Federalismo europeo o…?

“Ciò che è accaduto in Grecia in queste ultime settimane ha riaperto il tema, che a volte si cercava di tenere sommerso, dello stato di attuazione del processo di integrazione europea, e del fatto che questo stia attraversando una delle fasi più difficili dal secondo dopoguerra in poi.  Una Unione europea, di fatto e nei fatti, divisa in 28 Paesi, oltretutto disomogenei a livello economico. Un deficit democratico evidenziato da economisti, opinionisti, giornalisti, studiosi e ora dal popolo greco che si ribella all’Europa economica e condizionata dalle ragioni di stato. Ma per noi qui riuniti, e parlo dei federalisti europei, nulla di nuovo”. Così Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, ha introdotto ieri a Roma, presso la sede dell’Associazione, l’incontro con Sandro Gozi,  sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega agli Affari Europei.

“In assenza di una proposta politica nuova e di un ampio dibattito che coinvolga i cittadini, l’Unione europea rischia di soffocare nella morsa tra populismo e tecnocrazia”, ha detto Gozi.  “In assenza di democrazia, inoltre, il nazionalismo rischia di espandersi a macchia d’olio in molti Paesi membri. Motivo per cui  ribadisco  anche qui all’AICCRE la necessità di introdurre uno strumento come il referendum europeo: le prossime grandi decisioni in materia monetaria, economica o di sviluppo dovranno essere sottoposte nello stesso giorno a tutti i cittadini degli stati membri”.  Giampiero Gramaglia,  Vice Direttore de “La Presse”, non è d’accordo: “il referendum europeo può essere una trappola in assenza di regole chiare ed istituzioni europee rafforzate”. Ma la crisi dell’Europa non è solo motivata da un deficit democratico e politico: “l’Unione politica è la nostra stella polare ma questa Europa non funziona perché l’unione monetaria senza unione bancaria è un non senso economico”, ha sottolineato Paolo Guerrieri, membro della Commissione Affari Europei del Senato. “Prendiamo l’esempio degli Stati uniti, che hanno una unione bancaria efficiente, che da sei anni sono i espansione economica mentre in Europa, dopo due recessioni in pochi anni, si profila un ripresa assai modesta”. Secondo Stefano Milia, Segretario generale del CIME (Consiglio Italiano Movimento Europeo) e  Paolo Ponzano, Presidente MFE (Movimento Federalista Europeo) Sezione di Roma, occorre correggere gli squilibri del progetto iniziale dell'Unione economica e monetaria e nel completare e aggiornare e riformare il Trattato di Lisbona nella logica dell’Europa a due velocità, superando le sue insufficienze per andare al di là del puro e semplice coordinamento economico fra Stati membri.  Il federalismo è la sola via per evitare una crisi drammatica che sacrificherebbe un'intera generazione. Questo federalismo “di necessità” creerà una vera Europa politica e sociale, le cui istituzioni garantiranno un giusto equilibrio fra le politiche monetarie e di bilancio, la stimolazione dell’attività economica e la coesione sociale rafforzata.  Questa Unione non funziona: meccanismi complicati, burocrazia eccessiva, un linguaggio autoreferenziale e complicato lontano dalla sensibilità popolare: “la stessa cittadinanza europea, così come è stata elaborata, per difetto di comunicazione sembra più imposta che altro. Manca una coscienza europea”, ha evidenziato Adriana Ciancio, Dipartimento  di Giurisprudenza, Università degli Studi di Catania. “Cosa vuole fare l’Unione europea per la propria dimensione sociale? L’Unione dovrebbe accentuare la politica della solidarietà. Ne gioverebbe in immagine e popolarità”, hanno sottolineato  Umberto Triulzi, Dipartimento di Scienze sociali ed economiche, Sapienza Università di Roma che Maurizio Franzini, Dipartimento di Economia e Diritto, Sapienza Università di Roma. Hanno partecipato ai lavori anche:  Antonio Armellini, già Ambasciatore e opinionista Corriere della Sera; Mario Benotti, Consulente Presidenza del Consiglio dei Ministri; Francesco Gui, Coordinatore di "L'università per l'Europa. Verso l'unione politica". (nota in aggiornamento)