Rafforziamo l’Europa degli enti locali

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Il 2 luglio scorso si è riunito a Torino un  Consiglio regionale del Piemonte ad hoc sul futuro dell'Unione europea, al termine del quale è stato   espresso  un appello al Parlamento di Strasburgo (che potete leggere nella sezione "I commenti" del nostro sito) per richiedere, tra l'altro,  un progetto di revisione dei Trattati europei, per definire una nuova architettura delle istituzioni europee.  Pubblichiamo integralmente l'apprezzato intervento di Emilio Verrengia, Segretario generale aggiunto dell'AICCRE.

Partendo dall’attualità, l’AICCRE ha festeggiato i propri sessanta anni a Ventotene, l’isola laziale che vide la stesura del Manifesto;  scelta, la nostra, non solo simbolica, ma da lì è ripartito con ancora più slancio  l’impegno federalista europeo della nostra Associazione: come ho avuto modo di ribadire più volte a Ventotene,  l’Europa federale è l’unica risposta alla crisi economica, morale e politica che sta attraversando drammaticamente il nostro Continente. Ed è una esigenza urgente e non più rimandabile. Il metodo intergovernativo ha ancora una volta clamorosamente fallito, come ha più volte dimostrato il fatto che l’Unione non è riuscita a dare una risposta univoca alla crisi economica. Per uscire dalla crisi, non è sufficiente il risanamento dei bilanci dei paesi indebitati, ma è necessario un piano europeo di sviluppo economico, ecologicamente e socialmente sostenibile, come abbiamo sostenuto nell’Appello sottoscritto a Ventotene e sottoposto al vertice europeo tramite il Presidente del Consiglio Mario Monti. Per uscire dalla crisi c’è bisogno dell’Europa federale basata sulla valorizzazione degli enti locali e regionali. E’ la nostra mission, da sempre: quella di portare l’ideale federalista europeo tra i cittadini, attraverso il coinvolgimento diretto degli enti locali, nella logica di uno dei principi cardini intorno al quale l’AICCRE ha costruito le proprie numerose battaglie politiche: quello della prossimità.

L’Europa oggi attraversa una crisi dovuta anche ad una serpeggiante sfiducia alimentata da alcuni media e da politici in cerca di consensi “di pancia”. L’AICCRE deve tornare tra la gente e far capire non solo il valore aggiunto dell’Europa, ma l’importanza di una maggiore integrazione. La storia ci insegna che nulla è scontato e che non bisogna abbassare la guardia:  La democrazia in Europa è più che mai a rischio e ricordiamoci la crisi economica che fece precipitare nel caos l’Europa negli anni ’30 dello scorso secolo. Sono pienamente d’accordo con la proposta della federazione piemontese dell’AICCRE che qualche mese fa ha chiesto la convocazione di una Assemblea costituente composta dai rappresentanti eletti dai cittadini a livello nazionale ed europeo, nonché dei governi e della Commissione europea, con il mandato di elaborare, superando i veti nazionali, una Costituzione federale che dovrà essere ratificata con un referendum, da tenersi nei paesi che avranno partecipato alla redazione della Costituzione, in modo da fondare sull’unità popolare l’unità politica degli europei.  Molto interessante, per i contenuti e per la metodologia,   la costituzione a Torino nel marzo scorso da parte del Movimento federalista europeo del  COMITATO PER LA FEDERAZIONE EUROPEA E PER UN PIANO EUROPEO DI SVILUPPO SOSTENIBILE sottoscritto con entusiasmo anche dall’AICCRE e che ha raccolto intorno a sé un ampio consenso di forze politiche, sindacali, associative. Questa è la via da percorrere: un movimento popolare federalista era nelle prospettive degli estensori del manifesto di Ventotene, del quale non mi stancherò mai di esaltarne la straordinaria attualità. Attuale, come la battaglia per la federazione europea. Abbiamo la nostra energia e la nostra forza da mettere in campo, forza che ci viene da un passato ricco di battaglie politiche e di mobilitazione di migliaia di amministratori locali. Se si leggessero i documenti e gli scritti degli anni 50 dello scorso dei dirigenti dell’allora AICCE  ci renderemmo conto della straordinaria lungimiranza della nostra Associazione: si chiedeva, sin da allora, l’istituzione del Comitato delle Regioni e dei poteri locali e l’elezione diretta del Parlamento europeo. Per non parlare della “Carta delle Libertà locali”, adottata nel 1953, e che ha portato alla ratificazione della Carta dell’autonomia locale, adottata dal Consiglio d’Europa nel 1985; dell’affermazione del principio di sussidiarietà e la sua applicazione a livello locale e regionale; della creazione del Congresso dei poteri locali del Consiglio d’Europa. Tutte battaglie vinte, grazie alla solidità morale delle idee e degli uomini che le sposarono e le seppero tradurre in pragmatismo politico. Grazie al fatto che il federalismo dell’AICCRE è pienamente parte integrante del pensiero federalista europeo.

L’AICCRE, insomma, oggi deve rilanciare con forza le idee politiche che la fecero nascere, in stretto concerto con la forza federalista, termine tanto caro all’indimenticabile fondatore Umberto Serafini. Senza federalismo e senza gli enti locali sarebbe un’Europa con gravi limiti democratici. La lotta per la federazione europea, per noi dell’AICCRE,  non può prescindere da quelle in difesa dell’ente locale,  fortemente penalizzato per i tagli ai trasferimenti dello Stato e per la mancanza di legittimità democratica che si sta venendo a determinare. Non si tratta  di salvaguardare questo o quell’altro livello di ente locale, ma di organizzare il discorso in un quadro più ampio di Riforme strutturali che preveda finalmente anche nel nostro Paese un federalismo autentico, solidale e cooperativo, come è nella tradizione della nostra Associazione, l’unica che rappresenta comuni, province e regioni, in una prospettiva europea. Si è perso l’ennesimo treno: era  tempo infatti  di mettere mano allo stato centralista e di operare un decentramento amministrativo ed un snellimento burocratico che permettesse a tutti i livelli di autonomie locali un rapporto ed una gestione più efficace e trasparente del proprio territorio ed una maggiore capacità di intervento verso i bisogni dei propri diretti interlocutori: i cittadini. Il Senato federale va bene, ma a condizione che esso sia rappresentativo non solo delle Regioni, ma di tutti i livelli degli enti territoriali. Non possiamo correre il rischio, infatti, che ad un centralismo sello Stato si sostituisca quello regionale.

Occorre rafforzare l’autonomia fiscale e finanziaria degli enti locali, così come recita la Carta europea dell’autonomia locale, la più sottoscritta e disattesa carta del mondo.  Così non è stato. Le proposte dell’AICCRE, lo ribadiamo, vanno nella direzione del federalismo, nel convincimento che esso si impone nelle relazioni tra diversi soggetti istituzionali che insieme vogliano cooperare, tanto più quanto maggiore è il numero dei soggetti interessati. Il metodo federale abbisogna di una complessiva architettura istituzionale, chiara nella definizione delle competenze, delle funzioni e delle attribuzioni gestionali di ciascun soggetto di base (i Comuni) e delle loro unioni o associazioni, e dei soggetti istituzionali riferiti ad ambiti territoriali più vasti (le Province, le Regioni, lo  Stato nazionale e l’ Unione europea). 

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