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La Commissione europea ha completato i pagamenti dell’assistenza del Fondo di solidarietà dell’UE (FSUE) per far fronte all’emergenza sanitaria del coronavirus a 19 paesi per un importo totale di quasi 385,5 milioni di euro.

Ciò si aggiunge ai 132,7 milioni di euro pagati nel 2020 agli Stati membri che hanno richiesto un anticipo del FSUE. 17 Stati membri e 3 paesi (tra i quali l’Italia) candidati avevano chiesto il sostegno del FSUE.

Nel contesto dell’emergenza sanitaria COVID-19, il sostegno finanziario del FSUE finanzia l’assistenza medica, l’acquisto e la somministrazione di vaccini, dispositivi di protezione individuale e dispositivi medici, i costi dell’assistenza sanitaria, le analisi di laboratorio, il sostegno di emergenza alla popolazione e le misure di prevenzione, monitoraggio e controllo della diffusione delle malattie, salvaguardando così la salute pubblica.

Sostegno del Fondo di solidarietà dell’Unione europea per combattere l’epidemia di coronavirus
Pagamenti per l’emergenza sanitaria del coronavirus dell’FSUE per paese
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Avete nel vostro territorio università e altre istituzioni educative che insegnano giornalismo a livello universitario e universitario?

La Commissione europea ricerca potenziali beneficiari che svilupperanno un curriculum e materiali didattici per un corso sull’Unione europea e sulla politica di coesione dell’UE per studenti di giornalismo, istituiranno una strategia di diffusione, creeranno una rete di istituti di istruzione e attueranno il corso.

I candidati devono risiedere in uno Stato membro dell’UE ed essere accreditati secondo la legislazione di quel paese. La Commissione coprirà il 95% del costo del progetto.

Il termine per la presentazione delle domande è il 21 aprile 2022.

IL BANDO

Modulo di domanda
Modulo di bilancio
Modello di convenzione di sovvenzione
Dichiarazione sull’onore
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La Gazzetta ufficiale C15 del 12 gennaio pubblica la Risoluzione del Parlamento europeo sul tema sul tema «Invertire l’evoluzione demografica nelle regioni dell’Unione europea utilizzando gli strumenti della politica di coesione».

La Relazione tra l’altro sottolinea che le autorità locali, regionali e nazionali, le associazioni professionali e le ONG sono essenziali per individuare e valutare il fabbisogno specifico di investimenti nelle zone rurali e urbane ai fini della mobilità, dell’accessibilità territoriale e dei servizi di base e, pertanto, per sprigionare il potenziale delle zone interessate, comprese le tendenze economiche, sociali e demografiche; ritiene pertanto che debbano svolgere un ruolo decisivo in quanto partecipanti attivi nello sviluppo di strategie territoriali locali basate sulla comunità; sottolinea l’importanza di includere in tutti i pertinenti programmi dell’Unione, ove possibile, una risposta di bilancio specifica per invertire le tendenze demografiche, e di condurre valutazioni d’impatto delle politiche pubbliche sulla demografia; evidenzia che un approccio territoriale agli strumenti dell’Unione, quali lo sviluppo urbano sostenibile, le strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo o gli investimenti territoriali integrati (ITI), potrebbero rivelarsi strumenti utili a cui ricorrere per mantenere e creare posti di lavoro, migliorare l’attrattiva delle regioni e aumentare l’accessibilità ai servizi a livello locale; riconosce le grandi potenzialità dell’economia circolare e della bioeconomia nel rivitalizzare queste zone e chiede assistenza tecnica personalizzata a sostegno degli enti locali e regionali nella progettazione e nell’attuazione di tali strategie, anche ricorrendo a metodi partecipativi che coinvolgano gli attori locali, le parti sociali e la società civile.

Il Parlamento ritiene che il turismo rurale sostenibile possa svolgere un ruolo molto importante nell’affrontare il fenomeno dello spopolamento e potenziare la creazione di posti di lavoro nonché la diversificazione economica e demografica delle zone rurali.

Inoltre, l’Assemblea di Strasburgo sottolinea che la politica di coesione dovrebbe contribuire a migliorare l’integrazione delle donne nella pianificazione delle politiche per lo sviluppo regionale e urbano, al fine di progettare città e comunità inclusive sotto il profilo del genere che funzionino per tutti.

La risoluzione evidenzia che occorrono strategie volte a invertire la migrazione della forza lavoro a livello regionale, nazionale e dell’UE; invita le autorità locali, regionali, nazionali e dell’UE a sviluppare politiche che rafforzino l’attrattiva delle loro regioni in termini di opportunità di lavoro e a contrastare la fuga dei cervelli nelle regioni di partenza attraverso la prevenzione, la mitigazione e risposte adeguate, utilizzando anche le risorse della politica di coesione.

La pandemia, continua il documento, ha messo in luce l’importanza della digitalizzazione in tutti i settori dell’economia, al fine di attenuare l’impatto del distanziamento sociale e delle restrizioni alla libertà di movimento, nonché per agevolare il monitoraggio sanitario o le visite online e offrire servizi di assistenza sanitaria nelle zone scarsamente popolate o nelle zone che affrontano sfide naturali o demografiche; ritiene opportuno avvalersi dalle opportunità offerte da tale evoluzione per creare nuovi posti di lavoro in zone caratterizzate dall’invecchiamento della popolazione.

LEGGI LA RISOLUZIONE COMPLETA
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Sulla Gazzetta ufficiale comunitaria C517 del 22 dicembre è stato pubblicato un articolato parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) su “Il ruolo della politica di coesione nella lotta alle disuguaglianze nel nuovo periodo di programmazione successivo alla crisi della pandemia di COVID-19. Complementarità ed eventuali sovrapposizioni con il dispositivo per la ripresa e la resilienza e i piani nazionali per la ripresa» . Vi segnaliamo alcuni punti trattati nel parere, mentre il testo integrale potete scaricarlo e leggerlo qui.



In generale il CESE chiede una strategia economica e sociale imperniata sulla prosperità, in cui il benessere dei cittadini sia prioritario e nessuno sia lasciato indietro. Tra gli obiettivi strategici principali devono figurare la crescita sostenibile e inclusiva, la qualità della vita e la riduzione delle disuguaglianze. Il CESE invita a integrare tali obiettivi nei vari settori d’intervento, tra cui la fiscalità, il mercato del lavoro, la politica industriale e quella monetaria.

I pagamenti lordi di Next Generation EU non sono basati su criteri molto chiari. Per queste ragioni, molto probabilmente Next Generation EU consentirà alle economie più deboli dell’UE di riprendersi più velocemente e contribuirà a una reale convergenza verso l’alto, esito che il CESE considera assai positivo. Tuttavia, non è chiaro in che misura e in che modo si dovranno combattere, tramite Next Generation EU, le disuguaglianze tra paesi e gli squilibri tra regioni. In ogni caso, le sovrapposizioni tra politica di coesione e Next Generation EU rendono assai probabili anche effetti avversi.

È fondamentale che le politiche sociali e occupazionali garantiscano parità di condizioni e le disposizioni di Next Generation EU dovrebbero imporre riforme in tal senso. Il CESE ricorda le varie proposte che ha avanzato per affrontare il problema delle disuguaglianze all’interno dei diversi paesi, per esempio tramite il collegamento del sistema degli appalti pubblici al rispetto di taluni criteri e l’adozione di programmi di sostegno ai gruppi vulnerabili (come la garanzia per i giovani). A tale proposito sarebbe opportuno promuovere anche la qualità dei posti di lavoro e dei sistemi di contrattazione collettiva.

Una delle sfide cruciali è quella di assicurare coerenza e sinergie tra la politica di coesione e Next Generation EU, e in particolare il dispositivo per la ripresa e la resilienza e React-EU. Sulla base dei PNRR (piani nazionali per la ripresa e la resilienza) sono stati presentati e resi pubblici nel quadro del processo del dispositivo per la ripresa e la resilienza, a un primo sguardo pare che quest’ultimo e i programmi della politica di coesione abbiano vari obiettivi in comune. Sembra però di notare forti differenze nei processi impiegati per determinare la destinazione degli investimenti: ci si chiede pertanto se i due meccanismi possano operare in armonia. Se da un lato è importante evitare sovrapposizioni e confusione nell’attuazione dei programmi, dall’altro è anche essenziale garantire che i programmi non si contraddicano o si compromettano a vicenda. Le procedure del dispositivo per la ripresa e la resilienza dovrebbero riprendere i principi della politica di coesione (che prevedono norme rigorose in materia di consultazione dei portatori di interessi) per indirizzare efficacemente gli investimenti verso misure di inclusione sociale.

Desta particolare preoccupazione la sovrapposizione tra la politica di coesione e il dispositivo per la ripresa e la resilienza che si rileva in alcuni ambiti, tra cui le transizioni verde e digitale. Inoltre, l’ampio ambito di applicazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza, che abbraccia diverse aree tematiche, rende ancor più impegnativo definire un centro d’interesse chiaro e garantire il coordinamento con gli interventi della politica di coesione, in termini di delimitazione delle diverse fonti, elemento della massima importanza per le ragioni che si illustrano di seguito. Questo è un altro motivo per cui la partecipazione della società civile organizzata e la sorveglianza che essa esercita rivestono tanta importanza.

La società civile e le parti sociali hanno operato instancabilmente per garantire una formulazione rigorosa del regolamento recante disposizioni comuni (RDC), che disciplina l’utilizzo dei fondi di coesione e di altri finanziamenti UE. Il regolamento per il periodo 2021-2027 definisce chiaramente il modo in cui si dovrebbero utilizzare le risorse per rafforzare l’inclusione sociale dei gruppi emarginati e non segregarli ulteriormente. Esso fissa anche delle norme precise per l’inclusione della società civile e delle parti sociali nel processo di selezione, governance e sorveglianza delle operazioni finanziate dall’UE. Il contrasto con il dispositivo per la ripresa e la resilienza è netto. L’articolo 18, paragrafo 4, lettera q), impone alle autorità nazionali unicamente di presentare una sintesi del processo di consultazione. In pratica, la mancanza di disposizioni giuridiche più dettagliate sul coinvolgimento delle parti sociali e della società civile si è tradotta in una consultazione pubblica totalmente inadeguata da parte degli Stati membri e in livelli di trasparenza estremamente bassi: molti Stati membri non hanno affatto reso pubblici i propri progetti di PNRR.



Il CESE deplora il fatto che nella progettazione di molti PNRR non sia stato rispettato il principio di partenariato. A giudizio del CESE, il principio di partenariato e il coinvolgimento della società civile organizzata sono elementi essenziali sia per elaborare politiche efficaci, sia ai fini della titolarità. Il principio di partenariato fa parte del DNA della politica di coesione. Abbiamo rilevato validi esempi di partecipazione attiva da parte di cittadini, comunità locali e società civile. Per attuare ed eventualmente riprogettare i PNRR si dovrebbe introdurre un sistema più ambizioso di consultazione delle parti interessate, che si riferisca come modello al principio di partenariato. Per quanto riguarda le questioni locali, le strategie di sviluppo di tipo partecipativo (CLLD), gli investimenti territoriali integrati nelle città, le azioni urbane innovative e la cooperazione transfrontaliera nel quadro di Interreg offrono numerosi esempi di progetti realizzati in tutta l’UE di cui si dovrebbe tenere conto anche nell’attuazione dei PNRR.

Per quanto riguarda l’evoluzione della pandemia, i responsabili politici devono ancora fare i conti con un elevato livello di incertezza. In molti paesi le previsioni sulla crescita per il periodo dal 2019 al 2023 sono state rivedute al ribasso. Nell’Unione europea vi saranno divergenze notevoli e sempre più marcate nella crescita, circostanza dovuta in larga misura ai diversi effetti della pandemia sui differenti settori economici. Ad esempio, i paesi in cui il settore turistico riveste grande importanza sono stati gravemente danneggiati, mentre sono stati duramente colpiti anche i settori delle arti e dell’intrattenimento, del commercio, dei viaggi e dell’accoglienza, del commercio al dettaglio e dei trasporti.

La pandemia ha inoltre aggravato divari da lungo tempo radicati nelle nostre società, tra cui l’iniqua distribuzione del reddito e della ricchezza, le disparità di accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione nonché, infine, la differente esposizione ai danni ambientali, causando anche esclusione sociale e finanziaria. La disoccupazione ha colpito soprattutto i lavoratori precari, nelle cui file il numero dei disoccupati è cresciuto del 40 %: in gran parte si tratta di giovani e donne. In generale le disuguaglianze variano in funzione del genere, dell’età e del livello di istruzione, ma anche tra regioni, settori e professioni. I gruppi vulnerabili come, per esempio, le persone con disabilità e i migranti, sono i più colpiti dalle conseguenze della crisi sanitaria.

In generale, durante una recessione le difficoltà derivanti dalla perdita di reddito sono probabilmente maggiori per i cittadini più poveri che per i più ricchi. Quando l’economia ricomincia a crescere, però, i poveri non sono i primi a trarre vantaggio da tale ripresa, e di conseguenza le disuguaglianze sociali provocate, per esempio, da una crisi finanziaria possono farsi sentire per decenni. L’aumento delle disuguaglianze derivanti dalla crisi attuale potrebbe aggravarsi ulteriormente a causa dell’impatto avverso della pandemia. Come abbiamo visto, l’incidenza delle infezioni da COVID-19 è più elevata tra le fasce di popolazione più svantaggiate, e questa circostanza può a sua volta incidere negativamente sul loro reddito. I cittadini più poveri sono anche quelli che hanno meno probabilità di accedere al telelavoro, fattore che si è dimostrato determinante per la perdita del posto di lavoro.

Per di più, i settori in cui prevalgono i lavoratori a basso reddito (per esempio ristoranti, viaggi, intrattenimento) sono stati particolarmente colpiti. Dal momento che la pandemia ha accelerato i processi di automazione e digitalizzazione, tra cui l’intelligenza artificiale, la domanda di forza lavoro altamente qualificata è cresciuta, mentre i lavoratori scarsamente qualificati sono stati esclusi dal mercato del lavoro. È probabile altresì che la disoccupazione di lunga durata abbia effetti destinati a protrarsi nel tempo, come la perdita di competenze, e possa ostacolare la reintegrazione dei lavoratori. Inoltre, i segmenti vulnerabili della società sono stati i più duramente colpiti dalla chiusura delle scuole e delle università.

Al di là degli effetti della pandemia sul benessere materiale, il CESE desidera sottolineare anche l’impatto sproporzionato che essa ha avuto sulla sicurezza dei cittadini e sull’esercizio dei loro diritti fondamentali. Non è un segreto che le strutture sanitarie e di assistenza sono diventate focolai di infezione con un elevato numero di morti, soprattutto tra gli anziani e le persone con disabilità.

In alcuni Stati membri il sovraffollamento degli ospedali ha portato a introdurre un sistema di triage per decidere chi ammettere, o non ammettere, a trattamenti di emergenza. In alcuni casi si sono verificate gravi discriminazioni. L’età e la disabilità sono state usate come giustificazione per respingere i pazienti, mettendo chiaramente in luce le priorità sulla cui base i governi misurano il valore dei singoli cittadini. È di cruciale importanza impedire che tale situazione si ripeta, e che le persone vulnerabili siano trattate come cittadini di seconda classe.

Il CESE rileva pure l’assenza di dati di alta qualità relativi alla distribuzione della ricchezza. Già nel 2016, peraltro, la BCE concludeva nella sua «Indagine sulle finanze e sui consumi delle famiglie» che la distribuzione della ricchezza netta dei nuclei familiari nella zona euro faceva registrare forti squilibri: il 10 % più ricco possedeva il 51,2 % del patrimonio netto. Altre proiezioni segnalano una distribuzione della ricchezza ancor più disuguale: stimano infatti che l’un per cento più ricco dei nuclei familiari detenga una quota che può giungere al 32 % della ricchezza totale. Con ogni probabilità la crisi della COVID-19 aggraverà ulteriormente la disuguaglianza in termini di ricchezza. Nel complesso sembra aver determinato un incremento dei risparmi. I nuclei familiari a basso reddito hanno tuttavia ridotto le proprie spese in misura minore rispetto a quelli che percepiscono redditi più elevati. Data la necessità di soddisfare i fabbisogni di sussistenza, i nuclei familiari a basso reddito sono ritornati ai livelli pre-crisi più rapidamente di quanto abbiano fatto i percettori di redditi più elevati.

La pandemia ha colpito le donne in misura sproporzionata. La probabilità che fossero licenziate, poste in cassa integrazione o che dovessero ridurre l’orario di lavoro formale è stata più elevata per tutta una serie di ragioni. Esse sono più rappresentate in alcune delle occupazioni più duramente colpite dal lockdown, e in un maggior numero di casi detenevano contratti di lavoro atipici o a tempo parziale. Tendenzialmente le imprese hanno preferito proteggere i lavoratori con contratti a tempo indeterminato. Inoltre, le donne hanno lasciato il lavoro o hanno ridotto l’orario di lavoro per potersi dedicare maggiormente ai figli in ragione della chiusura delle scuole. La pandemia ha altresì aggravato il divario di genere nei lavori domestici non retribuiti.

Next Generation EU è concepito come uno dei principali strumenti elaborati dall’Unione per attenuare gli impatti sociali avversi della crisi, rafforzare la resilienza sociale e accrescere l’occupazione. Tuttavia il suo successo dipende dal modo in cui sarà attuato. Per realizzare la ripresa è importante spendere le risorse in maniera efficace e tempestiva. Un utilizzo efficiente delle risorse genererà inoltre un clima di fiducia tra gli Stati membri. Nel complesso, sarà essenziale impiegare Next Generation EU non solo per portare avanti investimenti già programmati prima della pandemia, ma anche per reagire in maniera estremamente chiara introducendo riforme che contribuiscano a impedire il ripetersi degli effetti peggiori prodotti dalla COVID-19 sulle nostre società.

Il CESE si rallegra che gli obiettivi sociali, e in particolare l’obiettivo della coesione economica, sociale e territoriale, siano integrati nei sei pilastri del dispositivo per la ripresa e la resilienza, che i criteri di valutazione dei piani di ripresa e resilienza comprendano il loro impatto sociale, e che gli Stati membri debbano chiarire in che modo i piani per la ripresa e la resilienza contribuiscano alla parità di genere e alle pari opportunità per tutti.

Il dispositivo per la ripresa e la resilienza dev’essere utilizzato per introdurre riforme che favoriscano la ripresa degli Stati membri dall’impatto della pandemia. Il CESE invita a destinare gli investimenti in via prioritaria a quei gruppi che sono stati colpiti più duramente dalla COVID-19 e a trarre insegnamenti dalle situazioni in cui i cittadini hanno subito le conseguenze più gravi di questa crisi sanitaria. È necessario orientare investimenti specifici verso il reinserimento dei cittadini in impieghi di qualità; pensiamo soprattutto alle donne, ai giovani, ai disoccupati di lungo periodo, alle persone appartenenti a minoranze etniche, alle persone con disabilità e agli anziani, il cui numero è probabilmente destinato ad aumentare nella società in generale. Si deve infine salvaguardare la sostenibilità dei sistemi pensionistici.

Nel contesto della politica di coesione, dello strumento Next Generation EU e delle raccomandazioni specifiche per paese, il CESE raccomanda vivamente di concentrare una particolare attenzione su tutti i diversi aspetti della disuguaglianza e di perseguire una crescita sostenibile, resiliente e inclusiva, esercitando al contempo un controllo rigoroso sul modo in cui vengono spesi i fondi. Occorre far sì che i benefici della ripresa e delle transizioni verde e digitale siano condivisi fra tutti gli europei, tenendo conto nel contempo della necessità di combattere l’esclusione digitale e la povertà energetica, due fenomeni che rischiano di essere aggravati dalla transizione.

Nel complesso, il CESE invita l’Unione europea a cogliere l’occasione senza precedenti offerta da Next Generation EU per accelerare e promuovere le indispensabili riforme strutturali e colmare le carenze delle politiche sociali, economiche e ambientali, attuando così un approccio imperniato sulla prosperità. Dal momento che l’impatto e l’impiego dei fondi si misureranno nel lungo periodo, il CESE raccomanda di creare un consenso tra i partiti politici, gli attori sociali, gli imprenditori, i sindacati e la società civile per assicurare a questa opportunità il più ampio successo possibile. Il CESE è convinto che i fondi europei non siano soltanto numeri, obiettivi e scadenze, ma rappresentino il simbolo della visione del futuro condivisa dagli Stati membri dell’Unione.

Regolamento sulle disposizioni comuni applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo Plus, al Fondo di coesione, al Fondo per una transizione giusta, al Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, e le regole finanziarie applicabili a tali fondi e al Fondo Asilo, migrazione e integrazione, al Fondo Sicurezza interna e allo Strumento di sostegno finanziario per la gestione delle frontiere e la politica dei visti

ALTRI PARERI DEL CESE SUL TEMA DELL’OCCUPAZIONE PUBBLICATI DALLA GAZZETTA UFFICIALE COMUNITARIA DEL 22 DICEMBRE:

Parere del Comitato economico e sociale europeo sulle misure di emergenza a sostegno dell’occupazione e del reddito durante la crisi pandemica (parere d’iniziativa)
Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Elementi fondamentali del lavoro sostenibile di qualità durante e dopo la ripresa» (parere esplorativo richiesto dalla presidenza slovena)
Parere del CESE sulla proposta di decisione del Consiglio relativa agli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione
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La Commissione europea ha pubblicato oggi la relazione di sintesi 2021 sull’attuazione dei fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE). La relazione presenta i risultati cumulativi dei fondi SIE per il periodo 2014-2020 entro la fine del 2020.

I fondi SIE ammontano a 461 miliardi di euro nel periodo 2014-2020. Integrati dal cofinanziamento nazionale, questi fondi hanno innescato finora un investimento complessivo di € 640 miliardi (escluse le risorse REACT-EU) per promuovere una convergenza socioeconomica duratura, una transizione verde e digitale agevole, la resilienza e la coesione territoriale.

I risultati concreti dei fondi SIE entro la fine del 2020 includono:
supportare 3 milioni di imprese con capitale circolante aggiuntivo;
creazione di 236.500 nuovi posti di lavoro;
migliorare l’efficienza energetica di oltre 359.000 famiglie;
aiutare 45 milioni di persone con azioni per l’occupazione, l’inclusione sociale o l’istruzione;
sostenere oltre 2 milioni di progetti nel settore agricolo e nelle aree rurali; mantenere 31.500 posti di lavoro e creare 4.000 nuovi posti di lavoro nel settore marittimo e della pesca.

I fondi SIE sono stati uno dei principali strumenti nella lotta alla pandemia di Covid-19. Nella primavera del 2020, grazie al pacchetto di iniziative di investimento in risposta al coronavirus (CRII e CRII+), agli Stati membri è stata data la possibilità di riassegnare i fondi della politica di coesione non spesi ad aree prioritarie come l’assistenza sanitaria, i programmi di lavoro a orario ridotto e il sostegno alle PMI. Il sostegno totale della politica di coesione per far fronte alla pandemia nell’ambito di CRII e CRII+ ha raggiunto i 21,3 miliardi di euro.

Oltre a questa risposta immediata alla crisi, sono state aggiunte risorse supplementari al finanziamento della politica di coesione 2014-2020 tramite REACT-EU, un supplemento di 50,6 miliardi di euro che gli Stati membri possono utilizzare nel corso del 2021 e 2022 per stimolare la ripresa e sostenere una sana transizione verde e digitale . REACT-EU è stato il primo strumento ad essere utilizzato nell’ambito di NextGenerationEU con il primo pagamento effettuato nel giugno 2021.

Essendo uno dei maggiori strumenti di investimento nell’ambito del bilancio dell’UE, i fondi SIE sostengono la coesione territoriale, economica e sociale delle regioni europee, nonché la loro resilienza e ripresa dalla crisi affrontata negli anni passati. Comprendono:
il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR);
il Fondo Sociale Europeo (FSE);
il Fondo di coesione (FC);
il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)
e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

Gli obiettivi politici perseguiti con i fondi SIE includono:
crescita intelligente, sostenibile e inclusiva,
rafforzare la capacità istituzionale della pubblica amministrazione,
sviluppo urbano e cooperazione territoriale (Interreg).

APPROFONDIMENTI E DOCUMENTI

Relazione di sintesi 2021 sull’attuazione dei Fondi strutturali e di investimento europei
Allegati alla relazione di sintesi 2021
Piattaforma Open Data dei fondi SIEUna guida ai progressi degli investimenti
Coronavirus Response Investment Initiative (CRII) e Coronavirus Response Investment Initiative Plus (CRII+)
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La Commissione Europea ha recentemente pubblicato l’invito a presentare proposte del partenariato per le città sostenibili.

L’obiettivo del programma è promuovere lo sviluppo urbano integrato attraverso partenariati costruiti tra autorità degli Stati membri dell’UE e dei paesi partner.
Questo invito contribuirà ad affrontare le nuove priorità politiche dell’UE, in particolare promuovendo il buon governo, il “Green Deal”, la crescita, la creazione di posti di lavoro e la digitalizzazione.
Più specificamente mira a rafforzare la governance urbana, garantire l’inclusione sociale delle città, migliorare la resilienza e l’inverdimento delle città e migliorare la prosperità e l’innovazione nelle città. Le linee guida del bando sono disponibili sul sito web di EuropeAid .

Il termine ultimo per la presentazione delle note di concetto è il 23/04/2021 .
Le domande devono essere reindirizzate a intpa-171273@ec.europa.eu , entro e non oltre 21 giorni prima della scadenza.

LA DIREZIONE GENERALE INTPA DELLA COMMISSIONE EUROPEA (partenariati internazionali) è responsabile della formulazione del partenariato internazionale e della politica di sviluppo dell’UE, con l’obiettivo finale di ridurre la povertà, garantire lo sviluppo sostenibile e promuovere la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto in tutto il mondo.
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Il Fondo per una transizione giusta (JTF) è il nuovo strumento della politica di coesione 2021-2027, come primo pilastro del meccanismo per una transizione giusta nel contesto del Green Deal europeo che mira a raggiungere la neutralità climatica dell’UE entro il 2050.

Il meccanismo di transizione giusta affronta gli effetti sociali ed economici della transizione , concentrandosi sulle regioni, le industrie e i lavoratori che affronteranno le maggiori sfide, attraverso tre pilastri:
Un nuovo Fondo per una transizione giusta: di 19,2 miliardi di euro a prezzi correnti, dovrebbe mobilitare circa 25,4 miliardi di euro di investimenti.
Schema InvestEU per una “transizione giusta”
fornirà una garanzia di bilancio nell’ambito del programma InvestEU attraverso le quattro finestre strategiche e un polo di consulenza InvestEU che fungerà da punto di ingresso centrale per le richieste di consulenza. Si prevede di mobilitare 10-15 miliardi di euro in investimenti per lo più del settore privato.
Un nuovo strumento di prestito del settore pubblico
combinerà 1,5 miliardi di euro di sovvenzioni finanziate dal bilancio dell’UE con 10 miliardi di euro di prestiti della Banca europea per gli investimenti, per mobilitare 18,5 miliardi di euro di investimenti pubblici.



L’obiettivo del Green Deal europeo è di trasformare l’Unione europea in un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, garantendo:
nessuna emissione netta di gas serra entro il 2050;
crescita economica disaccoppiata dall’uso delle risorse
nessuna persona e nessun luogo lasciato indietro

Il Green Deal europeo, secondo la Commissione europea, è anche la nostra ancora di salvezza per uscire dalla pandemia di COVID-19. Un terzo degli investimenti da 1,8 trilioni di euro del NextGenerationEU Recovery Plan e il budget settennale dell’UE finanzieranno il Green Deal europeo.

Lo JTF sostiene i territori più colpiti dalla transizione verso la neutralità climatica per evitare l’aumento delle disuguaglianze regionali, in linea con l’obiettivo della politica di coesione dell’UE di ridurre le disparità regionali e affrontare i cambiamenti strutturali nell’UE.
Il fondo allevia i costi socio-economici innescati dalla transizione climatica, sostenendo la diversificazione economica e la riconversione dei territori interessati, aiutando le persone ad adattarsi a un mercato del lavoro in evoluzione. Ciò significa sostenere le attività che sono direttamente collegate all’obiettivo specifico del JTF, ad esempio:
investimenti produttivi nelle piccole e medie imprese
attività di ricerca e innovazione
risanamento ambientale
energia pulita
aggiornamento e riqualificazione dei lavoratori
assistenza alla ricerca di lavoro e inclusione attiva delle persone in cerca di lavoro
trasformazione degli impianti esistenti ad alta intensità di carbonio quando questi investimenti portano a sostanziali riduzioni delle emissioni e alla protezione dei posti di lavoro.

Per sbloccare e implementare le risorse del JTF, gli Stati membri dell’UE devono preparare piani strategici territoriali per una transizione giusta (TJTP) – identificando i territori ammissibili che si prevede saranno i più colpiti dalla transizione climatica. Il TJTP deve essere preparato insieme ai partner interni pertinenti, in dialogo con la Commissione e garantendo che siano coerenti con le strategie di specializzazione intelligente e i piani nazionali per l’energia e il clima.
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Sulla Gazzetta ufficiale C494 dell’8 dicembre è pubblicata la relazione del Parlamento europeo sulla politica di coesione e le strategie ambientali regionali nella lotta contro i cambiamenti climatici che sottolinea l’importanza di contrastare i cambiamenti climatici conformemente agli impegni assunti dall’Unione nel quadro del Green Deal europeo in vista dell’attuazione dell’accordo di Parigi e degli OSS, nel pieno rispetto del regolamento dell’UE in materia di tassonomia, tenendo conto degli aspetti sociali, economici e territoriali per garantire una transizione giusta per tutti i territori e le rispettive popolazioni senza lasciare indietro nessuno; pone l’accento sulla necessità di sancire il principio del «non arrecare un danno significativo» di cui al regolamento in materia di tassonomia per tutti gli investimenti.

Nella relazione parlamentare grande spazio al ruolo delle autorità locali e regionali:

La relazione accoglie con favore la proposta della Commissione relativa alla legge europea sul clima, che costituisce una pietra angolare del Green Deal europeo e sancisce l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 nella normativa dell’Unione come pure la necessità di tradurlo in azioni concrete a livello locale rispettando i vincoli e promuovendo i punti di forza di ciascun territorio, inclusi gli obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040, come richiesto dal Parlamento europeo; rammenta a tale riguardo che l’obiettivo del Green Deal europeo è di proteggere, conservare e valorizzare il capitale naturale dell’Unione, nonché di proteggere la salute e il benessere dei cittadini dai rischi di natura ambientale e dalle relative conseguenze.

Il Parlamento europeo pone l’accento sulla necessità che le autorità locali e regionali assumano un impegno politico chiaro in relazione al conseguimento degli obiettivi climatici e sottolinea l’esigenza di intensificare il dialogo multilivello fra le autorità nazionali, regionali e locali in materia di pianificazione e attuazione delle misure nazionali relative al clima, all’accesso diretto ai finanziamenti per le autorità locali e al monitoraggio dei progressi delle misure adottate, evidenziando altresì l’urgenza di dotare le autorità locali e regionali degli strumenti finanziari e amministrativi pertinenti per raggiungere tali obiettivi; ritiene inoltre che le autorità locali e regionali svolgano un ruolo fondamentale in tutte le fasi di pianificazione, preparazione e attuazione dei progetti.

Si invitano le autorità di programmazione nazionali e regionali a massimizzare l’impatto trasformativo della protezione del clima e dell’ambiente nel contesto dell’attuale preparazione dei programmi nazionali e regionali.

La relazione inoltre invita tutte le autorità locali e regionali ad adottare strategie climatiche locali e regionali che traducano gli obiettivi stabiliti a livello dell’UE in obiettivi concreti a livello locale, secondo un approccio olistico basato sul territorio o orientato alle singole zone, che garantirebbe una visione a lungo termine per la transizione climatica e un migliore uso delle risorse finanziarie a titolo dalla politica di coesione; sottolinea che le strategie ambientali regionali dovrebbero coprire e includere i piani di gestione dei rifiuti.

Il Parlamento evidenzia il ruolo essenziale della politica di coesione, in sinergia con altre politiche, nella lotta contro i cambiamenti climatici come pure nel conseguimento della neutralità climatica entro il 2050 e del traguardo intermedio entro il 2030 e il 2040, e sottolinea il ruolo delle autorità locali e regionali nella realizzazione di una riforma di vasta portata delle politiche di investimento.

L’Assemblea diStrasburgo chiede che ci si adoperi per garantire una coerenza e un coordinamento maggiori fra la politica di coesione e le altre politiche dell’UE, al fine di migliorare l’integrazione strategica degli aspetti climatici, elaborare politiche più efficaci in materia di riduzione delle emissioni alla fonte, fornire finanziamenti dell’UE mirati e, di conseguenza, migliorare l’attuazione delle politiche climatiche sul territorio.



Si ricorda che le politiche climatiche dovrebbero contribuire a realizzare la piena e stabile occupazione, in particolare per quanto concerne i posti di lavoro verdi e blu e una formazione in grado di favorire il progresso sociale equo; ritiene che le politiche climatiche debbano tutelare i posti di lavoro maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici creando nuovi lavori verdi in modo che i lavoratori non siano lasciati indietro quando taluni settori realizzeranno la transizione verso l’economia verde; esorta gli Stati membri a dare priorità alla lotta contro i cambiamenti climatici, agli sforzi a favore dello sviluppo inclusivo e sostenibile e della giustizia sociale come pure alla lotta contro la povertà, la povertà energetica e le politiche che vanno a scapito dei gruppi vulnerabili ed emarginati; sottolinea in questo contesto che dovrebbero essere presi ulteriori provvedimenti per combattere la povertà energetica.

Il Parlamento evidenzia che è fondamentale sostenere pienamente i principi della governance multilivello e del partenariato nel quadro della politica di coesione, anche per quanto concerne la prospettiva di genere, in quanto le autorità locali e regionali hanno competenze dirette in materia di ambiente e cambiamenti climatici e attuano il 90 % delle misure di adattamento ai cambiamenti climatici e il 70 % di quelle di mitigazione degli stessi; ricorda che le autorità locali e regionali possono anche mettere a punto azioni volte a promuovere fra i cittadini comportamenti rispettosi del clima, compresi quelli legati alla gestione dei rifiuti, alla mobilità intelligente e all’edilizia sostenibile; ribadisce che la transizione verso la neutralità climatica deve essere giusta e inclusiva e prestare particolare attenzione alle persone che vivono nelle zone rurali e remote; riconosce la necessità di sostenere i territori maggiormente colpiti dalla transizione verso la neutralità climatica, evitare l’aumento delle disparità fra le regioni e rafforzare la posizione dei lavoratori e delle comunità locali e regionali; invita tutti i livelli di governo ad adoperarsi al massimo per incoraggiare la cooperazione tra amministrazioni, in particolare la cooperazione verticale intergovernativa, interregionale, intercomunale e transfrontaliera, al fine di condividere conoscenze ed esempi di migliori pratiche in relazione a progetti e iniziative legati ai cambiamenti climatici finanziati nell’ambito della politica di coesione.


Strasburgo chiede l’adozione di strategie ambientali regionali olistiche onde garantire lo sviluppo sostenibile e mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici sostenendo la transizione energetica verso le fonti rinnovabili, la biodiversità e l’adattamento ai cambiamenti climatici; ritiene che tali strategie regionali dovrebbero sostenere l’impegno civico e i progetti avviati e gestiti a livello locale, nonché promuovere la cooperazione fra le regioni, anche mediante progetti transfrontalieri; invita la Commissione a sostenere e agevolare la cooperazione fra le regioni e lo scambio di competenze tecniche e migliori pratiche; pone l’accento sull’importanza di sostenere il principio del partenariato in tutte le fasi di programmazione, attuazione e monitoraggio della politica di coesione dell’UE e di istituire una forte cooperazione tra le autorità regionali e locali, i cittadini, le ONG e i portatori di interessi; sottolinea che le consultazioni pubbliche dovrebbero essere approfondite e significative e garantire la partecipazione attiva e rappresentativa delle comunità e dei portatori di interessi ai processi decisionali, al fine di instaurare un senso di responsabilità per le decisioni e i piani, promuovere l’elaborazione di iniziative e incentivare la partecipazione alle azioni; evidenzia l’importanza delle iniziative e dei progetti locali che contribuiscono al conseguimento della neutralità climatica.

L’Europarlamento pone l’accento sul ruolo essenziale delle autorità locali e regionali ai fini della realizzazione di una transizione equa verso un’economia climaticamente neutra per tutti, con al centro la coesione sociale, economica e territoriale, e chiede un maggior ricorso agli investimenti blu e verdi e all’innovazione nell’ambito della politica di coesione, nonché un uso più esteso delle soluzioni basate sulla natura; sottolinea che occorrono maggiori sinergie tra le diverse fonti di finanziamento a livello regionale, nazionale e dell’UE, nonché collegamenti più forti tra i finanziamenti pubblici e privati per aumentare l’efficacia delle strategie ambientali regionali nella lotta contro i cambiamenti climatici; ricorda che tale processo non sarebbe possibile senza una forte attenzione alle competenze; ritiene che le strategie ambientali regionali dovrebbero mirare anche a migliorare la capacità amministrativa delle istituzioni locali e regionali e a svilupparne il potenziale come motori di competitività economica, sociale e territoriale.

La relazione pone l’accento sull’importanza del concetto dei piccoli comuni intelligenti nell’affrontare le sfide climatiche dell’Unione e accoglie con favore l’integrazione di tale concetto nella futura PAC, nella politica di coesione e nella politica regionale dell’Unione; insiste affinché gli Stati membri includano l’approccio basato sui piccoli comuni intelligenti nei loro programmi per l’attuazione della politica di coesione dell’UE a livello nazionale e regionale come pure nei loro piani strategici nazionali della PAC, il che richiederà l’elaborazione di strategie «piccoli comuni intelligenti» (15) a livello nazionale; sottolinea il ruolo dell’approccio LEADER/CLLD nell’attuazione delle strategie «piccoli comuni intelligenti», che dovrebbero porre un forte accento sulla digitalizzazione, la sostenibilità e l’innovazione.

Strasburgo ricorda che il successo delle strategie ambientali regionali dipende altresì da solide politiche di ricerca e innovazione anche a livello locale e regionale; incoraggia la collaborazione fra autorità locali, istituti di ricerca e imprese, come avviene per le iniziative nell’ambito dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia e delle sue comunità della conoscenza e dell’innovazione (CCI).



La relazione parlamentare invita la Commissione a monitorare i progressi compiuti dai governi nazionali e dalle autorità locali e regionali nell’affrontare i cambiamenti climatici a tutti i livelli e a pubblicare relazioni in proposito utilizzando uno standard comune per tutti gli Stati membri, come pure a valutare le interconnessioni tra le politiche ambientali e l’economia; sottolinea che le autorità locali e regionali dovrebbero essere coinvolte efficacemente a livello nazionale per quanto concerne la valutazione delle politiche in materia di cambiamenti climatici nel contesto del semestre europeo; pone l’accento sulla necessità di migliorare l’efficacia e la complementarità dei fondi SIE, nonché di altri programmi e strumenti dell’UE, quali il FEASR, il FEAMP, LIFE, Orizzonte Europa o Europa creativa, nell’affrontare i cambiamenti climatici; incoraggia gli Stati membri a garantire tale complementarità mediante un’applicazione territoriale ambiziosa dei rispettivi piani di ripresa nazionali, coinvolgendo tutti gli attori pertinenti delle regioni; invita altresì gli Stati membri a pubblicare una scheda di valutazione aggiornata periodicamente che misuri l’impatto territoriale delle misure per la ripresa nazionali ed europee, prestando particolare attenzione al contributo di tali misure alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Si sottolinea inoltre il ruolo fondamentale che le isole, in particolare quelle di piccole dimensioni, e le regioni ultraperiferiche e periferiche/remote possono svolgere nella transizione verso la neutralità climatica come laboratori di innovazione per lo sviluppo di energie pulite, mobilità intelligente, gestione dei rifiuti ed economia circolare, ove il loro pieno potenziale venga sfruttato con strumenti, sostegno e finanziamenti adeguati, che consentano loro di svolgere un ruolo cruciale ai fini della ricerca sui cambiamenti climatici e la biodiversità; ricorda che dovrebbero poter avere accesso a risorse economiche sufficienti e a un’adeguata formazione, al fine di realizzare interventi integrati, settoriali e innovativi per lo sviluppo delle infrastrutture e dell’economia locale; sottolinea il potenziale in materia di energia rinnovabile delle regioni periferiche e ultraperiferiche, legato alle loro caratteristiche geografiche e climatiche.

La relazione sottolinea che l’integrazione di genere dovrebbe essere attuata pienamente e integrata come principio orizzontale in tutte le attività, le politiche e i programmi dell’UE, compresa la politica di coesione.



Si chiedono ulteriori investimenti nella mobilità sostenibile, come ad esempio le ferrovie, e nella mobilità urbana sostenibile per conseguire città più verdi che garantiscano ai cittadini una migliore qualità di vita.



Si evidenzia la proposta presentata dalla Commissione nel quadro della strategia dell’UE per la biodiversità per il 2030, in base alla quale le città con almeno 20 000 abitanti dovrebbero elaborare piani di inverdimento urbano per creare foreste, parchi e giardini urbani accessibili e ricchi di biodiversità, aziende agricole urbane, tetti e muri verdi, nonché strade alberate; ribadisce l’impatto positivo di una misura tale sul microclima urbano e sulla salute, in particolare dei gruppi vulnerabili.

Gli europarlamentari chiedono quindi l’istituzione di meccanismi di cooperazione regionale e interregionale efficaci nell’ambito della prevenzione delle catastrofi naturali, fra cui una capacità per la reazione, la gestione e l’assistenza reciproca in caso di disastri.

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