E-News, In Evidenza, Ultime Notizie, Notizie

Le elezioni del prossimo 23-26 maggio rappresentano una vera sfida tra due visioni contrapposte: da un lato i partiti europeisti che spingono per completare il progetto di un’Unione europea politica ed economica, dall’altro i movimenti populisti, sovranisti ed euro-scettici che spingono per un’Europa degli stati nazionali chiusi in loro stessi e purtroppo questo avviene anche in Italia, che è uno dei paesi fondatori che nel 1957, con i Trattati di Roma, ha formato la Comunità Economia Europea: così è cominciato a Venezia l’intervento di Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, all’evento Organizzato dal Consiglio d’Europa, Ufficio di Venezia, Caffè dell’Europa “70 anni d’Europa, obiettivi raggiunti e sfide”, che si è svolto il 17 maggio. Per rilanciare il processo di integrazione europea occorre il contributo attivo degli enti locali che tra l’altro devono valorizzare e saper spendere le risorse a disposizione: gli investimenti pubblici nelle città dipendono ormai, per la quasi totalità, dai fondi europei. Non è più accettabile perdere questi finanziamenti per mancanza di risorse umane nei Comuni o per ritardi e lungaggini nazionali nel completamento delle opere o addirittura per frode o truffa. Tra l’altro, essendo questi investimenti territoriali, il cui beneficio risulta evidente a livello locale, è un elemento fondamentale per riavvicinare i cittadini all’Unione europea”, ha aggiunto la Rey. Lo dimostrano i fatti: l’AICCRE nel 2018 per la DG REGIO ha svolto un progetto pilota (“Dialoghi per la coesione”, ndr) che ha attraversato l’Italia e ha coinvolto i Sindaci ed i loro cittadini raccontando come le città si siano trasformate grazie alle politiche di coesione dell’UE: “non ci saremmo aspettati di vedere tantissimi giovani preparati ed interessati a discutere di come vedessero il futuro delle loro realtà locali. Ed abbiamo anche visto cambiare la percezione dei cittadini verso l’Unione europea. Gli amministratori locali saranno nuovamente artefici del progetto europeo come nel dopoguerra, “solo se coglieranno l’opportunità di fare propria la visione dell’Agenda ONU 2030 che li richiama al ruolo di pianificatori di strategie di sviluppo sostenibile e di coordinatori di un partenariato composto da cittadini attivi, mondo accademico, settore privato, associazionismo”.

L’UE, insomma, “non si salva senza un progetto che abbia una visione globale come l’Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) e che obblighi la partecipazione attiva di tutti gli attori. In questo contesto non solo si valorizzerà la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, ma si svilupperà anche il principio per cui l’essere umano deve ritornare ad essere il punto centrale dell’agire politico”, ha concluso Carla Rey.


0