CPLRE: ripristinare la democrazia locale in Turchia!

Il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa (CPLRE) ha adottato a Strasburgo una raccomandazione e una risoluzione sulla situazione dei sindaci e consiglieri in Turchia: le nuove misure introdotte nel Paese nell’ambito dello stato di emergenza, a seguito del tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016, hanno portato all’arresto e alla custodia cautelare di decine di eletti locali, che sono stati sostituiti da persone nominate dal governo centrale. “Condanniamo ogni forma di violenza, ma chiediamo che non si incarcerino i Sindaci con la scusa del terrorismo”, ha detto nel corso del dibattito Piero Fassino, membro della Delegazione italiana, che è stata particolarmente attiva nel corso della discussione, soprattutto perché, ha sottolineato Remo Grenga, capo-delegazione, “la questione degli Eletti locali turchi mina il concetto stesso di democrazia e lotteremo affinché sia ripristinata la legalità”. Soddisfazione per l'approvazione dei documenti è stata espressa da Carla Rey, Segretario generale dell'AICCRE (Associazione che gestisce la segreteria della Delegazione italiana), presente ai lavori ed intervenuta a margine del dibattito: "ancora una volta la Delegazione italiana è stata unita e determinata nel difendere con vigore la democrazia locale. Quello che sta accadendo in Turchia riguarda tutti noi, eletti locali e loro rappresentanti". Il CPLRE ha presentato una relazione elaborata a seguito di due missioni esplorative svolte in Turchia nel 2016. Il rapporto ha fatto osservare che la detenzione di Sindaci eletti e la loro sostituzione con “Sindaci nominati dal governo centrale” in più di 50 città della Turchia sudorientale “ha provocato un’effettiva sospensione dell’esercizio pratico della democrazia locale in tali municipalità”. Un fatto  conseguente è stata la riduzione dei servizi pubblici locali, tra cui in particolare la chiusura di case rifugio per la tutela delle donne e di altri servizi destinati a donne, bambini e famiglie a rischio povertà. Il CPLRE ha chiesto al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di invitare le autorità turche a vigilare in particolare affinché “l’arresto di un eletto locale sia una misura debitamente motivata ai sensi del diritto interno e adottata conformemente alle norme del Consiglio d‘Europa, nonché a esaminare la situazione degli eletti locali sottoposti a custodia cautelare alla luce della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e al fine di ottenerne la scarcerazione, ove possibile, e a rivedere la legislazione turca, al fine di rendere conforme alle norme europee la sua definizione di terrorismo”.

Il Congresso, ha precisato, condanna fermamente ogni forma di terrorismo e di estremismo violento: “nessuno può negare la necessità per la Turchia di adottare misure adeguate e proporzionate per garantire la propria protezione e quella delle sue istituzioni”. Il CPLRE, infatti, ha negli anni combattuto l’estremismo violento, facendone una delle sue attività prioritarie ed è persuaso che “gli Enti locali possano svolgere un ruolo unico e cruciale al riguardo e che un buon funzionamento della democrazia locale sia uno strumento essenziale per affrontare tali minacce”. Oltretutto, quindi, la detenzione e l’arresto di rappresentanti eletti locali e il massiccio ricorso alla custodia cautelare, nell’ambito della lotta contro il terrorismo, sono controproducenti ed indeboliscono la capacità della Turchia di affrontare le minacce terroriste. Il CPLRE ha quindi proposto tra l’altro che la Commissione di Venezia prepari un parere sulla costituzionalità delle misure contenute nel decreto legge relativo all’esercizio della democrazia locale in Turchia e che il Gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO) rivolga un’attenzione particolare alle segnalazioni di chiusure di case rifugio per la tutela delle donne da parte di “Sindaci nominati dal governo centrale”. Molte anche le violazioni della Turchia riguardo la Carta europea dell’autonomia locale ratificata nel 1992 ed entrata in vigore il 1° aprile 1993. Per esempio, consentire alle autorità centrali di nominare dei “Sindaci non eletti” in sostituzione dei Sindaci eletti indagati, non è compatibile con gli impegni assunti dalla Turchia.