, which has shown us that climate change is here, and so action is needed.

The third road is the Urban Agenda, which we have baptised from the Forum of Regions as the Urban Agenda and Rights to Territory. The pandemic leads us to redefine urbanization and the vision of the urban territory. Now we have to decide with whom to do it, we have to say categorically that something must be set aside and build something new.

The crisis in the nation-states is as obvious as it is evident that there is a lot to be done; therefore there are sub-national levels, municipalities and regions, which have found themselves in the front row in the face of the pandemic, and I would like to express my gratitude to all the workers in the public health systems of the world for the work they have done. This situation, in the midst of this pandemic, gives rise to problems of racism and limited resources for supra-regional levels. What are we proposing?

We need to decentralize with greater depth, with more resources to overcome territorial inequalities, we need to build from the local better systems of citizen participation, planning, auditing as was recently said by the former President of Ecuador Maria Fernandez Espinosa: work at all levels of government, multi-level governance.

Finally, as our President, Mohamed Boudra, said, all this takes on a new social impact that may imply a new territorial pact and, as our UN Secretary-General says, solidarity as a behavioural guide and the permanent struggle for peace today more than ever affected by the desperation of peoples.
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Siamo arrivati a questa pandemia globale con la convinzione di molti di noi che le cose stavano come stavano e che andavano accettate: l’economia è fatta così, i sistemi sono fatti così, etc. Invece la pandemia ci ha mostrato che nulla è così com’è, e infatti molti stavano già pensando alla trasformazione ed è risultato che avevano ragione e, a mio avviso, non è che questa pandemia ci ha consentito di mostrare ai cittadini, alle comunità che i posti di lavori sono importanti, ma ciò che è stato mostrato è un nuovo modo di approcciare a tutto questo.

Se facciamo un passo indietro e torniamo al nesso tra i governi locali, le sfere di governo in generale e i cittadini, ci sono due elementi fondamentali collegati: uno è i tipi di servizi che vengono erogati. Nel caso dei governi locali territoriali sono servizi che utilizziamo tutti i giorni ed è quindi è una relazione molto vicina con queste sfere di governo.

Fornitura di servizi di base; è uno dei collegamenti che abbiamo e questa è strettamente connesso con gli SDGs perché come sappiamo il 65% degli obiettivi sono collegati a quei servizi, a quell’erogazione fondamentale di servizi locali e territoriali.

L’altro elemento sono le connessioni, i collegamenti tra i governi locali, i territori e gli abitanti, è quella sfera di governo attraverso la quale esprimono le proprie aspirazioni, i propri sogni, la propria identità. Quindi, abbiamo un senso di appartenenza e di vicinato alla comunità. All’UCLG diciamo che noi stiamo salvaguardando questi sogni e se voi siete incaricati di salvaguardare i sogni e le aspirazioni delle vostre comunità, dovrete anche guidare un dialogo verso la trasformazione.

Localizzazione non significa guardare solamente alla realtà locale, significa assicurarsi che, a prescindere da quello che noi creiamo globalmente, qualsiasi soluzione che troviamo (anch’io penso che non ci sia altro modo di farlo), deve essere globale e si deve basare sui sogni e le aspirazioni delle comunità, perché altrimenti andremo ad aiutare solamente l’1%, cioè quelli che hanno una posizione privilegiata, che possono creare le strutture e le infrastrutture che soddisfino i loro bisogni.

Dobbiamo esser onesti, la maggior parte dei nostri cittadini in quest’era urbana, la maggior parte dei nostri territori, non sono stati concepiti per i più vulnerabili e affrontare questo tema sarà fondamentale per la trasformazione. Per quanto riguarda i nostri governi locali e regionali, noi siamo il quadro di riferimento fondamentale per affrontare questo cambiamento. Qual è ora la sfida molto importante in per il nostro futuro?

C’è una grande tensione adesso tra questa responsabilità ed aspirazioni individuali e gli interessi collettivi. Una tensione che può essere anche salutare, ma che va affrontata. Nel corso della pandemia tutti si sono rivolti al settore pubblico.

Dobbiamo, quindi, ricostruire il settore pubblico e vorrei esprimere una grave preoccupazione che noi nutriamo. Il nostro eco-sistema potrebbe cedere, potremmo non continuare a riuscire a fornire il tipo di servizi se non ne concepiamo ex-novo il modo. La governance, la relazione tra i diversi SDGs, a nostro avviso è una base molto solida per procedere, ma anche se c’è un forte interesse (c’è un paragrafo a tal fine che è stato inserito nelle dichiarazioni ministeriali sul ruolo dei governi locali), il luogo di fruizione dei servizi locali non è contemplato mai nei contesti politici di alto livello, a parte negli eventi che organizziamo noi. Ed è questo il problema, il grande problema.

E vi lascio con un’ultima riflessione: qualcosa che stiamo festeggiando, solamente la metà delle VNR (Voluntary National Review) che sono state presentate quest’anno (di altissimo livello) hanno fatto riferimento al contributo dei governi locali e regionali, e lo festeggiamo perché di solito la percentuale era molto più bassa. Ovviamente non è abbastanza. Quindi se vogliamo, come sfera di governo più vicini ai cittadini, collegare i cittadini agli obiettivi mondiali e globali, dobbiamo mostrare loro che non c’è alternativa, che non c’è nessun modo di poter ovviare alla situazione di chi vive a migliaia di kilometri e questa pandemia ha esposto la situazione.

Di solito, quando sentivamo qualcosa che accadeva all’altro capo del mondo, dicevamo: “Ma sì, ma ci vorranno degli anni perché arrivi da noi”, adesso bastano pochi giorni. Quindi un ultimo pensiero: la solidarietà non è più una questione di fare la cosa giusta, ma necessaria; è diventata una necessità e dobbiamo creare un multilateralismo molto forte e la sussidiarietà non è più opzionale. Si tratta piuttosto di fare cose che sono di interesse delle comunità al livello più vicino a quelle comunità e quindi di cambiare il paradigma e pensare locale e agire al livello globale.



We came to this global pandemic with the conviction of many of us that things were the way they were and that they had to be accepted: the economy is like that, systems are like that, etc. Instead the pandemic showed us that nothing is the way it is, and in fact many were already thinking about transformation and it turned out that they were right and, in my opinion, it is not that this pandemic has allowed us to show citizens, communities that jobs are important (although they are very important), but what has been shown is a new way of approaching all this.

If we take a step back and go back to the link between local governments, spheres of government in general and citizens, there are two fundamental elements linked: one is the types of services that are provided. In the case of local territorial governments they are services that we use every day and it is therefore a very close relationship with these spheres of government.

Provision of basic services; it is one of the links, connections, connections that we have and this is closely connected with the SDGs because as we know 65% of the objectives are connected to those services, to that fundamental provision of local and territorial services.

The other element are the connections, the connections between local governments, territories and inhabitants, it is that sphere of government through which they express their aspirations, their dreams, their identity. Therefore, we have a sense of belonging and neighbourhood to the community. At the UCLG we say that we are safeguarding these dreams and if you are in charge of safeguarding the dreams and aspirations of your communities, you should also lead a dialogue towards transformation.

Localization doesn’t just mean looking at the local reality, it means making sure that whatever we create globally, whatever solution we find (I also think there is no other way to do it), it has to be global and it has to be based on the dreams and aspirations of communities, because otherwise we are only going to help the 1%, i.e. those who have a privileged position, who can create the structures and infrastructure that meet their needs.

We have to be honest, most of our citizens in this urban era, most of our territories, are not designed for the most vulnerable and addressing this issue will be crucial for transformation. As far as our local and regional governments are concerned, we are the fundamental framework to address this change. What is now the very important challenge for our future?

There is a great tension now between this responsibility and individual aspirations and collective interests. A tension that may be healthy, but it needs to be addressed. During the pandemic everyone turned to the public sector.

We must, therefore, rebuild the public sector and I would like to express a serious concern that we have. Our eco-system may give way, we may not be able to continue to provide the kind of services we need if we do not conceive of them from scratch. Governance, the relationship between the different SDGs, in our opinion is a very solid basis to proceed, but even if there is a strong interest (there is a paragraph for this purpose that has been included in the ministerial declarations on the role of local governments), the place of use of local services is never contemplated in high-level political contexts, apart from the events that we organize. And this is the problem, the big problem.

And I leave you with one last thought: something we are celebrating, only half of the VNRs (Voluntary National Review) that were presented this year (of very high level) referred to the contribution of local and regional governments, and we celebrate it because usually the percentage was much lower. Obviously this is not enough. So if we want, as a sphere of government closer to the citizens, to connect citizens to global and global goals, we have to show them that there is no alternative, that there is no way to remedy the situation of those who live thousands of miles away and this pandemic has exposed the situation.

Usually, when we would hear something happening on the other side of the world, we would say, “Yes, but it will take years for it to get to us,” now it only takes a few days. So one last thought: solidarity is no longer a question of doing the right thing, but necessary; it has become a necessity and we must create a very strong multilateralism and subsidiarity is no longer optional. Rather, it is a question of doing things that are of interest to communities at the level closest to those communities and then changing the paradigm and thinking locally and acting at the global level.

The connection is there now, so we want to continue working with you this year in any way or form in Venice to talk about the local role for action.
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Ci eravamo già incontrati nei mesi scorsi (nella seconda edizione di Venice City Solutions 2030, ndr) e avevamo condiviso l’idea che lo sviluppo sostenibile, rappresentato bene dall’Agenda 2030, fosse sempre più una necessità che un’opzione.

Ci eravamo detti come lo sviluppo economico e lo sviluppo industriale seguissero percorsi che avevano bisogno di essere ritarati alla luce della sostenibilità, delle emissioni, del cambiamento climatico e avevamo anche assunto delle scelte, dei provvedimenti conseguenti.

Ad esempio, il Governo italiano nella legge di bilancio dell’anno scorso aveva istituito un Centro per i cambiamenti di controllo e monitoraggio per i cambiamenti climatici che ha insediato a Venezia. La scelta non è stata casuale, visto che Venezia è una città molto esposta, così come tutte le città di mare, alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Oltretutto, proprio a Venezia avevamo avuto modo e occasione di avviare un ragionamento sul ruolo degli enti locali.

Tutto questo che ci eravamo detti nei mesi scorsi e che avevamo considerato essere un passo in avanti, dopo quello che è successo negli ultimi mesi con la pandemia, appare ancora più clamorosamente l’unica alternativa possibile. Dopo il Covid-19, il mondo percepisce che molte cose sono cambiate, che non saranno più come prima. Molti tra gli operatori economici e tra la gente vorrebbero un ritorno rapido alla situazione precedente.

In questa contraddizione emerge invece con chiarezza che non c’è alternativa a un’idea di sviluppo sostenibile.

La prospettiva del mondo, dopo quanto è successo, è legata alla capacità dei governi, degli Stati, delle Agenzie, delle persone di assumere il tema della sostenibilità come quella sulla quale ricalibrare l’insieme delle scelte.

Vi è una responsabilità individuale che il Coronavirus ha messo in evidenza ed è rappresentata anche dalle semplici cose che vengono chieste per combattere il virus: igiene e attenzione nei rapporti. Questo è molto importante perché significa che è possibile immaginare per le persone un salto di qualità in avanti attraverso il quale la salute ha assunto un ruolo molto più pregnante di quanto era prima della pandemia. Noi dobbiamo tenerlo presente, quando parliamo di sostenibilità.

Avevamo molta più attenzione alla parte ambientale in senso lato, alle emissioni, al modello di sviluppo economico; ebbene, è emerso invece col Coronavirus che c’è un’altra componente che va affidata ad un dibattito sulla sostenibilità, che è la salute delle persone. Appare impellente inserire nel tema della sostenibilità la capacità delle persone di avere strumenti ed attrezzature individuali e collettive per vivere al meglio la propria salute.

E’ molto importante questo, perché offre una prospettiva nuova anche al dibattito sulla sostenibilità, che non è solo di carattere economico ed ambientale, ma che incide direttamente sulla condizione soggettiva delle persone.

Si allarga quindi l’orizzonte e la possibilità per le Istituzioni di avere molto più di prima la persona come riferimento. Questo significa però che bisogna assumere dei luoghi di riferimento, il terreno sul quale queste politiche vanno attuate e non c’è ombra di dubbio che siano le città. Lo abbiamo visto con il Coronavirus: le città sono state il luogo peggiore del contagio, ma anche il luogo maggiore di resistenza e di tentativo di arginare, controllare, sconfiggere il virus. Ormai sappiamo che tra breve, tra una decina di anni, il 70% della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani e quindi questo ci obbliga ad una riflessione molto tarata su una condizione oggettiva della città.

In un paese come l’Italia, il paese delle mille città, un’analisi concreta sulle differenze che ci sono tra le grandi metropoli e le loro periferie, i borghi, le città intermedie, è il primo passo per costruire una visione strategica che faccia sì che questi luoghi siano gestibili in una chiave di sostenibilità.

Non c’è dubbio che questo significa immaginare una politica nazionale che sia tarata sul territorio. Questa è un’altra novità che il Coronavirus ci ha mostrato, lo abbiamo visto nel nostro paese dove ci sono state situazioni molto differenti nel contagio. Da cosa dipendevano? Dalle modalità con le quali nei singoli territori si viveva, si gestiva, si affrontava la questione sanitaria.

Quindi il territorio rappresenta il luogo nel quale costruire le politiche di sostenibilità. Città e territorio sono i luoghi nei quali si può immaginare una nuova qualità del vivere che abbia di fronte a sé i modelli economico, sociale e dei servizi. Per fare tutto questo servono risorse e strumenti.

Come Governo, abbiamo promosso un’operazione straordinaria per il nostro paese, inserendo nella lotta al Coronavirus 80 miliardi di interventi a sostegno delle persone, delle famiglie, dell’economia. Purtroppo abbiamo dovuto fare ovviamente un debito e questo ci pone un problema di responsabilità rispetto alle future generazioni che dobbiamo avere presente e non trascurare, ma abbiamo anche prodotto elementi concreti che ci avvicinano al percorso della sostenibilità.

Nell’ultima legge, quella che sta per essere varata tra pochi giorni (perché è già passata al vaglio della Camera dei Deputati), abbiamo introdotto un bonus energetico che offre la possibilità alle famiglie, ma anche ad enti pubblici economici, di ristrutturare gli edifici in maniera tale da poter alzare il tasso di sostenibilità ambientale con un bonus del 100%, e addirittura del 110% in caso di cessione. E’ stata una scelta non casuale, decisa in un momento nel quale ci occupavamo di salute. Abbiamo anche introdotto delle scelte che avvicinano anche la prospettiva economica in un quadro di sostenibilità.

Ci sono nuove condizioni da cogliere fino in fondo,occorre una strategia ed è il momento di averla insieme.



We had already met in recent months (in the second edition of Venice City Solutions 2030, editor’s note) and we shared the idea that sustainable development, well represented by Agenda 2030, was more and more a necessity than an option.

We said that economic development and industrial development followed paths that needed to be recalibrated in the light of sustainability, emissions and climate change, and we had also made choices, and the consequent measures.

For example, the Italian Government in last year’s budget law had set up a Monitoring and Control Centre for Climate Change in Venice. The choice was not accidental, given that Venice is a city very exposed, as are all seaside cities, to the consequences of climate change. Moreover, it was precisely in Venice that we had the opportunity to start a discussion on the role of local authorities.

All this that we had said to each other in recent months and that we had considered to be a step forward, after what happened in recent months with the pandemic, appears even more clamorously the only possible alternative. After Covid-19, the world perceives that many things have changed, that they will not be the same as before. Many of the economic operators and people would like to see a rapid return to the previous situation.

In this contradiction, however, it becomes clear that there is no alternative to an idea of sustainable development.

The perspective of the world, after what has happened, is linked to the ability of governments, states, agencies, people to take on the issue of sustainability as the one on which to recalibrate all the choices.

There is an individual responsibility that the Coronavirus has highlighted and it is also represented by the simple things that are asked to fight the virus: hygiene and attention in relationships. This is very important because it means that it is possible to imagine for people a leap forward through which health has taken on a much more pregnant role than it was before the pandemic. We must bear this in mind when we talk about sustainability.

We had much more attention paid to the environmental aspect in the broad sense, to emissions, to the economic development model; well, it has emerged with the Coronavirus that there is another component that must be entrusted to a debate on sustainability, which is the health of people. It seems urgent to include in the topic of sustainability the ability of people to have individual and collective tools and equipment to live their health in the best possible way.

This is very important, because it also offers a new perspective to the debate on sustainability, which is not only economic and environmental, but also has a direct impact on people’s subjective condition.

The horizon and the possibility for the institutions to have the person as a reference more than before is therefore widened. This means, however, that we need to take places of reference, the ground on which these policies must be implemented, and there is no doubt that these are the cities. We have seen this with the Coronavirus: cities have been the worst place of contagion, but also the greatest place of resistance and attempts to contain, control and defeat the virus. By now we know that in a decade or so, 70% of the world’s population will soon be living in urban contexts and therefore this forces us to reflect very carefully on an objective condition of the city.

In a country like Italy, the country of a thousand cities, a concrete analysis of the differences that exist between the great metropolises and their suburbs, the villages, the intermediate cities, is the first step to build a strategic vision that makes these places manageable in a key of sustainability.

There is no doubt that this means imagining a national policy that is calibrated on the territory. This is another novelty that the Coronavirus has shown us, we have seen it in our country where there have been very different situations in the contagion. What did they depend on? On the way in which the individual territories lived, managed and dealt with the health issue.

So the territory represents the place in which to build policies of sustainability. Cities and territories are the places where one can imagine a new quality of life that has the economic, social and service models in front of it. To do all this, resources and tools are needed.

As a government, we have promoted an extraordinary operation for our country, including in the fight against the Coronavirus 80 billion interventions in support of people, families and the economy. Unfortunately, we have obviously had to make a debt and this poses a problem of responsibility towards future generations that we must be aware of and not neglect, but we have also produced concrete elements that bring us closer to the path of sustainability.

In the last law, the one that is about to be passed in a few days (because it has already been examined by the Chamber of Deputies), we introduced an energy bonus that offers the possibility for families, but also for public economic bodies, to renovate buildings in such a way as to raise the rate of environmental sustainability with a bonus of 100%, and even 110% in the event of sale. It was not a random choice, decided at a time when we were dealing with health. We also introduced choices that also bring the economic perspective closer into a sustainability framework.

There are new conditions to be fully grasped, a strategy is needed and it is time to have it together.
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In qualità di Presidente dell’AICCRE e del CEMR, voglio portare un saluto e un punto di vista proprio di chi crede nell’Europa.

Stiamo attualmente affrontando una emergenza che non avremmo mai immaginato di vivere, cioè la lotta al Covid-19, una pandemia globale che ha visto l’Italia e la mia Regione, l’Emilia-Romagna, tra i più colpiti, i primi tra l’altro delle democrazie occidentali e noi impegnati (in questo senso prezioso il lavoro anche con l’UCLG e con l’ONU sul tema dell’Agenda 2030 e i 17 Goals) a promuovere tra i principali temi quelli della sostenibilità e della cooperazione tra territori, per la prospettiva di un mondo futuro che abbia meno guai rispetto all’attuale.

Noi crediamo profondamente nella cooperazione e nella collaborazione. Oltretutto, ricordo che gli europei erano, un secolo fa, quasi il 25% della popolazione mondiale, tra pochi anni, con questi ritmi demografici, saremo solo tra il 7-8%! Se qualcuno in Europa pensa di cavarsela chiudendo la nazione nei propri confini, non ha capito nulla dei problemi che dovrà affrontare in futuro. Abbiamo bisogno di cooperazione e questo è quello che anche, come CEMR, cerchiamo di promuovere quotidianamente, rivendicando l’importanza del contributo che gli enti locali possono e debbono portare al Governo dei nuovi processi che la globalizzazione ha comportato.

Essendo il Presidente appena rieletto di una delle Regioni più ricche d’Europa, ma anche una delle più colpite dal Coronavirus, posso testimoniare ad esempio come il tema della sanità pubblica, cioè quella uguale per tutti (sia per i ricchi che per i più disagiati), diventi determinante e indispensabile sempre più nel futuro.

Permettetemi un passaggio politico (indipendentemente da come la si pensa): noi siamo qui per lavorare tutti insieme ed aiutarci reciprocamente e siamo contro quell’idea nazionalista e populista in cui ognuno deve operare solo dentro i propri confini. Oltretutto, se guardiamo alle democrazie occidentali, i Paesi che stanno affrontando peggio la lotta alla pandemia sono quelli dove qualche autoritario populista che li guida, per avere l’applauso quotidiano (perché di questo vive il populismo che nega ogni tanto la verità), ha portato i propri Paesi e le proprie comunità a sofferenze peggiori, perché ha arginato la pandemia in ritardo, grazie alle bugie raccontate.



Noi stiamo rischiando di giocarci il bene più prezioso che abbiamo, che è il Pianeta terra. Il tema dell’inquinamento, della sostenibilità ambientale non conosce confini, esattamente come non li ha conosciuti il Coronavirus che non ha guardato in faccia l’etnia, il colore della pelle, la religione che si professa, il paese di appartenenza o dove si vive o dove si è nati e nemmeno la condizione socio-economica delle persone. Quindi noi dobbiamo darci da fare. Penso che gli obiettivi che sono scritti nell’Agenda 2030 devono diventare di tutti, non abbiamo molto tempo per raggiungerli e penso che, opportunità come quella di questa discussione, siano molto importanti così come mi pare che tutto il tema di Venice Solutions 2019 andasse esattamente in questa direzione.

Stiamo, purtroppo, vivendo e vivremo una nuova drammatica crisi economica. Questa investirà anche i paesi più ricchi e le economie più forti. Siamo in epoca di recessione, servono tanti investimenti pubblici, serve semplificazione delle regole e serve che i territori vengano chiamati a guidare la ripartenza.

Come CEMR abbiamo avuto l’incontro Elisa Ferreira, Commissaria portoghese dell’Unione Europea per la politiche di coesione; stanno scrivendo la nuova programmazione europea per ogni singola Regione di ogni paese per il 2021 fino al 2027; le sfide future debbano essere incentrate sul tema della sostenibilità.

Questo è il lavoro che dobbiamo fare coinvolgendo tutto il mondo e dandoci una mano, perché ce la potremmo cavare solo tutti insieme.



As President of AICCRE and CEMR, I want to bring a greeting and a point of view from those who believe in Europe.

We are currently facing an emergency that we would never have imagined to live, that is the fight against Covid-19, a global pandemic that has seen Italy and my Region, Emilia-Romagna, among the most affected, the first of the Western democracies and we are committed (in this sense valuable work also with the UCLG and the UN on Agenda 2030 and the 17 Goals) to promote among the main issues those of sustainability and cooperation between territories, for the prospect of a future world that has less trouble than the current one.

We deeply believe in cooperation and collaboration. Moreover, I remember that Europeans were, a century ago, almost 25% of the world’s population, in a few years, with these demographic rhythms, we will only be between 7-8%! If anyone in Europe thinks they can get away with closing the nation within their own borders, they have not understood anything about the problems they will have to face in the future. We need cooperation and this is what we also, as CEMR, try to promote on a daily basis, claiming the importance of the contribution that local authorities can and must bring to the Government of the new processes that globalization has brought about.

Being the newly re-elected President of one of the richest Regions in Europe, but also one of the most affected by the Coronavirus, I can testify, for example, how the issue of public health, i.e. the same for all (both for the rich and for the most disadvantaged), becomes increasingly decisive and indispensable in the future.

Allow me a political passage (regardless of how you think): we are here to work together and help each other and we are against that nationalist and populist idea in which everyone must operate only within their own borders. Moreover, if we look at Western democracies, the countries that are facing the fight against the pandemic the worst are those where some populist authoritarian who leads them, in order to get the daily applause (because this is what populism lives from time to time denies the truth), has led their countries and their communities to worse sufferings, because it has stopped the pandemic late, thanks to the lies told.

We are in danger of gambling with the most precious good we have, which is Planet Earth. The theme of pollution, of environmental sustainability knows no boundaries, just as the Coronavirus did not know them. It did not look at the ethnicity, the colour of the skin, the religion it professes, the country it belongs to or where it lives or where it was born, nor the socio-economic condition of the people. So we have to get on with it. I think that the objectives that are written in Agenda 2030 must become everybody’s, we don’t have much time to reach them and I think that opportunities like the one in this discussion are very important just as I think that the whole theme of Venice Solutions 2019 went exactly in this direction.

We are, unfortunately, experiencing and will experience a dramatic new economic crisis. This will also affect the richest countries and the strongest economies. We are in a time of recession, we need a lot of public investment, we need simplification of the rules and we need the territories to be called upon to lead the way.

As CEMR we had the meeting with Elisa Ferreira, Portuguese Commissioner for Cohesion Policy; they are writing the new European programming for each region of each country for 2021 until 2027; future challenges must be focused on sustainability.

This is the work we have to do, involving the whole world and giving us a hand, because we could only manage it all together. Translated with www.DeepL.com/Translator (free version)
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