Trasparenza ed innovazione per la democrazia

Secondo un rapporto presentato a fine gennaio a Roma nella sede dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), su 176 Paesi l’Italia si colloca al 60° posto al mondo – ex aequo con Cuba – nella classifica di “Transparency International” che monitora la corruzione. Con un punteggio di 47 su 100 – dove 0 corrisponde a “molto corrotto” e 100 “per nulla corrotto”.  Anche negli altri Paesi europei   questo indice non è molto alto.  L’Italia ci sta però lavorando: il Paese infatti  segna un miglioramento nel 2016 rispetto al 2015 (44 punti; 61/mo posto).   Lo ha sottolineato Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, (nella foto) intervenuta a Madrid l’8 febbraio nel corso di un Convegno internazionale sulla trasparenza (“Dialogos sobre transparencia y gobierno  abierto”)  organizzato da  ONU-habitat, dalla FEMP (la sezione spagnola del CCRE), e in partenariato, tra gli altri, con Transparency International.  “Vi sono stati in Italia, in questo senso – ha continuato la Rey –  tre tappe fondamentali, da un punto di vista legislativo:  la Legge 190 del 2012,  ‘Disposizioni per la prevenzione e la repressione della  corruzione  e dell'illegalità nella pubblica amministrazione’;   il Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33,  ‘Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni’;  il Decreto legge 2014, Legge 114, ‘Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari’”.  L’ultimo atto di questo percorso, ha evidenziato la dirigente dell’AICCRE,  “sono state le nuove norme sulla trasparenza del dicembre 2016, che hanno introdotto una legislazione sul modello del Freedom of Information Act (Foia) dal nome della prima legge sulla trasparenza approvata negli Usa nel 1966, fortemente volute dal ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, Marianna Madia”.

Il Foia prevede che chiunque possa esercitare il diritto di accesso generalizzato ad atti e documenti detenuti dalla pubblica amministrazione.  “Si tratta, ha precisato il Segretario generale,  di una rivoluzione culturale, che va nel segno del controllo democratico degli atti da parte dei cittadini e, quindi, ad una loro maggiore coinvolgimento e responsabilità”. La Trasparenza quindi non è “concessa”, ma diviene “un concetto alto che deve portare a contrastare l’illecito e la corruzione nella PA.  L’Italia deve avere l’obiettivo di risalire nel ranking dei Paesi nei quali la percezione della trasparenza amministrativa sia elevata”. Inoltre, ha concluso Carla Rey,  concetti come “trasparenza, innovazione, credibilità condurranno  i cittadini a ritrovare la fiducia negli amministratori locali”.