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Si apre il 15 ottobre 2021 si aprirà il terzo bando dell’European City Facility (EUCF), finanziata dal programma Horizon 2020, che supporta gli enti locali e gli enti pubblici locali nello sviluppo di strategie per accelerare gli investimenti nell’ambito dell’energia sostenibile.

L’EUCF mette a disposizione una sovvenzione di 60.000 euro per servizi e attività volti a sostenere lo sviluppo di strategie di investimento, come studi di fattibilità, analisi di mercato, analisi degli stakeholder, analisi legali, economiche e finanziarie, e altri servizi.
In particolare, EUCF nasce per aiutare a superare due principali ostacoli, ovvero: mancanza di capacità finanziaria o legale delle autorità locali per trasformare le proprie strategie energetiche e climatiche di lungo periodo (SEAP e SECAP) in solidi concept di investimento;
mancanza di capacità di aggregazione tra piccoli progetti e quindi scarsa attrattività per il settore finanziario.

I candidati devono essere in grado di dimostrare l’esistenza di (i) piani energetici e climatici; (ii) impegno politico (es. lettera di sostegno da parte del sindaco) e (iii) impegno per il periodo di monitoraggio per i due anni successivi alla presentazione finale della strategia di investimento.

Il bando ha un budget totale di 4,14 milioni di euro e sosterrà lo sviluppo di 69 strategie di investimento. È possibile candidarsi entro il 17 dicembre 2021 attraverso la pagina web dedicata.
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Importanti riconoscimenti per il Veneto e per l’Italia in materia di ambiente, clima ed energia.

Treviso è fra le sei città europee selezionate per il titolo ‘foglia verde’ 2022, dedicato agli sforzi e alle conquiste dei centri urbani più piccoli in fatto di ambiente. Potrebbe così diventare la prima città italiana a vincere 200.000 euro come contributo alle iniziative di sostenibilità ambientale che si vorranno intraprendere il prossimo anno. Il premio Ue, istituito nel 2015, è nato sulla scia di quello per la ‘capitale verde’ che invece si concentra sulle città con più di 100.000 abitanti e ha in palio 600.000 euro. Obiettivo del premio Foglia Verde è di aumentare la consapevolezza ambientale e il senso civico dei cittadini, ricompensando le città per i risultati ottenuti in campo ambientale e per l’impegno a favore della crescita verde. Le candidature erano aperte a tutti i centri con una popolazione compresa fra 50.000 e 100.000 abitanti che dimostrassero di avere migliorato le loro prestazioni in termini creazione di crescita verde e di condizione dell’ambiente in cui vivono i loro cittadini.
Le valutazioni relative al premio prendono in considerazione sei categorie ambientali, ovvero:
– cambiamento climatico e performance energetica
– mobilità
– biodiversità e uso del suolo
– qualità dell’aria e ambiente acustico
– rifiuti e economia verde
– gestione dell’acqua>.



Il Patto dei sindaci per l’energia e il clima ha assegnato alla città di Padova il prestigioso Covenant of Mayors Award 2021 per le città di media grandezza (sotto i 250.000 abitanti), un riconoscimento che premia l’impegno dell’amministrazione su questi temi, messo nero su bianco nel PAESC (Piano d’azione per l’energia e il clima) approvato lo scorso 14 giugno.

Ad essere valutati positivamente sono stati i risultati già raggiunti dal Comune di Padova, che dal 2005 al 2017 ha già ridotto del 37,5% le emissioni di gas climalteranti, e gli obiettivi ambiziosi posti per il 2030: meno 55% di emissioni sempre rispetto all’anno di riferimento del 2005. Inoltre, un apprezzamento particolare è stato dato alla capacità di collaborare con il settore privato nell’attuazione del PAESC, attraverso l’attivazione di un percorso partecipato e la sottoscrizione di patti di collaborazione tra imprese ed enti pubblici.

In breve, secondo la giuria, questo importante documento strategico permetterà al Comune di Padova di implementare gli obiettivi comunitari su clima ed energia, facendo fede agli impegni presi con l’adesione al Patto dei sindaci stesso.

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La Corte dei conti europea ha informato sulla GUCE C402 del 5 ottobre scorso che è stata pubblicata la relazione speciale n. 21/2021 «Finanziamenti dell’UE per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici nelle foreste dell’UE: risultati positivi ma limitati».

La Corte ha riscontrato che nei settori in cui l’UE è pienamente competente ad agire, la Commissione avrebbe potuto adottare misure più incisive per contribuire alla protezione delle foreste dell’UE. La Corte raccomanda alla Commissione di migliorare questo contributo, rafforzare la lotta contro il disboscamento illegale e concentrare maggiormente sulla biodiversità e sulla lotta ai cambiamenti climatici le misure forestali adottate nell’ambito dello sviluppo rurale.

LEGGI LA RELAZIONE (ITALIANO)
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La complessità dell’European green deal, con le sue implicazioni economiche e sociali, la varietà degli strumenti in campo, la necessità di coinvolgere tutte le parti interessate, forme di opposizione e resistenza da parte dei movimenti populisti, la questione aperta degli strumenti di policy più indicati per conseguire l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050, il ruolo di leadership dell’UE in materia di politiche ambientali. Vi proponiamo l’interessante articolo di “Affari Internazionali”, con i relativi approfondimenti.

Puntare a essere il primo continente a impatto climatico zero”: è questo l’ambizioso obiettivo che la Commissione europea si è posta nel 2019 lanciando lo European Green Deal. Per andare oltre le dichiarazioni d’intenti, è però indispensabile mettere in atto un insieme di politiche coerenti, che consentano di affrontare la sfida della sostenibilità su un orizzonte di lungo termine e nelle sue varie articolazioni: non solo ambientali, ma anche economiche e sociali. Come sottolineato dalla stessa Commissione, la transizione verso un’economia a impatto zero deve essere anche una “transizione giusta”.

Il nuovo fascicolo di “The International Spectator” raccoglie una serie di analisi e contributi sulla transizione sostenibile e il ruolo del Green Deal Ue Gestire una trasformazione di questo genere non può prescindere da analisi attente e dettagliate, per valutare l’impatto di quello che è stato fatto e individuare possibili direttrici di intervento future. La complessità delle dimensioni di intervento interessate impone l’utilizzo di una varietà di strumenti: non solo quelli delle scienze pure, ma anche quelli propri delle scienze sociali. È in questa direzione che si muove l’ultimo fascicolo (3/2021) di The International Spectator, dedicato a Europe’s Transition to Sustainability: Actors, Approaches and Policies, curato da Rosa Fernandez, Jonas J. Schoenefeld, Thomas Hoerber e Sebastian Oberthür.

Coinvolgere tutti
Un primo aspetto che emerge con forza è l’importanza di coinvolgere proattivamente tutte le parti interessate (gli “stakeholder”), per evitare di innescare meccanismi di esclusione ed evitare ogni forma di deficit democratico. Da questo punto di vista, un caso interessante è quello delle cosiddette “comunità energetiche”: gruppi di cittadini che si associano per dar vita a iniziative nell’ambito delle energie rinnovabili.

Si tratta di un esempio importante di partecipazione dal basso alla transizione energetica ma che, come sottolinea Rosa Fernandez, non è ancora stato adeguatamente integrato nei quadri regolamentari e di governance energetica dei vari Paesi europei. Su un altro fronte, l’importanza di meccanismi di partecipazione adeguata è evidenziata anche dal caso della decarbonizzazione dei trasporti: se il dibattito è stato a lungo indirizzato dal settore automotive verso una prospettiva incentrata sulla riduzione delle emissioni, negli ultimi anni nuovi attori hanno spinto verso un cambio di paradigma, incardinato sullo sviluppo di nuove infrastrutture per carburanti alternativi.

Di fronte alla transizione incipiente, non sono mancate tuttavia forme di opposizione e resistenza, specie da parte dei movimenti populisti: un caso emblematico è quello dei gilets jaunes, studiato da Thomas Hoerber, Christina Kurze e Joel Kuenzer. Le prese di posizione dei populisti europei verso la questione climatica sono però più complesse rispetto a un puro negazionismo: sembra emergere invece un intreccio tra nazionalismo e ambientalismo conservatore che può essere riassunto nella formula dell’ “ego-ecologia”.

Riforme green, ma zoppe
Quanto queste resistenze politiche possano impattare sulle scelte istituzionali, specie a livello di singoli Stati membri, è ben messo in luce dallo studio di Matus Misik sul modo in cui i paesi dell’Europa centro-orientale si sono rapportati agli obiettivi dell’Unione in materia di energie rinnovabili. Il quadro risulta tutt’altro che univoco, con alcuni Paesi pronti a porsi obiettivi particolarmente ambiziosi e altri che si mantengono ben al di sotto delle raccomandazioni della Commissione.

Quali siano gli strumenti di policy più indicati per conseguire l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050 resta in ogni caso una questione aperta, alla luce dell’analisi proposta da Jonas Schoenefeld, Kai Schulze, Mikael Hildén e Andrew Jordan dei mix di politiche introdotte a livello nazionale dagli stati membri nell’ultimo decennio. Ne emerge che il numero di politiche adottate è cresciuto nel tempo, ma contemporaneamente è diminuito l’ammontare di riduzione delle emissioni previsto in media per ogni singola policy. Per raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero, è quindi indispensabile individuare con urgenza politiche più efficaci.

Salvare le foreste
La capacità dell’Unione di raccogliere questa sfida sarà cruciale per mantenere quella leadership in materia di politiche ambientali che le è attualmente riconosciuta a livello globale, come ben evidenzia la ricerca di Frauke Ohler e Tom Delreux sulla percezione di stati e organizzazioni regionali nei processi di negoziazione in questo ambito.

Da questo punto di vista, il ruolo dell’Unione dovrà necessariamente estendersi al di fuori dei confini degli stati membri. Un esempio importante è quello delle importazioni di legname, regolate dalla European Union Timber Regulation, volta a prevenire l’importazione e l’utilizzo da parte di aziende europee di legname tagliato illegalmente: come evidenziano Simona Davidescu e Aron Buzogany, l’applicazione di queste norme in Romania e Ucraina si è scontrata con forti resistenze da parte dell’industria del legname, ma ha anche beneficiato della crescente mobilitazione di attivisti e Ong capaci di mettere a nudo corruzione e illegalità.

In una prospettiva globale, resta aperto il tema di come garantire una “transizione giusta” anche al di fuori dei confini europei, tenendo conto anche delle iniquità in materia di scambi ambientali che si sono sedimentate nel corso dei decenni tra l’Europa e paesi terzi: secondo Gabriel Weber e Ignazio Cabras, un caso emblematico è quello della Colombia, da cui a lungo sono stati esportati quantitativi ingenti di carbone verso paesi dell’Unione Europea, senza compensare adeguatamente i danni sociali e ambientali che la produzione in loco ha generato nel tempo.
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Esistono strumenti e finanziamenti per aiutare le città europee a passare a uno sviluppo urbano più verde e più sostenibile. Questi includono le linee guida dell’UE su un appalto verde.

L’Unione europea supporta le città a diventare più verdi e sostenibili attraverso politiche e finanziamenti. Questi aiutano gli urbanisti a raggiungere gli obiettivi dell’UE di realizzare la transizione verde verso un’economia circolare.

Ad esempio, la Strategia per la diversità dell’UE per il 2030 include un piano di ripristino della natura per aiutare le autorità urbane a introdurre soluzioni basate sulla natura (NBS) che possono migliorare la qualità della vita.

Nel frattempo, la strategia dell’UE sull’adattamento ai cambiamenti climatici supporta le città nell’adozione di misure per mitigare l’impatto del riscaldamento globale.

Nell’ambito del Green Deal europeo, nel 2020 è stato adottato un nuovo piano d’azione per l’economia circolare (CEAP). Abbracciando i concetti di economia circolare nella gestione delle risorse, le città possono intraprendere un percorso verso una maggiore sostenibilità.

L’UE ha inoltre sviluppato criteri per gli appalti pubblici per guidare le autorità nell’avvio di appalti pubblici “verdi”. Inoltre, la nuova Carta di Lipsia fornisce un documento quadro politico per lo sviluppo urbano sostenibile in Europa.

Nel contesto dell’Agenda urbana dell’UE, sono stati istituiti tre partenariati multi-stakeholder per informare e migliorare le pratiche di sviluppo urbano sostenibile:
* Il partenariato per l’economia circolare
* Il partenariato per gli appalti innovativi e sostenibili, e
* La partnership per l’uso sostenibile del territorio e NBS.

Diverse città europee hanno intrapreso azioni specifiche sullo sviluppo urbano sostenibile attraverso uno o più di questi partenariati. Inoltre, sono state progettate strategie urbane integrate con il sostegno del FESR. URBACT e i programmi Urban Innovative Actions aiutano anche le città a sviluppare iniziative specifiche.

Ispirandosi al lavoro della Partnership for Sustainable Land Use e NBS, la città di Bologna ha iniziato la revisione del proprio Piano Urbanistico Generaleù nel 2018. Il nuovo piano abbraccia i principi dell’economia circolare promuovendo al contempo la rigenerazione dei suoli e la riduzione dello sprawl urbano . Il consumo di suolo, la quantità di suolo perso per lo sviluppo urbano, è ora il principale indicatore di riferimento per misurare i nuovi sviluppi urbani della città. Il nuovo quadro urbanistico ha inoltre favorito il restauro e la rigenerazione di aree inutilizzate e vecchi edifici.

I comuni responsabili della pianificazione e degli appalti pubblici non sempre dispongono di un numero sufficiente di funzionari esperti in materia di appalti e il loro livello di competenza può variare. I centri aiutano a risolvere questi problemi mettendo in comune risorse e competenze per garantire pratiche di approvvigionamento di buona qualità.

Il Comune di Prato sta portando avanti una serie di iniziative per promuovere la sostenibilità. Ad esempio, il progetto Piu’ Prato sta aiutando a riqualificare il quartiere Macrolotto Zero della città nel tentativo di renderlo più vivibile ed economicamente vivace. Le azioni del progetto includono la riattivazione degli edifici abbandonati, la costruzione di spazi verdi e la promozione della mobilità sostenibile. 
Nel frattempo, il progetto Prato Urban Jungle mira a restituire natura a determinati quartieri attraverso lo sviluppo di spazi verdi.

  APPROFONDISCI
Fare uso di appalti circolari e obiettivi e indicatori specifici (pdf)

Fonte: Commissione europea
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La settimana europea delle regioni e delle città (#EURegionsWeek) è il più importante evento dedicato alla politica regionale, organizzato ogni anno a Bruxelles, congiuntamente dal Comitato europeo delle regioni (CdR) e dalla direzione generale Politica regionale e urbana (DG REGIO) della Commissione europea

Tale evento è diventato una piattaforma di comunicazione e di networking unica, che riunisce regioni e città di tutta Europa, compresi i relativi rappresentanti politici, funzionari, esperti e accademici.

Dall’11 al 14 ottobre, quindi, migliaia di leader locali, esperti e cittadini si uniranno in tutto il continente per discutere, connettersi, conoscere e mostrare l’impatto dei comuni e delle regioni europee oggi. Quest’anno gli eventi sono incentrati su transizione verde, coesione, transizione digitale e coinvolgimento dei cittadini.

La manifestazione nasce nel 2003, quando il CdR invita le rappresentanze locali e regionali presso l’Unione europea presenti a Bruxelles ad aprire tutte insieme le loro porte ai visitatori (come si usa fare nella cosiddetta Giornata Porte aperte) nel quadro di un’iniziativa comune. Nel corso degli anni l’iniziativa si è trasformata in un importante appuntamento annuale che coinvolge la Commissione europea e altri soggetti interessati.

Consultare il sito web della Settimana europea delle regioni e delle città per maggiori informazioni e su come registrarsi come partecipante all’evento.

Il CEMR svolgerà un ruolo attivo in molte sessioni. Ecco dove sarà presente sia come organizzatore che come partecipante:

Città di piccole e medie dimensioni e sviluppo della trasformazione digitale Lunedì 11 ottobre 2021 | Registrazione

Il nuovo Bauhaus europeo e la sua rilevanza per i cittadini – Plasmare un futuro più bello in Europa (evento CEMR) Martedì 12 ottobre | Registrazione

Politiche urbane nazionali: driver per l’attuazione della Nuova Carta di Lipsia Martedì 12 ottobre | Iscrizione

Coesione per la ripresa nel Mediterraneo: gli enti locali rafforzano la resilienza territoriale (a cura della Provincia di Barcellona, ​​DIBA) Martedì 12 ottobre | Registrazione

Localizzare gli SDGs – Una tabella di marcia per la ripresa (evento CEMR) mercoledì 13 ottobre | Registrazione

Cosa serve per integrare il coinvolgimento dei cittadini e la democrazia deliberativa nelle istituzioni pubbliche? mercoledì 13 ottobre Registrazione

Come interagire con l’Europa digitalmente: lezione appresa e opportunità da cogliere mercoledì 13 ottobre | Registrazione

La Comunità dell’Alleanza: apripista per la transizione verde (evento CEMR) mercoledì 13 ottobre | Iscrizione

Connessioni rurali: innovazione verde e digitale per sbloccare il potenziale delle aree rurali e remote (evento CEMR) mercoledì 13 ottobre | Registrazione

Transizione verde nelle città giovedì 14 ottobre | Registrazione

Per partecipare alla conversazione su Twitter con l’hashtag #EURegionsWeek.
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Il consorzio Green City Accord organizza un workshop il 29 settembre alle 10:00-12:30 intitolato “The Green City Accord: come implementare il tuo impegno“.

Questo evento interattivo introdurrà i passaggi specifici necessari per pianificare e soddisfare i requisiti del Green City Accord, oltre a fornire alle città l’opportunità di esprimere le proprie esigenze di supporto in questo processo.

Finora oltre 60 città hanno firmato il Green City Accord e molte stanno creando progetti innovativi che le aiuteranno a rispettare i loro impegni.

Il workshop si terrà in lingua inglese. Le città firmatarie, i futuri firmatari e le organizzazioni di sostenitori possono registrarsi qui .

SULLO STESSO ARGOMENTO, VEDI ANCHE:

CCRE LANCIA IL “GREEN CITY ACCORD” PER RENDERE I NOSTRI SPAZI URBANI PIÙ SANI E PULITI

GREEN CITY ACCORD: “AICCRE PUNTO DI RIFERIMENTO ITALIANO PER CHI VORRÀ ADERIRE”.

GREEN CITY ACCORD: CESENA LA PRIMA CITTÀ ITALIANA AD ADERIRE. ASPETTIAMO ANCHE VOI!


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A tre mesi dalla conferenza sul clima COP26 delle Nazioni Unite a Glasgow, in Scozia, ritenuta cruciale per il futuro dell’umanità, è stato reso noto il rapporto sul clima del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite.Una delle questioni centrali, recita il rapporto, sarà la capacità del mondo di limitare il riscaldamento globale a +1,5 C rispetto all’era preindustriale, obiettivo ideale dell’Accordo di Parigi.

È un vero e proprio “codice rosso per l’umanità”, e “Il peggio deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi”, si legge nell’introduzione. La ricetta per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050. Se non si inverte la rotta, evidenziano gli scienziati, nel 2030 potremmo arrivare a 1,5 gradi e nel 2.100 fino a 4.

Una delle questioni centrali sarà la capacità del mondo di limitare il riscaldamento globale a +1,5 C rispetto all’era preindustriale, obiettivo ideale dell’Accordo di Parigi. Oltre quella soglia, le ripercussioni sulla vita delle persone potrebbero essere molto incisive: con 1,5°C di riscaldamento globale, infatti, ci si attende un incremento del numero di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi.

Con un riscaldamento globale di 2°C, gli estremi di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute”. Secondo il co-presidente del Gruppo di Lavoro I dell’IPCC, Panmao Zhai “i cambiamenti climatici stanno già influenzando ogni regione della terra, in molteplici modi. I cambiamenti che stiamo vivendo aumenteranno con un ulteriore incremento del riscaldamento”.

Mai così tanta Co2. Nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di Co2 erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni e quelle dei principali gas serra (metano e biossido di azoto) le più elevate degli ultimi 800.000 anni; negli ultimi 50 anni la temperatura della Terra è cresciuta a una velocità che non ha uguali negli ultimi 2.000 anni.

Il livello del mare cresce in fretta. Co2, ma non solo. Un altro allarme arriva dal mare: il continuo aumento del livello delle sue acque è uno dei fenomeni dei cambiamenti climatici già in atto, “irreversibili in centinaia o migliaia di anni”. Gli esperti rilevano che il climate change riguarda ogni area della Terra e tutto il sistema climatico. Tuttavia, avvertono, forti e costanti riduzioni di emissioni di Co2 e di altri gas serra limiterebbero i cambiamenti climatici.

Gli effetti dureranno millenni. Molte conseguenze del riscaldamento
 globale, soprattutto quelli che hanno conseguenze sugli negli oceani e nelle zone polari, “sono irreversibili per i prossimi secoli o millenni”. Il livello del mare continuerà a salire inevitabilmente, tra 28 e 55 centimetri entro la fine del secolo rispetto ai livelli attuali. A lunghissimo termine, il livello del mare si alzerà tra i due e i tre metri nei prossimi 2000 anni se il riscaldamento globale resterà a 1,5 gradi come proposto dall’accordo di Parigi, ma potrebbe superare i 20 metri con un innalzamento di 5 gradi.



Aumento di eventi estremi senza precedenti. Il Pianeta subirà un aumento “senza precedenti” di eventi meteorologici estremi come ondate di calore, siccità, nubifragi o inondazioni anche se il riscaldamento globale sarà limitato a +1,5 gradi centrigradi: “Sperimenteremo eventi senza precedenti, sia per la loro portata, la loro frequenza, il loro tempo o la loro posizione”, hanno osservato gli scienziati, avvertendo che alcuni di questi fenomeni possono verificarsi contemporaneamente, si legge nel report.

Ricordiamo l’iniziativa “All4Climate – Italy 2021”, che raccoglie tutti gli avvenimenti dedicati alla lotta contro i cambiamenti climatici che si svolgeranno in Italia quest’anno, lanciato dal Ministero della Transizione Ecologica in collaborazione con Connect4Climate del Gruppo Banca Mondiale e con la partecipazione di Regione Lombardia e Comune di Milano, all’interno della quale, organizzato dall’AICCRE, si svolgerà il 30 settembre alle ore 13 il 2° Dialogo Ministeriale con i Governi Locali e Regionali sull’attuazione multilivello dell’Accordo di Parigi

L’evento è finalizzato a rafforzare la collaborazione tra tutti i livelli di governo: l’azione per il clima come responsabilità di tutti; promuovere la neutralità climatica; finanziare le azioni. Co-organizzato da UNEP, UNDP, UN-Habitat, ICLEI, UCLG, Patto globale dei sindaci, Regione Emilia-Romagna.

All4Climate – Italy 2021 comprende l’intera scaletta degli eventi climatici che si svolgeranno in Italia quest’anno. Il suo obiettivo, si legge sul sito, è semplice: “rendere il 2021 un anno fondamentale per l’ambizione climatica. All4Climate offre un’opportunità unica per i campioni del clima di tutto il mondo di contribuire direttamente agli incontri pre-COP di settembre a Milano e alla COP26 di novembre, ospitata dal Regno Unito in collaborazione con l’Italia”.
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