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Stefano Bonaccini, Presidente AICCRE e CCRE/CEMR è tra i firmatari di un appello nel quale si chiede partnership “forti ed efficaci tra tutti i livelli di governo, non solo per guidare la via d’uscita dalla crisi, ma anche per gettare le basi per un’Europa resistente e sostenibile”.

Dobbiamo evitare di ripetere gli errori delle prime settimane della crisi. “Troppe delle misure iniziali sono state adottate a livello nazionale, senza coordinamento europeo, e spesso hanno trascurato il ruolo cruciale che i nostri governi locali e regionali stavano svolgendo nei loro territori. Il coordinamento tra i diversi livelli di governance può e deve essere migliorato”, continua l’appello firmato tra gli altri anche da Jan Van Zanen, sindaco de l’Aia e da Yordanka Fandakova, sindaca di Sofia.

“Le città e le regioni hanno fornito servizi essenziali nell’assistenza sociale, nella gestione dei rifiuti, nell’igiene, nella mobilità e nell’assistenza sanitaria, facendo il possibile per limitare il rischio di ulteriori contagi”.

L’appello poi si concentra sulla grave crisi economica post-Covid: “con una previsione di contrazione economica europea di oltre l’8% nel 2020, ci saranno gravi conseguenze per i lavoratori e le imprese, anche nei settori del commercio al dettaglio, della cultura e del settore alberghiero. I Comuni e le Regioni soffrono anche di enormi perdite di entrate – stimate in miliardi e fino al 20% delle imposte locali in alcuni paesi – che minacciano la loro capacità di fornire servizi pubblici”.

Gli enti locali e regionali vogliono contare di più: “In molti paesi, la gestione della pandemia è in fase di localizzazione, poiché ha dimostrato che le azioni e gli interventi su misura sono più efficaci. Per questo noi, in quanto sindaci e leader regionali, non accetteremo di essere semplici esecutori delle politiche pubbliche europee e nazionali, senza avere voce in capitolo. Vogliamo e dobbiamo essere agenti di cambiamento”.

In Europa, continua l’appello, “abbiamo bisogno di un cambiamento di paradigma per la governance. Noi, in quanto rappresentanti dei Comuni e delle Regioni d’Europa, chiediamo ai leader europei e nazionali di lavorare con noi e di mobilitare tutte le nostre energie per costruire il nuovo modello di sviluppo che i nostri concittadini si aspettano”.

Il Covid-19 è il segnale d’allarme della natura: “non dobbiamo affidarci a un modello economico in disaccordo con l’ambiente. Il Green Deal dell’Ue dovrebbe essere il motore di una ripresa che trasformi la nostra economia, rendendola più sostenibile, inclusiva e resistente agli shock futuri. Le città stanno già spianando la strada. Durante la crisi, sono stati costruiti chilometri di piste ciclabili, le strade sono state trasformate per far posto a percorsi pedonali e molti centri urbani sono stati trasformati in aree pedonali”.

“Mentre gli Stati membri elaborano i propri piani di ripresa nazionali, dobbiamo assicurarci che i leader locali e regionali siano pienamente coinvolti nella loro progettazione e realizzazione”.

Un milione di politici eletti a livello locale e regionale in tutta Europa, sottolinea l’appello pubblicato da euractiv.it, “forniscono servizi vitali per i loro cittadini e le loro comunità. Chi potrebbe essere in una posizione migliore per garantire che il denaro dell’Ue venga speso in quei settori che hanno davvero bisogno del nostro sostegno?”.

Per avere successo, i territori hanno bisogno di essere potenziati. L’appello svela una contraddizione: “negli ultimi anni, le Città e le Regioni hanno assistito a un aumento delle responsabilità, mentre il loro accesso ai finanziamenti nazionali è diminuito. Per questo motivo la Commissione europea dovrebbe garantire un accesso diretto e semplificato ai finanziamenti dell’Ue ed estendere la flessibilità per gli aiuti di Stato a favore delle imprese locali”.

“Da una prospettiva più ampia e più lungimirante, invitiamo la Commissione a stabilire un dialogo permanente con noi, attraverso la nostra organizzazione rappresentativa, il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa”.

Prevista fino all’estate del 2022, “la Conferenza sul futuro dell’Europa è un’altra occasione da non perdere per rafforzare la cooperazione con i governi locali e regionali. Questa Conferenza offre un’opportunità storica per l’Ue di consultare e coinvolgere tutti i livelli di governo. I leader europei e nazionali devono sviluppare un dialogo permanente con noi e, attraverso di noi, con una moltitudine di cittadini”.

“Il piano di ripresa dell’Europa ha un grande potenziale non solo per rinvigorire la nostra economia, ma anche per trasformare il nostro modo di fare. Lavorando con le nostre Città e Regioni e dando loro potere, la nostra Unione uscirà da questa crisi più forte e meglio, in grado di affrontare la crisi Covid, l’emergenza climatica e le sfide future”.
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Ilaria Bugetti
, delegata AICCRE, Consigliere regionale della Toscana e portavoce CEMR sulla politica di coesione, è intervenita il 14 luglio al webinar organizzato dalla #CohesionAlliance: “The European Recovery Plan and its implications for EU cohesion policy”.

Ecco cosa ha detto la nostra rappresentante.

Stiamo vivendo un momento estremamente impegnativo: il coronavirus ha ha avuto un forte impatto sulla nostra economia e sulla nostra società e ci vorranno anni per per riprendersi dalla crisi.

All’inizio della crisi, gli Stati e i governi hanno agito con un approccio nazionale, hanno chiuso le frontiere, non hanno permesso la spedizione di dispositivi di protezione all’esterno dei loro paesi, prendendo misure unilaterali.

Tuttavia, ben presto è diventato ovvia la necessità di solidarietà. Abbiamo bisogno del sostegno reciproco per uscire dalla crisi e per prepararci al futuro.

Nel presentare le priorità della Presidenza tedesca ai membri del Parlamento europeo la scorsa settimana, la Cancelliera Angela Merkel ha evidenziato la solidarietà e la coesione come uno dei cinque settori su cui l’Unione europea deve lavorare se vuole uscire unita e forte dalla crisi attuale: “L’Europa è in grado di fare grandi cose se lavoriamo insieme e restiamo uniti nella solidarietà”, ha sottolineato.



La signora Merkel comprende abbastanza bene il legame tra solidarietà e politica di coesione europea. I governi locali e regionali di diverse dimensioni sono stati colpiti dal coronavirus in modi diversi e con diversi livelli di intensità. Pertanto, la via d’uscita dalla crisi deve essere adattata alle esigenze.

La politica di coesione può affrontare gli shock asimmetrici di questa crisi, il suo approccio basato sul luogo permette di adattare le misure alla situazione locale e regionale e dimostra il suo valore concreto per i cittadini e le imprese.

Il CEMR è stato uno dei membri fondatori dell’Alleanza per la Coesione. Crediamo fermamente che la Politica di Coesione abbia già dimostrato e continuerà a dimostrare la sua rilevanza e utilità per i territori e i cittadini europei.

La Politica di coesione sosterrà una prospettiva di sviluppo a lungo termine: contribuirà a rendere le nostre società più resistenti e contribuirà a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Dobbiamo prepararci per il futuro e garantire di poter fornire i servizi necessari ai nostri cittadini: negli ultimi mesi i comuni, le città e le regioni hanno dimostrato l’importanza del funzionamento dei servizi pubblici locali e regionali, soprattutto in tempi di emergenza.

I poteri territoriali hanno lavorato instancabilmente per proteggere vite umane, per sostenere le imprese e per garantire la resilienza economica complessiva delle nostre comunità. Hanno garantito la fornitura ininterrotta dei nostri servizi pubblici più importanti. Allo stesso tempo, hanno dovuto sostenere costi aggiuntivi per finanziare ulteriori misure sanitarie, economiche e sociali e hanno dovuto affrontare perdite di reddito.

Questa situazione è critica in quanto ridurrà la capacità dei governi locali e regionali di investire in progetti sostenibili e orientati al futuro – molti dei quali contribuiscono al raggiungimento di obiettivi politici comuni europei.

Pertanto, vorrei sottolineare ancora una volta: la necessità di un sostegno da parte dell’Unione Europea ai governi locali e regionali nei prossimi anni sarà assolutamente vitale. La politica di coesione europea come strumento di solidarietà sarà fondamentale non solo per la ripresa, ma anche per la preparazione del futuro.

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La pandemia da Covid-19 sta causando anche in Europa conseguenze negative sotto l’aspetto economico ed occupazionale, coinvolgendo cittadini ed imprese ed accentuando le disparità territoriali. L’Ufficio Esecutivo del CEMR ha recentemente promosso una discussione con la Commissaria europea per la Coesione e le Riforme Elisa Ferreira su come utilizzare al meglio i fondi di coesione europei per una ripresa sostenibile.



L’Unione europea ha risposto alla crisi sbloccando oltre 37 miliardi di euro di fondi di coesione non spesi, da utilizzare in misure di emergenza sanitaria e di sostegno sociale. “La politica di coesione è stata una delle primissime risposte di bilancio dell’UE a COVID” ha dichiarato il Presidente del CEMR Stefano Bonaccini. “Questo dimostra che la coesione non è solo adatta a correggere le disparità territoriali, ma è anche uno strumento per adattarsi a una crisi emergente”.

Bonaccini ha sottolineato che i governi locali e regionali stanno affrontando enormi perdite fiscali a causa della crisi ed ha aggiunto che queste non dovrebbero impedire investimenti a lungo termine nello sviluppo sostenibile: “Dobbiamo ridisegnare i nostri territori e ci sarà una nuova stagione di resilienza”. Nel mese di maggio, sia Bonaccini che Ilaria Bugetti, portavoce CEMR sullo sviluppo territoriale, avevano sottolineato l’importanza della politica di coesione per sostenere le economie locali che hanno sofferto per l’isolamento, per ridisegnare gli spazi urbani e per rendere le nostre società più resistenti e innovative.



Il Commissario Ferreira ha illustrato la risposta sociale ed economica dell’Unione alla pandemia di coronavirus, rilevando che non ha responsabilità per le questioni sanitarie. Oltre all’utilizzo dei fondi di coesione, l’UE ha allentato le regole sugli aiuti di Stato, ha sbloccato miliardi di euro di fondi di emergenza per le attrezzature mediche e il sostegno alle imprese, ed ha proposto Next Generation EU, un piano di ripresa a lungo termine da 750 miliardi di euro. Rilevando che l’impatto del Covid-19 è stato molto disomogeneo nei diversi Paesi e territori, Ferreira ha sottolineato la necessità di solidarietà per la ripresa di tutta l’Europa. “Metà dell’Europa rischia una perdita a due cifre del PIL, che significa molto in termini di occupazione”, ha detto. “O ci riprenderemo insieme o non ci riprenderemo affatto. Dobbiamo mettere la coesione e il riequilibrio al centro della nostra agenda”.
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Il Presidente del CCRE/CEMR e dell’AICCRE Stefano Bonaccini ha aperto i lavori del webinar organizzato dal CCRE/CEMR l’11 giugno, “European Municipalities and Regions facing the COVID-19 crisis and its consequences”. Ai lavori ha partecipato anche Carla Rey, Segretaario generale dell’AICCRE. Di seguito l’intervento del Presidente Bonaccini.


La pandemia COVID-19 è una situazione senza precedenti, finora sono stati individuati quasi due milioni di europei con il virus e oltre 160.000 sono morti per questa malattia in Europa. Queste cifre drammatiche continueranno ad aumentare nelle prossime settimane, oltre a tutte le misure drastiche che sono state adottate, e dobbiamo essere molto vigili per monitorare l’evoluzione fino a quando non si potrà procedere alla vaccinazione generale. Tutte le nostre vite sono state colpite in un modo o nell’altro.

Nella mia regione, l’Emilia Romagna, la situazione è stata molto difficile perché è una delle regioni più colpite in Italia. Come leader dei governi locali e regionali, siamo stati in prima linea nella crisi e grazie ai servizi pubblici locali, il nostro continente è stato in grado di affrontare la situazione sanitaria.

I dipendenti del settore pubblico hanno garantito l’erogazione ininterrotta dei nostri servizi pubblici più importanti, a dimostrazione del ruolo chiave dei servizi pubblici locali organizzati e adeguatamente finanziati per la fornitura continuativa di servizi di interesse generale ai cittadini, soprattutto nei momenti di emergenza.

Questa crisi ha anche dimostrato l’importanza vitale del nostro modello sociale europeo, basato sullo stato sociale, sulle pratiche di dialogo sociale nazionale, sul corretto finanziamento dei sistemi sanitari, sulla protezione dei lavoratori, dei disoccupati e delle persone vulnerabili. Ora iniziamo ad aprirci e vediamo quanto dovremo sostenere la ripresa della nostra economia e della nostra società. Le conseguenze dell’isolamento saranno un’altra sfida per noi. Avremo bisogno del sostegno dell’Unione europea per superare le conseguenze, avremo bisogno di maggiore solidarietà anche a livello globale, con i nostri vicini dei confini mediterranei, orientali e settentrionali. Dovremo ricominciare da capo, in linea con gli obiettivi di lotta al cambiamento climatico e di costruzione di un modello di sviluppo più sostenibile.

All’inizio della crisi, i governi centrali hanno fallito nel coordinare le loro risposte e hanno agito unilateralmente. A partire da metà marzo, la Commissione europea ha lanciato diverse iniziative nei settori della salute pubblica, della tutela delle libertà fondamentali e della gestione delle frontiere, nonché delle questioni economiche e monetarie. Ci siamo resi conto di quanto sia necessario lavorare insieme per agire in una crisi di questo tipo.

Accogliamo con favore la Coronavirus Response della Commissione europea, in particolare le iniziative per affrontare le sfide economiche, sociali e fiscali. Sosteniamo gli sforzi della Commissione per ammorbidire le regole sugli aiuti di Stato e rinnoviamo la nostra richiesta di una revisione delle regole di concorrenza per sostenere la nostra economia attraverso la localizzazione della produzione di beni essenziali.

Nei prossimi mesi, gli Stati membri e il Parlamento europeo negozieranno la proposta della Commissione per il piano di ripresa e il bilancio a lungo termine per l’UE. Valuteremo le varie proposte ed esprimeremo le nostre opinioni. Già oggi esortiamo la Commissione europea a fare del principio di partenariato un prerequisito per la preparazione dei programmi operativi e invitiamo il legislatore europeo a collaborare con i governi locali e regionali, seguendo la raccomandazione della risoluzione del Parlamento europeo del 2018 di fare del CEMR un partner chiave soprattutto in questa fase prelegislativa.


ENGLISH VERSION

The President of CCRE/CEMR and AICCRE Stefano Bonaccini opened the webinar organized by CCRE/CEMR on June 11, “European Municipalities and Regions facing the COVID-19 crisis and its consequences”. Carla Rey, General Secretary of AICCRE, also participated in the work. Here follows the speech of President Bonaccini.

The COVID-19 pandemic is an unprecedented situation, so far almost two million Europeans have been detected with the virus and over 160,000 have died from the disease in Europe. These dramatic figures will continue to increase in the coming weeks, in addition to all the drastic measures that have been taken, and we must be very vigilant to monitor the evolution until general vaccination can be carried out. All our lives have been affected in one way or another.

In my region, Emilia Romagna, the situation has been very difficult because it is one of the most affected regions in Italy. As leaders of local and regional governments, we have been at the forefront of the crisis and thanks to local public services, our continent has been able to deal with the health situation.

Public sector employees have ensured the uninterrupted delivery of our most important public services, demonstrating the key role of organised and adequately funded local public services for the continuous provision of services of general interest to citizens, especially in times of emergency.

This crisis has also demonstrated the vital importance of our European social model, based on the welfare state, national social dialogue practices, proper financing of health systems, protection of workers, the unemployed and vulnerable people. Now we are starting to open up and see how much we should support the recovery of our economy and society. The consequences of isolation will be another challenge for us. We will need the support of the European Union to overcome the consequences, we will need more solidarity at global level too, with our neighbours on the Mediterranean, eastern and northern borders. We will have to make a fresh start, in line with the objectives of combating climate change and building a more sustainable development model.

At the beginning of the crisis, central governments failed to coordinate their responses and acted unilaterally. Since mid-March, the European Commission has launched several initiatives in the areas of public health, protection of fundamental freedoms and border management, as well as economic and monetary issues. We have realised how necessary it is to work together to act in a crisis of this kind.

We welcome the European Commission’s Coronavirus Response, in particular, initiatives to address economic, social and fiscal challenges. We support the Commission’s efforts to relax state aid rules and renew our call for a review of competition rules to support our economy through the localisation of the production of essential goods.

In the coming months, Member States and the European Parliament will negotiate the Commission proposal for the recovery plan and the long-term budget for the EU. We will assess the various proposals and express our views. Already today, we call on the European Commission to make the partnership principle a prerequisite for the preparation of operational programmes and we invite the European legislator to work with local and regional governments, following the recommendation of the 2018 European Parliament resolution to make the ERMC a key partner especially in this pre-legislative phase.

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Le priorità dei territori sono cambiate alla luce della pandemia da Covid-19, ma guai a toccare quello che indica l’Agenda 2030 dell’ONU e cioè la sostenibilità. Se, infatti, non investiamo nella crescita sostenibile in tutto il mondo, rischiamo di giocarci il nostro bene più prezioso: il Pianeta Terra.

La pandemia ci ha colti tutti impreparati, nessuno di noi avrebbe immaginato una epidemia globale di queste dimensioni e con questa forza. Questo evento improvviso e drammatico offre spunti di riflessione che mi auguro approfondiremo nei prossimi mesi con il CEMR e l’UCLG. Per esempio, il tema della sanità pubblica.
Mi permetto di fare l’esempio della Regione che presiedo, l’Emilia-Romagna. Siamo stati tra le regioni più colpite dal Covid-19 perché avevamo in pancia il grande focolaio lombardo. Codogno, nel basso lodigiano, è infatti distante da Piacenza solo pochi chilometri. Piacenza molto più vicina a Codogno rispetto ai comuni capoluogo lombardi. Eppure siamo la Regione con il più alto numero di guariti. Il 3 giugno sono stati solo 13 (di cui 12 asintomatici) i casi su un totale di 4milioni e mezzo di abitanti.
La sanità pubblica ha fatto la differenza. Sanità pubblica che, per qualità e quantità, in Italia, in Europa e nel mondo, non è tutta uguale. Penso che il recupero del pubblico stia ritornando, dopo anni nei quali sembrava che il pubblico meno fosse presente meglio era per la qualità della democrazia.
Mi permetto di dire che nei sistemi democratici occidentali, la lotta al covid-19 è stato più efficace nei Paesi senza leader autoritari. L’autoritarismo in alcuni Paesi ha negato l’esistenza della pandemia e non ha condiviso le buone pratiche, come quella italiana.

Bisogna lavorare tutti insieme, coinvolgendo tutti. In Emilia abbiamo creato una cabina di regia per condividere le decisioni non solo con il Governo, ma con i presidenti di Provincia ed i sindaci dei capoluoghi. Insomma, da soli non se ne esce e su questo tema insisteremo come CEMR ed UCLG. La pandemia, ricordiamolo, ha colpito tutti i Paesi del mondo, non facendo distinzioni di razza o economiche.

Le politiche messe in campo dall’Agenda 2030 dell’ONU sono oggi più che mai fondamentali e come AICCRE, CEMR ed UGLC le abbiamo sempre impostate come necessarie, a partire dalla crescita sostenibile. A proposito di elementi che ha messo in evidenza la pandemia, c’è stato un dibattito in Emilia e a livello nazionale intorno ad un tema: uno dei settori che ha sempre lavorato, anche durante la pandemia, è stato quello agricolo ed alimentare, che si è trovato nell’incredibile situazione di non avere più braccia che aiutassero a raccogliere frutta e verdura. A causa del fatto che molti stranieri, a causa della pandemia, erano tornati nei propri Paesi. Questo evento ha fatto emergere con evidenza l’inconsistenza di quei luoghi comuni, che spesso hanno portato consenso, che davano la colpa della disoccupazione al colore della pelle delle persone.

Come CEMR, UCLG ed AICCRE dobbiamo lavorare sempre di più al dialogo multilivello, mettendo insieme enti locali, governi ed istituzioni sovranazionali. Per non commettere gli stessi errori.



The priorities of the territories have changed because of the Covid-19 pandemic, but woe betide the UN Agenda 2030, namely sustainability. If, in fact, we do not invest in sustainable growth around the world, we risk gambling away our most precious asset: Planet Earth.

The pandemic has caught us all unprepared, none of us would have imagined a global epidemic of this size and with this strength. This sudden and dramatic event offers food for thought, which I hope we will explore further in the coming months with the CEMR and the UCLG. For example, the issue of public health.

Let me give the example of the region that I chair, Emilia-Romagna. We were among the regions most affected by Covid-19 because we were close to the great Lombardy outbreak. Codogno, in the lower Lodi area, is in fact only a few kilometres away from Piacenza. Piacenza is much closer to Codogno than the capital cities of Lombardy. And yet we are the Region with the highest number of cured people. On 3 June there were only 13 (of which 12 asymptomatic) cases out of a total of 4 and a half million inhabitants.

Public health has made the difference. Public health that, for quality and quantity, in Italy, Europe and the world, is not all the same. I think that the recovery of the public is coming back, after years in which it seemed that the less public was present the better for the quality of democracy.

Let me say that in Western democratic systems, the fight against covid-19 has been more effective in countries without authoritarian leaders. Authoritarianism in some countries has denied the existence of the pandemic and has not shared good practices, like the Italian one.

We must all work together, involving everyone. In Emilia we have created a control room to share decisions not only with the Government, but with the Presidents of the Province and the mayors of the capitals. In short, we are not going out alone and we will insist on this topic as CEMR and UCLG. The pandemic, let us remember, has affected all the countries of the world, making no distinction of race or economy.

The policies put in place by the UN Agenda 2030 are now more fundamental than ever and as AICCRE, CEMR and UGLC we have always set them as necessary, starting from sustainable growth. Speaking of the elements that highlighted the pandemic, there has been a debate in Emilia and at national level around one issue: one of the sectors that has always worked, even during the pandemic, was agriculture and food, which found itself in the incredible situation of not having any more arms to help pick fruit and vegetables. Because of the fact that many foreigners, because of the pandemic, had returned to their countries. This event highlighted the inconsistency of those clichés, which often brought consensus, that blamed unemployment on the colour of people’s skin.

As CEMR, UCLG and AICCRE we have to work more and more on multi-level dialogue, bringing together local authorities, governments and supranational institutions. So as not to make the same mistakes.
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A VeniceCitySolutions 2030 edizione 2019, il fulcro della Conferenza verteva sulla ricostruzione della fiducia tra i cittadini e i loro rappresentanti. Credo che questo tema sia oggi ancora ancora più importante.

La Commissione Edelman, nel mezzo della pandemia, ha realizzato un sondaggio sulla fiducia verso le istituzioni durante il Covid, ed è molto interessante constatare che, per la prima volta da cinque anni a questa parte, la fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni è aumentata, soprattutto nei confronti del governo locale o regionale. Quest’ultimo, che è quello che si vuole porre all’avanguardia per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, e che è quello dell’impegno e della passione nel contrastare la pandemia e al contempo unire tutti i cittadini verso il raggiungimento degli SDGs, ha visto quindi ripagati i suoi sforzi.

Noi come Campagna vogliamo cogliere le opportunità che la pandemia sta creando. So che le Nazioni Unite stanno parlando di ricostruire meglio e noi con i nostri partner stiamo spingendo la narrativa verso una sorta di ri-immaginare una nuova società, così come auspicano i cittadini, che non vogliono tornare indietro. Quindi stiamo parlando con i nostri partner e siamo molto attenti nel lavorare per le popolazioni del pianeta. Vediamo grandi opportunità che ci possono aiutare a utilizzare questa crisi così difficile, e a volte devastante, come un fattore che ci può aiutare a migliorare la situazione.

Gli SDGs sono nati come impegno politico e i governi locali sono molto attenti a queste priorità. Era difficile coinvolgere i cittadini attorno a questi obiettivi ma credo che la pandemia ha fatto emergere con evidenza l’importanza di una vita salutare, dell’accesso all’istruzione e di tutta una serie di altri fattori, come le politiche ambientali. Nell’insieme sono diventati qualcosa di molto importante per tutti i cittadini che adesso chiedono ai governi locali e nazionali di raggiungere gli SDGs.

Abbiamo anche dei nuovi stakeholder che supportano il raggiungimento di questi obiettivi e sono lieta che a questo evento dell’AICCRE partecipino leader di diverso livello perché crediamo che il cambiamento trasformativo sia possibile. In passato, anche coi governi o coi leader che sostenevano gli obiettivi di Agenda 2030, a volte avevano dei timori che fosse difficile cambiare il “business model” o il funzionamento dell’economia. Adesso che siamo fermi con così tante risorse, c’è molto spazio per riprogettare e reinventare la nostra società.

Noi crediamo che il cambiamento sia possibile; molti governi locali e regionali stanno sfruttando questa occasione per ridisegnare una società che sia giusta, inclusiva e sostenibile.

Il terzo è l’“effetto farfalla”. Abbiamo sempre creduto, come Campagna, nel ruolo degli individui: tutti possono essere agenti del cambiamento. Credo che il Covid-19 abbia reso le azioni individuali ancora più evidenti e tangibili. Siamo di fronte ad una pandemia che colpisce tutti. Abbiamo visto che l’unica strategia che sta dando risultati consiste nell’azione individuale, e voi governi locali siete quelli più vicini ai cittadini. Dobbiamo continuare a coinvolgere le persone in modo che le vostre politiche innovative possano andare di pari passi con un cambiamento graduale nel comportamento delle persone.

Quarto ed ultimo punto. Il tema del movimento della solidarietà globale che sta chiedendo più cooperazione tra le istituzioni multilaterali. Il Covid-19 ha reso evidente che è fondamentale una reazione coordinata alle difficoltà globali. Abbiamo imparato col cambiamento climatico e ora con la pandemia che il virus non conosce frontiere. C’è necessità di Istituzioni forti a tutti i livelli per individuare, analizzare e trovare soluzioni comuni.

Riteniamo di essere ad un punto di svolta. Lavoriamo con molti partner e con molti governi locali per promuovere una mobilitazione globale che venga poi realizzata a partire da settembre per accompagnare la prima Assemblea generale virtuale. Appoggeremo la Action Zone sugli SDGs e speriamo davvero che tutti possano partecipare ed assumere la leadership diventando agenti del cambiamento.



At VeniceCitySolutions 2030 edition 2019, the focus of the Conference was on rebuilding trust between citizens and their representatives. I believe that this theme is even more important today.br>
The Edelman Commission, in the midst of the pandemic, carried out a survey on confidence in institutions during Covid, and it is very interesting to note that, for the first time in five years, the confidence of citizens in institutions has increased, especially in local or regional government. The latter, which is what is intended to be at the forefront of achieving the objectives of Agenda 2030, and which is that of commitment and passion in combating the pandemic and at the same time uniting all citizens towards achieving the SDGs, has thus seen its efforts paid off.

We as the Campaign want to seize the opportunities that the pandemic is creating. I know that the United Nations is talking about rebuilding better and we with our partners are pushing the narrative towards a kind of reimagining a new society, just as the citizens want, who do not want to go back. So we are talking to our partners and we are very careful in working for the people of the planet. We see great opportunities that can help us to use this crisis so difficult, and sometimes devastating, as a factor that can help us to improve the situation.

SDGs were born as a political commitment and local governments are very attentive to these priorities. It was difficult to involve citizens around these goals, but I believe that the pandemic has highlighted the importance of a healthy life, access to education and a whole range of other factors, such as environmental policies. All in all, they have become something very important for all citizens who are now asking local and national governments to reach the SDGs.

We also have new stakeholders supporting the achievement of these goals and I am pleased that different level leaders are participating in this AICCRE event because we believe that transformative change is possible. In the past, even with governments or leaders who supported the Agenda 2030 goals, there have sometimes been fears that it would be difficult to change the business model or the way the economy works. Now that we are stuck with so many resources, there is plenty of room to redesign and reinvent our society.

We believe that change is possible; many local and regional governments are using this opportunity to redesign a society that is fair, inclusive and sustainable.

The third is the “butterfly effect”. We have always believed, as a Campaign, in the role of individuals: everyone can be agents of change. I believe that Covid-19 has made individual actions even more evident and tangible. We are facing a pandemic that affects everyone. We have seen that the only strategy that is delivering results is individual action, and you local governments are the closest to the citizens. We must continue to involve people so that your innovative policies can go hand in hand with a gradual change in people’s behaviour.

Fourth and last point. The global solidarity movement is calling for more cooperation between multilateral institutions. Covid-19 has made it clear that a coordinated response to global difficulties is essential. We have learned with climate change and now with the pandemic that the virus knows no borders. There is a need for strong institutions at all levels to identify, analyse and find common solutions.

We believe that we are at a turning point. We are working with many partners and many local governments to promote a global mobilisation to accompany the first virtual General Assembly from September onwards. We will support the Action Zone on SDGs and we really hope that everyone can participate and assume leadership by becoming agents of change.
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Abbiamo gestito conflitti in Africa da oramai 28 anni a questa parte. La nostra previsione è che il terreno dei conflitti si sposterà verso le aree urbane, grazie anche ad una rapida crescita della popolazione che confluisce nelle grandi città e che esercita una pressione forte sull’occupazione, sulle infrastrutture, sull’accesso alle risorse idriche e igieniche.

Questa è la nostra prospettiva per i paesi in via di sviluppo, particolarmente per l’Africa. Il focolaio del Covid-19 potrebbe svilupparsi anche in altri paesi, già sviluppati, perché abbiamo visto che la pandemia ha velocizzato una serie di crisi: sanitaria, economica e ora abbiamo registrato conflitti in 55 paesi africani dall’inizio del lockdown ed in Sud Africa intorno alla prima settimana di marzo. Riteniamo che sia la crisi sanitaria che quella economica precipiteranno in una crisi di sicurezza che, a sua volta, scatenerà una crisi umanitaria.

Quindi, temiamo di vedere una convergenza di alcune queste crisi che creeranno un quadro particolarmente complesso da affrontare. Non riteniamo che solamente il mondo in via di sviluppo affronterà questa situazione, lo abbiamo visto negli Stati Uniti e anche in molte altre regioni del mondo: ci sono elementi di vulnerabilità che porteranno a una destabilizzazione della sicurezza della salute ovunque nel mondo.

Secondo punto; per risolvere questi conflitti dobbiamo concentrarci sulle cause per poterli affrontare debitamente. Gli SDGs, come sappiamo, sono stati concepiti per affrontare le cause ultime di queste sperequazioni. Il Covid-19 ha messo nuovamente tutti i livelli istituzionali (Stato centrale, regionale o locale) ancora una volta al centro dello sviluppo, non solo quindi più il settore privato.

Lo Stato adesso non è più solo un facilitatore, un creatore di un ambiente favorevole allo sviluppo, ma anche un motore, un importante attore per i progressi della società civile.

Le città sono quel livello di governo che eroga i servizi ai cittadini e, in quanto tale, deve fungere da ponte in questo accordo sociale per far sì che il pubblico e il privato lavorino insieme per affrontare le cause ultime delle disuguaglianze, della povertà e questo mi porta al mio ultimo punto ossia che le città cresceranno fino a diventare il livello più importante di governo e di controllo.

Le autorità municipali dovranno concentrarsi su quanto è più importante per i propri cittadini e perseguire con vigore i propri interessi locali. In un mondo interconnesso ma sempre più polarizzato da nazionalisti con interessi ristretti, è importante creare un sistema di valori condivisi da tutelare, ossia la coniugazione tra responsabilità globale e interessi locali.

Dobbiamo pensare a come rafforzare il multilateralismo in un contesto di globalizzazione. Non dobbiamo dimenticare che la globalizzazione è iniziata e temo che non finirà mai.

Certo, adesso si parla di localizzazione, ma credo che abbiamo tutti un imperativo e il Covid-19 ci ha mostrato che i problemi e le difficoltà del futuro saranno globali e pertanto nel perseguire i nostri interessi nazionali o locali (e giustamente lo facciamo), lo dobbiamo fare con un senso di responsabilità globale.
*Executive Director of the African Centre for the Constructive Resolution of Disputes (ACCORD)



We have managed conflicts in Africa for 28 years now. Our prediction is that the terrain of conflict will shift to urban areas, thanks in part to rapid population growth flowing into large cities and exerting strong pressure on employment, infrastructure and access to water and sanitation.

This is our perspective for developing countries, particularly Africa. The Covid-19 outbreak could also develop in other, already developed countries, because we have seen that the pandemic has speeded up a series of crises: health, economic and now we have seen conflicts in 55 African countries since the beginning of the lockdown and in South Africa around the first week of March. We believe that both the health crisis and the economic crisis will plunge into a security crisis which, in turn, will trigger a humanitarian crisis.

Therefore, we fear that we will see a convergence of some of these crises that will create a particularly complex picture to deal with. We do not believe that only the developing world will face this situation, we have seen it in the United States and also in many other regions of the world: there are elements of vulnerability that will lead to a destabilisation of health security everywhere in the world.

Secondly, to resolve these conflicts we need to focus on the causes so that we can address them properly. The SDGs, as we know, are designed to address the root causes of these inequalities. Covid-19 has once again put all institutional levels (central, regional or local state) at the centre of development, not just the private sector.

The state is now no longer just a facilitator, a creator of a favourable environment for development, but also a driving force, an important actor for the progress of civil society.

Cities are the level of government that provides services to citizens and, as such, it must act as a bridge in this social agreement to ensure that the public and the private sector work together to tackle the root causes of inequality, poverty and this brings me to my final point, which is that cities will grow to become the most important level of government and control.

Municipal authorities will have to focus on what is most important to their citizens and vigorously pursue their local interests. In a world that is interconnected but increasingly polarised by nationalists with narrow interests, it is important to create a system of shared values that must be protected, i.e. the combination of global responsibility and local interests.

We need to think about how to strengthen multilateralism in a context of globalisation. We must not forget that globalisation has begun and I fear that it will never end.

Of course, we are now talking about localisation, but I believe that we all have an imperative and Covid-19 has shown us that the problems and difficulties of the future will be global and therefore, in pursuing our national or local interests (and rightly so), we must do so with a sense of global responsibility.

*Executive Director of the African Centre for the Constructive Resolution of Disputes (ACCORD)
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Quale miglior momento per parlare di cittadinanza, dei diritti dei cittadini e della cittadinanza mondiale in coincidenza dei 231 anni dalla Dichiarazione della Rivoluzione francese della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e da quando è stato affermato che la ragione e le relazioni umane devono essere alla base del viver civile.

231 anni dopo, alla luce di questa pandemia che sta colpendo il mondo, dobbiamo riflettere sulla società che vogliamo costruire. Cominciamo a ricostruire il senso della cittadinanza quale riconoscenza e pieno esercizio dei diritti fondamentali, che dobbiamo mettere in evidenza.La scrittrice spagnola Almudena Grandes afferma che i nostri avi ci hanno insegnato che i diritti non difesi si perdono. Oggi possiamo ratificare con la road map dell’Agenda 2030 che le Regioni e i cittadini vogliono che tutto ciò possa essere portato a termine. In alcune zone del mondo si dice: “resta a casa!”, ma senza servizi fondamentali e senza un salario minimo. In questo momento i contagi sono più forti nei paesi in via di sviluppo perché la gente va alla ricerca di un lavoro. L’obiettivo fame-zero è un’utopia. Diritti classici ma fondamentali ai quali dobbiamo aggiungere nuovi diritti, quelli digitali compresi, ma in continenti come America o Africa sono una grande sfida per tutti.

Per questa nuova lotta per i diritti, abbiamo tre possibilità: l’Agenda 2030, i 17 obiettivi che devono essere raggiunti nel corso di questa decade. Nel post-Covid, dobbiamo sviluppare e pensare di più agli acceleratori di cui ci parla l’ONU per raggiungere questi obiettivi, per non permettere che nessuno rimanga indietro e affincè questi problemi strutturali della pandemia non colpiscano i più sfavoriti o i gruppi più deboli. Abbiamo la seconda road map, il cambiamento climatico, gli accordi di Parigi e il ruolo che abbiamo dato alla natura che ci ha dimostrato che il cambiamento climatico è qui, e pertanto è necessario agire.

La terza via è l’Agenda Urbana che dal Foro delle Regioni abbiamo battezzato come Agenda Urbana e dei diritti al territorio. La pandemia ci porta a ridefinire l’urbanizzazione e la visione del territorio urbano. Adesso bisogna decidere con chi farlo, dobbiamo dire categoricamente che qualche cosa deve essere accantonata e costruire qualcosa di nuovo.

La crisi degli Stati-nazione è evidente come è evidente che c’è molto da fare; pertanto ci sono livelli sub-nazionali, Municipi e Regioni, che si sono trovati in prima fila di fronte alla pandemia, e vorrei esprimere riconoscenza a tutti i lavoratori dei sistemi di salute pubblica del mondo per il lavoro svolto. Questa situazione, in mezzo a questa pandemia, fa nascere problemi di razzismo e con limitazione di risorse per i livelli sopra-regionali. Cosa proponiamo?

Dobbiamo decentrare con maggiore profondità, con maggior risorse per superare le ineguaglianze territoriali, dobbiamo costruire dal locale migliori sistemi di partecipazione cittadina, di pianificazione, di revisione dei conti come è stato recentemente detto dall’ex Presidente dell’Ecuador Maria Fernandez Espinosa: lavorare a tutti i livelli del governo, la governance multilivello.

Infine, come diceva il nostro Presidente, Mohamed Boudra, tutto questo assume un nuovo impatto sociale che potrà implicare un nuovo patto territoriale e come dice il nostro Segretario generale delle Nazioni Unite, la solidarietà quale guida comportamentale e la lotta permanente per la pace oggi più che mai colpita dalla disperazione dei popoli.



What better time to talk about citizenship, citizens’ rights and world citizenship to coincide with the 231 years since the French Revolution’s Declaration of Human Rights and since it was stated that reason and human relations must be the basis of civilised living.
231 years later, in the light of this pandemic that is affecting the world, we must reflect on the society we want to build. The Spanish writer Almudena Grandes says that our ancestors taught us that undefended rights are lost. Today we can ratify with the road map of Agenda 2030 that the regions and citizens want this to be completed. In some parts of the world they say: “stay at home!” but without basic services and without a minimum wage. At the moment the contagions are stronger in developing countries because people are looking for work. The fame-zero goal is a utopia. Classic but fundamental rights to which we must add new rights, including digital rights, but in continents like America or Africa they are a great challenge for everyone.

For this new fight for rights, we have three possibilities: Agenda 2030, the 17 objectives that must be achieved during this decade. In the post-Covid period, we need to develop and think more about the accelerators that the UN is telling us about in order to achieve these goals, so that no one is left behind and these structural problems of the pandemic do not affect the most disadvantaged or the weakest groups. We have the second road map, climate change, the Paris Accords and the role we have given to nature, which has shown us that climate change is here, and so action is needed.

The third road is the Urban Agenda, which we have baptised from the Forum of Regions as the Urban Agenda and Rights to Territory. The pandemic leads us to redefine urbanization and the vision of the urban territory. Now we have to decide with whom to do it, we have to say categorically that something must be set aside and build something new.

The crisis in the nation-states is as obvious as it is evident that there is a lot to be done; therefore there are sub-national levels, municipalities and regions, which have found themselves in the front row in the face of the pandemic, and I would like to express my gratitude to all the workers in the public health systems of the world for the work they have done. This situation, in the midst of this pandemic, gives rise to problems of racism and limited resources for supra-regional levels. What are we proposing?

We need to decentralize with greater depth, with more resources to overcome territorial inequalities, we need to build from the local better systems of citizen participation, planning, auditing as was recently said by the former President of Ecuador Maria Fernandez Espinosa: work at all levels of government, multi-level governance.

Finally, as our President, Mohamed Boudra, said, all this takes on a new social impact that may imply a new territorial pact and, as our UN Secretary-General says, solidarity as a behavioural guide and the permanent struggle for peace today more than ever affected by the desperation of peoples.
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