Ambiente: la risorsa degli enti locali e regionali

Trasformare i rifiuti in una risorsa, questo è l’obiettivo dell’ “economia circolare”, fatto proprio da 60 comuni europei che il 15 marzo  a Siviglia  hanno sottoscritto la “Dichiarazione” che porta il nome della città spagnola. Il documento è stato presentato da Stefano Bonaccini, presidente del CCRE e dell’AICCRE, e dal sindaco e presidente della rete spagnola delle città per il clima FEMP, Juan Espadas. I poteri locali chiedono all’Europa  sostegno politico e, soprattutto, finanziario “per sviluppare strategie locali di economia circolare”.  La Commissione europea e il Parlamento europeo hanno approvato un pacchetto di iniziative per realizzare un'economia circolare che sviluppi un nuovo paradigma di modello economico che chiuda il cerchio di progettazione, produzione, consumo e spreco:  per creare insomma un'Europa ecologica. Ma, recita la “Dichiarazione”, anche se le grandi questioni ambientali come la lotta al cambiamento climatico, la biodiversità e la crescente scarsità di risorse richiedono soluzioni globali che sono in primo luogo di competenza dei governi nazionali, devono essere coinvolti anche gli enti locali e regionali”. Lo sviluppo urbano sostenibile, l’approccio integrato e le interrelazioni con il mondo rurale sono fondamentali per lo sviluppo dell'innovazione e l'implementazione di soluzioni per una transizione graduale verso un'economia a bassa emissioni di carbonio e la conservazione delle nostre risorse naturali.

Secondo le Nazioni Unite, il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città entro il 2050. Nel settembre 2015 a Parigi  il documento "città europee a favore di una economia circolare" è stato firmato da sindaci di importanti città come Amsterdam, Bruxelles; Copenhagen, Lisbona, Londra, Milano e Roma.  A Siviglia  gli enti locali ed il CCRE hanno rilanciato “per promuovere un modello di sviluppo urbano sostenibile, inclusivo e duraturo, che soddisfi la crescente domanda di attività socio-economiche che genera beni e servizi ambientali e  che si tradurrà in nuovi posti di lavoro”.  Occorre, recita il documento, aumentare “i nostri sforzi per ridurre l’impatto ambientale e climatico e salvaguardare la salute dei cittadini e far capire le conseguenze positive che un cambiamento verso un'economia circolare significherebbe in termini di emissioni di gas serra”. Ma tutto ciò, insistono i poteri territoriali, richiede “il sostegno politico ed economico da parte dell'Unione europea e dei suoi Stati membri per sviluppare politiche locali per un'economia circolare, promuovendo lo sviluppo di strategie e strumenti di cooperazione nazionali e regionali”.  Il  riciclo (in particolare dei rifiuti organici), la riduzione degli sprechi di cibo, la prevenzione dei rifiuti, il riutilizzo ed il riciclaggio, l’incoraggiamento di  appalti pubblici di prodotti verdi sono obiettivi concreti, ma per raggiungerli  bisogna innanzitutto “promuovere la cooperazione tra le amministrazioni e sviluppare e condividere le migliori pratiche tra le città, nel quadro dello sviluppo di strategie locali per un'economia circolare” e  mobilitare e coinvolgere “la comunità scientifica nel campo della ricerca e sviluppo di programmi di economia circolare e nel sostegno e nello sviluppo di strategie locali. Promuovere sistemi di governance multilivello del territorio e sensibilizzare l'opinione pubblica”.